APNEA


Il nonno è uscito dall’apnea per qualche minuto, ha messo a nanna i piccoli insieme con  nonna Istrice, lui prima di crollare dal sonno, guarda la posta su internet, vede il suo blog e scuote la testa, non ce la farà mai ad aggiornarlo, domattina sveglia sicura alle 6, notte a schivare calci amorosi del nipotino, a cui come ogni sera ha dovuto raccontare la fiaba del minestrone dell’imperatore Federico II e del papa cattivo.

Ogni sera lezione di storia medioevale, no l’imperatore non usava la spada di fuoco né il bazooka, 800 anni significano 4 / 5 generazioni di padri e figli per otto volte, la scomunica non fregava niente agli arabi, che allora erano assai più civili, colti e puliti di noi, si Federico ha inventato il volgare italiano, il minestrone lo mangiava da quando aveva patito la fame a Canossa, no, non so se mangiava gnocchi al ragù, però se si faceva la cassata siciliana non doveva avere rimpianti, sì se campo ti porterò a vedere Castel del Monte e la Zisa di Palermo, mangiando arancini e gustando granite al limone con il cornetto alla mattina.

Deve essere noiosa la lezione, perché si addormenta subito.

Nonno talpone lo segue a ruota.

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IL GIGANTE BRICIOLA


“ Bella storia la tua, stai diventando bravo, caro Hanid – si complimentò il giovane Pamock – ma troppa guerra e troppo sangue per me.  In fondo siamo bambini, c’è tempo per crescere, anzi qualcuno non cresce mai, come diceva mio nonno Andrik,”

“ In un paese lontano c’era una coppia di sposi che amavano divertirsi, girare per montagne e per valli, ballare ad ogni fiera di paese e ad ogni festa di cui fossero a conoscenza.

Passavano gli anni e loro non si decidevano mai ad avere figli, non ne avevano tempo, dicevano.

Dopo una quindicina d’anni però la moglie si stancò della situazione e mise alle stratte il marito, o avevano un figlio o lei se ne sarebbe andata via.

Così l’uomo capitolò e dopo il giusto periodo nacque loro un bambino biondo e grazioso.

I genitori ne furono felicissimi, specialmente il padre che, dopo una iniziale gelosia, lo vezzeggiò e lo riempì di mille carezze affettuose.

Gli pareva tanto piccolo e delicato che iniziò a chiamarlo “  mia piccola briciola “.

Il soprannome Briciola rimase al bambino, che poppava con grande appetito e cresceva a vista d’occhio.

Con il passare dei mesi e degli anni diventava sempre più grande e grosso, a un anno ne mostrava tre, a tre il doppio, a nove era grande e forte come un uomo adulto.

Il padre ne era orgoglioso, lo riempiva sempre di coccole come fosse sempre un infante, tanto che quando si mettevano a tavola per pranzo e cena Briciola andava sempre a sedersi sulle ginocchia del suo papà.

Più il padre invecchiava, più il piccolo gigante si ingrossava, ormai erano necessarie della sedie speciali, con ampi e robusti braccioli, altrimenti quel bebè avrebbe schiacciato il suo papà.

A vent’anni il gigante Briciola era alto più di tre metri, pesava oltre due quintali, aveva braccia come prosciutti, ma a tavola voleva sempre andare in braccio al suo papà, che era assiso, anzi imprigionato in una speciale robusta sedia di ferro, con travi di rinforzo.

Però il gigante Briciola, se cresceva di peso e di altezza, si riteneva sempre un bambino, amava giocare e si riteneva troppo giovane per dover studiare o lavorare.

Mangiava calderoni di riso, mezze pecore arrosto, prosciutti interi, trincava botti di vino, era l’orgoglio del suo papà, ormai tutti i parenti si tassavano per mantenere  quel portento.

