LA GENTE INVECCHIA


Eccomi qua nella Brighton fricchettona, dove anche gli anziani girano con il poncho arcobaleno o la giacchetta rosa lamè e un tubino luccicante, i capelli bianchi tenuti da formose code di cavallo, orecchini d’argento e tattoo a forma di drago.
Eteree signore della quarta età, anche di stazza extra large, sfoggiano tranquillamente delle tuniche e veli trasparenti azzurro cielo o verde prato.
Nonno Talpone, imbozzolato nella sua camicia di flanella, gilet, maglione e un giaccone da marinaio rosso cardinale si sta sentendo a disagio nella folla delle Lanes, tanto da entrare subito in un negozietto chiamato il Cappellaio matto ( Mad Hatter ) per acquistare un largo cappello alla Indiana Jones, marca Tilley, pensando seriamente di farsi un piercing ad anelli multipli multicolori al lobo sinistro dell’orecchio, Istrice Prussiana permettendo.
Che importa la vescica, la prostata, i diverticoli, il tallone ungulato e i basaliomi rifiorenti all’epidermide come un prato primaverile ?
Seducenti pubs lo adescano ad ogni passo, offrendogli generose pinte di bitter scura, fish and chips, hot dogs, farmer’s pie , entusiasmando il suo cuore di anglofono nativo.
Freedom, freedom !
Dimenticavo : sono qua anche per il mio bimbetto piccolo, si proprio il Martello di dio, che gli fa il dispetto di crescere e di compiere 40 anni, avendo messo su famiglia e preparandosi all’adozione di due bimbetti, moltiplicando il mio ruolo di nonno.
Non importa, la gente invecchia.
Io no.
Al massimo posso concedere che mi sto sgretolando.
Ma sempre con giovanile entusiasmo talponesco.

BEBOLEZZE E RESPONSABILITÀ


Ognuno ha le sue debolezze, magari nascoste sotto una corazza di aggressività, arroganza e cinismo.

Personalmente ormai alla mia età subisco e mi difendo scoprendo l’ironia delle situazioni e delle mie debolezze.

Ma i grandi poeti possono dare un sostegno, un soccorso, perché come le sibille fanno vaticini, avvicinandosi lievi alle espressioni più alte del pensiero umano.

Oggi voglio citare una delle mie preferite, Mary Oliver.

You must not ever stop being whimsical.

Non devi mai bloccare le tue debolezze.

And you must not, ever, give anyone else the responsability for your life.

E non devi mai, in alcun modo, lasciare ad altri la responsabilità della tua vita.

 

FIORI D’INVERNO


Poche sere fa, risalendo la collina verso la casa di mio figlio, siamo stati sorpassati da una spider rossa, a fianco del guidatore troneggiava un grande pino di Natale.

Mi sono rallegrato, anche se le feste erano ormai finite mi sembrava bello vedere un uomo in compagnia di un albero, quasi andasse in giro in compagnia di un amico o di un’amante.

Più avanti ho visto l’auto fermarsi lungo il parco e quasi subito ripartire via.

Quando abbiamo raggiunto il prato abbiamo scorto le nere sagome di decine di alberi di Natale, buttati uno sull’altro, in pose scomposte, quasi fossero corpi di soldati caduti dopo una furiosa battaglia.

Finite le feste, gli acquisti febbrili, l’apertura incuriosita dei regali ricevuti, i pranzi sontuosi, gli allegri brindisi, tutto finito anche per loro, silenziosi commensali.

Eccoli lì, che emergevano nel prato come verdi fiori invernali, improvvisamente esplosi nel gelo.

Ne ho raccolto uno poco distante, forse quello che viaggiava impettito sulla spider rossa, e faticosamente l’ho trascinato nella casa di mio figlio, che ha un camino.

Lui mi ha sgridato per l’ingombro e perché la legna si compra a ciocchi ben squadrati.

Ma nel freddo della sera ho reciso a piccoli pezzi i suoi rami resinosi e, acceso il fuoco, li ho gettati lentamente tra le fiamme, facendoli esplodere con un allegro scoppiettio, regalandoci luce e calore, danzando come fossero vivi.

Al centro dell’albero, nel fitto dei rami, ho scoperto alla fine una piccola stellina dorata di plastica, dimenticata e smarrita.

L’ho delicatamente raccolta e custodita nella tasca del mio cardigan blu.

A casa nostra l’ho posta a fianco del mio letto, per tenerla come sentinella e compagna dei miei sogni e dei miei ricordi.

