IL BLOCCO


Ma insomma !
Sono sempre in blocco.
Anno sventurato questo, non solo per i ripetuti fastidiosi acciacchi personali,ma anche per disastri e decessi tra amici e parenti.
Non vediamo l’ora che finisca l’anno 2016.
Sono di natura pessimista, ma spero nel prossimo anno.
Se ci arrivo.

PS
In confidenza ho saputo da fonte sicura che nonno Talpone ha pagato il rinnovo annuale del sito, quindi per non sprecare i soldi lui ritornerà, statene certi, conosco il pollo come si suol dire, anche se sempre talpone resta.

HALLOWEEN E SPIRITI DEI MORTI


E’ impazzata nelle case e in alcune strade la moda consumistica di Halloween, la festa americana dei bambini che coinvolge anche gli adulti.
Quasi un carnevale mascherato con spaccio di milioni di oggettini, made in China, che mette in disparte la vicina festa dei defunti, complice un ponte festivo che invoglia alla vacanza e al divertimento.
Nei cimiteri solo persone anziane, con vasi di fiori e mazzi di crisantemi, o famiglie colpite da lutti recenti.
Nel freddo e nella nebbia si muovono tra le tombe e gli ossari per rivivere i loro ricordi, le immagini di persone ormai scomparse, magari dimenticate dai più, ma per loro, tenaci custodi di vite ancora vivaci e colorate, dolci e amarissimi rimpianti.
Nonno Talpone invece ricorda in questi giorni quando si portavano a casa i dolci, il pane dei morti nella tradizione, che venivano gustati commossi con le prime castagne arrosto o bollite, accompagnate da un bicchiere di vino giovane.
Si ascoltavano, insieme alle brevi preghiere votive, le storie antiche di famiglia recitate dalle nonne.
Niente false paure, niente inutili orpelli e sciocchezze da zucche vuote.
Raccolti nella cucina, nel crepuscolo invernale, allora commossi rivivevamo in quelle parole narrate e ripetute pazientemente, anche se ormai conosciute, gli spiriti di coloro che ci avevano preceduto, che ci hanno o avrebbero amato, perché in questo modo la vita può sconfiggere la morte e l’oblio.

DINOSAURI E AUSTROLOPITECHI


Che sollievo per noi nonni incontrare i nipotini, sia pure in una breve pausa pranzo.
E’ una gioia lo stare insieme, una mano sulla spalla e camminare ascoltando i loro sfoghi giovanili, i loro giudizi.
Con i nonni si può parlare di tutto liberamente, degli amici, delle esperienze di scuola, delle prime impressioni sulla vita.
“ Nonno, io non vorrei crescere, lo sai?
Mi piace restare bambino.
Però sarebbe bello diventare grande per poter bere la birra e il vino, non ti pare?”
“ Mio caro Scoiattolino, è la vita, si cresce, si diventa adulti, però dentro di te puoi mantenerti bambino.
Io mi sento così, anche se sono anziano.”
“ Vecchio come i dinosauri ?”
“ Non esageriamo, però guarda tuo papà, sono sicuro che anche in lui in fondo c’è un bambino, anche se sono passati tanti anni.”
“ Come un australopiteco !”

La scuola è una gran cosa: aiuta i bambini a definire l’età della nostra vita.”

