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WHY NOT A SMILE ?


A long age may bring you to be a wise man or a silly dischanched old man.

I sometimes feel a young childish way to look around me with a smile.

May be it happens when I hold in my hand a glass of red wine.

I don’t know if I am a wise or a silly old block but in same way smiling around me I touch the happiness.

UN SORRISO, PERCHÉ NO ?

Una lunga vita può portarti a diventare un saggio o uno sciocco vecchio disilluso.

Talvolta io provo come un bambino a guardarmi intorno con un sorriso.

Puo’ essere che mi capiti quando tengo in mano un calice di rosso vino.

Non so se sono un saggio o un vecchio sciocco, ma, in qualche modo, sorridendo intorno a me riesco a toccare la felicità.

Avevo provato una certa nostalgia per i due figli lontani, il Martello di Dio e il Selvatico Tasso irlandese.

Mi sono trovato a pensare a loro nel mio elementare inglese, condividendo la loro trepida attesa con questi pensieri per strappare loro un sorriso, magari anche di compatimento per un vecchio Talpone.

401 candeline


No, non c’è un errore di stampa,questa sera dopo una rustica cene a casa del figlio Martello, di dio, al vecchio nonno Talpone sono state presentate una serie di piccole, deliziose tortine al cioccolato con svariate candeline accese, da spegnere da parte del festeggiato.

Anche se non più un bambino nonno Talpone ha inspirato profondamente, come il lupo dei tre porcellini, ha soffiato con tutte le sue forze e fortunatamente è riuscito a spegnerle tutte.

Le candeline raffiguravano diversi numeri oltre ad uno zero, gli hanno detto che il risultato totale era 401.

Augurio di lunga vita o il nonno alla sera appariva più stanco del solito?

Il figlio inglese ha candidamente detto che aveva raccolto tutte le candeline rimaste in casa perché non aveva fatto in tempo ad uscire di casa.

Nonno Talpone ne è comunque restato deliziato, una vena di follia e buonumore è l’ingrediente segreto di una famiglia felice.

Vigilie


Ecco è domenica sera, è stata una giornata fredda e piovosa, mia moglie ha lavorato tutto il giorno a cucinare e preparare i Pan Pepati natalizi.

Non siamo usciti di casa e abbiamo pranzato e cenato da soli con tranquillità e armonia.

Niente nipotina oggi, un giorno di riposo per i nonni sitter, eppure ci è mancata.

Anche gli altri nipotini sono lontani, in Italia, anche loro ci mancano, ma li vedremo presto.

Oggi ho letto un libro di Chekov sui deportati in Siberia, non molto è cambiato da allora come ferocia del governo.

Ho disegnato un paesaggio invernale, un sentiero melmoso perso in una pianura nevosa tra alberi spogli.

Ma è una vigilia per me, questo mi intristisce e spaventa.

Mi ricorda il momento quando, sul balcone di casa a Milano, guardavo il giardino spoglio e dicevo a me stesso :” Sette anni, domani avrò sette anni, sono proprio vecchio !”

Non prendetemi in giro, i pensieri gravosi di un bambino valgono quanto quelli di un uomo maturo, ancora più di un anziano.

Domani 79 anni, una cifra enorme, i miei genitori sono morti molto prima di questa data e così amici, parenti, altri visi noti o intravisti.

Niente auguri, niente regali, passiamo oltre la soglia.

Domani andrò a disegnare al centro anziani, poi a cullare e giocare con la piccola Maebh, che compirà quattro mesi.

Ogni giorno lei migliora le sue capacità mentre io lentamente le perdo.

Un equilibrio perfetto.

Nonno dondolo


Capita di sentirsi superato e quasi inutile.

Non è sempre vero.

Ad esempio nonno Talpone ormai spesso si addormenta e cammina guardingo, tremulo e dondolante.

Però con la piccola nipotina Maebh in braccio, adagiato in poltrona, il suo dondolio naturale ha un effetto calmante sulla piccola, come le ninne nanne assurde in milanese che lui si ostina a canticchiare e insieme poi pisolano come ghiri.

