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WHY NOT A SMILE ?


A long age may bring you to be a wise man or a silly dischanched old man.

I sometimes feel a young childish way to look around me with a smile.

May be it happens when I hold in my hand a glass of red wine.

I don’t know if I am a wise or a silly old block but in same way smiling around me I touch the happiness.

UN SORRISO, PERCHÉ NO ?

Una lunga vita può portarti a diventare un saggio o uno sciocco vecchio disilluso.

Talvolta io provo come un bambino a guardarmi intorno con un sorriso.

Puo’ essere che mi capiti quando tengo in mano un calice di rosso vino.

Non so se sono un saggio o un vecchio sciocco, ma, in qualche modo, sorridendo intorno a me riesco a toccare la felicità.

Avevo provato una certa nostalgia per i due figli lontani, il Martello di Dio e il Selvatico Tasso irlandese.

Mi sono trovato a pensare a loro nel mio elementare inglese, condividendo la loro trepida attesa con questi pensieri per strappare loro un sorriso, magari anche di compatimento per un vecchio Talpone.

Ricordi della campagna


Dopo due settimane in Umbria nonno Talpone è tornato nella grande metropoli lombarda.

Se aveva pensato incautamente di potersi godere un periodo di oziosa pace tra il caminetto acceso e la poltrona personale a dondolo, leggendo i libri recuperati nelle sue librerie di campagna, si è dovuto amaramente ricredere.

Pranzi e cene pantagrueliche con i vari parenti locali, muratori e operai con ruspe, cemento, blocchetti e travi di legno l’hanno coinvolto giornalmente.

Solo in una mattina plumbea si era scatenato un diluvio d’acqua, da lui felicemente goduto dalla finestra, con alle spalle il calduccio dei tronchi di quercia fiammeggianti nel camino.

Ora la pace è ritornata in città, come ricordo delle attività campestre si è ritrovato un’ernia ombelicale da operare quanto prima.

Lui e il gatto guardano il traffico dalla finestra, si stringono al calorifero facendo le fusa, anche se fuori il sole splende, in questo febbraio pazzo, che troppo anticipa il calore primaverile.

Puzz, bimba fantasma


Da molte notti il vecchio nonno dormiva in un lettino della camera dei bimbi, lontano dalla sua camera matrimoniale .

Era stato relegato là, in fondo al corridoio, perché sembra che lui russi assai, russi troppo per la moglie che, per quanto leggermente sorda e con i tappi di cera nelle orecchie, non riesce più a dormire con lui.

Nonno Talpone non si lamenta troppo, il lettuccio gli sta un poco stretto, ma con piumino e coperte sta al calduccio e può fingere di essere ancora quel bambino di tempi lontani.

Certe notti il suo gatto Coccolone lo viene a trovare, salta sopra il letto, gironzola, cerca un posto morbido e gli si acciambella contro.

L’altra notte il nonno si era coricato tardi ma non riusciva a dormire, le abbondanti porzioni di  tiramisù che aveva  divorato a cena gli ballavano  nello stomaco e non lo facevano dormire.

Nel buio della notte, ad occhi spalancati, ad un certo punto sentì come un fruscio, un tremito dell’aria e percepì un chiarore spettrale sullo sfondo della parete.

” Coccolone sei tu? – chiese tremante.

Un movimento improvviso e un grigio lenzuolo oleoso sfiorò la sua rotonda calvizie.

” Chi va là ? – balbettò tremante.

Gli rispose una risatina beffarda ed argentina e qualcosa di lieve gli si posò al fianco.

” Oh ! Ma sei un uomo anziano ! Non aver paura, sono Puzzilla, una bimba fantasma, mi diverto a spaventare gli uomini perché sono cattivi, come il papà che è scappato via e non mi vuole più bene, ma tu devi essere un nonno.

Veramente il mio nome sarebbe Giulietta, ma mi piace correre tra i prati fangosi, intrufolarmi nei solai e cantine polverose, rovistare delle cucine a cercare avanzi di pizze, gnocchi al ragù e polpette con il kechup .

