Rimedi del cavolo


Gli strampalati rimedi medici di nonno Talpone sembrano funzionare, almeno lui ne è convinto.

Per esempio il rimedio di mettere in ordine sequenziale i propri mali gli permette di non entrare in panico.

Dieci giorni fa si era fatto visitare da un primario angiologo per la caviglia destra gonfia e sanguinante, che da tempo era in prima fila.

Il luminare gli domandò quale fosse la sua età, poiché la flebite è tipica degli anziani.

” Quasi 76 anni !”- confessó nonno Talpone.

” Complimenti ! L’avrei fatta più giovane !”

Queste magiche parole lo guarirono all’istante, anche se dovevano essere accompagnate da prescrizioni di calze elastiche pesanti e apposite creme.

Il giorno seguente gli si era presentato in prima fila il ginocchio destro con gonfiori e dolori crescenti.

Cosa sará mai, un inizio di un brutto male, un ‘ infermitá permanente?

Ieri mattina per caso nonno Talpone ha incontrato un baldo signore, alto magro e abbastanza vigoroso per i suoi 89 anni.

Hanno parlato di vini, tappi e imbottigliamenti della Bonarda e del Gutturnio.

Notoriamente un argomento sempre interessante ed euforizzante.

Inoltre dovete sapere che vi è un’età in cui parlare con una persona più anziana di te è accompagnato dall’inconscia speranza che, se quella è arrivata a quell’età, perché anche tu non potresti eguagliarla?

Comunque il saggio vegliardo gli ha rivelato un rimedio antico e sicuro per il ginocchio dolorante: una fasciatura con foglie di cavolo.

Ecco quindi a voi  un ulteriore magico rimedio di nonno Talpone:

” Il rimedio del cavolo !”

 

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Teo, cane tranviere


Questa non è una fiaba, anche se la realtà può essere intrigante come le favole.

C’era una volta Teo, un cane tramviere, che dal deposito dell’Azienda Trasporti di via Teodosio ogni mattina presto usciva per girare tutta la città di Milano.

Anche senza la divisa e berretto non pagava il biglietto, perché era stato assunto come mascotte del Deposito.

Quando un mio amico tramviere mi raccontò la storia, mi é venuto in mente che anche mio nonno Francesco, bigliettaio sui tram, portava in giro per la città mia madre e mia zia da bambine.

Erano tempi lontani e poveri, poter fare gratis la circonvallazione di Milano sembrava una gran cosa.

Allora le gite fuori porta erano fino al santuario di Caravaggio e le vacanze con il trenino si passavano a Dormelletto, sul Lago  Maggiore, nelle stanzette  del bisnonno casellante.

Tornando a Teo, figlio di una cagnetta randagia i cui vari cuccioli furono smistati tra i vari depositi tramviari, mi chiedo quali fossero i nomi delle sue sorelline, Missy per quello di via Messina, Molly per Molise, Ticcy per il Ticinese ?

Ho poi saputo che Teo preferiva i furgoni e i camion degli operai della manutenzione rete, sul cui cassone usciva di prima mattina,  per poi girellare da solo nella città e ritornando prima di sera al suo Deposito con le vetture degli operai che aveva trovato per strada.

La sua attività cittadina finì quando si ritirò in pensione l’operaio tramviario che lo accudiva.

Così Teo, anche lui anziano, lasciò il Deposito di via Teodosio per seguirlo in un paesino del Piemonte.

Anche senza stare nella grande metropoli laggiù i camion non mancavano.

Forse avrebbe dovuto ritirarsi dalla sua passione motoristica, con gli anni era diventato quasi cieco.

Per contrappasso fu un camion a travolgerlo, ahimé non era  dei suoi amici tramvieri milanesi.

 

 

Il professore di lingue


C’era una volta…

Ebbene sì ancora oggi si scrivono le favole e non solo per i bambini.

C’era una volta, dicevo, un ragazzino timido, lungo, secco e magro che aveva paura della gente.

Gli altri suoi compagni erano brillanti, ridevano, giocavano felici, chiacchieravano, ma lui rimaneva sempre discosto, vicino ma come se fosse invisibile.

Crescendo lui si disse :” Voglio imparare le lingue straniere, conoscere altri uomini, magari saranno diversi.”

Studiò l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo.

Poi andò in giro per visitare questi paesi, conobbe altre abitudini, uomini dai comportamenti diversi, ma dopo qualche settimana lui .si sentiva sempre solo ed isolato.

Ormai era diventato un giovane professore di lingue, ma volle studiare altri idiomi e si mise d’impegno sui dizionari di cinese, arabo, russo e coreano.

