ILLUSIONI E SOGNI


Quando a notte viene il momento di coricarsi, quale che sia stata la giornata, febbrile o oziosa, faticosa o piacevolmente rilassata, nonno Talpone si spoglia maldestramente e indossa con equilibrio instabile il pigiama, si stende supino sul letto e si copre con lenzuola e coperte fin sotto il mento.
La luce del comodino vicino a lui è ancora accesa, la pila di libri in precario cumulo attende la lettura prima del sonno o durante i risvegli notturni, i due gatti si inseguono per le stanze nelle loro frenesie serali, ma lui, steso immobile gode a percepire la colonna vertebrale che si distende gradualmente con un leggero scricchiolio sulla superficie piana e assapora questo lungo momento di completo rilassamento.
Con pochi colpi si rimbocca meglio il lenzuolo attorno a sé, allinea le braccia intorno al corpo, quasi fosse una mummia morbida, resta immoto e nella sua testa, come di consueto negli ultimi tempi, affiora un gioco mentale di quando era ragazzo.
Ecco lui si è trasformato in un pilota spaziale, infilato in una minuscola astronave a forma di siluro, che si muove agilmente tra stelle ed asteroidi, comandata da impulsi mentali.
Un coraggioso pilota, un nuovo Dan Dare, intrepido eroe del futuro, alla caccia del perfido venusiano verde sempre appollaiato su un disco a mezz’aria, dall’esotico nome di Mekon di Mekonta.
Una pellicola trasparente e robusta avvolge le coperte del suo letto, il lenzuolo ben rimboccato lo protegge dai raggi gamma.
Come è dolce cullarsi in questa illusione, gli anni e gli affanni scompaiono come per magia.
Ma durante il suo viaggio ora un peso improvviso viene a gravare sulla prua facendo sbandare il suo mezzo.
Un bolide spaziale o un attacco alieno ?
Nonno Talpone stacca il pilota telepatico, apre gli occhi e scopre che il suo gatto Coccolone è salito sul letto per accovacciarsi sulle coperte dove sono i suoi piedi.
Ormai il viaggio è interrotto, pensa amareggiato l’anziano ragazzo, il suo gatto invece sembra felice, ronfa rumorosamente facendo le fusa, forse anche lui sta iniziando un viaggio tra le illusioni di cieli affollati di coloratissimi uccellini e non è gentile rovinargli l’inizio del sogno.

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PERSI E RITROVATI


Mi sono svegliato presto questa mattina, fuggendo da un incubo naturalmente.
Era tardi, le sei e mezza del pomeriggio, anzi della sera perché era il crepuscolo ormai, dovevo andare al lavoro in ufficio, era assolutamente necessario.
Mi ero licenziato o ero stato allontanato mesi prima, ma non avevo ricevuto la liquidazione, non avevo la pensione, i soldi erano ormai finiti, inoltre ora ricordavo di aver lascito là molte cose personali nell’armadio e nei cassetti della scrivania: carte, libri, oggetti personali.
Dovevo tornarvi quindi e cercare la mia stanza, se non era stata spostata, svuotata, occupata.
Chiedere i miei soldi, implorare un prestito, un aiuto.
Era troppo tardi, niente tram, meglio l’auto, forse facevo in tempo prima della cena.
Ma una volta arrivato là, in quel posto frequentato giornalmente per tanti decenni, al posto del severo palazzo in travertino avevo trovato un’enorme distesa di terreno sconvolto con buche, scheletri di pilastri e di fondazioni, sterrati di cantieri in febbrile attività.
Avevo lasciato l’auto ed ero sceso tra le macerie, le voragini e le impalcature, cercando un indizio, un’indicazione della mia meta.
Ma dopo aver corso, girato intorno a quei frenetici cantieri mi ero perso ed ero capitato casualmente davanti ad una cabina telefonica.
Dovevo chiamare in ufficio, spiegarmi, chiedere, dovevo chiamare a casa, anche un amico fidato per ricevere aiuto.
Vi ero appena entrato, indeciso su quale numero dovessi comporre, quando con un trillo sinistro da una fessura del telefono era uscita una striscia sottile e rossastra con dei numeri stampati .
Scrutandola da vicino mi ero accorto che era una multa per eccesso di sosta, dovevo pagare e spostare subito la mia auto.
Già, ma dov’era ?
Intorno a me aleggiava solo polvere, rumore, un bianco sporco di calce, tra cavità e scheletri di impalcature.
Un altro trillo sinistro, la striscia di carta si era allungata, la multa era cresciuta, subito dopo ancora un lacerante squillo, il rotolo di carta rossastro era uscito implacabile dal nero telefono a muro e si allungava come un serpente, sibilante e senza fine.
Mi sono svegliato con affanno, strappandomi dall’incubo come da una placenta notturna che mi aveva avvolto appiccicosa e soffocante.
Mi sono alzato con fatica e sollievo, con passo malfermo mi sono rifugiato in cucina, seduto presso quel tavolo bianco dove insieme da tempo immemore si è mangiato, parlato, si era stati insieme in famiglia.
Riprendendo la respirazione affannata poi mi sono reso conto che da qualche giorno ho perso i miei occhiali a lenti graduate.
Anche la mia radiolina portatile è introvabile.
Ho perso il mio coltellino da tasca in finta madreperla, la chiavetta USB del computer, la mia matita a pulsante dalla punta sottile,anche il mio ultimo libro interessante di Israel Singer.
Mi rendo conto che molti oggetti tendono a scomparire, come se avessero dei minuscoli piedini frenetici e smaniosi di rifugiarsi nei posti più oscuri.
Alcuni vengono trovati più tardi, casualmente.
I due gatti bianco e neri sembrano interessati alle mie frenetiche ricerche, mi seguono curiosi, anche perché forse sono gli autori delle sparizioni.
Solo ieri, spostando la lavastoviglie in cucina ho scoperto tra ciuffi di polvere ben cinque coltelli, diverse matite e biro, palline di plastica, tappi e pezzi di spago.
Perdo ormai ogni cosa, salvo i miei incubi.
Mia moglie è da tempo persa tra lezioni da preparare, congressi, convegni, stesura di articoli e libri ma, trattandosi di demenza senile, direi che almeno lei è nel suo elemento.
Credo di aver perso la nozione del tempo, quanti giorni, mesi, anni sono svaniti senza che me ne accorgessi ‘
Anche un certo nonno Talpone non si presenta da tempo, ma è veramente esistito ?
Bene, ora sono seduto al mio tavolo bianco della cucina, penso che mi preparerò un tè bollente con qualche tarallo pugliese, forse li troverò ancora.