CHISSA’


Che strano inverno questo,lontano da casa, anche se vicina a quella del figlio inglese.
Anche il clima é diverso, instabile e capriccioso.
Se esce dal suo scuro sotterraneo nonno Talpone non sa mai che cosa troverà: la temperatura é di circa 10 -12 gradi, magari si scorge in alto un sole velato, ma si é subito spinti da un forte vento di mare gelido, che gioca sferzate potenti tra gli angoli delle strade.
Dopo un breveperiodo di cammino, magari come ieri quando eri allo scoperto sul lungomare, improvvisamente si é colti da uno scroscio di pioggia persistente, si corre via gelidamente inzuppati, per trovarsi un quarto d’ora dopo finalmente al rifugio in un caffé, a guardar fuori dalle vetrate una nuova pausa di sole molliccio che si riflette sulle pozzanghere dei marciapiedi.
Uscire per prudenza con un ombrello?
Questo significa passare la giornata con un inutile ingombro, visto che proprio quel giorno non pioverà mai, se non quando eri casualmente in un pub o nei negozi a curiosare tra i saldi.
Gli inglesi infatti girano sempre tranquilli, salvo i giovani con il cappuccio della tuta sbadatamente tirato in testa, quale che sia il tempo intorno a loro.
Certo vi sono anche i turisti con i loro piccoli ombrelli pieghevoli, di matrice cinese venduti ovunque ad una sterlina, cosí fragili e pronti a sfogliarsi come petali di un fiore alla prima ventata improvvisa e capricciosa.
Anche stamattina alle 8 nonno Talpone é uscito in tuta e scarpette da corsa rosso e blu, il cielo era limpido, non troppo freddo, le lastre dei marciapiedi ancora scivolose per un recente acquazzone.
Intorno a lui una folla di bambini, femminucce e maschietti, saltellanti e giocosi che stretti ai loro papà e mamme si incamminavano verso il vicino asilo..
Lui, un vecchio signore con il berretto di lana con ponpon calcato in testa, arrancava vicino a loro, rallentando, sia per il fiato corto che per godersi quello spettacolo di gioventú spensierata.
Che fitta di gelosia provava dentro di sé, che struggente nostalgia per i tempi lontani quando anche lui accompagnava i suoi figli, e piú recentemente quando poteva tornare dall’asilo o da scuola con i suoi due nipotini.
Tre anni fa anche loro erano qui, nella gioiosa Brighton, ahimé solo per una breve settimana e si passava insieme, mano nella mano,per questi stessi viali alberati.
Corri vecchio Talpone, corri via, allenati bene, quando tornerai a Milano ti presenterai in forma da loro, li potrai anche sfidare ad una breve corsa.
Chissà !
Forse loro, con naturale generosità, fingeranno di essere affannati e ti lasceranno passare avanti, come facevi tu nei loro primissimi anni di vita, in quelle giocose gare di velocità che facevate, tra strilli e risate a piena gola.

BUON FERRAGOSTO


A tutti buon Ferragosto, festa tutta italiana, quindi auguri a quelli che sono distesi al mare, a quelli che sono a passeggiare in collina e in montagna, a quelli accaldati che vagano nelle città d’arte, senza dimenticare quelli che soffrono e non hanno niente.
Invece in Umbria come al solito si pianificano minuziosamente strategie di pranzi, cene, colazioni e merende, insomma le classiche magnate fuori porta, laute e saporite, abbondanti e ipercaloriche, da leccarsi le dita grondanti di olio e grasso.
Questa è solo la vigilia, ma è già un intrecciarsi di telefonate, appuntamenti, minuiose valutazioni di menu e di prezzi.
Ma oggi è anche l’anniversario del mio piccolo primogenito, sì proprio lui, il Promettente Avvocato, ormai dirigente stimato e temuto, ma per me, vecchio nonno Talpone, solamente il mio bimbo, anche se festeggia i 42 anni ben portati e quindi lasciatemi commuovere al ricordo dei suoi primi anni, a quei magici momenti passati insieme.
Che volete, è un cuor di papà che emerge spontaneamente da questo vecchio brontolone lamentoso, che si deve accontentare ogni tanto di stringere forte i suoi nipotini per avere un ricordo tangibile di quegli anni lontani.
Diciamo poi che anche i suoi due piccoli gnometti, ormai di 7 e 9 anni, stanno crescendo con vigorosa vivacità, il loro nonno fatica a sollevarli da terra, a gareggiare nelle corse con loro e tra non molto entreranno nella tumultuosa età dell’adolescenza.
Ma prima di entrare nelle pagane orge culinarie di Ferragosto permettetemi ancora di cullarmi nei teneri ricordi di quando mi scoprii improvvisamente papà, che magnifico titolo accademico !

