TRE VOLTE NONNO


Se credevate che nonno Talpone fosse morto o che si fosse stancato del suo blog per volubilità, accidia o semplice depressione senile, vi siete, anzi ci siamo proprio sbagliati.
E’ riapparso più giulivo e saltellante che mai, con il sorriso delle grandi occasioni e gli occhi spiritati.
Non ho fatto in tempo a chiedergli il motivo di questo subitaneo risveglio primaverile che lui, spruzzando saliva e quasi balbettando ha strillato :
“ Sono nonno, nonno capisci ?
Di nuovo !”
In un attimo di smarrimento ho pensato che la gentile avvocatessa,, moglie del Super Promettente Avvocato, fosse rimasta incinta, portando a tre, numero peraltro perfetto, la sua adorata progenie.
Ma no!
Era il responso positivo di un severo comitato di esperti inglesi alla richiesta di adozione portata avanti tenacemente dal Martello di dio e dal Tasso Irlandese.
Dopo anni di colloqui informativi, studi, pratica di volontariato negli asili, esami psicologici e attitudinali, nonché la ristrutturazione completa della loro casa ai fini di un’accoglienza ottimale, dopo aver loro stessi ragionato, sperato e spasmodicamente voluto questo nuovo arrivo che cementerà la loro unione, finalmente il SI finale con dieci voti su dieci.
Ne consegue che Talpone diventerà presto tre volte nonno, ancor più appassionato e amorevole.
Auguri e benvenuto al piccolo / piccola in arrivo.

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UNA VACANZA TROPICALE


Molti affermano che in Inghilterra piove sempre, anche in piena estate.
Ormai è già finita la sua breve vacanza ma,tanto per essere di opinione contraria su tutto e con tutti, nonno Talpone, da vecchio turista anglofono con quasi 50 anni di piacevoli escursioni, sapeva bene come comportarsi.
L’importante è avere sempre con sé un ombrello, perfino due, per scaramanzia dice lui.
Inoltre calzare pesanti scarponi, maglioni, giaccone impermeabile da lupo di mare e un largo cappello a larga tesa refrattario all’umido e all’acqua.
Bardato in questo modo, con supplemento di camice di flanella e sciarpe, lui si è aggirato noncurante tra inglesi nativi che per essere originali si ostinavano a portare shorts, magliette sbrindellate ( senza neanche la canottiera, brrr !) e ciabattine infradito.
Certo loro sono impermeabili al freddo e all’acqua dalla nascita, come i pesci del mare.
Inoltre è ormai risaputo che l’abbigliamento estroso e bizzarro non li stupisce, potreste passeggiare vestito da venusiano che attirereste solo l’attenzione di qualche turista e gli scatti fotografici di altri italiani.
Se sei termicamente isolato puoi affrontare lo sporadico sole e il permanente grigio umido .
L’importante è portare sempre con sé gli ombrelli, non pioverà mai quando sarai all’aperto nelle strade, come è realmente accaduto a nonno Talpone nei suoi recenti quattro giorni di vacanza.
Magari volendo essere pignoli e scendendo in insignificanti particolari bisogna ammettere che le sue uscite da casa erano intervallate da frequenti soste in accoglienti locali di diletto liquido e rilassamento mentale, mentre fuori probabilmente pioveva a scrosci.
Ma il suo, anzi i suoi due ombrelli sono stati sempre accuratamente avvolti nelle custodie ed asciutti, il suo corpo deliziosamente caldo, le prescrizioni mediche di assumere almeno due litri per il funzionamento renale pienamente seguite, per concludere:
Andate in Inghilterra se volete godervi una vacanza tropicale.

LA GENTE INVECCHIA


Eccomi qua nella Brighton fricchettona, dove anche gli anziani girano con il poncho arcobaleno o la giacchetta rosa lamè e un tubino luccicante, i capelli bianchi tenuti da formose code di cavallo, orecchini d’argento e tattoo a forma di drago.
Eteree signore della quarta età, anche di stazza extra large, sfoggiano tranquillamente delle tuniche e veli trasparenti azzurro cielo o verde prato.
Nonno Talpone, imbozzolato nella sua camicia di flanella, gilet, maglione e un giaccone da marinaio rosso cardinale si sta sentendo a disagio nella folla delle Lanes, tanto da entrare subito in un negozietto chiamato il Cappellaio matto ( Mad Hatter ) per acquistare un largo cappello alla Indiana Jones, marca Tilley, pensando seriamente di farsi un piercing ad anelli multipli multicolori al lobo sinistro dell’orecchio, Istrice Prussiana permettendo.
Che importa la vescica, la prostata, i diverticoli, il tallone ungulato e i basaliomi rifiorenti all’epidermide come un prato primaverile ?
Seducenti pubs lo adescano ad ogni passo, offrendogli generose pinte di bitter scura, fish and chips, hot dogs, farmer’s pie , entusiasmando il suo cuore di anglofono nativo.
Freedom, freedom !
Dimenticavo : sono qua anche per il mio bimbetto piccolo, si proprio il Martello di dio, che gli fa il dispetto di crescere e di compiere 40 anni, avendo messo su famiglia e preparandosi all’adozione di due bimbetti, moltiplicando il mio ruolo di nonno.
Non importa, la gente invecchia.
Io no.
Al massimo posso concedere che mi sto sgretolando.
Ma sempre con giovanile entusiasmo talponesco.

