SALE D’ASPETTO


L’intervento chirurgico per la cataratta dell’occhio destro dell’Istrice Prussiana è andato benissimo, per ora.

Nonno Talpone aveva accompagnato la moglie fin nella sala d’aspetto del reparto di chirurgia alle 8 del mattino e alle 13 lei era emersa da quella porta là in fondo al corridoio, leggermente insicura e traballante, con una fasciatura e una benda che le copriva metà del suo grazioso visino.

Lui l’aveva riportata a casa sorreggendole premuroso il braccio, a passi felpati, come se camminassero su un tappeto di fragili gusci.

Da allora l’ha sempre accudita come fosse una delicata bambina, infilandole le calze e le ciabatte al mattino, accomodandola delicatamente sul divano con abbondanti cuscini, ricoprendola con le coperte più morbide, somministrandole le medicine, curando ogni bisogno della casa, come e ancor più di quando era influenzata.

Quella sua copertura ovale dell’occhio, di colore bianco latteo, gli suscitava una certa tenerezza mista a stupore, ora benevolmente la chiama “ Mia piccola Jolanda, figlia del Corsaro Bianco “ in ricordo delle letture salgariane di quando era un ragazzino.

I ruoli di coppia sono momentaneamente invertiti, bisogna dire che, anche se sofferente, lei è sempre di buonumore, lo ringrazia per ogni richiesta esaudita e gli dice dolcemente “ Grazie mio passerotto “, mettendolo in imbarazzo e rendendolo ancor più maldestro e ansioso nelle faccende di casa.

Da segnalare anche che lui ha ora meno tempo libero per poter cadere nei soliti pantani della depressione.

Ieri l’aveva riaccompagnata in ospedale per la visita di controllo post operatoria, entrando in un salone affollato e rumoreggiante, stipato di vecchie signore, con qualche sparuto anziano che emergeva tra loro, quasi tutti si mostravano con bende fasciature alla testa, come reduci di una sanguinosa battaglia.

Le donne, soprattutto quelle di una certa età, hanno notoriamente la deplorevole abitudine di parlare incessantemente dei loro mali, con divagazioni su dottori, medicine, figli, nipoti, cagnolini, citando talvolta anche i loro mariti, preferibilmente se sofferenti di qualche grave malattia che richiede la loro assistenza.

Quella sala d’attesa era stata una sofferenza indicibile per nonno Talpone, che aveva cercato di isolarsi con le cuffie del suo Ipod, ma non era nemmeno a leggere due pagine del suo Ebook, quello color ciliegia, con un magico archivio di quasi 700 opere.

Si era dovuto arrendere e alfine ascoltare le chiacchere delle sue vicine, sempre più impaziente e insofferente.

Quando, dopo ore di estenuante attesa, aveva potuto riaccompagnare a casa la moglie, non aveva potuto trattenersi :

“ Amore mio come ti senti?

Io non ne potevo più di stare rinchiuso là ad aspettarti.

Ah quelle donne anziane !

Ma quanto parlano!

Non la finiscono mai, ti distruggono e poi pensa, è incredibile, non sono mai riuscito a replicare e spiegare in modo approfondito i miei malanni !”

SOGNI


Quando erano ancora bambini, in quelle lontane estati di vacanza nelle colline del Varesotto, i piccoli amici proclamavano a gran voce i loro sogni da adulti.

“ Io guiderò un camion come mio padre !”

“ Invece io sarò il padrone  della segheria di mio nonno !”

“ E io entrerò nell’azienda dei tram come mio papà !”

Il giovane T., loro compagno di giochi estivi, proclamò battagliero “ Voglio diventare archeologo e andare in Egitto a scoprire i tesori dei faraoni”

I sogni dei bambini talvolta si radicano in loro, si ampliano e germogliano in ogni direzione, in modo convulso e irresistibile.

Più grandicello lui sognò di scrivere come i grandi romanzieri scoperti tra le bancarelle dei libri usati: Balzac, Pirandello, Poe, Dostoewskij.