From a little new born baby


I’m maybe too young, only two months and half, but I want to express my personal opinion of the world around me.

Of course I use my grandpa , Old Mole, who is Italian, to write down my words.

You should excuse him for the poor vocabulary and me too, I’m too young for the school.

My name is Meabh, funny isn’t it ?

But I adore the sound of the pronounce, it is Irish, as my daddy, who is a big man, tall, powerful and charming.

He sings long melodic songs, my papà too, when I’m lulled around the room I’m hypnotized looking their eyes.

My papà is tall, slender and very affective but as usual joke he open his mouth saying he wants to eat me, at last he puts his open hands around his ears pretending to be an elk and craving loudly.

I’m astonished but I don’t cry.

I have a grandma, a nonna, blond hair, sweet voice, kissing me softly and singing old lullabies about giving me around to a hag or a black man.

At last there is my nonno, with a funny name, Talpone, Big Mole, indeed his sight is very low.

He has a fancy of singing very odd songs in a dialect who nobody understand.

But he is really funny when he moves the eyes around like a toad, his mouth muttering and rotating his head around make me laugh.

Funny people around me, but except some problems of my belly in the afternoon the life is great.

Now I leave you because I’ll have a nap

Bye, bye !

La sentinella


Ormai quasi ogni giorno Talpone e la moglie possono stare insieme alla nipotina, l’adorabile Meabh con gli occhioni verdi e le guanciotte rosate da leprotto.

Come nonni danno una mano, a maggior ragione perché la casa dei genitori è sempre occupata da muratori, elettricisti e idraulici.

Si sta insieme, la si cambia, le si dà il biberon di latte e la si culla per cessare i dolori del pancino e farla addormentare.

Nonno Talpone si è ritagliato due compiti in particolare, farla divertire, dal sorriso al gorgheggio felice, poi tenerla in braccio in poltrona per portarla al sonno dopo il pasto.

Le canticchia una canzoncina in milanese sull’aria del maestro D’Anzi.

” O mia bela tusanina che te vegnet de luntan, tuta d’oro e piscinina te set bona com el pan, sut a ti se viv la vita, se sta mai cui man in man, panulin panulot, chi l’è semper un casot “

( O mia bella fanciulla che vieni da lontano, tutta d’oro e piccolina, sei buona come il pane, con te si vive la vita, non si sta mai ad oziare, panni e pannolini qui è sempre un caos”

Nonno Talpone controlla che gli occhi della bimba siano ben chiusi, perché lei è furba e ogni tanto ne socchiude uno per sbirciare.

Ormai anche Talpone ha capito la furbetta e come una vigile sentinella usa il trucco di fingere di socchiudere le palpebre.

Proprio come 60 anni fa quando nelle notti d’inverno lo mettevano di sentinella nel piazzale della caserma tra i camion porta missili nucleari, gli Honest John.

Lui era furbo, girava un po’ tra i mezzi, poi si nascondeva nella cabina di una jepp per controllare. Per maggior cautela e ingannare l’eventuale nemico fingeva di socchiudere gli occhi.

L’altro giorno la moglie indiscreta li ha fotografato mentre lui e Meabh fingevano di dormire sul divano di casa con un plaid che li teneva al calduccio.

Le malilingue sostengono che hanno dormito per un paio d’ore.

Invece noi tenevamo tutto sotto controllo, chiedetelo alla piccola neonata.

Il contratto


Ieri la sveglia ha portato il mal di schiena, lunedì un dolore allo stomaco, i soliti diverticoli.

Ma non si può dire.

La routine ginnastico artistica si è bloccata. Niente Tai Chi, ginnastica per anziani, così pure per il disegno, il ritratto e la pittura. Passerà.

Questa mattina mi sono svegliato con un forte dolore all’anca sinistra, non è la prima volta, passerà, ma non ne posso parlare.

