GINNASTICA E GIANDUJA


Cara gente è faticoso assai, quasi una fatica di Sisifo il cercare di ridurre il sovrappeso acquisito nelle feste natalizie.
Nonno Talpone aveva per questo deciso di iniziare con la ginnastica.
Quella dolce per anziani, non con la palestra di pugilato come aveva suggerito suo figlio, il Promettente Avvocato.
Sarebbe anche stato divertente praticarlo insieme a lui il sabato a mezzogiorno, con sua moglie, i nipotini, i loro amichetti.
Di prima mattina Talpone si era dunque rifugiato in una camera per stare da solo e concentrato, a parte la presenza del suo gatto Coccolone che lo accompagnava come fosse un cane da ciechi.
Ora il problema era di ricordare quali erano gli esercizi da praticare.
Dopo un attimo la sua memoria prodigiosa gli aveva rammentato quello dei movimenti della testa, facili, comodi e utili per chi resta fermo a leggere in poltrona per molto tempo.
Dunque, capo in su, verso il soffitto e capo in giù verso i piedi, poi a destra e a sinistra e infine rotazione in senso orario.
Tanti anni fa in una breve esperienza da judoca glielo aveva insegnato il suo maestro, un famoso atleta della nazionale al decimo dan.
Il gatto nel vederlo immobile aveva intanto iniziato a strofinarsi contro le sue caviglie, con un sommesso e continuo miagolio.
Nonno Talpone, ferreo nei suoi propositi, non gli aveva badato, la bestiolina poteva ben aspettare il suo pasto mattutino.
Dunque, respirazione a fondo, testa in alto verso il soffitto.
Accidenti, quanto era grigio il biancore primitivo, bisognava proprio ricordarsi di farlo imbiancare nella prossima primavera.
Poi testa in giù a vedere i piedi.
No, quelli non li poteva vedere, erano nascosti dalla rotondità della pancetta.
Lui aveva provato a piegarsi leggermente in avanti.
Niente da fare, poteva solo scorgere la curva della sua cintura.
Per evitare ulteriori squilibri e possibili cadute con lo sporgersi dal “ balcone “ nonno Talpone aveva deciso prudentemente di assecondare il gatto Coccolone, spostandosi in cucina per soddisfarlo.
Aperto l’armadietto aveva però notato, a fianco alle scatolette di carne, un piccolo tesoretto di una decina di tavolette di cioccolato Gianduia, acquistati il giorno precedente al supermercato.
Si trattava di un’offerta imperdibile : tavolette di marca, di ogni varietà con lo sconto del cinquanta per cento !
Bisogna ricordare che nonno Talpone fin da piccolo aveva imparato che era educazione non rifiutare mai le offerte generose, per non offendere le persone.
Che dolcezza squisita.
Un assaggio che ridava subito la gioia e il gusto della vita.
Da Gianduja appunto.

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L’AMICO E’ RITORNATO


Me lo sono visto tornare mogio mogio, con l’aria da cagnetto implorante, quasi dovesse chiedere scusa per essere sparito per più di due mesi.
L’ho esaminato allo specchio, sembrava dimagrito, il volto più scavato, gli occhi velati da talpone spennacchiato, certamente dovuta anche alla cataratta all’occhio sinistro che si ostina a non farsi operare.
“ E allora ? Cosa ti è successo ? Un’infatuazione fatale per una donna ? Sei stato coinvolto in mirabolanti speculazioni finanziarie ? Una nuova passione dilettantistica che ti ha trascinato in modo travolgente ? Sarai forse ammalato ?”
Lui ha alzato il sopracciglio destro, ha piegato i baffi all’ingiù e la sua bocca ha subito assunto la forma di archetto rovesciato, tipo faccina triste.
Ha emesso un profondo sospiro, una pausa e poi ha mormorato “ Beh sì e no, vi è stata una passioncella in effetti, avevo iniziato gli allenamenti per correre la maratona di Valencia il prossimo 15 novembre …”
“ La maratona ? Ma sei impazzito ? Se ricordo bene un paio di anni fa correndo una cinquantina di metri verso una fermata di un autobus sei caduto, anzi ti sei spiaccicato a terra rompendoti la mano sinistra.”
“ Sì è vero, ora ricordo, ma cose di altri tempi, ero giovane allora.
In effetti questa è solo una minimaratona competitiva di soli 10000 metri, ma ho scovato su internet dei programmi fantastici di allenamento per ogni età.
Ho anche comprato tre magliette azzurre da nazionale, due pantaloncini neri e grigi e delle splendide scarpette da corsa misura 47.
Ho persino installato un’applicazione ipertecnologica sul mio smartphone.”
“ Ah allora sei a cavallo! – ho esclamato in tono amabilmente sarcastico – Diciamo che il traguardo è a portata di mano, anzi di piede.”
“ Ahimè no. Sono quattro giorni che non mi posso allenare. Il ginocchio destro mi fa male, sarà la rotula spostata o una tendinite ? – si è lamentato nonno Talpone con aria tragica – Due mesi di allenamento buttati al vento, sacrifici incredibili: niente liquori, poco vino, cibo parsimonioso, un calo di sette chili.
La mia Istrice è lontana, si è rotto il mio tablet, sono assediato da nove gatti famelici e ora piove. Cosa posso fare ?”

