FESTA DELLA MAMMA 2014


Tanti auguri mamma Elasti !
“ Cento di questi anni ! “, come si usa dire.
Stamattina mi sono ricordato che oggi è la festa della mamma e mi sono detto che, ahimè, sono ormai 60 anni che la mia non c’è più e, forse stupidamente, la cosa mi sconcerta e mi rattrista.
Mi domando perché i miei figli, i miei nipotini e tanti altri bambini oggi possono fare gli auguri alle loro mamme e io no ?
Che vergognosa ingiustizia !
Però a dire il vero il mio intimo amico nonno Talpone, bizzarro essere virtuale, una madre, sia pure via internet, l’ha avuta da poco più di tre anni ed è stata mamma Elasti.
Quindi, con tutto il cuore :
“ Tanti auguri mamma !”
Fortunata madre di tre scatenati Hobbit e di un vecchio nonno Talpone, oggi felicissimo di avere, sia pure virtualmente, solo tre anni.

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SE MI TORNA IN MENTE


Poco fa avevo qualcosa da dire, mi sembrava una cosa urgente, direi anche importante, forse … di sicuro quando ero là nell’altra stanza in fondo al corridoio l’avevo ben chiara e presente.
Ero in quella posizione di seduta, chiamata fisiologica, quando le idee certe volte ti frullano nella testa come farfalle colorate, qualcuna era curiosa e interessante, si potrebbe dire talponesca.
Niente da fare, uno si riassetta, si lava le mani, si accorcia un unghia ribelle con le forbicine, torna alla scrivania, prende il suo ritrovato block notes rosso che lo aspetta sul ripiano, cerca la penna e non la trova.
Devo ammettere che sarei stupito di avere tutto l’occorrente a portata di mano, orologio a cipolla del nonno, la musica che si dilata nell’aria dalla filodiffusione, i due cellulari, il computer portatile già acceso per l’occorrenza.
La penna però non si trova, apro i cassetti, vi rovisto dentro con un’ansia sempre più frenetica, anche perché quando trovo una stilografica questa è scarica, un’altra ha il pennino secco, alla fine anche la biro lascia solo una bava saltuaria ed evanescente.
Mi spiace ma ognuno ha i suoi riti, così vado nella camera da letto apre l’altra scrivania, vi è un cassetto intero colmo di matite, biro, pennarelli colorati, gomme, temperamatite, cartine da gioco giapponesi, ciondoli, gemelli spaiati, insomma una collezione di cancelleria varia accumulata gelosamente nei decenni, perché si sa, tutto può servire.
Finalmente riesco a tenere in mano un aggeggio che funziona per lasciare una traccia visibile sulla carta.
Forse dovrei accontentarmi di una semplice matita, anche quei mozziconi che provengono dall’ikea e che regolarmente dimentico nelle mie tasche.
Una soluzione sarebbe quella graziosa penna, torcia, fischietto, dotata di un cordino azzurro da tenere comodamente al collo, acquistata a poundland lo scorso anno a Londra.
Oggetto comodissimo, già, basta solo ritrovarla.
Ora però che ho carta e penna non mi ricordo più cosa dovevo scrivere.
Era poi così importante ?
Chissà !
Però tra il fascio di cancelleria varia e carte ho trovato un foglietto, un appunto tracciato sotto uno schizzo di scaffalatura tracciato frettolosamente a matita.
Riconosco la mia scrittura, deve risalire a un paio di anni fa.
Non ricordo se ne avevo già parlato, nel caso scusatemi.
“ … la famiglia allargata di nonno Talpone era ieri riunita a tavola.
– Nonna ho dei problemi – aveva esclamato lo Scoiattolino.
– Oddio piccolo caro, cosa ti succede, stai poco bene ? – si era preoccupata nonna Istrice.
– No nonna B, credo di avere il problema della memoria, mi sono dimenticato di dirti che nonna A mi aveva detto di salutarti e me ne ero dimenticato.
Tutti i presenti ne avevano riso con sollievo e nonno Talpone aveva voluto fare il solito pettegolo.
– Questo è niente, pensa che l’altro giorno nonna mi aveva chiesto se potevo portarle il … coso, sì quella cosa, ti ricordi quella che era là, come si chiama, coso … lo sai bene, dai non ridere … accidenti … il coso … l’ho qua sulla punta della lingua …coso…
Lo Scoiattolino si era lanciato nella sua squillante risata gorgogliante, a cascatella, fresca e argentina come un ruscelletto impetuoso di montagna.
Quando si era calmato dopo qualche minuto mi aveva chiesto
– Dai nonno, raccontamela ancora.”
Mi sembra che l’avessi subito accontentato, concedendo anche il bis.
Bei tempi !
Non so se sarò in grado di raccontarla ancora in futuro.
Per tornare al presente quello che dovevo scrivere mezz’ora fa, quella storia così bella, non me la ricordo proprio, prima o poi mi torna in mente, ne sono sicuro.
Basta avere pazienza, datemi qualche minuto, forse un’ora, forse domani.
Semmai scrivetemene voi un’altra, sempre che ve ne ricordiate.

