ANCH’IO RINASCIO !


I giochi dei bambini possono essere fascinosi, magici, incredibilmente semplici, ma nello stesso tempo misteriosamente simbolici e teatrali, come una visione parallela della nostra vita.

Nonno Talpone li avrà fatti anche lui da piccolo, come tutti d’altronde, ma vivendoli con loro e analizzandoli da anziano, pur essendone coinvolto, ha ora anche la duplice possibilità di goderseli anche da spettatore e da analista.

Dopo giorni di malattia di uno o dell’altro ometto, ieri lui e la moglie Istrice Amorosa hanno avuto il gradito turno di nonni babysitter alla loro uscita dall’asilo.

Dato che i piccoli finalmente godevano di buona salute, hanno portato loro due sacchetti di krapfen zuccherati e di bomboloni alla crema, seguiti da un’uscita liberatoria tra i giardini e i cortili di casa loro, per correre in bicicletta, giocare a palla prigioniera, partecipare a cruente battaglie con i cavalieri medioevali del playmobil.

Alla fine, sudati, impolverati e leggermente ammaccati si sono ridotti nel cortile dei box sotto casa.

L’arrampicata sui muretti e il salto pilotato dall’alto sembrava l’ultimo passatempo della giornata, quando nonno Talpone nell’alzare lo Scoiattolino per un salto ancor più acrobatico, che detto tra di noi era una mediocre scusa per stringere a sé quel guizzante folletto, lui gli si è arrampicato sopra, gridando trionfante:

“ Sono diventato grande … ora sono alto come il nonno … ora lui è molto più basso di me ! – poi, scivolando leggermente come da una pertica, ha continuato con vocetta fioca – ora divento vecchio … ora sono piccolo e curvo … ora sono morto !”

Con un improvviso scatto si è aggrappato in alto, scalandolo veloce e gridando “ Ora rinasco … ora divento grande … ora sono vecchio …”

Il gioco si è ripetuto più volte allegramente, fino a quando anche il fratello più piccolo, il Polipetto, ha lasciato perdere lo smontaggio sistematico dei suoi cavalieri medioevali e si è aggrappato al nonno, strillando “ Anch’io rinascio !”

E’ stato subito accontentato, abbarbicato insieme al fratello sul vecchio nonno che ha fatto da pertica della vita umana, fino a quando, stravolto, li ha posati delicatamente a terra.

In seguito nonno Talpone si è ricordato del suo periodo buddista di tanto tempo fa, ma ora che gli anni sono passati, implacabili ma abbastanza piacevoli, lui si è rassegnato.

Non sa se rinascerà, se si dissolverà nella terra, se salirà tra i cieli ingombri di meteoriti e di relitti spaziali.

Sa però che è e sarà parte di un Tutto, indefinibile e indecifrabile, che è fratello di uomini e donne che prima e dopo di lui hanno avuto e avranno la stessa sorte, che non è un caso isolato, che lui non è niente ed è Tutto.

Nonno Talpone si sente in pace e sorride, appagato che gli sia lasciato di partecipare, fin che potrà, al gioco della rinascita con i suoi nipotini, un gioco felice, come vorrebbe fosse possibile ad ogni bambino.

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MANUEL & ZAIRA


La decisione di nonna Istrice era ormai presa: dopo mesi di riluttanti indecisioni e scelte sbagliate nell’acquisto presso i grandi empori Fai Da Te, una visita risolutiva presso la mitica Ferramenta Meazza del Carrobbio aveva portato al possesso del giusto porta tende in metallo bianco, con monorotaia scorrevole, da fissare lassù, sul soffitto della camera matrimoniale.

Inutili le scuse, i rinvii, le rimostranze di nonno Talpone, di natura pigra, anzi letargica a detta dei malevoli, sull’altezza del soffitto, ben tre metri e cinquanta, sulle difficoltà di trapanare in precario equilibrio i vari tasselli che dovevano fissare quel tecnologico binario metallico.

Così tre giorni fa, dopo una serie di controlli tra le attrezzature di casa e di cantina, per cercare martelli di varia misura, trapani, punte, cacciaviti, stopper, matite, righelli e metri fissi e a nastro riavvolgibile, lui ha tratto fuori la fedele scala di legno di casa, quella acquistata più di 60 anni fa dal padre buonanima, quella ancora pesante ed appariscente, nonostante i suoi ondeggiamenti e scricchiolii quando viene usata.

Nonno Talpone si è quindi coraggiosamente inalberato in alto, con il porta tende in una mano, due metri nell’altra e la matita tra i denti, mentre la moglie, aggrappata alla base della scala, cercava di mantenere un ondeggiamento controllato.