Passarono altri anni, il gigante Briciola era sempre più grande ed affamato, ben dodici paesi intorno fornivano il cibo per la sua mensa, che era davvero assai curiosa, un’impalcatura possente di travi e ferri, con una porticina in basso, in cui all’ora dei pasti entrava un vecchietto dai capelli bianchi, il papà affettuoso che doveva tenere in braccio il suo figliolo.

Con gli anni il mantenere quel gigantesco bambinone costava la metà delle entrate della nazione e il governatore promise un premio e la mano della figlia a chi avesse trovato un rimedio.”

“ Tu cosa avresti fatto, amico mio ? – chiese il biondo Pamock.

“ Non so, avrei preparato un esercito per dare battaglia – azzardò dubbioso Hanid – cosa diceva tuo nonno A.?”

“ Il nonno morì prima di finire la storia, anch’io vorrei trovare una soluzione”

“ Semplicissimo ! – strillò una vocetta femminile al di là del rugginoso cancello.

I due bambini si alzarono di scatto stupiti e videro davanti a loro, oltre le sbarre una vispa ragazzina, dai capelli rosso fuoco, con maglietta e pantaloni macchiati, che li guardava con occhi arguti e sorridenti.

“ E tu chi sei e cosa ci fai qui ? – chiesero in coro Pamock e Hanid.

“ Mi chiamo Aurora, abito qui vicino e da qualche tempo vi ho sentito parlare e raccontare delle storie, mi sono piaciute, anche se voi maschietti siete leggermente noiosi, guerre, battaglie, gesti commoventi e piagnosi, ma non sapete ridere ?”

“ Saputella dal nome buffo, dai tu una soluzione e raccontaci delle tue storie”

“ Se trovate buffo il mio nome vi dirò pure che in realtà mi hanno chiamato Aurora Del Sol Dell’Avvenire – fece la ragazzina con l’aria saputa da maestrina –in quanto poi il famoso gigante Briciola l’avrei convinto che doveva cercare una bellissima regina, rosea e bionda, grande e grossa come lui, che abitava al di là del mare e che lo voleva come marito,  che portava in dote mandrie di mucche, allevamenti di maiali, greggi di pecore  e innumerevoli cantine ripiene di vino e birra. Naturalmente avrei imbarcato verso l’ignoto anche il suo affettuoso papà, che se lo gustasse fino alla fine ! Di tasse ne paghiamo già abbastanza !”

“ In realtà la soluzione per i giganti non c’è mai stata, si sposano, fanno altri giganti e si fanno sempre mantenere dalla povera gente. Ne cambi uno e ne arriva un altro più affamato che mai. Ma ora vi racconterò qualcosa di più piacevole, le storie di Bastiano e Cettina . “

L ‘ INGREDIENTE SEGRETO


Novità incredibili e festose nella campagna umbra: nonna Istrice ripartita giorni fa, è ritornata con un baldo giovanotto dal sorriso fascinoso, il nipotino Scoiattolino.

Il fratellino febbricitante è dovuto rimanere a Milano con i genitori.

Per prima cosa i due monelli hanno recuperato un enorme bidone in cui un certo apprendista stregone ha versato palate di terra, erba, fiori, legnetti, sassi e secchiate d’acqua, preparando un minestrone magico, ripetutamente rimescolato con un lungo legno piatto.

Lo Scoiattolino ha confidato  che è un preparato velenosissimo, essenziale contro i draghi, i mostri e pure i troll, anche quando fa la doccia a casa riesce a preparare veleni con doccia schiuma verde e acqua.

“ Hai proprio ragione – lo rassicura nonno Talpone – so che sapone liquido per i piatti e acqua sono ottimi veleni da spruzzare contro gli afidi delle rose “.

Dalla conversazione sui veleni sono passati ai soldatini di plastica, tipo Toy Story ( Sono quelli del mio papà quando era piccolo !), poi hanno raccolto amarene, strappando voracemente rametti interi, e fatta merenda al sole con pomodori spezzati olio e sale.