I GAS PESANTI


“ Uhm ! Interessante ! Grandiosa notizia questa !”

Nonno Talpone nella lettura mattutina dei giornali ha trovato un articolo che lo rallegra enormemente, non la restituzione delle tasse sulla casa appena pagate, non l’aumento delle pensioni secondo parametri da onorevole, ma la scoperta di un gruppo di scienziati, secondo cui per il benessere fisico delle persone, sopratutto dopo gli stravizi culinari natalizi, il salire a piedi le scale per tre o quattro piani risulta più salutare di una seduta di palestra e meno pericoloso di un’ora di jogging.

Dato che lui abita da tempo immemorabile in una vecchia casa senza ascensore, con piani corrispondenti, si sente ormai liberato dalla schiavitù settimanale della palestra e della piscina.

Sua moglie, la dolce ma inflessibile Istrice Prussiana, nonché indiscussa medico di famiglia e responsabile del 96% dei problemi di casa, si mostra odiosamente scettica.

Ma il nostro, posata la tazza del tè e allontanato il piattino con poche briciole di taralli, biscotti alla marmellata e torrone al cioccolato fondente, si allontana maestosamente dalla cucina, lascia l’accappatoio di spugna sul letto, indossa faticosamente la camicia e cerca di infilare un paio di pantaloni puliti.

Con grande sorpresa scopre di non riuscire ad allacciarli, mancano 7 o 8 centimetri al traguardo del bottone di chiusura.

Leggermente contrariato Talpone se li toglie, saranno quelli lasciati da un figlio nel recente periodo di coabitazione.

Un secondo paio di pantaloni preso dall’armadio presenta identiche difficoltà e così un terzo.

Si tratta senz’altro di una congiura, una giocosa beffa a suo danno.

Entrando a fatica nei vecchi jeans elasticizzati, fa le sue rimostranze alla moglie, ma lei ride divertita e gli indica la bilancia elettronica pesapersone.

Anche quella risulta perfidamente sabotata.

Alla fine, rinchiuso in bagno, si guarda di profilo allo specchio, che mostra una strana rotondità a livello girovita.

Si tratta sicuramente di gas intestinali, di tipo virale e straordinariamente pesanti.

Può qualcuno suggerire una cura ?

CALCETTO E GELOSIE


Ieri mattina nonno Talpone si era svegliato prestissimo, aveva consumato una rapida colazione, una tazza di tè e due taralli alle patate ed era uscito di fretta da casa, stringendo una borsa di regali per i nipotini.

Mentre ansimava per le deserte strade del sabato mattina ripensava al suo contenuto, timoroso di aver dimenticato qualcosa.

Dunque, un sacchetto di carta con il pane Kamut fatto a mano, morbido e profumato, quello che i piccoli amano divorare con la marmellata di limoni casalinga, un DVD con le avventure di Stanlio e Ollio apprendisti birrai, messi in prigione all’epoca del proibizionismo e finiti nella cella del famigerato gangster “ Il Tigre”, un CD musicale “ Son de Cuba”, con balli di salsa e merenghe a volontà, altamente apprezzato dallo Scoiattolino e infine un cellulare inservibile, ma pur sempre prestigioso, per il Polipetto.

Ah, naturalmente anche due sacchetti, uno di palline di cioccolato ricoperte di zucchero colorato e un altro con le gelatine a forma di coca coline frizzanti, ormai apprezzate da tutti i bambini del loro asilo.

Presto era arrivato in casa del figlio promettente avvocato, tutti già alzati e i bimbi vestiti con la maglia della Juventus, secondo il dictat paterno che , dovendo partecipare ad una gara di calcetto aziendale, voleva essere accompagnato dai figli e naturalmente anche nonno quale baby sitter.