LA FAVOLA DEL GATTO AGNELLINO


C’era una volta un vecchio signore dai pochi capelli bianchi, che per la miopia e la cataratta ci vedeva poco assai, tanto che tutti lo chiamavano nonno Talpone.
Lui aveva anche un gatto bianco e nero a larghe chiazze, con una lunga coda nera che finiva in un candido fiocco di peli, tanto affettuoso da essere soprannominato Coccolone.
Loro due stavano sempre insieme e si facevano buona compagnia, teneri e complici come due ragazzini.
Il gatto, anche se poco più che cucciolo, era abbastanza impacciato nei movimenti, forse per stare al passo del suo vecchio padrone, che era goffo, sbadato e talpone.
Ma Coccolone aveva una passione segreta : gli uccellini che svolazzavano nell’aria sopra di lui.
Naturalmente non era abbastanza agile per arrampicarsi sugli alberi per cacciare nei loro nidi o veloce per catturarli a terra.
Si limitava quindi a guardarli golosamente da lontano, emettendo dei rauchi e sussurranti “ Mehè …mehè !”
Quando nonno Talpone lo scorgeva così accucciato a terra, con il bianco fiocco della coda che scodinzolava freneticamente, si metteva a ridere e gli diceva paternamente: “ Sembri proprio una pecorella ! Però guarda che devi fare Beeh, beeh. Ripeti con me : beeh, beeh !”
Il gatto girava il capo all’insù incuriosito e il vecchietto gli ripeteva cantilenando : ”Beeh, beeh !”
Queste scenette continuarono per molto tempo ed era buffo vedere il gatto Coccolone e il suo padrone che belavano insieme sonoramente.
Sembra che il giovane scolaro alla fine avesse imparato così bene dal suo maestro da belare proprio una pecorella.
Nonno Talpone a questo punto pensò che travestito come un piccolo agnello in un prato il suo gatto avrebbe potuto ingannare gli uccellini che gli si sarebbero avvicinati fiduciosi.
Però c’era un problema, come fare per le macchie nere del suo pelo?
Pensa e ripensa, alla fine un giorno entrò in camera da letto e di nascosto scucì un cuscino di lana e ne prese una manciata poi, con il gatto al seguito, andò in cucina dove la moglie aveva steso sul tagliere la pasta fresca delle tagliatelle, ricoperte di bianca farina.
Ne prese un’altra manciata e le cosparse insieme ai fiocchi di lana sul pelo dell’amato Coccolone.
“ Ora usciamo sul prato fuori casa e fingi di essere un agnellino, vedrai quanti uccellini riuscirai a catturare !”
Il gatto, fiducioso, cautamente si accucciò nel verde, miagolando il suo belato come meglio poteva.
Mentre il nonno si nascondeva dietro un cespuglio. un corvo, appollaiato su un ramo vicino, lo vide dall’alto e si tuffò sul prato.
Non per fare compagnia al preteso agnellino, ma per beccare golosamente le fresche tagliatelle che lo ricoprivano.
Il gatto, beccato ferocemente sul corpo, emise un grido furibondo e schizzò via, inseguito dal corvo affamato, a sua volta rincorso da un affannato nonno Talpone.
Presto a questa staffetta schiamazzante si unì la moglie che, visto il disastro nella sua cucina, li cacciava urlando con una scopa in mano, dando piattonate da tutte le parti come un mulino a vento.
In seguito il gatto Coccolone non cercò più di belare come un agnellino.
Nonno Talpone rimase a bocca asciutta di tagliatelle per tre mesi.
Il corvo non ebbe più fiducia nella pasta fresca che giacesse su un gatto invece che su di un piatto.
E la moglie ?
La moglie si arrabbiò, sospirò, poi si mangiò soddisfatta due bei piatti di tagliatelle al ragù ricoperte da una nuvola di parmigiano.

ISPIRAZIONI GIAPPONESI


DA UNA FOTOGRAFIA DELLA PICCOLA SACHIKO

La tazza di tè profumato
Riflette il verde del giardino segreto
L’aroma si espande da lontani ricordi.

AUTUNNO IN CITTA’

Poche foglie ingiallite sui rami
E’ la sera di un tardo autunno
Rifulgono ancora i volti amati.

ALLA DONNA AMATA

Mio bianco ciclamino
Graziosa orchidea di campo
Puoi essere un cardo spinoso
L’amore maturo può pungere.

IL GATTO MEHE’


Si era sdraiato sul letto completamente vestito, infreddolito e avvolto in un paio di coperte scozzesi.
Al suo fianco era accovacciato il suo gatto per fargli compagnia nella stanza solitaria dove stava leggendo alcuni libri, intervallati da pause sonnolente.
Ora fuori dai vetri scorgeva una pioggia sottile che sembrava voler sottolineare il grigiore del cielo.
Ad un tratto un rapido battito d’ali di un piccione ha creato un’ombra sulla finestra , mentre si portava sul cornicione di fronte.
Anche il gatto lo aveva scorto, ed era balzato in piedi sopra di lui, fissando ansioso, l’intruso e mugolando un sommesso ma implorante “ Mehè, mehè “
Come il vecchio signore dolorante anche lui vorrebbe uscire dal chiuso della stanza e innalzarsi in volo nella pioggerellina liberatoria.