Sogni ripetuti


” Toh, oggi è domenica!

Ma era l’altro giorno domenica, è mai possibile?”

Questo è un tipico pensiero demenziale di nonno Talpone in questi tempi.

Giornate ripetute sempre uguali, ci si sveglia tardi la mattina e tutto si srotola identica, come una sequenza ripetuta in continuazione.

Soliti gesti, solite stanze, vita a tre, tollerabile e affettuosa.

” Caro, guarda che oggi è lunedì ! – afferma con decisione la moglie.

“Possibile? Che tempi ! – bofonchia poco convinto nonno Talpone – Dunque quale libro stavo leggendo?

Ritorniamo agli schiavi dell’antica Roma di Trimalcione, il ‘700 di Moll Flanders o l’ospedale tra le montagne di Castorp?”

La moglie però gli suggerisce con tono perentorio che oggi bisogna passare l’aspirapolvere in tutte le stanze di casa.

Nonno Talpone e il gatto si rassegnano, lui a rollare lo spazzolone, l’altro a fuggire dal nostro ruggente.

Quando avrà finito sarà l’ora del pranzo, poi il libro in poltrona a dormire.

Ed è subito sera, come diceva il poeta.

La cena, il bicchiere della staffa per scacciare la melanconia e a tarda notte tutti a letto con i nostri sogni di evasione.

Camminate virali


L’attività sportiva non è la scelta preferita di noi italiani.

Più sentita è la socialità, lo stare insieme chiassosi e urlanti, l’uscita compulsiva per negozi e passeggiate in centro o sui corsi più affollati.

Ma noi italiani siamo soprattutto anarcoidi , insofferenti alle autorità, con impeti di generosità, unita a mancanza di senso di responsabilità collettiva.

Ma lasciamo i lamenti e le solite prediche.

Come piccola cronaca spicciola devo notare che la realtà ha superato la fantasia di nonno Talpone.

I giornali hanno riportato casi di gente che è uscita di casa con un gatto al guinzaglio, un tale anche con un coniglietto, ” per fargli prendere aria”.

In futuro vedremo passeggiare al laccio galline, maiali, pecore, criceti, forse qualcuno con la vasca dei pesci rossi.

Dalla finestra osservo cani sfiniti con il padrone che deve uscire sei volte al giorno.

Ho visto anche furbetti con il guinzaglio, ma senza alcun animale.

Moltissimi camminano con carrelli e borse della spesa vuote, ben lontane dai negozi di alimentari.

Ci sono le solite coppie anziane, a dieci passi di distanza, che furtivi fanno cinque volte il giro dell’isolato.

A sera il solito gruppo dei sudamericani  si nasconde all’inizio dello scivolo dei box per bere birre in compagnia.

Nella piazza alla mattina ci sono sempre due volanti dei carabinieri che controllano le auto, ma è come voler trattenere l’acqua con le mani.

Noi stiamo a casa e camminiamo a passo di marcia nel corridoio e nelle stanze, 66 passi, per 10 volte.

La difficoltà è data dal nostro gatto, che vedendoci muovere ci segue e ci precede, ma non capisce dove stiamo andando così di fretta.

Anche gli esercizi fisici a terra o contro il muro lo preoccupano e lo rendono perplesso.

Se potesse telefonerebbe a  ” Soccorso Gatto” per farci ricoverare.

Sono matti questi umani.

Il cardellino


Come molti di voi sono chiuso in casa da sei settimane.

È una costrizione, perché sono un essere libero, impertinente, volitivo, testardo e fantasioso.

Sono anche pigro, sognatore; i racconti e le storie mi hanno sempre affascinato, mi portano lontano, a distanze incredibili, avanti e indietro nel tempo.

Ma adesso, quando mi rendo conto delle sbarre invisibili che mi rinchiudono, sono preso da melanconia e paura.

Per fortuna con me c’è un cardellino gioioso, che si muove intorno incredibilmente indaffarato in questi pochi metri quadri.