Così poté vivere in paesi lontani, con uomini che avevano modi di vita curiosi e totalmente a lui estranei.

Ma dopo i primi entusiasmi si sentì di nuovo emarginato e triste.

Il maturo professore di lingue decise infine di studiare i testi antichi di latino e greco.

Gli uomini che li avevano composti erano ormai morti da secoli, rimanevano solo i loro frammenti di storie, la bellezza delle loro parole e la loro saggezza

Questi uomini li sentiva più vicini, lo affascinavano, ma non poteva comunicare i propri sentimenti.

Ormai giunto all’età della pensione il professore si ritirò in una casetta tra le colline boscose di una regione selvaggia e isolata.

Con il passare del tempo riuscí a decifrare il linguaggio degli animali, che non è composto da molte parole, spesso inutili e false.

Una comunicazione semplice, senza malizie, diretta ed elementare.

Osservò poi il linguaggio dei fiori, degli arbusti e degli alberi.

Una forma silente di tenersi in rapporto, lenta, paziente ma completa.

La natura andava ascoltata con attenzione, senza fretta e con impegno per comprenderla a fondo.

Con il passare degli anni il ragazzo era diventato molto vecchio, grasso e grigio.

Ormai il professore sapeva tante cose, conosceva molti linguaggi, forse troppi, ma si sentiva ancora vuoto e solo.

Un giorno, scendendo al paese poco lontano per acquistare del cibo, incontrò un’anziana signora, ancor piú vecchia e cadente di lui, che appoggiata ad un bastone arrancava verso casa trascinando una grossa borsa.

Il nostro professore di lingue capí subito senza parole, le prese la borsa e l’accompagnó lentamente verso casa.

Lei intanto parlava, raccontava molte storie, si sfogó narrando i suoi problemi e dispiaceri.

Sulla porta di casa si voltò e gli disse ” Grazie !”

Rimasto solo lui pensó : ” Non ho avuto bisogno di usare parole di qualsiasi lingua io conosca, ho ascoltato soltanto, ma lei era felice, anch’io lo sono e non mi sento piú solo!”

Così lui scese piú spesso al paese e ascoltava quello che la gente amava raccontare di loro.

Scopri che molti volevano parlare, avevano bisogno di sfogarsi, di scaricare i loro problemi.

Poi erano anche loro meno depressi, direi quasi felici.

Lui si riempiva di tutte le loro ansie, non aveva bisogno di conoscere nuove lingue, solo ascoltare paziente e sorridere fraternamente.

Poi il vecchio professore ritornava nel suo bosco e, seduto su un tronco, tra i fiori, sotto l’ombra dei rami raccontava le storie udite.

Ora era finalmente felice, non si sentiva più inutile e solo, gli alberi, pazienti, frusciando nel vento, lo ascoltavano.

 

Ancora comunioni


Queste cerimonie religiose assomigliano ormai a quelle matrimoniali.

Agitazione dei genitori, affannose ricerche dei ristoranti per festeggiare, liste di inviti, gli abiti nuovi, mesi di preparazione didattica per i piccoli.

Poi fuori dalla chiesa le fotografie con tutti i parenti possibili, ecco ora si va in allegria a bere e a mangiare, i ragazzi possono  aprire i regali e giocare.

Anni fa ci siamo  passati con i due nipotini, la scorsa domenica anche con il piccolo nipote adottivo.

Noi, nonni putativi, non potevamo mancare e ne siamo stati onorati, divertendoci come fossimo i festeggiati.

Domenica prossima ancora una comunione per il figlio di una cugina di mia moglie.

Il ragazzino l’ho incontrato poche volte, per vari motivi.

Ho chiesto alla moglie perché dovessi partecipare, lo conoscevo appena.

Lei mi ha guardato severamente e mi ha detto: ” Devi sapere che lui ci chiama nonni, anche perché tutti i suoi sono ormai defunti. ”

Ragionamento giusto e ineccepibile.

Così, come una volta i nostri soldati si slanciavano avanti gridando Savoia, ora anche nonno Talpone farà il suo dovere e parteciperà commosso, gridando in cuore suo :

” Avanti nonni ! ”

 

Non si parla mai d’amore


“Questo blog sta diventando noioso – ha sbuffato con insofferenza lo scrivano di nonno Talpone – sempre discorsi da vecchi bacucchi. Ma non capisci che la gente vuole distrarsi, vuole ascoltare storie d’amore.”

Forse sarà vero, ma per lui, il vecchio Talpone, sono ormai troppo lontani gli anni di passioni, speranze agitate, delusioni micidiali, fremiti ardenti.