“ Sposta la riga più in là … no, più vicina alla finestra … noo, ancora a sinistra, ancora un pochino … no, meglio a destra …”

I suggerimenti, anzi gli ordini che provenivano dal basso sembravano quelli che un capitano di un veliero usava rivolgere al suo mozzo, aggrappato al pappafico per legare una cima.

Poi è seguito il segnalamento con la matita dei fori previsti, che per quanto ben marcati poi diventano improvvisamente invisibili, il primo foro di prova, l’avvitamento parziale di un supporto a destra, appoggiando la rotaia sulla sommità dell’anta destra della finestra, discesa rapida del mozzo, spostamento della scala, crollo del cursore metallico sulla sua testa, moccoli da marinaio imbestialito, risate scroscianti di sua moglie “ Caro, ma sbatti sempre la testa …ih iihh .. che buffo che sei !”

Risalita sul pennone, riprese misure, trapanamenti, martellature, avvitamenti, un gran tramestio, ma mezz’ora dopo nonno Talpone era lassù in alto, sfiorando il soffitto con il suo cranio ammaccato, a gridare vittoria, l’opera era felicemente compiuta .

E lui, mentre ondeggiava lassù in precario equilibrio, si sentiva come l’acrobata del circo, quello  aggrappato in alto, al trespolo del trapezio, dopo la spericolata manovra acrobatica, mentre vicino a lui è assisa la sua assistente Zaira.

Eccoli, la famosa coppia di acrobati gitani, Manuel e Zaira, le stelle volanti, il pubblico applaude, anche se in verità è solo lui , nonno Talpone che grida ad alta voce nella stanza, garrulo ed entusiasta.

“ Scendi giù, che lascio la scala, mi fanno male le mani – geme irritata una vocetta dal basso.

Lui si cala con padronale sicurezza, cacciaviti in mano, tre viti in bocca e la matita all’orecchio.

Rimirano insieme soddisfatti la messa in opera del famigerato porta tende, poi l’agile, conturbante Zaira risale con un capo della tenda, mentre Manuel blocca con i piedi e una mano la base della scala, sostenendo con un braccio il tessuto umido di bucato e porgendo i vari gancetti di fissaggio.

Si fissa anche la seconda tenda, si tolgono scala e attrezzi, si stava pulendo il pavimento quando squilla il cellulare.

E’ il figlio promettente avvocato, avvisa che tra poco passerà a ritirare la damigianetta dell’olio umbro, visto che il padre non l’ha ancora portata.

Ma nonno Talpone non è in vena polemica e riferisce concitato “ Sai abbiamo montato la tenda, sì, quella che dovevo mettere un anno fa, eravamo lassù in alto come trapezisti, sì, Manuel e Zaira gli acrobati gitani!”

“ Papaa … papaa … ma che, hai già bevuto stamattina ? Papaa … prepara l’olio e non farmi aspettare. – chiude deciso il figlio primogenito, i grandi avvocati sono gente seria e sbrigativa, non hanno mai tempo da perdere come i pensionati.

Pomeriggio da sogno, pennichella con un libro, cinema d’essai verso sera con la triste storia di Polanski, poi cenetta a casa, con un minestrone casareccio ( Ogni milanes l’è cuntent col su minestrun – cantava il povero Giovanni D’Anzi ).

Ma lì il diavolo vi ha messo la coda.

“ Cosa c’è di formaggio ? – chiede lei.

“ Il pecorino umbro, del parmigiano e le solite croste di pecorino romano – risponde lui incauto.

“ E’ inutile che mi fai notare che c’è il pecorino romano, sei una noia, mi servono per la pizza salata di Pasqua, lo sai, ma me lo fai notare ogni volta, ti ripeti sempre, non ti sopporto più !”

“ E io non sopporto quel puzzolente pecorino romano, vuoi mettere il Parmigiano Reggiano ? Pfui !”

Così hanno litigato, così lui è immusonito, così ha deciso che Manuel romperà il sodalizio con Zaira.

Domenica horribils.

Lunedì di freddo e pioggia.

Ma verso sera, mentre camminavano affiancati per andare a consegnare i documenti al commercialista, l’intrigante mano sinistra di nonno Talpone ha sfiorato e poi afferrato la manina dell’Istrice Prussiana, lei ha resistito un attimo, poi si è aperta, morbida e tenera, per ricambiare la stretta, quella vitale per due vecchi acrobati gitani, Manuel & Zaira, Talpone & Istrice, che importa, fin che vita ci trattiene.