Lei gorgheggia, con una risata di gola coinvolgente e liberatoria.

Lei è saggia, paziente e concreta nelle piccole e grandi cose della vita.

Se per ora non può fuggire dalla nostra gabbia non si preoccupa troppo, parla, chiacchera e telefona a tutti, con quella sua risatina gioiosa e naturale di fanciulla, che riesce sempre a distinguere le parti belle del mondo.

La invidio e la ammiro, quando esco dai miei sogni ad occhi aperti quel cardellino , con le sue risate argentine, mi riporta in alto, sopra la tristezza quotidiana.

Dopo tutti questi anni, tanti assai, questo cardellino mi stupisce sempre e mi rallegra il cuore.

Dietro la porta


Non ne vorrei parlare, figuriamoci poi scriverne.

Si cerca di scherzare, di sorridere come sempre, facendosi coraggio.

Perché dietro la nostra porta c’è un nemico.

Non lo vediamo se non al microscopio, non possiamo affrontarlo e combatterlo, per ora.

È invisibile.

Per questo molti non ci credono, oppure pensano che Lui non li uccida, solo gli altri possono essere le vittime.

Perché noi siamo immuni e più furbi.

La primavera avanza, è caldo, c’è il sole, sentiamo l’urgenza di muoverci, di correre, pedalare in bicicletta, andare in vacanza.

Magari solo qualche uscita al supermercato, fare la mezz’ora di fila al sole, scegliere un paio di cose e andare in giro con la borsa come un salvacondotto.

Poi c’è il cane, magari quattro volte al giorno, il giornalaio, il tabaccaio.

Ci sono 4000 infettati e 600 morti al giorno, ma questi sono gli altri.

Un nipote trentenne, farmacista, è a casa in isolamento.

La figlioccia adorata che per lavoro deve frequentare medici ed ospedali è disperata, la lista di amici e conoscenti colpiti si allunga ogni giorno come fossero in una trincea di guerra.

Amici cari sono colpiti da lutti di persone care, quelli spariscono senza fiori e funerali.

Ci sarà un tempo per piangere, commemorare e maledire quelli che per incompetenza e leggerezza hanno ampliato i lutti a dismisura.

Ma le giornate sono radiose, siamo furbi e usciamo di casa furtivi, sono gli altri che cadono..

Il nemico dietro la porta non si vede, attende silenzioso, ma noi siamo astuti.

Con le lacrime vi auguro buona Pasqua.

Cuore di nonno


” Che giorno è?”

Questa è l’esclamazione tipica di nonno Talpone quando lascia per un attimo il suo mondo libresco che lo trasporta dall’Inghilterra settecentesca di Tom Jones alla Sicilia degli anni 70 di Sciascia o alla New York truffaldina di Westlake.

Più che un lungo sonno è un ininterrotto viaggio nel tempo e nello spazio, che solo i libri ed il loro ascolto possono permettere ad un entusiasta lettore.

Si vive così, abbastanza serenamente e tranquilli in questa quarantena dal finale incerto.

La moglie cucina in continuazione pranzi elaborati, stende la pasta, prepara crostate e forme di pane casareccio con miscele di farine sempre diverse.

Lui collabora mangiando ubbidiente.

Come qualcuno ha già scritto ” in questi tempi non si può uscire di casa, ma in futuro non riusciremo a passare dalla porta”

Sabato scorso per la prima volta il figlio milanese, il promettente avvocato, è venuto dai genitori con il nipote a portare due grossi cartoni colmi di provviste.

Quattro chili di farina, altrettanti di frutta, verdura, formaggi, latte, carta scottex e così via.

Sempre a distanza di sicurezza di due metri, con guanti e mascherina.

Il nipote in un mese di lontananza si è alzato di dieci centimetri, secondo la dubbia opinione del nonno dagli occhi velati da talpa.