Ah il periodo della giovinezza, dalla trepida pubertà che si è srotolata in quel periodo tumultuoso e magico delle prime pene d’amore.

Poi il matrimonio felice ma arricchito da scontri e riabbracci, i figli, l’età matura.

I nipotini, una meraviglia per ripassare il periodo precedente in cui si era assistito alla crescita dei bimbi.

Cosa resta ormai di quei giorni?

Stava pensando a questi problemi nonno Talpone quando poco fa è entrato in cucina, sua moglie era là che tagliava, lavava delle verdure per il pranzo.

Lui l’ha guardata  pensoso e l’ ha trovata ancora bella e desiderabile.

Lei si è girata e gli ha detto : ” Cosa vuoi ? Cos’hai da fissarmi?    Visto che sei qui apri il frigorifero e passami il burro.”

Lui ha eseguito,  impacciato e docile.

Lei ha preso il vasetto, gli ha sorriso  e ha detto gentilmente: ” Grazie, Zucchetta !”

Lui ha pensato che questa è ancora una dichiarazione d’amore.

Una poesia di Tomaso Kemeny


Donna

Splendore degli astri

da fiori arcaici, dall’albero delle origini

e dai torbidi a venire

nessuno è tanto potente

da declamare il fiore della tua grazia,

l’esuberanza del tuo avanzare   verso di me

tra guglie incendiarie

mi sento foglia nel vento sleale.

Se la morte verrà

non avrà i tuoi occhi.

Nel tuo sguardo

terra e cielo si perdono

sulle mappe dei desideri

senza soste avviati

a morti rinascenti.

 

La poesia è un dono afferma sempre Tomaso Kemeny, un prezioso amico dei primi anni ’70 e, dopo averla ascoltata piu volte, pensavo potesse essere un omaggio per la festa della mamma domenica scorsa.

Credo che l’essere materno non possa essere scisso dal misterioso fulgore femminile che ci affascinerà sempre.

Un rigurgito di timidezza mi aveva bloccato per giorni .

Poi mi sono forzato la mano, volevo condividere questo gioiello poetico.

La bellezza e il suo ideale non vanno mai offuscati.

Grazie mamme.

Grazie di esistere, donne.

 

 

Il killer delle strisce pedonali


La moglie aveva tanto insistito, erano settimane che il soffione della doccia era incrinato e spruzzava acqua da ogni parte.

Con quell’aggeggio metallico infilato in un sacchettino di plastica blù lui, nonno Talpone, era sceso in strada per andare dal negozio di idraulica.

Fermo vicino alle strisce pedonali non riusciva a passare, una fila continua di auto e moto gli sfrecciavano davanti rabbiose e velocissime.

Allora nonno Talpone con un lampo di genio, ricordando di essere un possibile ipotetico discendente leonardesco, trasse fuori il soffione e lo impugnò ben stretto, lasciando fuori la canna cromata.

Alzandolo in alto, con occhi feroci, scese in campo, come continua a dire da anni un sultano locale.

Le macchine si inchiodarono subito in un silenzio mortale, sottolineato da lontani impazienti colpi di clacson.

Arrivato sull’altra sponda, entusiasta della sua scoperta, nonno Talpone invece di proseguire verso il negozio si incamminò per una ventina di metri ove, con pugno armato, ripassò facilmente un’ altra striscia pedonale.

Era così divertente che si stava  avviando più avanti verso un terzo passaggio quando una signora con il cagnolino gli domandò se fosse un idraulico , aveva anche lei un bisogno urgente di riparare la doccia.

Nonno Talpone stava rispondendole gentilmente quando, con uno stridio di freni e la sirena spiegata, si bloccò dietro lui una volante della polizia e due agenti intimarono

” Mani in alto!”

Lui stupito lasciò cadere la doccetta e la signora si mise a strillare, con il coro del cagnolino, che non importunassero un povero idraulico.

” Sono così rari e cari, ci manca altro che portate via anche i pochi rimasti. Prendete invece gli spacciatori, i ladri, gli scippatori ! Vergogna !”

Raccolto il soffione doccia, esaminatolo, gli agenti si scusarono e andarono via.

” La doccia, la mia doccia, devi ripararla !”

Così strillava quella voce femminile e lui che già sognava una foto sui giornali con grandi titoli

” Preso il killer delle strisce pedonali !

Un vecchio nonno rivendica l’uso delle armi per attraversare la strada !

Salvini gli offre la tutela giuridica!”

Una scossa più forte l’ha svegliato, la sua Istrice gli ripete di andare subito dall’idraulico se vuole sedersi a tavola.

Lui si alza dalla poltrona e ubbidisce.

Addio sogni di gloria.