UN FAVORE SOLO


“ Eh dai papà, ti chiedo un favore solo ! Dai, dai, dai !”
Quando è in compagnia del figlio inglese nonno Talpone realizza in pieno, semmai l’avesse scordato, il significato di quel nome minaccioso: il Martello di dio.
Era un freddo pomeriggio invernale, loro si trovavano insieme a gustare una tazza di tè alla liquirizia, stando semi sdraiati nelle poltrone del salotto della casa di Brighton.
L’atmosfera era stata fino a quel momento rilassata, oziosamente piacevole, che importava se fuori dalle finestre del bovindo una pioggerellina minuta insieme al cielo invernale metteva addosso una tristezza plumbea.
Certo all’interno di un pub, con in mano una mezza pinta di ottima Bitter locale, si sarebbe stati anche meglio, ma il figlio, per quanto ormai inglese, odia i pub quanto nonno Talpone li adora, così per stare in compagnia ci si accontenta del tè, seppure alla liquirizia.
Questa pausa di rilassamento beato fu dunque interrotta dalla fatidica domanda ripetuta in tono cantilenante dal martellante figliolo.
“ E va bene, qual è questo favore? – ingenuamente lui rispose.
“ Sono tre cose soltanto – partì subito con entusiasmo l’altro – portare nei cassoni dell’immondizia su all’incrocio delle strade i sacchi della spazzatura, già divisi per cartone, plastica, vetro e residui vari. Quello dell’umido va nel mastello in giardino come sai. Poi dovresti farmi a pezzi il bancale, il tavolino rotto e gli altri oggetti di legno che si trovano nel cortiletto per utilizzarli nel camino. Infine ti puoi divertire a riparare la lampada a muro di questa sala e dato che ci sei anche quelle a piano terra e nella camera da letto sopra di noi.”
La matematica non è mai stata la materia preferita dal mio figlio, che è nato artista geniale ed ammaliatore.
“ Ma come ! – aveva cercato di protestare nonno Talpone – sono quattro sacconi enormi da trascinare su all’incrocio, tutta quella legna da fare a pezzi con un piccolo seghetto, tre lampade, per un totale di almeno dieci favori !”
“ Veramente ti volevo chiedere di costruirmi anche la legnaia e un cassone per riporre gli attrezzi da giardino, per demolire poi la loro casetta là in fondo, che è molto rovinata, ma non volevo esagerare, comunque sono cose non da fare subito subito. – era stata l’amara constatazione del figliolo.
“ Che ci vuole ? Aiutalo povero ragazzo, tanto tu che hai da fare ? – aveva concluso la sua Istrice, che per i figli sa trasformarsi in mamma papera protettiva.
Così nonno Talpone è ritornato il papà tuttofare, sia pure con la consueta emissione di grugniti e brontolii di protesta.
E’ passato almeno un mese ormai e in questo momento, solo nel mio studiolo, ne provo un dolce ricordo di rimpianto.
Che importano le regole della matematica quando qualcuno ti fa retrocedere di quarant’anni e ritornare papà ?

NELLE NERE ACQUE DELLA FORESTA


NELLE NERE ACQUE DELLA FORESTA
( IN BLACK WATERS WOOD by Mary Oliver )

Osserva: gli alberi
stanno trasformando
i loro corpi
in colonne

di luce,
emanando una ricca
fragranza di cinammonio
e di appagamento,

i lunghi filamenti
dei giunchi
si agitano e fluttuano sopra
le sponde azzurre

degli stagni,
e ogni stagno,
non importa quale sia
il suo nome, è

senza nome ora.
Ogni anno
ogni cosa
che abbia mai imparato

nella mia vita
mi riporta a questo: i fuochi
e il nero fiume delle perdite
nella cui opposta sponda

vi è la Salute Eterna
il cui significato
nessuno di noi conoscerà mai
Per vivere in questo mondo

devi essere capace
di fare tre cose:
amare tutto ciò che è mortale;
stringerlo

contro le tue ossa sapendo
che la tua stessa vita dipende da questo;
e, quando giunge l’ora di lasciarlo andare,
lascialo andare.