Ben presto fu messo a lavorare come disegnatore meccanico, poi come geometra, tra molti, troppi lavori, per guadagnare qualche soldo.

Alcune persone fortunate, o magari più costanti e determinate, i loro sogni li hanno infine realizzati.

Il signor T. , come moltissimi altri, ha solo tentato molte, troppe volte, infine i suoi fantastici progetti e speranze sono rimasti sterili e velleitari sotto il suo cappello.

Dopo più di sessant’anni il vecchio signor T. si sente spesso stanco e appesantito, quasi assente, ma quando si siede solitario in un angolo gli capita di elaborare nella sua mente delle storie bellissime.

Si direbbe che qualcuno gli parli con una voce carezzevole e ammaliatrice, narrando curiose vicende fantastiche e avventurose che lo vedono protagonista assoluto.

Lui rimane là, bloccato, stupito e incantato, ogni storia poi evapora e si rinnova in un altro ambiente fluttuante, come una matassa colorata che man mano si districa in un lungo filo abbagliante senza fine.

“ Allora hai finito ? Devo andare in bagno anch’io ! – lo ha risvegliato la voce impaziente di sua moglie.

Lui avrebbe voluto chiedere di lasciargli almeno ascoltare la fine dell’ultima storia, ma lei non avrebbe capito.

Si è alzato goffamente, lievemente curvo, si è riassettato e si è trascinato in un’altra stanza verso una poltrona.

Arriverà ancora quella voce interiore, quella delle magiche storie , quella dei soli sogni che gli sono rimasti ?

DIFETTI DI MEMORIA


Non si può sempre sorridere delle piccole cose, perché non si possono oscurare quelle grandi, come i principi che devono regolare la nostra vita, le garanzie della libertà politica e religiosa, il rispetto degli altri, l’applicazione della democrazia nel vivere civile, concetti che non vanno mai dimenticati.

Il mio è un piccolo blog, sono un anziano senza importanza, ma non posso tacere nel Giorno della Memoria.

Non per una celebrazione ufficiale, ma la memoria dei fatti e misfatti storici passati è una regola che va rispettata, perché sia analizzata e assimilata nell’intimo di ognuno di noi.

Purtroppo nei commenti su internet, su Facebook e troppo spesso nelle conversazioni quotidiane con conoscenti e amici vedo con orrore l’emergere di un disprezzo e di un odio razzista verso quelli diversi da noi, le minoranze, quelli con opinioni, usi, fedi religiose e credo politico differente.

Ad esempio conosco una coppia di amici della mia età, persone gentili e generose, operose e tolleranti, ma quando si tocca il tasto degli ebrei ( quelli di religione israelita ) loro si scatenano con insinuazioni e accuse farneticanti.

Per colmo di ironia la loro apparenza fisica esterna, piccoli, magri , capelli ricciuti,  nonché la loro fortuna commerciale ne fa quasi un prototipo dell’ebreo da loro disprezzato.

Come far capire loro che essi stessi potrebbero essere la minoranza da calunniare e odiare ?

Cosa dire del mio amico egiziano che cura la pulizia delle scale del condominio dove abito, dell’amico rumeno Giorgiu che mi aiuta nei lavori faticosi dell’Umbria, di Fang il meccanico di fiducia, che sono alcuni dei tanti extracomunitari che conosco.

Sono forse da disprezzare, da buttare in mare solo perché sono venuti in Italia a cercare un lavoro ?

Perché un mendicante, un ladro devono diventare dei mostri solo perché vengono da fuori, sono da tollerare solo i bisognosi o i mascalzoni  che hanno il nostro colore della pelle o che parlano il nostro dialetto ?

Un omosessuale va disprezzato perché ha inclinazioni e un bisogno di amore diverso dal mio?  Chi osa stabilire i dogmi della nostra sfera più intima ?

Mi sento sommerso dall’amarezza  per la violenza verbale e fisica che vedo intorno a me.