A cena minestrone, fortunatamente preparato da nonna Istrice, l’altro è rimasto fuori casa per i malvagi della notte.

Doppia razione di pane e pomodori, doppia di gelato al cioccolato, poi a nanna.

“ Nonno, dormo con te, così mi racconti la storia del minestrone, sai quella dell’imperatore ?”

E’ vero, tempo fa  è stato un improvvisato successo, quando a casa sua vi erano stati capricci, minacce e pianti per un minestrone non gradito.

Care mamme, dovete sopportarci, noi nonni siamo un poco maghi e un poco sciocchi.

Infilati nel lettone matrimoniale, rimboccatogli il lenzuolo sotto il mento, Talpone inizia con voce drammaticamente grave.

“ c’era una volta l’imperatore Federico II, potente come dieci re, ricco come cento principi, dotto come mille sapienti, dal freddo mare del nord alla opulenta e lussureggiante Sicilia lui dettava legge e costruiva bellissimi castelli.”

“ Come quello Sforzesco di Milano ?  –chiede incuriosito lo Scoiattolino.

“ Macchè, trenta volte più belli, splendidi di fontane e piscine, lui apprezzava la grande cultura araba, freschi d’estate e caldi d’inverno, con enormi parchi ricchi di frutta esotica e di rara selvaggina, che tempi, che uomini, e oggi abbiamo Berlusconi ! – sospira sconsolato nonno Talpone.

“ Ma un giorno Federico imperatore litigò con il papa, è una cosa che studierai a scuola, è la lotta delle investiture, i vescovi li nomino io, no tocca a me dicava il papa, un poco come avviene ora in Cina.

Ma a quei tempi quando il papa si arrabbiava, lui ti scomunicava e allora nessun suddito ti doveva più obbedire se non voleva.

Figuriamoci, uno bravo come Federico stava antipatico a tutti, mica c’era la televisione, solo il prete in chiesa che alla domenica con il sermone ti raccontava come andava il mondo, di qua e di là, anche se di là  lui non c’era mai stato.

L’imperatore si trovò abbandonato da tutti e dovette andare a chiedere scusa a Canossa, un brutto castellaccio vicino a Reggio Emila, dove ora c’è stato il terremoto.

Tre giorni e tre notti l’ha fatto aspettare fuori al gelo prima di farlo entrare e perdonarlo.

Sarebbe morto il povero imperatore se un porcaro, che aveva una capannuccia lì vicino, non gli avesse passato tre volte al giorno una ciotola di legno ripiena del suo minestrone.

Una volta tolta la scomunica Federico II tornò ai suoi castelli, tagliò un po’ di teste ai suoi voltagabbana, ( bei tempi ! ) , si fece lauti pranzi, ma purtroppo non riuscì più a trovare un minestrone così saporito come quello che aveva gustato a Canossa.

Mandò alla fine un suo fido scudiero a cavallo per cercare quel famoso cuoco, che non era l’Artusi, anche se era altrettanto intelligente.

Quando venne portato alla reggia imperiale, Federico ordinò al porcaro di preparargli immediatamente un piatto del suo famoso minestrone.

Ma quando a cena  gli venne servito su un piatto d’oro e di gemme preziose, ne assaggiò una cucchiaiata e lo sputò subito disgustato.

“ Pazzo criminale di un porcaro, come osi servirmi questa schifezza ? Mettici l’ingrediente segreto che la rendeva così gustosa o ti faccio tagliare la testa !”

“ Maestà si calmi –fece sorridendo il porcaro – lei si chiuda in prigione tre giorni e poi ritorni qua ad assaggiare questo minestrone, lo troverà squisito. Quello che ora non c’è è la fame, soltanto la fame !”

Il buon imperatore scoppiò in una sonora risata, compiaciuto dell’astuzia del suo porcaro, lo ricompensò di denaro e di onori, anzi lo nominò suo cuoco di guerra, lì la fame poteva capitare sempre a far visite inaspettate.”