DOMANI


Domani, quando usciranno dalla scuola elementare, rivedrò finalmente i miei piccoli nipotini, lo Scoiattolino e il Polipetto, , tenendo in mano i sacchetti di ciambelle alla crema e i cornetti al cioccolato, sempre preoccupato che siano troppo affamati e denutriti.
Cercherò di non dimenticare le loro piccole borracce di acqua gassata, né i sacchetti di caramelle Coca Fritz e i confetti, infilandoli nelle tasche della giubba.
Li aspetterò impaziente fuori dalle porte, schiacciato nella ressa delle madri cicalanti e ansiose e di altri nonni come me, dondolandomi sulle gambe nervosamente, come quando si aspetta un amichetto di gioco.
Poi li abbraccerò al volo, sollevandoli in aria come se fossero degli uccellini da liberare dalle gabbie.
Li guarderò con occhi golosi e ammiranti, come se li vedessi per la prima volta.
In quel momento vorrei accompagnarli subito in qualche avventura gioiosa e mirabile, qualcosa di incredibile e sognante, a cui sarei il primo a prestar fede ingenuamente.
Perché allora fuori dalle cancellate della scuola, accostata al marciapiede, invece della mia vecchia auto, ci sarebbe un veliero dorato che beccheggiasse impaziente sull’asfalto, su cui salire a bordo tutti quanti come avventurosi bucanieri.
Ma so che mi accontenterò di portare in spalla i loro zainetti colorati, guardandoli divorare golosamente le loro merendine, accompagnandoli al vicino campetto di gioco, dove scherzeranno con gli amici della loro età.
Ormai sono cresciuti, sono dei piccoli adulti.
Purtroppo sono rimasto un bambino intrappolato in un corpo troppo grande e ormai avvizzito, ma li aspetterò comunque con paziente rassegnazione, perché quando mi vorranno chiamare o avranno bisogno di me sarò sempre a loro vicino.
In beatitudine.

PS
Nonno Talpone, con cui ancora non ci parliamo, mi sta guardando sopra le spalle e ha borbottato diversi grugniti di approvazione.

UN EROE MANCATO


Se tenesse ancora un diario, invece di gestire in modo saltuario il suo blog, nonno Talpone avrebbe dovuto scrivere “ nessuna novità, giornata piatta, mia moglie sta riprendendosi e ha voluto subito riprendere le redini di casa. Ho letto due libri, risolto un cruciverba, sonnecchiato nel pomeriggio, i nipotini non si sono visti, sono impegnati.”

Invece all’ora di cena, quando il nostro stava consultando le agendine degli ultimi cinque anni, per ripassare i ricordi degli avvenimenti passati, la nascita del Polipetto, le poche gite all’estero, i funerali degli amici, è arrivata inaspettata la chiamata del figlio Promettente Avvocato.

“ Papà ! Sono rientrato adesso. Il gabinetto è stato intasato, non so cosa vi abbiano buttato dentro i bambini, ho già usato un certo Mister Muscolo , non so, cosa mi consigli?”

Uscire improvvisamente dai ricordi è un procedimento sempre rallentato per nonno Talpone, così ha bofonchiato “ Non so bene, aspetta che chiedo alla mamma “.

“ Ma come, non sei tu l’Uomo di Casa ? – si è stupito il figlio maggiore – Ti richiamo dopo “.

Un breve consulto con la moglie per riordinare le idee e nonno Talpone ha preso una pila e ha cercato nei vari sgabuzzini dei balconi, ritornando trionfalmente dopo pochi minuti con in mano una sonda a molla snodabile, acquistata anni fa per la risoluzione di quei problemi e non più usata dopo l’uscita di casa dei figli.

“ Prendi anche i guanti protettivi di gomma- ha suggerito l’Istrice Prussiana.

“ Mi porto anche la pila, un altro sgorgatore liquido, la sonda e avviso subito nostro figlio che Arrivano i Nostri! – ha proclamato trionfante nonno Talpone.

Intabarrato, con il suo cappello calcato in testa , in mano la borsa degli attrezzi, mentre si stava precipitando fuori dalla porta è stato ancora chiamato dall’Avvocato.

“ Tutto a posto papà. “

“ Ma come, sto arrivando con tutta l’attrezzatura necessaria !”

“ Non importa, ho fatto, devo cucinare, ho gli amici a cena, ciao.”

Nonno Talpone è rimasto vicino alla porta, rigido come un allocco, con la sua borsona stretta in pugno.