La famosa legge del contrappasso che studiammo a scuola esiste, come la legge di Murphy, perché nonno Talpone da bambino ogni domenica era trascinato da suo padre ad assistere alle partitelle di calcio che si tenevano nei prati intorno al vecchio Campo Giuriati, allora circondato da prati incolti con le buche dei rifugi antiaerei, tra solitarie case popolari e larghe strade deserte.

Era un tormento, una noia mortale assistere in piedi, tra la sparuta accozzaglia di spettatori, alla rincorsa affannosa di adulti in maglietta intorno ad uno stupido  pallone di cuoio.

Più avanti all’oratorio gli amichetti lo riportarono a questa penitenza, relegandolo in una porta con la rete, dove fioccavano palle a cannonate.

Una pausa di una quindicina d’anni, salvo le orrende ore di educazione fisica, fino all’arrivo dei due figli, il maggiore dei quali sembrava nato con una palla al piede, quello che dall’età di un anno non ha mai smesso di essere affascinato da questo gioco infernale, tifando inoltre per una squadra non milanese.

A dire la verità la moglie Istrice era quasi sempre lei ad accompagnare fuori il figlio agli allenamenti sportivi, ma dentro l’appartamento rimaneva un indemoniato tiratore di pallonate.

Quando andò fuori casa lasciò in ricordo sette o otto palloni di varia misura, finiti drasticamente nel pozzo oscuro delle cantine.

Adesso di tanto in tanto nonno Talpone si assoggetta volentieri ad assistere alle sue partite per tenere a bada uno o due nipotini, in effetti adora giocare con loro, facendosi scherzi e inventando follie.

Non sono forse un pubblico attento, anzi la loro presenza a bordo campo tende a latitare dopo una decina di minuti, per rifugiarsi al bar o ai prati esterni.

Ci si ripresenta solo a fine sconfitta, no  volevo dire a fine partita del genitore.

Nel viaggio di andata verso il campetto dell’oratorio di Cesano Maderno nonno Talpone raccontava gli ultimi pettegolezzi sul nipote inglese che sta per diventare papà e poi sposarsi ( ora si è spesso invertito ogni ordine cronologico, non so per quale motivo).

L’avvocato ad un certo punto osserva “ Certo che quando un ragazzo diventa padre e si sposa, c’è uno stacco netto con la vecchia famiglia, se ne crea una nuova completamente indipendente, avere dei figli porta a questa divisione definitiva”

Nonno Talpone risponde giulivo “ E’ verissimo, che bello, poi ci sono i nipotini che ti ridanno la vita !”

“ Ecco, lo sapevo – osserva il figlio irritato – tu sei venuto alla partita di calcetto solo per stare insieme ai miei bambini, se fosse stato per tuo figlio non ti saresti mosso dal letto, io non ti interesso più, ecco l’amara verità !”

Nonno Talpone ha cercato di consolarlo, scusandosi e promettendo un futuro smodato interessamento a tutti i suoi passatempi sportivi, garantendo di accompagnarlo sempre, con o senza bambini, nel caso magari facendosi sostituire dalla moglie, anche lei juventina oltretutto, le mamme si sa che sanno essere più tifose con i figli maschi.

Che frittata !

Uno crede di essere solo un vecchio nonno e invece viene richiamato ad ritornare papà a vita, poiché le piccole veementi gelosie dei figli non si affievoliscono mai, neanche nella loro tarda età.

LA BOA


Sembrano ormai passati i doloretti vari, le vertigini, in via di guarigione la tallonite con un magico unguento benedettino, tutto riporterebbe nonno Talpone ad uno stato di quiete e di tranquillità.

Così direte voi, così pensava lui, ma…

Ma per certi igienisti come la moglie Istriciotta, per non parlare di un certo Martello di dio, emigrato a Londra ma onnipresente, se una persona sta bene deve fare esercizio, non di lettura o di assaggi culinari, no, per loro significa sudore e fatica, movimento e muscoli doloranti.

Per questo motivo ieri la coppia Talponi si è portata in palestra, per unirsi al club della quarta età, per correre, agitarsi ritmicamente al passo, alla parete, in piedi e supini.

Tutto sarebbe forse sopportabile se nelle flessioni nonno Talpone non trovasse un ostacolo imprevisto: una specie di ingrossamento addominale che si frappone tra busto e gambe, qualcosa come se avesse ingoiato una ciambella enorme, tipo salvagente.

Non si riesce a capire la ragione di tale ostacolo, forse dovuto ad un aumento di peso, la cosa sembra poco credibile, comunque la bilancia di casa deve essere guasta, segna sempre almeno sette kg in eccesso, probabilmente le pile sono da cambiare.