Devo confessare che, giunto alla mia età, mi pento di non aver voluto continuare ad insegnare nelle scuole, forse sarebbe stato come un secchiello d’acqua versato in un lago, quello che si sta prosciugando, quello della tolleranza e del rispetto degli altri esseri umani.

UN EROE MANCATO


Se tenesse ancora un diario, invece di gestire in modo saltuario il suo blog, nonno Talpone avrebbe dovuto scrivere “ nessuna novità, giornata piatta, mia moglie sta riprendendosi e ha voluto subito riprendere le redini di casa. Ho letto due libri, risolto un cruciverba, sonnecchiato nel pomeriggio, i nipotini non si sono visti, sono impegnati.”

Invece all’ora di cena, quando il nostro stava consultando le agendine degli ultimi cinque anni, per ripassare i ricordi degli avvenimenti passati, la nascita del Polipetto, le poche gite all’estero, i funerali degli amici, è arrivata inaspettata la chiamata del figlio Promettente Avvocato.

“ Papà ! Sono rientrato adesso. Il gabinetto è stato intasato, non so cosa vi abbiano buttato dentro i bambini, ho già usato un certo Mister Muscolo , non so, cosa mi consigli?”

Uscire improvvisamente dai ricordi è un procedimento sempre rallentato per nonno Talpone, così ha bofonchiato “ Non so bene, aspetta che chiedo alla mamma “.

“ Ma come, non sei tu l’Uomo di Casa ? – si è stupito il figlio maggiore – Ti richiamo dopo “.

Un breve consulto con la moglie per riordinare le idee e nonno Talpone ha preso una pila e ha cercato nei vari sgabuzzini dei balconi, ritornando trionfalmente dopo pochi minuti con in mano una sonda a molla snodabile, acquistata anni fa per la risoluzione di quei problemi e non più usata dopo l’uscita di casa dei figli.

“ Prendi anche i guanti protettivi di gomma- ha suggerito l’Istrice Prussiana.

“ Mi porto anche la pila, un altro sgorgatore liquido, la sonda e avviso subito nostro figlio che Arrivano i Nostri! – ha proclamato trionfante nonno Talpone.

Intabarrato, con il suo cappello calcato in testa , in mano la borsa degli attrezzi, mentre si stava precipitando fuori dalla porta è stato ancora chiamato dall’Avvocato.

“ Tutto a posto papà. “

“ Ma come, sto arrivando con tutta l’attrezzatura necessaria !”

“ Non importa, ho fatto, devo cucinare, ho gli amici a cena, ciao.”

Nonno Talpone è rimasto vicino alla porta, rigido come un allocco, con la sua borsona stretta in pugno.

“ Ti è andata male, vero ? – ha cercato di consolarlo l’Istrice Amorosa – volevi vedere i bambini e fare il nonno eroe, ti ho capito sai.  Beh, visto che sei già vestito potresti scendere al supermercato, avrei voglia di mandarini Clementini dolci e del succo naturale d’arancia, vuoi ?”

Così l’eroe mancato è sceso per le scale, con una borsa vuota.

Era come abbacchiato e insoddisfatto, ma ritornando poi, dopo un’orgia di acquisti alimentari, perché non so per qual motivo il comperare è spesso gratificante, per le scale si consolava così “ Ecco arrivo, sono il paggetto che risale la torre per portare conforto alla sua principessa prigioniera” e l’affannosa arrampicata al terzo piano gli pareva più lieve.

I NOMI DELL’AUTO NUOVA


Ieri è stata una giornata agitata.

La moglie era ancora sofferente, con febbre e una sinusite dolorosissima.

Le tante piccole cose di casa da sbrigare, anche senza stirare le camice, si rendeva conto stupito di quante  possano essere le faccende richieste ad una casalinga .

Inoltre ieri, dopo mesi di accordi e dopo circa dieci anni da un fatto simile, avrebbe finalmente acquistato un’automobile nuova.

Beh veramente non proprio un esemplare brillante, lucido, odoroso di plastica come quelli che si possono ritirare da un concessionario.