“ Ti è andata male, vero ? – ha cercato di consolarlo l’Istrice Amorosa – volevi vedere i bambini e fare il nonno eroe, ti ho capito sai.  Beh, visto che sei già vestito potresti scendere al supermercato, avrei voglia di mandarini Clementini dolci e del succo naturale d’arancia, vuoi ?”

Così l’eroe mancato è sceso per le scale, con una borsa vuota.

Era come abbacchiato e insoddisfatto, ma ritornando poi, dopo un’orgia di acquisti alimentari, perché non so per qual motivo il comperare è spesso gratificante, per le scale si consolava così “ Ecco arrivo, sono il paggetto che risale la torre per portare conforto alla sua principessa prigioniera” e l’affannosa arrampicata al terzo piano gli pareva più lieve.

STANNO ARRIVANDO


Ecco, stamattina alle sei sento lo scampanellio del mio cellulare Android, scosto il rimasuglio del lenzuolo che mi ha lasciato lo Scoiattolino e, afferrati gli occhiali in modo maldestro, cerco di sbirciare quale tipo di messaggio sia arrivato.

E` un SMS di mio figlio, il promettente avvocato, che comunica di essere appena sbarcato a Dover, con la cinguettante mamma dei due pargoletti con i quali conviviamo da qualche tempo.

Erano partiti da Milano ieri pomeriggio, devono aver viaggiato giorno e notte senza soste.

Da una parte mi commuove la loro ansia di rivedere quanto prima i loro figli dopo quindici giorni di assenza, per quanto puntualizzati da numerose telefonate quotidiane ” Come stanno? Tutto bene? Non danno fastidio? Mangiano? Come si trovano al Summer Camp? “

Dall’altra significa che la dolce convivenza con i miei nipotini sta per finire.

Guardo perplesso e con trepida attenzione l’angioletto che dorme al mio fianco, arrotolato nelle lenzuola e coperte come il suo amato Hot Dog, ignaro dei continui calcetti che ha rifilato al nonno durante la notte, inconsapevole anche delle scroscianti risate che ha emesso durante i suoi sogni.

Mi ridistendo ad occhi aperti, non ho piu’ sonno, aspetto, tra circa un’ora lui si risvegliera’, stiracchiandosi e gorgogliando soddisfatto qualche incomprensibile parola.

Io fingero’ di dormire, magari imitando un sonoro russare.

Lui allora mi strappera’ via il lenzuolo rimasto, poi il cuscino, strillando felice ” Sveglia nonno!”

Ecco, con questi scherzi gioiosi inizia di solito la nostra giornata di nonno e nipote.

Intanto mi godo questi momenti di attesa, come fossi anch’io un suo compagno di giochi.

AI MARGINI DEL GIORNO


Stamattina dopo un’allegra colazione, tutti quanti allineati lungo il tavolo di cucina, dove sono circolate chiacchiere assonnate, frettolose  raccomandazioni dei genitori e qualche buffonata del nonno, con qualche rimpianto ed un accenno di protesta del Polipetto i piccoli sono stati accompagnati a scuola dal papà e poco dopo anche l’avvocato Tuttopiede, con un identico leggero sospiro, è uscita per  recarsi al lavoro.

I nonni, il Talpone e l’Istrice Amorosa, hanno chiuso la porta e sono ritornati a tavola, dove li aspettavano una distesa di piattini e tazze vuote, molte briciole sparse, alcuni barattoli semivuoti di marmellata e di miele.

Quasi a riempire quell’innaturale silenzio, nel terminare in fretta la colazione, i due anziani  si sono rammentati a vicenda le battute  ingenue dei piccoli nipoti, i loro gesti teneri, da cuccioli di uomo, come usa dire lo zio Martellus Deus.

Hanno pulito casa, si sono lavati e vestiti, lei ha preparato e cotto con gesti sicuri un grosso pane con la farina di farro; lui è uscito per andare al mercato settimanale da suo verduraio del Bangladesh, ritornando dopo le chiacchiere d’uso con quattro borsoni carichi, risalendo poi le scale di casa senza troppo sospirare, se non per il ricordo dei suoi piccoli amici.

A pranzo hanno intaccato la loro riserva quasi inesauribile di avanzi natalizi, hanno letto i loro libri, finendo per addormentarsi per il solito pisolino pomeridiano, preparandosi poi per l’impegno del corso in palestra, quello dei nonni avanzati.

Si sono trovati soli per la cena, mentre una televisione parlava di cose che nessuno ascoltava.