“ Nonno, quando sarò imperatore ti vorrò come mio cuoco per fare minestroni !”

E si è addormentato felice.

Nonno Talpone è sceso in cucina a preparare queste note, litigando con un internet che non funziona e lo fa disperare, data la sua natura spera di rimanere sempre in ozio con sua maestà, che la Fame e il Dolore siano sempre lontani e così auguro a tutti voi a mezzanotte.

DIECI LIBRI IN SEI GIORNI


La permanenza nella campagna umbra, per improrogabili lavori campestri di manutenzione, dovrà continuare oltre il termine previsto a seguito di imprevedibili complicazioni logistico-organizzative, pur nel rispetto generico del programma a suo tempo previsto dal project planning.

Questo è il burocratico bollettino che nonno Talpone ha affisso alla sua bacheca e che, con opportune varianti, cerca di ammannire a chi chiede notizie del suo silenzio.

Personalmente l’ho visto quasi sempre incollato al suo specchietto rosso ciliegia, quel diabolico aggeggio elettronico di lettura che lui certe volte tende  a nascondere tra libri cartacei, come faceva da ragazzo, quando per le ispezioni paterne nella sua stanza lui usava inserire romanzi russi della BUR tra i volumi di Topografia o di Scienze delle Costruzioni.

Bisogna anche ammettere che il caldo è veramente feroce, in questo momento all’esterno, pur tra le colline boscose e a 500 mt di altitudine,  la temperatura è di 36 gradi all’ombra, mentre dentro casa, con i muri spessi un metro, si aggira sui 23-24 gradi.

I fattori del caldo estivo e del giochino che gli fa divorare due libri al giorno hanno influito sulla tabella di marcia dei lavori talponeschi.

Sono iniziati beninteso, l’arrivo della moglie si è fatto sentire, ma l’afa, la natura in fiore, gli alberi piegati dal peso di ciliegie, albicocche e nespole hanno rallentato anche il ritmo della prussiana.

Stranamente il piatto di Paella di nonno Talpone questa volta ha avuto la sua approvazione, così mi permetto di dare qualche indicazione per eventuali curiosi.

Paella rapida alla Manuel

In una padella larga e pesante versare 4 o 5 cucchiai di buon olio, farvi soffriggere mezza cipolla e uno spicchio di aglio finemente spezzettati.

Inserire il contenuto della paella preparata ( personalmente la migliore è quella della Despar), mezzo bicchiere d’acqua ( di brodo è meglio ) e far scaldare a fuoco vivo per 4 minuti, mescolando con cucchiaio di legno e spargendo a piacere del peperoncino macinato fine, della paprika dolce e del pepe.

A questo punto versato due o tre etti di gamberetti sgusciati congelati, mescolare e versare mezzo bicchiere di vino bianco secco.

Dopo un paio di minuti in cui il preparato prende sapore, iniziare a mescolare regolarmente fino al giusto grado di assorbimento del liquido.

La cottura totale da quando versate la busta del preparato si aggira sui 10 minuti.

Le buste di 650-700 gr sono sufficienti per due persone, quando si è soli la mezza porzione è buonissima anche il giorno seguente, riscaldata al microonde, immettendo un cucchiaio d’acqua e versando un poco d’olio extravergine sul preparato caldo.

In segreto vi confesserò che i golosi come nonno Talpone, quando sono soli e senza controllo, se la sbafano tutta intera con mezza bottiglia di bianco secco, tenuto al fresco.

PAUSE DI OZIO E ORDINE MATRONALE


Il viaggio in treno verso la sua avventurosa destinazione umbra, sì, proprio quello che compie da quando ha conosciuto 43 anni fa un delizioso fiore locale, la sua fascinosa orchidea silvestre, il detto viaggio, dicevo, ha mostrato una insospettata utilità del nuovo E-reader appena acquistato.

Nel suo scompartimento alla partenza da Milano ha trovato una loquacissima signora bergamasca, quasi ottantenne, che ha subito iniziato ad illustrargli i vari malanni di cui soffriva ed i motivi per cui si recava a Chianciano Terme per le cure delle acque.