Stamattina inoltre l’Istrice l’ha trascinato in piscina, un altro corso per le varie età di pensionati, corsia uno per i principianti, la due per il corso avanzato.

Nonno Talpone al suo ritorno a nuoto, dopo sei mesi di interruzione per il suo spiaccicamento su strada, ha provato a ritornare al suo posto in seconda classe, ma è stato presto ridimensionato alla prima.

Quella dove i pivellini dopo sei mesi di lezioni nuoticchiano ma non sanno galleggiare, lui invece nuoterebbe se avesse fiato, ma riesce a galleggiare benissimo, non si sa perché.

All’uscita dalle vasche, nel reparto doccia – spogliatoio, mentre con esagerato ottimismo usa il phon per asciugarsi la testa, peraltro rasata a zero, lui si guarda allo specchio con aria sconsolata.

Il testone lucido, il collo lungo, le spalle strette, un rigonfiamento a ciambella alla vita, nonostante i baffoni non si vede somigliante al suo simpatico divo, non ne ricorda il nome, quello della vecchia serie Magnum P.I.

Gli verrebbe quasi da piangere dalla rabbia.

Però nonno Talpone almeno galleggia bene, è larghetto, con la sua cuffia rossa assomiglia stranamente ad una specie di boa.

Che idea consolante, potrebbe fare la boa da ormeggio per i bambini, in fondo a qualcosa potrebbe ancora servire.

ZATOPEK


Mentre camminava sul far della sera lungo la strada panoramica che dall’alto domina la Val Nerina, Talpone si vede sbucare da una stradina laterale un azzimato signore, magro, elegantissimo in un completo polo/pantaloncini/scarpette di un bianco candido che agilmente trotterella via di corsa davanti a lui.
“ Che roba -commenta sprezzante rivolto alla moglie- ma guarda quello lì, vestito come un figurino ! “
Talpone è da sempre contrario alle mode, agli snob, alle smancerie up-to-date, però quando il giorno dopo vede nel grande supermercato di Terni, quello che dice nessuno ti può dare di più, uno scaffale di scarpe sportive bianche in offerta a metà prezzo, ha un sussulto e un cedimento.
Il prezzo è ottimo, per una trentina di euro ti svendono delle luccicanti scarpette bianche dal nome esotico “ puma “.
Sono rimaste solo una decina di scatole, fortunatamente solo gli esemplari dal numero 45 al 47, quindi adatte per lui.
Veramente avrebbe preferito una marca dal nome “ levriero “ o “ leopardo “, ma si accontenta, in fondo anche il puma va veloce, non è vero ?
L’indomani di primo mattino le prova e le trova ben calzanti, morbidissime, scattanti.
Si lancia nella discesina verso il cancello, gli sembra di avere le ali ai piedi, insomma riesce a correre per un centinaio di metri prima di passare ad un passo veloce, alternato a corsettine.
Quando arriva da Nando è un successone, Talpone mostra le scarpette nuove a tutti i presenti, la Sofia, dopo aver sussurrato il solito “ Talpone , ahh, che bel nome ! “, gli chiede addirittura se può darle delle ripetizioni di inglese, privatamente.
Meglio uscire di corsa dal negozio con i giornali sottobraccio e, girato l’angolo, ridurre la velocità  ad un passo moderato.
Solo uno scatto atletico davanti a quell’antipatico bidone arancione del segnalatore di velocità, ma per dispetto.
La risalita è  più faticosa, ma dopo qualche curva vede davanti a sé, in un breve rettifilo, un ragazzotto con la canotta rossa che trotterella pian pianino nella sua stessa direzione.
Quando sente il mio passo ritmato di marcia, che gli si avvicina inesorabile e progressivo, lui ha un piccolo scatto e si porta più avanti.
Niente da fare, alla seconda curva la marcia di Talpone si fa più serrata  e travolgente, lo raggiunge, lo affianca con leggerezza e alfine lo supera con un sonoro “ Buongiorno !”
Con una progressione da velocista Talpone prosegue stringendo i denti, fino alla curva seguente, per poter alla fine rallentare il passo, asciugarsi la fronte e riprendere un poco il fiato.
“ Ma chi sono io, Zatopek la locomotiva umana ?”- Si autocompiace il prode Talpone, memore di un nome famoso nella sua gioventù.
Quando arriva a casa racconta il prodigio alla moglie e la scongiura di immortalarlo in una fotografia.
Lei gentilmente lo accontenta e poi avvicinandosi gli chiede se è stato fuori con quella maglietta grigia.
“ Certamente, è una delle poche di nostro figlio Martello che sia abbastanza larga da poterla indossare, molto casual, perché ?”
Sembra che vi campeggi una scritta “ Ho sempre con me dei preservativi. Ogni tanto li spolvero “
“ Beh tanto è scritto in inglese !” Commenta fiducioso Talpone.
“ No caro, la scritta è in italiano e accanto è disegnata una grossa formica dai grandi baffi bianchi, con due zampe che stringono dei piumini rossi e altre due zampe appoggiate sui fianchi ancheggianti “.

