Dopo la fine dei settant’anni non ha senso fare programmi futuri, viviamo o cerchiamo di sopravvivere con una certa fatalità.


Meglio festeggiare i giorni piacevoli che i doverosi compleanni con torte, candeline e brindisi.

Che il tempo rimasto scorri via senza tempeste e paure.

Tempo fa mi hanno consegnato la tessera di viaggio sugli autobus, la scadenza era di cinque anni.

Mi ha fatto ridere, vogliono obbligarmi a vivere per altri cinque anni, che pretese.

Forse volevano essere gentili e dare speranze agli anziani ottantenni.

La scorsa settimana in una visita all’ospedale oftalmico di Brighton mi hanno messo in lista per un trapianto di cornea in fasi successive.

La durata prevista dal medico è di quattro anni.

Un altro ottimista che mi vuole vincolare il futuro.

Come sarà la tua vita tra tre anni?

Un ritorno dai viaggi


Ritorno o partenza, non sono più sicuro di me.

Sembra sia possibile ad una certa età, diciamo la confusione o l’incertezza su quello che accade.

Il fatto è che mi sono spostato spesso in tre diverse case ultimamente ed è comprensibile una certa difficoltà di orientamento.

Anche la mia vista è calata in modo significativo, mi muovo con un bastone in modo incerto e sono purtroppo lontano dai pochi amici rimasti.

Ma le giornate continuano a consumarsi davanti a me, i figli e nipoti crescono o invecchiano con una rapidità preoccupante.

Il tempo è relativamente elastico, i ricordi traditori e beffardi.

Il mio amico nonno Talpone ha ancora i suoi sprazzi divertenti eccentricità, ma sono troppo brevi e sporadici per farne storie, una stanchezza torpida ci intrappola troppo spesso.

Nell’autunno piovoso e ventoso di Brighton vivacchia in un sonnolento ritiro sognando le colline umbre e una Milano perduta degli anni giovanili.

Nella sua nebbia senile però  gli sono sempre vicini i libri, anche se narrati a voce o ingranditi sul tablet.

La collezione di libri cartacei in Italia la mantiene ancora, sfogliare le pagine, sbirciare le figure o tentare con una lente di decifrare qualche riga è una compagnia e un vezzo che non si può perdere.

Allora ammettiamolo, si può ancora sorridere alla discesa delle ombre serali e accettare la fine del giorno.