Alla fermata di Rogoredo Talpone ha cercato di arginare la dotta esposizione, affermando che già disponeva di una moglie totalmente dedicata alla medicina, ottenendo così un mutamento della conversazione, volto alla descrizione dei decessi e dei funerali a cui la vispa signora aveva assistito.

Alla fermata di Lodi ( ebbene sì, nonno Talpone per risparmiare sale su treni lumaca ) il nostro eroe ha tratto dal taschino la sua magica tavoletta rosso ciliegia, affermando con voce suadente “ Mi scusi un attimo, controllo un dato “

In tal modo si è letto voracemente il libro di ricordi di Pansa “Poco o niente “, il romanzo di Vitali “Galeotto fu il collier “, e la prima parte del romanzo di Fruttero “Enigma in luogo di mare “.

La logorroica signora messa in soggezione dallo strano marchingegno elettronico si è azzittita, un libro non l’avrebbe certo fermata, e il viaggio ha avuto un felice decorso.

Nella sua casa di campagna le gatte, arrivate man mano, l’hanno poi affettuosamente salutato, hanno gradito i vari piatti di spaghetti, croccantini, scatolette di coniglio e tazze di latte scremato, in suo onore si sono esibite in volteggianti capriole sull’erba.

Lui abbandonato sulla sua poltrona da regista, all’ombra della quercia vicino casa, ha ammirato anche il cielo azzurro, gli sfilacciamenti di piccole nubi, percependo appena, nel silenzio totale, il ritmo di un cuculo lontano.

Poi con la sua tavoletta si è letto due meravigliosi racconti da “ L’osteria della Fola “ di quell’incredibile narratore che è Giuseppe Pederiali, un vero incantatore.

Questa mattina nonno Talpone è stato svegliato da una telefonata della sua Orchidea Selvaggia, arriverà per mezzogiorno con un Eurostar, addio ozio, paella cucinata alla Talpon, letti sfatti, piatti nell’acquaio, l’ordine matronale trionferà.

UNA BOTTA DI VITA


In questi giorni bisogna ammettere che nonno Talpone è rimasto spesso melanconico, accidioso e vagamente depresso.

Anche se quando gli è stato possibile ha giocato con i nipotini ai pirati dell’isola della Tortuga, a guerre cruente di cavalieri medioevali Paymobil contro poliziotti in divisa blu muniti di sfollagente e caschi protettivi, insegnando loro il virile cimento della gara a braccio di ferro, in cui chi mangia a cena cucchiaiate di minestrone e bocconi di pesce bollito riesce a battere ogni volta nonno Hulk.

La sua Istrice ha continuato a ritmo sostenuto i suoi impegni giornalieri a lezioni, esami e partecipazione a congressi e convegni.

Lui ha pagato la tassa IMU, constatando che gli importi della vecchia ICI sono quasi raddoppiati.

Ha avuto notizie di malattie che hanno colpito altri amici e conoscenti.

Così ieri nonno Talpone ha deciso che la vita è breve, si è recato in un’agenzia viaggi, ha esaminato i cataloghi, ha guardato attentamente i vari manifesti pubblicitari, poi con aria decisa si è recato al bancone ed ha chiesto per sé un biglietto.

Di seconda classe per l’intercity Milano – Orte.

Andrà in campagna dalle sue gatte.

Non solo, oltre a questa scelta, veramente avventurosa, si è detto che è ora di darsi una botta di vita.

Così in un emporio di elettronica si è fatto convincere ad acquistare un e-Book Reader di colore rosso fuoco, passando poi da un’amica per riempirlo di 196 titoli.

Tornato a casa è stato guardato in maniera gelida e disgustata dai suoi volumi allineati in duplice fila sulle pareti di ogni stanza, gabinetto escluso.