Prima di lasciarli quest’ultimo ha offerto loro una tanica da cinque litri di olio umbro, un boccione di aceto maturato da un decennio, carciofini sott’olio, un barattolo di visciolata per i bimbi (?) , una lasagna appena sfornata.

Nonno Talpone era così felice che alla fine ha anche aggiunto, con il pianto nel cuore, un cartone delle sue preziose bottiglie di vino.

Cuore di nonno.

Ecco la maglia gialla!


Quinto sabato, 29″ di chiusura.

Questa non è una mattinata qualsiasi nel vuoto squallido della strada vuota e delle finestre chiuse.

Ebbene sì, anche questo sabato alle ore 8.30, al balcone di fronte si è affacciato un signore di mezz’età, ha portato fuori la bici da corsa, l’ha fissata ai blocchi ed è rientrato.

Dieci minuti dopo è riuscito con pantaloncini neri da corsa, casco da ciclista, occhiali, mezzi guanti  e ovviamente la sua maglia gialla aderente.

Montato con scioltezza in sella è partito per il Tour de France, nona tappa.

C’è stato lo scatto iniziale per posizionarsi in testa, poi la pedalata si è fatta più rilassata.

Ecco, è arrivato all’inizio della salita, perché lo vedo abbassarsi sul manubrio, le mani spasmodicamente strette alle manopole, il suo dorso di abbassa e si rialza in modo frenetico.

Ora ha superato il valico perché scende in velocità più rilassato

Ogni sabato e domenica mattina abbiamo notato l’atleta del palazzo di fronte al nostro, lo seguiamo anche col binocolo, prendiamo  delle fotografie da inviare agli amici.

Quando sarà finita l’epidemia andremo a trovarlo per ottenere l’autografo.

È così interessante partecipare ai suoi allenamenti sportivi che quando rientriamo ci sentiamo anche noi più sciolti ed atletici.

Dimenticavo: quando sta terminando  l’ora ciclistica lui alza in alto le braccia, sorridente al suo pubblico virtuale che lo applaude.

A questo punto esce anche la moglie con una bottiglietta e lo bacia.

Anche questa mattina lui si è guadagnato la maglia gialla, il Tour de France sarà certamente suo.

 

 

 

S’i fosse sindaco


” S’i fosse sindaco di Milano…”

Scusate, ma il sonetto di Cecco Angiolieri  mi frulla insistente nella testa.

No, non voglio allagare o bruciare la mia amata città, però che noia stare chiuso in casa a scrutare dal balcone le strade vuote.

Nei giorni scorsi ci sono state purtroppo due ambulanze ai portoni delle case di fronte a noi, prima per una ragazza, poi per una coppia di anziani, dove dopo qualche giorno hanno messo un drappo nero.

Non parlo di questi episodi per carità, ma ieri è arrivata un’autopompa dei vigili del fuoco.

Tutti trepidanti  alla finestra, però non si è visto fumo né cornicioni pericolanti o gatti miagolanti e disperati sulle grondaie.

Dopo dieci minuti sono andati via in silenzio e tutto è finito lì.

Scusate, ma noi che eravamo affacciati alle finestre a curiosare, ligi alle norme, rinchiusi in casa da settimane, possibile che non hanno pensato di alzare almeno una scala, aprire una pompa per innaffiare i giardini della piazza, non dico tanto, ma così, per darci un contentino?

S’i fosse sindaco di Milano manderei in giro per le strade qualche ruspetta, un buchetto qua, un buchetto là, transennato naturalmente.

Con qualche raro operaio in tuta arancione e mascherina per cazzeggiare vicino alla buca.

Come succedeva sempre quando in passato c’era traffico e queste eterne buche bloccavano la circolazione.

Noi anziani amiamo vedere lavorare gli altri, seguire con il binocolo cosa fanno, commentando e criticando quello che stanno facendo.

E adesso?

Dobbiamo proprio ridurci solo alla televisione?