Ieri da quando nel pomeriggio erano stati all’asilo e alla scuola per il loro turno settimanale i due nonni avevano vissuto e giocato con i piccoli principi, avevano riso, inventato, “ pazziato”, come compagnucci di gioco più grandi, quasi fossero i ripetenti di classe troppo cresciuti.

Per carità, non c’è rimpianto, ognuno deve avere i propri spazi.

Le regole d’oro sono sempre quelle : autonomia e libertà.

Affermiamo risoluti che anche i nonni devono avere la loro vita.

Però …

Però un profondo sospiro di nostalgia almeno permettetecelo.

IL CUCCIOLO


Uno o più giorni alla settimana noi nonni siamo incaricati di andare all’asilo e alla scuola elementare, per accogliere a fine lezioni i piccoli nipotini e accompagnarli poi ai campetti di gioco vicino a loro e infine a casa, fino al ritorno dal lavoro di mamma Tuttopiede.

E’ una missione piacevole e responsabile che ci dà la possibilità di chiacchierare e divertirci con i nostri piccoli uomini.

Nonno si affanna a raccogliere caramelle gommose e liquirizie varie da stipare nella sua scatoletta rossa di latta a forma di cuore, nonna prosaicamente corre dalla pasticceria egiziana sotto casa, per  acquistare un bombolone alla crema per lo Scoiattolino e un cornetto ripieno di cioccolato per il Polipetto.

Nonno è ansioso come al solito, vorrebbe arrivare almeno mezz’ora prima davanti al primo appuntamento dell’asilo, non si sa mai, cosa fare se si fora una gomma  o se si viene tamponati?

Per lui l’ideale sarebbe andare a piedi, per percorrere quel tragitto cittadino di tre chilometri di buon passo di marcia; non ci sarebbero pericoli di forature, al massimo si slaccia una stringa o si urta un passante nella fretta, “ Scusi, sa vado di fretta , mi aspettano i nipotini, arrivederci !”

E finalmente eccoli là tutti e due, per accoglierli festosamente a braccia aperte, stringendoli al petto per fargli capire che non saranno mai soli, spesso ruotandoli intorno come in una giostra, prima del rito delle caramelle e dei dolci preferiti.

Tra i vari bimbetti che si incontrano all’uscita da scuola nonno Talpone ha un suo preferito, un ciuffoletto di tre anni, dal faccino rotondo, i capelli a caschetto, due occhioni espressivi, muto e attento ad ogni cosa, attaccato come una cozza alla sua tata preferita.

Quando si incontrano loro si guardano e si capiscono al volo con un invisibile ammiccamento, come vecchi siciliani.

Il Cucciolo vorrebbe pescare una caramella dal magico scatolino di latta, come da anni fa il suo fratellino maggiore, naturalmente la riceverà subito, poi con gesto serioso restituirà la carta che la avvolgeva.

Giusto per fare qualche esercizio vocale e per dimostrare al pubblico che non è muto, certe volte mormora piano e contegnoso “ Camella …”, non è una richiesta, è una formale completamento dell’intesa.

Giorni fa l’ho incontrato nell’atrio antistante la scuola elementare mentre, stretti tra la folla dei parenti febbrilmente eccitati, si aspettava l’uscita delle classi di prima elementare.

Anche lui, avvinghiato alla sua tata, attendeva il fratellino maggiore.

Consegnata la “ camella “ d’obbligo, nonno Talpone l’ha sollevato in braccio chiedendogli se voleva vedere dall’alto l’uscita degli scolaretti.

Il Cucciolo gli ha concesso benevolmente questo onore, poi stranamente ha iniziato a parlare.

Che cosa si sono detti?

Curiosi !

Hanno parlato di astronavi da costruire con gli scatoloni di cartone che ingombrano la sua nuova casa dopo il trasloco, di casette con il tetto verde e le finestre rosse e viola, per garantirgli un riparo tutto suo.

Ad un tratto, mentre lo sollevava più in alto della sua testa, sentendosi osservato, Talpone si è girato, trovandosi a lato la legittima mamma che li guardava con un misto di incuriosito timore.

Nonno Talpone avrebbe voluto rimetterlo a terra per consegnarlo alla madre, ma il Cucciolo si teneva ben stretto, orgoglioso di dominare il suo pubblico dall’alto, così quel nonno impiccione e impulsivo ha continuato a tenerlo teneramente sulla sue spalle, fino all’uscita degli scolaretti.

Avrà senzaltro sbagliato, ma sulla sua timidezza aveva vinto la gioia di essere in completa sintonia con il suo amico Cucciolo, che forse in futuro lo chiamerà “ Nonno Camella !”