POLENTONI E TALPONI


Viva l’appetitosa unità d’ Italia che amo : spaghetti e melanzane o con la pummarola in coppa, orecchiette e cime di rape, bucatini all’amatriciana, ciriole ternane bianche e rosse, lasagne alla bolognese !
Ma come milanese da almeno cinque generazioni grido anche: Viva la polenta !
Eh si, sono un polentone goloso e orgoglioso.
Il problema con la polenta è come insaporire quell’impasto giallo e sodo.
Ai tempi di mio nonno si usava ungerla con lo strofinamento su un’aringa.
Solo alle feste si usava un sugo con qualche lardo o carne di poco costo.
Per mia fortuna nei primissimi anni ’50 mia madre poteva preparare un ragù di pomodoro ricco di carne trita e pezzi di salsiccia sottile, la nostra Luganiga.
Lei è morta ancor giovane nel 1954ma ricordo bene come la preparava e la polenta pasticciata è uno dei pochi piatti, forse il solo, per cui sono rinomato e ricercato.
Ottengo sempre plausi da amici, famiglia e persino da mia moglie, ipercritica in cucina.
Però essendo anziano volevo mantenere in famiglia i piccoli segreti della mia ricetta, che risulta più complessa rispetto alle indicazioni dei vari libri di cucina.
Uno dei miei fedeli estimatori è mio nipote, lo Scoiattolino di undici anni.
Così di prima mattina, domenica scorsa, lui si è fatto portare a casa mia, munito di fogli protocollo e penna, per osservare e cucinare personalmente gli ingredienti e curare la tempistica relativa.
Il risultato, dopo quattro ore di cottura è stato un clamoroso successo per il nipotino, ora la sapienza talponesca potrà essere trasmessa alle future generazioni.
Il fratellino minore, che era impegnato nella settimanale partita di calcio, aveva in seguito giustamente protestato per poter imparare lui stesso i segreti del famoso ragù del nonno.
Sarà accontentato e non dimenticherò anche i due recenti nipotini adottivi, Jacopo Braccio di ferro e Giulia Fraccina la ballerina, per l’insegnamento completato da un pantagruelico pranzo a base di polenta alla Talpona.
Lasciate che tutti i piccoli vengano a me, come mi sembra dicesse il Vangelo, qua si mangia saporito.

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GINNASTICA E GIANDUJA


Cara gente è faticoso assai, quasi una fatica di Sisifo il cercare di ridurre il sovrappeso acquisito nelle feste natalizie.
Nonno Talpone aveva per questo deciso di iniziare con la ginnastica.
Quella dolce per anziani, non con la palestra di pugilato come aveva suggerito suo figlio, il Promettente Avvocato.
Sarebbe anche stato divertente praticarlo insieme a lui il sabato a mezzogiorno, con sua moglie, i nipotini, i loro amichetti.
Di prima mattina Talpone si era dunque rifugiato in una camera per stare da solo e concentrato, a parte la presenza del suo gatto Coccolone che lo accompagnava come fosse un cane da ciechi.
Ora il problema era di ricordare quali erano gli esercizi da praticare.
Dopo un attimo la sua memoria prodigiosa gli aveva rammentato quello dei movimenti della testa, facili, comodi e utili per chi resta fermo a leggere in poltrona per molto tempo.
Dunque, capo in su, verso il soffitto e capo in giù verso i piedi, poi a destra e a sinistra e infine rotazione in senso orario.
Tanti anni fa in una breve esperienza da judoca glielo aveva insegnato il suo maestro, un famoso atleta della nazionale al decimo dan.
Il gatto nel vederlo immobile aveva intanto iniziato a strofinarsi contro le sue caviglie, con un sommesso e continuo miagolio.
Nonno Talpone, ferreo nei suoi propositi, non gli aveva badato, la bestiolina poteva ben aspettare il suo pasto mattutino.
Dunque, respirazione a fondo, testa in alto verso il soffitto.
Accidenti, quanto era grigio il biancore primitivo, bisognava proprio ricordarsi di farlo imbiancare nella prossima primavera.
Poi testa in giù a vedere i piedi.
No, quelli non li poteva vedere, erano nascosti dalla rotondità della pancetta.
Lui aveva provato a piegarsi leggermente in avanti.
Niente da fare, poteva solo scorgere la curva della sua cintura.
Per evitare ulteriori squilibri e possibili cadute con lo sporgersi dal “ balcone “ nonno Talpone aveva deciso prudentemente di assecondare il gatto Coccolone, spostandosi in cucina per soddisfarlo.
Aperto l’armadietto aveva però notato, a fianco alle scatolette di carne, un piccolo tesoretto di una decina di tavolette di cioccolato Gianduia, acquistati il giorno precedente al supermercato.
Si trattava di un’offerta imperdibile : tavolette di marca, di ogni varietà con lo sconto del cinquanta per cento !
Bisogna ricordare che nonno Talpone fin da piccolo aveva imparato che era educazione non rifiutare mai le offerte generose, per non offendere le persone.
Che dolcezza squisita.
Un assaggio che ridava subito la gioia e il gusto della vita.
Da Gianduja appunto.

ANNUNCI DI PRIMAVERA ?


L’aria non era più fredda e gelida questa mattina, pareva essere mitigata da una pioggerella fine, quasi allegra.
Nei giardini e nei campi i bulbi cominciano a far spuntare le loro foglioline verdi che punteggiano dei monticelli di terra e delle buchette dove si potrebbe veder affiorare il musetto baffuto di una talpa.
Ormai da giorni siamo tornati nella grande città metropolitana, dove le buche nell’asfalto sono tante, purtroppo coperte da pozzanghere scure.
Non da queste, ma da un antico portone vedo emergere nonno Talpone, con gli occhietti miopi e vacui, una notevole rotondità al giro vita e la solita aria spaesata di chi si desta da un lungo letargo.
“ Buongiorno capo ! – lo complimento subito – Che fresca pioggerellina, sembra un annuncio di primavera ! Come stai, hai passato bene le vacanze ?”
Lui mi scruta e cerca di mettere a fuoco la vista, poi borbotta sdegnato :
“ belle vacanze davvero ! Ho dovuto festeggiare quattro Natali, perché i figli quest’anno li hanno voluti anticipare per passare quel fatidico giorno per conto loro.
Quattro pranzi pantagruelici, anche per questo mi sento appesantito e ho la sensazione di aver passato quattro anni, avvicinandomi così all’ ottantina.
Poi in Umbria alla vigilia ci è bruciato il letto con materasso, lenzuola e coperte.
Due giorni dopo in una notte di vento e tempesta nel tornare a casa , in un ripido pendio si è rotta la macchina, così abbiamo arrancato al buio per quattro chilometri, sbattuti dall’acqua gelida.
La moglie poverina il giorno dopo si è messa a letto con un febbrone e una bronchite cavernosa che quasi non mi faceva dormire.
Per accudirla ho dovuto restare chiuso dentro, davanti al camino fiammeggiante e mi sono appesantito di dieci chili, anche se forse non si notano.
In ultimo prima della partenza ci è fuggita la gatta e poi …”
Gradualmente ho avuto la sensazione che la pioggia fosse tornata gelida e invernale, così mi sono scusato e mi sono allontanato in fretta.
Gli anziani sono tanto cari, ci riportano a piacevoli ricordi lontani, ma bisogna dire che talvolta diventano lagnosi.
Comunque ben tornato nonno Talpone.
A proposito ti sei ricordato di fare la domanda per essere inserito nella lista delle specie in via di estinzione?