Si trattava di una berlina di media cilindrata di una decina d’anni, con appena 90.000 Km percorsi, una ragazza poco più che matura secondo il suo canone.

Nonno Talpone aveva già due auto, una Fiat Uno di oltre vent’anni, Giorgio, acquistata molto tempo fa dal suo omonimo amico, ormai defunto, il cui mezzo era da anni relegata in campagna per gli usi spiccioli, ma ridotta quasi allo sfascio.

In città e come mezzo principale usava invece un Golf Famigliare, appena diciottenne, con 250.000 Km di vita, acquistata di terza mano su Ebay, Geltrude, sempre valida ma fastidiosamente scricchiolante e ormai con la deprecabile tendenza a perdere piccoli pezzi.

Nonno Talpone sarà forse essere definito un sentimentale, appiccicosamente attaccato ai ricordi e relativi oggetti.

Da sempre ha sognato di poter disporre di un piccolo capannone per raccogliere tutto, come da anni il suo cervello accantona paziente  parole e immagini ormai scomparse, da quella della sua prima auto, una Bianchina color celeste, quella dei suoi vent’anni, alla 500 giallo canarino con cui si avventurò in viaggio di nozze senza meta precisa, trasportando un anno dopo anche la culla di suo figlio, A. Franceso Maria, nato per allegria.

Come non conservare la sua Diane 4 Citroen, immensa nel suo ricordo, ma lentissima nei ripetuti trasferimenti in Umbria alla media di 85 – 90 Km all’ora ?

Ogni auto che ha posseduto, ogni oggetto che ha avuto ha un posto nel suo cuore, dopo le persone care, i genitori, gli amici che non sono più.

Ha almeno potuto conservare solo tutti i suoi vari computer e telefonini, difesi strenuamente laggiù, nella sua casetta in Valnerina.

Ieri purtroppo la sua nuova auto, che veniva ceduta da una cara amica, era coinvolta da un cervellotico problema di assicurazioni da trasferire dall’auto umbra, che richiederanno una quindicina di giorni di tempo.

Come fare ?

Lasciarla nella strada della proprietaria o cercare di trasportarla in un box ?

E se la rubassero ?

L’Istrice Prussiana, per quanto debilitata dalla febbre, era stata precisa.

“ Ma chi vuoi che porti via una vecchia auto ?”

“ Prima di tutto è quasi nuova – aveva ribattuto assai piccato nonno Talpone – ha qualche ammaccatura e graffietto, ma è di una marca affidabile e sicura, e poi, chissà, all’estero farebbe gola.”

“ Ma ti vedi in un posto di prestigio come quello di tuo figlio, in Wisteria Lane, tra tante sontuose berline Mercedes, Bmw, mastodontici Suv, che qualche ladro voglia rubare una vecchia auto, magari spingendola a piedi, cloppete, cloppete ?”

Nonno Talpone non si rassegnava : “ Pensa a quei bambini che per anni erano saliti ogni giorno su quell’auto, con lei erano andati e ritornati da scuola, dai campi giochi. Rivederla là sotto casa loro, abbandonata e polverosa. Lei avrà senz’altro un nome, che so .. Gelsomina o Antonio … Le passeranno vicino, magari la accarezzeranno, chiedendosi perché sia stata lasciata così sola.”

“ Quando avrai finalmente trasferito l’assicurazione su quell’auto benedetta, se proprio vuoi, potrai portare a fare un giro i piccoli ex proprietari, se te lo chiederanno – aveva concluso l’Istrice Saggia.

Nonno Talpone si era alfine arreso, pensando che era un ottimo consiglio, insieme alle coca coline, alle gelatine alla frutta, potrà recarsi alla scuola dei nipotini, incontrando ancora i loro piccoli amici, quelli dell’auto nuova.

Se gli verrà richiesto li accompagnerà a gustare gelati e cioccolatini.

Così potrà chiedere loro in segreto il nome del suo nuovo acquisto.