(Traduzione di P.A.Viganò )

Ieri sera in quei momenti di improvvisa melanconia che ti assaltano e ti lasciano attonito e inerte nei tuoi tristi ricordi di qualcosa che è definitivamente passato, una poesia ti può forse salvare e trascinare lontano verso un rifugio provvisorio.
Questa è una delle poesie di Mary Oliver che nonno Talpone aveva tradotto con sincera passione e trasporto nei giorni passati nel freddo inverno di Brighton.
Lo riporta inoltre a quelle altrettanto entusiasmanti recitate anni fa al matrimonio di suo figlio, il sempre argentino Martello di dio.

IL GATTO, IL FUOCO E ME


Sono entrato nel cottage di mio figlio e ho subito notato che la temperatura gelida esterna si manteneva intatta anche dentro le sue mura.

“Ma non é freddo qua dentro ?”- ho chiesto ingenuamente.

” No, perché? Ho cambiato l’aria per tre ore aprendo le finestre, ma non ho freddo, perché?”

Lui ormai si sente inglese, o irlandese per osmosi e matrimonio, così in casa accendono il riscaldamento per un’ora al giorno ( sic ).

Mi siedo al tavolo, apro l’album e l’astuccio delle matite graduate da disegno, ma ho i brividi e la bramosia di fuoco e di calore é feroce.

Mi accosto al camino e lo carico di fogli di carta, ramaglie, legnetti e ciocchi di pino.

Il fuoco scoppietta subito, manda una nube bianca come un sospiro di sollievo e un’ondata di calore si allarga intorno a me.

Questa benefica emanazione, tepore, odore, rumore che sia, arriva al piano superiore, perché scende di corsa il gatto Tobias, che si strofina sui miei pantaloni, circondandomi con una lenta danza ed emettendo una serie di sordi mugolii.

Si acciambella poi sul divanetto davanti al camino e insieme, nuovamente amici, ci incantiamo davanti alle fiamme guizzanti e allegre.

Ripeto a me stesso, come una nenia, la bella poesia di Humberto Ak’abal sul fuoco, mentre Tobias, da buon gatto selvaggio, forse non pensa, gode il calore, dorme e i sogni sono solo suoi.

Humberto Ak’abal

IL  FUOCO

Il fuoco

Accucciato

Calma la tristezza del legno

Cantandogli

La sua ardente canzone.

E il legno

Lo ascolta

Consumandosi

Fino a dimenticare

Che fu un albero.

 

FIORI D’INVERNO


Poche sere fa, risalendo la collina verso la casa di mio figlio, siamo stati sorpassati da una spider rossa, a fianco del guidatore troneggiava un grande pino di Natale.

Mi sono rallegrato, anche se le feste erano ormai finite mi sembrava bello vedere un uomo in compagnia di un albero, quasi andasse in giro in compagnia di un amico o di un’amante.

Più avanti ho visto l’auto fermarsi lungo il parco e quasi subito ripartire via.

Quando abbiamo raggiunto il prato abbiamo scorto le nere sagome di decine di alberi di Natale, buttati uno sull’altro, in pose scomposte, quasi fossero corpi di soldati caduti dopo una furiosa battaglia.

Finite le feste, gli acquisti febbrili, l’apertura incuriosita dei regali ricevuti, i pranzi sontuosi, gli allegri brindisi, tutto finito anche per loro, silenziosi commensali.

Eccoli lì, che emergevano nel prato come verdi fiori invernali, improvvisamente esplosi nel gelo.

Ne ho raccolto uno poco distante, forse quello che viaggiava impettito sulla spider rossa, e faticosamente l’ho trascinato nella casa di mio figlio, che ha un camino.

Lui mi ha sgridato per l’ingombro e perché la legna si compra a ciocchi ben squadrati.

Ma nel freddo della sera ho reciso a piccoli pezzi i suoi rami resinosi e, acceso il fuoco, li ho gettati lentamente tra le fiamme, facendoli esplodere con un allegro scoppiettio, regalandoci luce e calore, danzando come fossero vivi.

Al centro dell’albero, nel fitto dei rami, ho scoperto alla fine una piccola stellina dorata di plastica, dimenticata e smarrita.

L’ho delicatamente raccolta e custodita nella tasca del mio cardigan blu.

A casa nostra l’ho posta a fianco del mio letto, per tenerla come sentinella e compagna dei miei sogni e dei miei ricordi.