RAGNATELE


Mi spiace, sono stanco,attardato e quasi catatonico.

Per le vacanze di Pasqua mi sono trovato in Umbria tra piogge, cene inesauribili e lavori di potatura affrettati.

Quella che dovrebbe essere una sensazione di fiacchezza primaverile la interpreto come un logorio interno con cui devo convivere e assoggettarmi pazientemente.

Le scale risalite con il batticuore, aggrappato al corrimano, l’ansimare ad ogni sforzo, il torpore che spesso mi avvolge come una ragnatela.

Poi avviene la scossa, un improvviso risveglio, come oggi quando per poche ore abbiamo avuto a pranzo i gioiosi piccoli con l’aitante papà e la sorridente fringuellina, avvolta in una vaporosa sciarpa a difesa di un’influenza che la perseguita da giorni.

Il sorriso gioioso dei nipotini è sempre un tonico miracoloso, scuote la polvere dell’accidia, stimola la mente rattrappita, risolleva dal torpore.

I bambini hanno raccontato eccitati le loro giornaliere scoperte, si sono confidati trepidanti, il loro è stato come sempre un cinguettio armonioso che non manca mai di incantare.

Oggi con lo Scoiattolino abbiamo provato a contare sulle dita la quantità delle lettere di ogni possibile parola scoperta, per quanto difficile e contorta.

Accoccolato in grembo, enumeravamo intenti, stendendo le dita delle nostre mani, sillabando cauti le nostre invenzioni, che poi lui trascriveva in modo accurato su grandi fogli di carta quadrettata.

Ora a sera scruto i nostri fogli di gioco e mi sorprendo di vedere delle lettere contorte in serpentine islamiche, quasi scarabocchi senza senso, come un minaccioso avvertimento del sentirmi solo, sotto l’abbagliante lampada che sta a fianco della mia vecchia scrivania.

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