Negli anni prossimi l’auto amerà senz’altro essere chiamata per nome : Gelsomina … Antonio …?

GIOVANI MODERNI


Un recente articolo sulla preparazione della vellutata di zucca ha ricevuto segnalazioni da vari blog di ricette di cucina e questo fatto ha pericolosamente alzato il livello di autostima di nonno Talpone e irrobustito l’usuale  incerto senso di sicurezza.

In seguito all’indisposizione della sua Istrice Prussiana, costretta a letto da influenza e febbre, lui si è ormai delegato ai lavori casalinghi, da bravo massaio.

Oltre a fare acquisti giornalieri al supermercato e alle bancarelle di strada, sia pure sotto precise disposizioni scritte del gran capo, lui apparecchia tavola, carica e scarica la lavastoviglie, rifà i letti, arieggia le stanze.

Per la cucina ha sin’ora utilizzato le vaschette di cibo già predisposte dalla moglie, che lui magistralmente sa riscaldare con il microonde.

Ma ieri la sua adorata consorte ha richiesto la preparazione di alcune patate bollite e questo ha suscitato qualche legittima domanda :

Quanto dovevano essere grandi i tuberi ?

Dovevano essere salati in fase di cottura ?

Quanta acqua si doveva inserire nella pentola ?

Quanto tempo dovevano bollire ?

Richieste le precisazioni all’inferma febbricitante, le risposte sono state vaghe, come tutte quelle dei cuochi esperti.

“ Prendi delle patate di misura media (?) “

“ Metti il sale quanto basta (?) “

“ Dopo un po’ provi la cottura con la forchetta (?)”

Nonno Talpone ha quindi raccattato cinque patate di incerta grossezza, le ha buttate nel catino con acqua, ha afferrato una pentola, immesso acqua e patate, ha acceso il fuoco del fornello e, appoggiato al lavello, ha scrutato attentamente il processo alchemico in corso.

Dopo una decina di minuti è stato chiamato sul cellulare dal figlio, quello Promettente Avvocato e chef dilettante, che chiedeva notizie della madre.

“ Tutto bene, cioè sta male, ha la febbre a 38,5°, ma penso io a tutto, adesso per esempio sto cucinando “

“ Che cosa stai preparando papà ?”

“ Sto attento alla bollitura delle patate che mi ha richiesto tua madre “

Non ci crederete, ma quell’impertinente si è lanciato in una risata gorgheggiante e beffarda, senza alcun motivo.

Questi giovani moderni non hanno più rispetto.

INNAMORATI


Erano stati dal loro medico di base per farsi prescrivere le medicine e le impegnative per il ricovero in day hospital relativo alle operazioni alla cataratta.

Una coppia di anziani come tante quella di nonno Talpone e nonna Istrice, quarantacinque anni di vita in comune passati in un soffio, un patrimonio in comune di figli, nipoti e loro ancora quasi stupiti di essere sempre insieme, di condividere sempre le loro giornate, con qualche fuoco fatuo sporadico di parole accese, quasi a romper la monotonia di un volersi bene troppo annodato e intenso.

Uguali e dissimili al contempo: lei sempre allegra, ottimista, generosa, loquace ma precisa nei doveri, lui con ricadute di depressione e accidia, musone e irrequieto nei molti interessi e curiosità.

Anche nella malattia dell’occhio sembravano aver quasi scelto di differenziarsi: cataratta all’occhio destro lei, a quello sinistro lui.

Dallo studio medico erano scesi alla farmacia sottostante, lì avevano acquistato quasi tutti i medicinali, alcuni mancavano ma erano in arrivo con uno spedizioniere.

Si erano così accomodati compostamente su due sedie, osservando in silenzio altri clienti che entravano per i loro acquisti: la grassa signora con una voluminosa sporta colorata, la mamma con i pargoletti che tossivano, la ragazza che cercava delle creme per il suo viso smunto, una coppia di anziani, lui che trascinava a stento la gamba.