Si è sentito un traditore, un voltagabbana, un peccatore svergognato e non è bastato l’acquisto successivo di quattro libri d’occasione nella bancarella sotto casa per tacitare la sua coscienza.

Però stamani, pur con il suo portatile, cinque cellulari, scorta di tarallucci alla cipolla e il termos di tè, il suo zaino da viaggio risulta notevolmente più leggero e lui si sente pronto per il suo viaggio avventuroso.

ASSISTENZA DOMICILIARE


Affannoso risveglio alle 6, l’uscita rapida e convulsa dai soliti incubi, un aereo da prendere domattina prestissimo in una città sconosciuta, ma con due trasbordi prioritari su un fiume e la quasi certezza di non riuscire mai ad arrivarci in tempo.

Poco prima nella notte un altro sogno: dei feroci assassini cercano di aprire la porta d’ingresso che gli ho appena chiuso addosso, nello stipite si vedono frammenti di dita che ostacolano la mia disperata difesa.

Vado in bagno, mi lavo le mani, strofino due dita bagnate sugli occhi, come quel lavaggio primordiale che rampognavo tanto ai miei figli, prima della loro affannosa uscita in ritardo per la scuola.

La casa è ancora addormentata, vado nella camera vuota dei miei bambini quasi quarantenni, ora adibita a studio, in coabitazione con i resti della loro presenza e i nuovi giocattoli dei nipotini.

Accendo il computer, su internet cerco inutilmente notizie sul blog di un’amica cara, scorro le novità dei giornali online.

Scossa di terremoto anche a Pordenone e a Belluno, un deputato neonazista in diretta TV scaglia un bicchiere d’acqua in faccia ad una collega dell’opposizione e picchia ripetutamente un’altra, il portavoce del Vaticano che richiede il rispetto delle loro prerogative sovrane in relazione alla denuncia di raccolta di fondi da parte del boss mafioso Mattia Denaro ( nomen omen ), Perugia ovvero il paradiso perduto in mano alle gang del narcotraffico.

Queste e altre notizie non sono una serie di incubi, ma il buongiorno del mattino.

Sento movimenti nell’altra stanza, una tapparella che viene alzata, lo scroscio dell’acqua.

Poco dopo si affaccia la mia Istrice Amorosa, annuncia che è bollita l’acqua del tè.

Spengo il computer, mi siedo a tavola per la colazione, inserisco meccanicamente una bustina nella teiera, i tarallucci sono terminati, devo accontentarmi di insapori fette biscottate.

Telefonata d’auguri al piccolo nipote, il Polipetto, oggi compie quattro anni, gli canto “ Tanti auguri a te !” lui ricambia il motivetto con la sua vocetta deliziosa e inizia un concitato discorso con parole smozzicate e accavallate, assolutamente incomprensibili.

Manca il fratellino maggiore che solitamente fa da interprete, così mi riduco a pronunciare a caso “ Bene, bravo, proprio così” per non deluderlo.

Appare alla porta la mia Istrice, ben vestita, truccata, con borsetta e portacarte in pelle ripieno di appunti.

“ Ma dove vai, cara ? – domando incuriosito.

“ Mannaggia, te l’ho detto cento volte, devo tenere una relazione a  questo convegno europeo, lo sanno tutti, è anche scritto sul calendario appeso alla porta della cucina, non ti ricordi mai niente, sei una disperazione !”

“ Ma non torni a pranzo ?”

“ Non credo proprio, sono cose lunghe, ci sono i dibattiti, le richieste di chiarimenti, beh, adesso ho fretta, ciao !”

“ Ma di cosa parlate al convegno, demenza senile, Alzheimer, assistenza ai disabili, rieducazione motoria ?”

“ Home care – precisa veloce e se ne va, decisa, battagliera e sicura di sé, la mia piccola prussiana.

“ Home care ? – ragiono perplesso – assistenza nella casa ?”

Vorrei tanto essere assistito in questo grigio mattino milanese, anche da un bambino.