La mamma mi rimprovera perché sporco sempre il lenzuolo, lei è una fanatica della pulizia, la chiamano ” Chiara che più pulito non c’è !”

Nonno Talpone pensò che quella monella fantasma era veramente buffa e simpatica, anche lui era sempre sbadato e si macchiava i vestiti con le macchie più strane.

Puzzilla, Puzz per gli amici, chiaccheró senza fine, agitandosi, facendo capriole e volteggiando nella stanza.

Nonno Talpone ascoltò beato i suoi racconti divertenti, sprofondando poi in un profondo sonno.

Ma il suo russare da trombone fece allontanare perfino Puzzilla,  la ridente bimba fantasma.

Penso che ogni sera, nel buio del dormiveglia, aspetterò sempre il suo ritorno, fiducioso e sereno, come in quelle notti lontane, quando le speranze erano tanti pacchi colorati di regali da scoprire.

Segue

Casi clinici


Giorni fa ho acquistato un curioso libro dell’ Adelphi, ” L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello “, autore un certo Oliver Sacks, a me sconosciuto.

La copertina era graziosa e il titolo intrigante.

La lettura delle prime pagine mi ha fatto capire che non era un libro umoristico, si trattava invece di un famoso testo di neuroscienze degli anni ottanta che descriveva alcuni  casi clinici seguiti dall’autore, un medico specialista.

Sinora ho provato una profonda compassione ed empatia per i due personaggi descritti, mista all’usuale  distacco che si presenta quando si prende in mano questo tipo di libri.

Avventure paurose, disgrazie, calamità, drammi umani che ci coinvolgono, ma sono anche visti con distacco, in quanto riguardano gli altri.

Diciamo la verità, questi i libri si leggono sdraiati su una poltrona, alla sera, al calduccio, con una copertina sulle ginocchia, con un buon bicchiere di vino.

Se non sono troppo truci poi si va a letto senza particolari preoccupazioni.

Però stamattina mia moglie mi ha chiesto di accompagnarla al supermercato.

Girando tra i vari corridoi delle scaffalature per due volte ho avvicinato  delle signore che avevo scambiato per mia moglie.

In seguito mentre ero chinato nel vano frigo per scegliere lo yogurt preferito ho intravisto alle spalle una signora che mormorava ” Dove sarà il bagno?”.

Al che mentre ero chinato nello scaffale inferiore del frigo ho detto ad alta voce ” Vai pure al gabinetto cara !”

Purtroppo ho realizzato che non si trattava di mia moglie e forse potevo aver capito male la frase mormorata dietro di me.

Gli esempi citati nel libro mi sono esplosi davanti, sto scoprendo di essere diventato anch’io un possibile caso clinico.

Conversazioni in famiglia


Un vero piacere è continuare a trovarsi con un vecchio amico e passeggiare insieme per i viali alberati della periferia.

” Continuo a perdere gli oggetti – si lamenta nonno Talpone – da giorni cercavo nelle librerie di casa una bella edizione del Don Chisciotte che avevo acquistato da poco, illustrata da Coso … come si chiama quell’ incisore romano, quello bravo, Coso …  non mi viene in  mente, no non quello delle rovine romane, Coso … no non quell’altro, questo era dell’ottocento, amico di Belli …

Beh, non lo trovavo, ma cercando ieri quel libro ” K”  quello su Kafka, di quello scrittore che è anche editore, Coso … non mi ricordo il nome, ma è famoso, comunque non ti ritrovo il ” Don Chisciotte ” ?

L’ho sgridato e gliene ho dette di tutti i colori, ma loro niente, i libri spariscono sempre quando li cerchi.

E poi sapessi quanto fastidi, pensa che mia moglie parla più con il gatto che con me, capisci a che punto siamo arrivati ?”

” Non ti preoccupare – mi consola il vecchio amico psichiatra – mia moglie parla abitualmente con la lavatrice e con il frigorifero. “

Geni ereditari


Ieri ho letto a mio nipote il blog sui consigli per fare un tema, poi gli ho chiesto cosa ne pensava.

” Ok, grazie ”

Il ragazzo è ormai entrato nella fase difficile della pubertà, non solo non dà più i bacini a tutta la famiglia, ma ha ereditato dal padre, il Promettente Avvocato, una estrema concisione nel linguaggio.