Il tempo trascorreva tranquillamente e loro, senza grandi impegni sedevano tranquilli come fossero in casa davanti al televisore.

Poi improvvisa come un colpo di vento era entrata una ragazza alta e magrissima, indossava una calzamaglia aderente appena coperta in alto da un corsetto colorato di maglia, un viso ovale con un nasino aguzzo, capelli biondo cenere stretti in codino di cavallo; ai piedi dei sandali con spessi zatteroni e tacchi di almeno venti centimetri.

Una modella, una velina, una ragazza di strada dell’est ?

I due anziani si sorpresero a darsi contemporaneamente delle piccole gomitate ai fianchi, si lanciarono uno sguardo ammiccando.

Lui mormorò soltanto “ Ormai dopo tanti anni non servono quasi le parole, sappiamo in anticipo le frasi dell’altro “.

Poco dopo giunse il pacco con le loro medicine, pagarono e uscirono.

Strategicamente appaiati per avere ciascuno un occhio valido in posizione ottimale, tornarono a casa passo, passo, tenendosi strettamente le mani, come due scolaretti usciti da scuola o meglio due fidanzatini, quelli di una volta, alla Peynet, innocentemente ancorati ai loro ricordi, a costumi lontani e datati, come estranei ad un mondo che è mutato e diverso, forse più violento, disperato e volgare.

Ma gli innamorati da sempre sono racchiusi in una bolla di schiuma, fragile ma iridata di un coloratissimo arcobaleno.

ZUCCHE, SEMPRE ZUCCHE


Magari in ritardo, ma prima o poi nonno Talpone riesce a rispondere, in questo caso alla gentile Francesca Bianca che chiedeva, almeno lei, la ricetta della vellutata di zucca.

Un vegetale spesso ricordato solo per la festa di Hallowen , anche se ormai si vedono in giro solo zucche di plastica con incisi gli occhi e le labbra.

Talpone ormai le apprezza, si sdilinqua direi, queste zucche in crema vellutata, tradendo persino la sua antica passione per il minestrone di verdura, insito nel suo DNA, “ el minestrun pias a ogni milanesun” cantava Giovanni D’Anzi, il minestrone piace a ogni milanese.

Ma il suo stomaco in disordine e i diverticoli infiammati hanno ormai prevalso.

Dunque per quanto riguarda la ricetta, secondo la formula collaudata di nonna Istrice Prussiana :

–         Acquistare una bella zucca, suggerisco quelle piatte e rotonde, magari una metà, visto il peso dell’ortaggio da portare a casa, sbucciarla e tagliare la parte arancione a cubetti di circa 2 cm, usandone la parte corrispondente a una fetta di 10 cm, il resto si può mettere da parte in sacchetti da freezer per un uso successivo.

–         Pulire e pelare una patata grossa, mezza cipolla di media dimensione, due carote e ridurre il tutto a pezzetti.

–         Si inserisce il cumulo tagliato in una pentola a pressione, coprendo il contenuto con acqua.

–         Aggiungere un pizzico di sale e mezzo dado.

–         Chiudere il coperchio e far bollire fino a quando fischia lo sfogo di pressione, calcolando poi ulteriori 25 minuti.

–         Far svaporare e con il mixer si frulla per avere una crema omogenea.

–         Servire, aggiungendo nella fondina un filo di olio buono ( possibilmente non quello da pochi soldi del supermercato se volete assaporarne il profumo)

–         A piacere si può aggiungere del parmigiano grattato e del pane abbrustolito. La chicca è una manciata di pezzetti di focaccia secca.

Dimenticavo, potete regolare la densità della crema con una maggior quantità di patate e carote.

Aspetto il feedback delle vostre impressioni e commenti, buon appetito !

vellutata di zucca

ETA’ BALLERINE


“ Anno nuovo, vita nuova “, la recitiamo ogni anno speranzosi, incoscienti e sostanzialmente ipocriti, perché la vita scorre ormai sui ben oliati binari delle nostre abitudini.