Ma deve rimanere un segreto.

Mesi fa il figlio inglese, il Martello di Dio, in previsione della nascita della piccola Meabh, ha fatto firmare a tutta la famiglia Talponi un contratto che vincola tutti i componenti a non star male, ammalarsi, farsi ricoverare in ospedale o passare a miglior vita.

Vincolo strettissimo di un anno, prorogato automaticamente per quello successivo.

Più che un contratto è stato un dictact, un’ingiunzione categorica e con il Martello di Dio non si scherza.

Sono anni che in questi frangenti lo temiamo come un Babau, quello minacciato ai bambini capricciosi.

Da una parte è anche una sicurezza, se spaventa noi anche il Destino ne avrà timore.

Poi vedere la piccola Meabh che cresce a due anni, parla, cammina sarà piacevole.

Diciamo che dato che ci siamo vorremmo anche vederla andare a scuola.

Perché no, diventare una splendida teen-ager come il nostro Scoiattolino, un ragazzone alto come nonno Talpone, con un fisico atletico e un ciuffo tirabaci?

In segreto ci piacerebbe vederli sposati e con altri nipotini.

Ma qua l’aritmetica fa cilecca.

80 + 2= 82

80 + 10 ?

80 + 20 ???

80 + 30 ?????

Vabbè sognavo, l’aritmetica non è mai stata il mio forte.

La potenza dell’arte


Fin da ragazzo sono sempre stato appassionato dall’arte, pittura, scultura, architettura e musica.

Ho letto e collezionato una quantità di libri illustrati ed enciclopedie, collezionato stampe d’arte secondo le scarse possibilità economiche.

Sono andato anche oltre all’ammirazione, cercando di praticarle.

A parte la scultura, come architettura non sono andato oltre ad una casetta costruita sulle colline umbre.

Le prove musicali con flauti, chitarra e pianola elettrica sono state un disastro.

Come pittura solo un breve periodo di poesia visiva nei primi anni settanta, tanta gloria e pochi soldi.

Con un figlio in arrivo ho messo l’arte nel cassetto dei sogni e ho trovato un impiego che dopo più di trent’anni mi ha portato alla pensione.

Ora nella pace di Brighton sto frequentando una serie di corsi di disegno e pittura.

Diciamo che è rilassante e divertente.

Questo ha portato un risultato.

Prima se mi chiedevano ” Davanti ad un bicchiere riempito a metà tu lo vedi mezzo pieno o mezzo vuoto?”

La mia risposta era ” Senz’altro mezzo vuoto, soprattutto se si tratta di vino, che deve essere sempre riempito fino all’orlo”

Ora invece la mia risposta sarebbe ” Guardando un bicchiere con del liquido studio la forma, i riflessi della luce e l’ombra che devo tratteggiare”

Mezzo pieno i mezzo vuoto, non ha senso.

Potenza dell’arte.

Finalmente !


Proprio così! Era ora che dopo dieci anni di tentativi, aspettative frustrate e false partenze due mesi fa è nata la piccola nipotina, una Meabh ( pronuncia MeV ) capelluta e battagliera.

Questa adorabile bambolina ha anche rotto un incantesimo: i Talponi da generazioni hanno avuto solo figli maschi, bravi, intelligenti e simpatici quanto vuoi, ma una presenza femminile ci voleva.

Nata a Oklahoma, zona di cowboys e mandrie di bestiame da cavalcare nei rodei, ha già tre passaporti, americano, inglese e irlandese.

Parlerà però quattro lingue: inglese, italiano, irlandese e milanese.

Per quest’ultima, ormai quasi estinta ci penserà nonno Talpone con canzoncine, stornelli, un misto di Giovanni D’Anzi e di Carlo Porta.

Ora tra l’altro si è scoperto che la piccola ha imparato a ridere.

Indovinate con chi?

Non per niente la vocazione segreta di nonno Talpone è sempre stata di fare il clown.