TOM SAWYER ABITA QUI ?


Come è dolce il risveglio del mattino, quando nonno talpone apre gli occhi, felice di abbandonare i suoi abituali incubi notturni per riscoprire al suo fianco l’amata compagna di vita, beatamente dormiente, con il suo viso puro di bambina.
Lui dovrebbe alzarsi e correre nelle strade deserte nel rugiadoso mattino, ma l’amore, va bene anche la pigrizia lo ammetto, lo incatena ancora a letto ad ammirare l’Istrice e a pensare all’amore, ai sogni, ai fatti vissuti.
E’ anche il momento del suo riposo creativo, quello che serve all’uomo per i suoi progetti, invenzioni, opere d’arte, soluzioni di complessi problemi o, nel suo piccolo, alla sua cartelletta di vita vissuta.
La sua istriciotta finalmente si sveglia, Talpone comincia a sussurrarle poetiche frasi d’amore, che hanno un pronto riscontro “ Quando si inizia a costruire la pavimentazione esterna, come quella della casa di mia nipote che abbiamo visto ieri sera ?”
Talpone si schermisce “ Vedi amore, è un problema di artigiani adatti e di soldi, si può vedere, ma intanto …”
“ Bene intanto stamattina verniciamo il cancello di ferro all’ingresso della strada che è tutto arrugginito “
“ Ma angelo mio, in effetti da qualche parte c’è della ruggine, nostro figlio Martello ha fatto un lavoro affrettato, però…”
“ Però va ridipinto e poi ringrazia Martello che l’aveva dipinto più di vent’anni fa, ora alziamoci, al lavoro !”
Inutile insistere con una moglie prussiana, non valgono moine o scuse, è come cercare di fermare un carro armato con le mani.
Talpone rimpiange di non essersi alzato in tempo come si era ripromesso, per uscire di soppiatto con la scusa degli allenamenti sportivi o della sua passeggiata che dir si voglia.
Scortato dalla sua prussiana, Talpone recupera dei barattoli di vernice antiruggine, avanzi storici di epoche di fatiche e lavori del passato, poi discende al famigerato cancello per spazzolare, grattare, togliere viticchi di edera e tralci spinosi, spennellare una vernice catramosa.
Per oscure ragioni a Talpone è capitato un vecchio pennello rigido come un pezzo di legno, un paio di guanti di tela bucati e impregnati di aghi di ginepro che gli si infilano allegramente nelle dita, nonché  il compito di issarsi in cima a una scaletta di ferro in equilibrio instabile con la latta di vernice in mano, mentre dalla parte opposta l’Istrice vernicia la parte bassa del cancello e i suoi piedi.
All’esaurimento del barattolo il saggio Talpone suggerisce di rinviare il lavoro per l’acquisto di nuova vernice, ma la sua dolce kapò ordina di continuare il lavoro, sia pure con un altro barattolo di vernice grigio scuro, finito il quale si procede con gli avanzi di colore grigio chiaro per concludere con quelli di color bianco brillante.
L’effetto sarà leggermente composito, ma si riesce a completare l’opera  prima di attaccare con il colore rosso cardinale.
Al tempo del primo barattolo color antracite, mentre nonno Talpone e la sua Istrice si dipingevano vicendevolmente dalle parti opposte del cancello, lui aveva avuto un’idea geniale.
Ha suggerito alla moglie di ridere sonoramente al passaggio di qualche viandante per imitare lo strattagemma del caro Tom Sawyer della sua infanzia, che era riuscito a far imbiancare la palizzata dagli amici con la pretesa che quel lavoro fosse un gran divertimento.
Purtroppo quando finirono il lavoro alle 13.30, sotto un sole cocente, erano passate sulla strada solo due automobili e un autobus di linea, insensibili a ogni sorriso radioso di Talpone.
Se passate quindi davanti ad un cancello dai colori compositi e vedete due nonni che vi sorridono imploranti mentre passate, fate un’opera buona, fermatevi un momento e chiedete cosa fanno di così divertente.
Fatelo per favore, altrimenti nonno Talpone penserà che Tom Sawyer non abita più qui.