Avevo provato un grande timore l’ultima volta che scrivevo su questo solitario blog, un mese fa circa, alla vigilia dei 70 anni, quasi fosse il cambio di un millennio.

Mi rendo conto ora che sono forse più di tre anni che affermo spudoratamente di avere quell’età.

Ormai per fortuna mi trovo con davanti un tempo indeterminato e lontano per preoccuparmi di un’altra eventuale decade.

In quel fine di dicembre sono stato gratificato con una festa a sorpresa, anzi diverse, visto che quel giorno hanno suonato alla mia porta e mi sono trovato davanti mio figlio, il famigerato Martello di dio, con due giorni in anticipo del previsto.

“ Ma cosa ci fai qui il 19 dicembre, avevi mandato una mail della compagnia aerea che confermava il tuo volo per il 21! – avevo esclamato tenendolo sulla soglia come fosse un importuno venditore di aspirapolveri.

Gli anziani hanno notoriamente una deformazione maniacale per le cose precise.

“ Papà fammi entrare, ti ho fatto una sorpresa, ma non sei contento?”

“ Beh certamente, ma perché oggi ?”

“ Papaa, papaa, è il tuo compleanno, non ricordi ?”

“ Accidenti è vero, dovevamo anche andare al ristorante, già, avevo pensato di non far stancare la mamma, ma ora bisogna avvisare anche loro, la prenotazione era per sei: io, tua madre, tuo fratello, il Promettente, con la moglie avvocato Tuttopiede e i due puffetti “

Così era entrato come un ciclone, strizzando come tubetti di dentifricio i due genitori, aprendo un valigione pieno di regali, parlando solo lui di mille cose e ingurgitando tutto quanto la madre affannata gli metteva a tavola.

Poi aveva trascinato il padre poco prima dell’ora di cena in un sconclusionato giro dei negozi in frenesia prenatalizia, incurante della sua fretta, per arrivare finalmente davanti al ristorante stabilito, al di fuori del quale stazionava un folto gruppo di persone, certo senza prenotazione, come al solito.

“Lo sapevo, ecco, guarda che folla, si mangia bene lì, però adesso non so se ci sarà posto anche per te, siamo in ritardo come sempre con voi giovani ! – aveva subito brontolato nonno Talpone.

Inaspettatamente quelli, a distanza molto ravvicinata, dato che le vecchie talpe sono assai corte di vista, si erano rivelati per una quarantina di amici, convocati segretamente da un complotto famigliare capitanato dall’Istrice Amorosa per fare festa al marito accidioso.

Bella cerimonia senz’altro, risate, scherzi, bevute, discorsi farfugliati e regali immeritati, ma sinceramente avrei preferito che fosse stato un altro a festeggiare i 70 anni, io avevo scelto cocciutamente di dimenticarli.

Giorni prima avevo eseguito puntigliosamente un test su Facebook  per far stimare l’età mentale delle persone.

Il mio risultato era stato di 24 anni, come ho da sempre sostenuto.

I miei due figli, con loro grande disappunto, in seguito si erano qualificati con 47 e 45 anni rispettivamente.

Mia moglie si era invece defilata, per istintiva prudenza credo, affermando che erano tutte stupidaggini.

Io puerilmente credo nei test, soprattutto se mi sono favorevoli.

Non so che dire, di sicuro è avvenuto che prima di Natale nonno Talpone ha avuto ancora seri problemi con i suoi diverticoli e un inizio di doloroso blocco intestinale.

Sto ancora cercando conferme che questo, insieme a fenomeni di artrite reumatoide, labirintite, depressione, tallonite, affanno al cuore e altre piccole cosette, capiti anche ai ventiquattrenni, sia pure mentali.

Ora proseguo con la mia dieta di bianco Natale : acqua, patate lesse, carni bianche, Normix, Duspatal, fermenti lattici.

Mi sento ancora stanco, particolarmente stanco, ma sempre pronto a giocare e stare insieme a tutti i bambini, come uno di loro.

Saranno 24 o 70, ma ci tengo a essere il nonno.