Magie di un barbiere


Di capelli ne ha pochini ma anche nonno Talpone ogni uno o due mesi deve recarsi dal barbiere.

Fino a qualche anno fa pregava la moglie di provvedere lei con una macchinetta elettrica per rasare tutti i pochi capelli bianchi che trovava sul suo testone.

Pochi si, ma sporcavano in giro e poi che noia supplicare qualche minuto a una donna sempre indaffarata.

Così Talpone è tornato a cercare un qualsiasi barbiere per il bisogno.

Certo non ci sono più quei Figari di una volta, che sminuzzavano a punta di forbice, secondavano scriminature, a destra o a sinistra, arrotolavano il ciuffo sulla fronte e alla fine imbrillantavano con odorose creme per trattenere l’ondulata capigliatura.

Era il tempo dei calendarietti natalizi che in una bustina di carta patinata e cordoncino nascondevano disegni di sinuose modelle in sottoveste.

Ora domina il rasoio elettrico che lascia a zero le tempie, mentre crea una spazzola irsuta sulla nuca.

A Talpone un taglio così lo lascerebbe completamente pelato come una biglia.

Per questo lui chiede rasoio elettrico si, ma con un millimetro dove trova capelli.

Sabato scorso si era recato in uno sconosciuto negozio e mentre aspettava il suo turno si godeva lo spettacolo di un giovane coiffeur che tagliava, per così dire, i pochi capelli ad un anziano signore.

Gli saltellava intorno con lunghe forbici ed un pettinino, toccando un capello qua e uno là, come se si trattasse di un lanuto fauno.

Per ben tre quarti d’ora ha continuato questa coreografia, parlando amabilmente e danzando gli attorno con agilità di ballerino.

Alla fine ha pure afferrato un grosso specchio, facendolo ruotare tra le mani come un giocoliere, per far ammirare al vecchietto il risultato del suo assiduo lavoro.

Quando è toccato a lui nonno Talpone, stanco dell’attesa, ha sbrigativamente chiesto un taglio di un millimetro a rasoio.

È stato servito in cinque minuti, con un Figaro ammutolito e indignato.

Aveva ragione lui naturalmente, un artista illusionista di quel calibro, che fa sognare gli anziani spelacchiati, non si deve offendere in quel modo.

La prossima volta nonno Talpone chiederà, con un ammiccamento d’intesa, un taglio accurato a punta di forbice, un lavoro di fantasiosa scultura con sfumature varie a suo piacere.

Sognando anche lui una svolazzante chioma, magari bionda e ondulata.

Se non si prova talvolta a sognare questa non è vita.

Calzini in vacanza


Non so se l’ho già detto, la mia memoria è fragile, ma mi stavo domandando ” Dove vanno in vacanza i calzini?”

Anche questa volta me lo chiedevo mentre raccoglievo e piegavo la biancheria che tiravo fuori dall’asciugatrice.

La domanda può parere irreale, ma nonno Talpone, avendo la moglie in vacanza a Milano, deve provvedere da solo ad una serie di faccende domestiche che gli sono usualmente ignote.

Dunque ricontrollo :

Otto magliette colorate

Otto paia di mutande

Un pigiama

Sette paia di calzini

Restava solitario e abbandonato un calzino color sabbia.

Mi ha fatto pena, poverino, tutto solo e anche lui senza la compagna.

La cosa mi è capitata anche in passato senza risposta plausibile.

Dopo aver fatto funzionare quegli infernali apparecchi che sono le lavastoviglie e le lavatrici succede sempre qualche misfatto.

Troppi pulsanti e manopole da ruotare, scomparti per detersivo, ammorbidente, sale, filtri da pulire.

Le cose una volta erano più semplici quando erano fatte a mano. Magari da qualcun altro.

Stavolta è il calzino che se l’è svignata, forse per una vacanza al mare, per poi magari ricomparire come niente fosse quando mia moglie ritorna.

Ma perché i pantaloni o i pigiami non se ne scappano in vacanza?

Forse perché non hanno mogli.