Ho però voluto capire meglio le sue difficoltà nello scrivere un tema e quali fossero gli errori segnalati dall’insegnante.

” Oh niente, la prof ha detto che il tema valeva 9, ma ha messo 6 perché non c’era la punteggiatura.”

” Ma suvvia sei stato geniale, hai svolto un tema d’avanguardia, con precedenti nobilissimi e famosi, quelli di Marcel Proust, James Joyce, Giuseppe Berto…”

” Nonno ! Non so chi sono quelli, ero solo distratto e mi sono dimenticato la punteggiatura.”

Ecco dimostrato che esistono i geni ereditari.

Da nonno a nipote, come scrivere meglio


Oggi avremo come ospiti per il pomeriggio e la sera i nostri nipotini, evento purtroppo raro.

Il loro padre mi ha chiesto di dare dei consigli di scrittura allo Scoiattolino,ormai tredicenne alto ben piantato e fascinoso, che ha preso  un sei nel tema in classe; che guaio per i genitori ansiosi.

Mi sento in difficoltà, i miei ricordi di insegnante sono molto lontani, come quelli di redattore presso agenzie, in qualità di ” negro ” o ghostwriter.

I miei blog sono sfoghi personali, divertimento occasionale e terapia individuale contro la depressione.

Comunque questi sono i miei consigli, se qualche lettore ha ulteriori suggerimenti ne sarei veramente grato.

Come scrivere correttamente.

1 Fare attenzione alla differenza tra lingua parlata quotidiana e quella scritta

2 Leggere molti libri per capire come ci si può esprimere

3 Pensare con calma per avere delle idee sull’argomento, costruendo una traccia e prenderne degli appunti veloci.

4 Su un ampio foglio scrivere a larghi margini, scrivere e cancellare, scrivere ancora per evitare il blocco dello scrittore.

5 Lasciare libera la fantasia e l’intelligenza che si ha, magari ci si può scostare dalla traccia iniziale per seguire nuovi sentieri; basta che il testo sia attinente al tema ed abbia un senso logico.

6 Rileggere e correggere, evitando frasi fatte, verbi e parole ripetitive, usare i termini appropriati, arricchire di particolari per spiegare meglio l’azione o la vicenda, controllare gli errori grammaticali, i tempi, i refusi, l’esattezza delle parole con un dizionario.

7 Rileggere una seconda volta con calma.

8 Ricopiare il testo in bella copia, magari trovando altre correzioni necessarie.

9 Avendo tempo, rileggere lo scritto  il giorno dopo, potrebbe migliorare, come certe pietanze che richiedono di  “sedimentare”   per arricchirsi di sapori. 

Sognare dei sogni


Questa mattina mi sono svegliato imbambolato e confuso.

Ma la mia prostata mi ha forzato ad alzarmi con urgenza, dovevo correre ciabattando  verso il bagno.

Mentre ero seduto non ero sicuro di essere nella realtà.

Avevo appena interrotto un sogno molto realistico in cui stavo sognando e mi rendevo conto perfettamente  di vivere in due sogni diversi.

Quindi mi sono pizzicato il braccio sinistro , ma mi sono subito ricordato che anche nel mio sogno avevo fatto inutilmente lo stesso gesto.

Sono tornato in fretta nella mia cuccetta, tirandomi addosso il piumino.

Ho provato sensazioni contrastanti, paura di perdere o di continuare invece il mio sogno così realistico.

Veramente una situazione fluida e incerta, tra vita concreta e immagini sognate.

Ma ci sarà poi una vera differenza?

Prendo questi appunti su un foglietto di carta, che poi trascriverò sullo smartphone.

Tutto dovrebbe essere concreto e veritiero.

Ma io dubito ancora.

Quando in futuro morirò vorrà dire che mi sveglierò per sempre o invece cadrò in un lungo sogno immortale da cui non ci si potrà più svegliare ?

Per un laico questo  è  sempre stato un dilemma.

C’è solo un rimedio talponesco :

Dormirci sopra e sognare ancora.