CI CONTENTIAMO


Sono le 4 del pomeriggio, l’ora adatta per prepararmi il tè pomeridiano, è martedì e tra un’ora ci sarebbe l’appuntamento settimanale per la ginnastica della quarta età, tenuta nella vicina palestra delle scuole elementari, quella che ho frequentato con riluttanza tanti anni fa.
Strano come la vita sembra riavvolgersi, farci tornare a frequentare gli stessi posti, rivivere le stesse situazioni di insofferenza, ripetendosi dopo una serie incredibile di anni.
Poco fa, incuriosito, avevo sfogliato un block notes rosso ciliegia a spirali, capitato per caso tra le mani mentre cercavo un libro negli scaffali vicini, settore storia della prima guerra mondiale, ho riaperto quei fogli scritti a penna con minuzia, fitti di cancellature e correzioni, scoprendo il testo del mio ultimo post, datato 4 marzo.
Ma come, sono passati più di due mesi da allora ?
Cosa è avvenuto per bloccarmi così a lungo ?
Non ricordo.
Sono sicuro che quasi ogni giorno, anche più volte , l’amico di stanza, nonno Talpone, improvvisamente se ne usciva con affermazioni stravaganti, suggeriva storielle buffe, ricordi rivissuti con un sorriso benevolente.
Poi, come spiegarmi, c’era un altro, sopra di noi, che con placida autorevolezza smuoveva ogni parola, ogni pensiero e l’allontanava come un leggero pulviscolo.
Lui non parlava, non ordinava nulla, ma faceva capire che tutto era vano, magari non inutile, ma in fondo ogni cosa era ovvia, già detta, senza alcuna necessità di trascriverla e in ogni caso era parte di un tutto eterno e caotico, con un ordine a noi incomprensibile.
C’era, c’è, ci sarà.
Nonno Talpone si ammutoliva, io accettavo supinamente, poi mi svagavo su tante piccole cose della nostra vita quotidiana.
Tutto e niente insieme.
Non sono stati solo giorni di passiva delusione, di tristezza immusonita, ho avuto anche momenti piacevoli con amici, moglie, figli e nipoti, ho viaggiato e goduto vacanze impreviste e graditissime.
Ma io e nonno Talpone non siamo più stati in sintonia come prima, i nostri tempi erano quasi sfalsati e lo scriverne imbarazzante, quasi proibito.
Spesso mi capita di perdere i miei oggetti personali, scherzando mi consolo pensando che è stato la solita prodezza dei dibbuq di casa, burloni impenitenti che si divertono a farmi disperare, vecchietto distratto e brontolone come mi ritrovo, per farmi ritrovare il temperino di madreperla scomparso quindici giorni prima, mentre sto cercando una fotografia che avevo in mano poche ore fa.
Ecco ora per caso, invece di un libro ho ritrovato nonno Talpone.
Speriamo che quello del piano di sopra rimanga perso nelle sue meditazioni e verità cosmiche.
Noi “ poareti “ siamo fatti di pasta diversa, ci contentiamo di poco.