ZATOPEK


Mentre camminava sul far della sera lungo la strada panoramica che dall’alto domina la Val Nerina, Talpone si vede sbucare da una stradina laterale un azzimato signore, magro, elegantissimo in un completo polo/pantaloncini/scarpette di un bianco candido che agilmente trotterella via di corsa davanti a lui.
“ Che roba -commenta sprezzante rivolto alla moglie- ma guarda quello lì, vestito come un figurino ! “
Talpone è da sempre contrario alle mode, agli snob, alle smancerie up-to-date, però quando il giorno dopo vede nel grande supermercato di Terni, quello che dice nessuno ti può dare di più, uno scaffale di scarpe sportive bianche in offerta a metà prezzo, ha un sussulto e un cedimento.
Il prezzo è ottimo, per una trentina di euro ti svendono delle luccicanti scarpette bianche dal nome esotico “ puma “.
Sono rimaste solo una decina di scatole, fortunatamente solo gli esemplari dal numero 45 al 47, quindi adatte per lui.
Veramente avrebbe preferito una marca dal nome “ levriero “ o “ leopardo “, ma si accontenta, in fondo anche il puma va veloce, non è vero ?
L’indomani di primo mattino le prova e le trova ben calzanti, morbidissime, scattanti.
Si lancia nella discesina verso il cancello, gli sembra di avere le ali ai piedi, insomma riesce a correre per un centinaio di metri prima di passare ad un passo veloce, alternato a corsettine.
Quando arriva da Nando è un successone, Talpone mostra le scarpette nuove a tutti i presenti, la Sofia, dopo aver sussurrato il solito “ Talpone , ahh, che bel nome ! “, gli chiede addirittura se può darle delle ripetizioni di inglese, privatamente.
Meglio uscire di corsa dal negozio con i giornali sottobraccio e, girato l’angolo, ridurre la velocità  ad un passo moderato.
Solo uno scatto atletico davanti a quell’antipatico bidone arancione del segnalatore di velocità, ma per dispetto.
La risalita è  più faticosa, ma dopo qualche curva vede davanti a sé, in un breve rettifilo, un ragazzotto con la canotta rossa che trotterella pian pianino nella sua stessa direzione.
Quando sente il mio passo ritmato di marcia, che gli si avvicina inesorabile e progressivo, lui ha un piccolo scatto e si porta più avanti.
Niente da fare, alla seconda curva la marcia di Talpone si fa più serrata  e travolgente, lo raggiunge, lo affianca con leggerezza e alfine lo supera con un sonoro “ Buongiorno !”
Con una progressione da velocista Talpone prosegue stringendo i denti, fino alla curva seguente, per poter alla fine rallentare il passo, asciugarsi la fronte e riprendere un poco il fiato.
“ Ma chi sono io, Zatopek la locomotiva umana ?”- Si autocompiace il prode Talpone, memore di un nome famoso nella sua gioventù.
Quando arriva a casa racconta il prodigio alla moglie e la scongiura di immortalarlo in una fotografia.
Lei gentilmente lo accontenta e poi avvicinandosi gli chiede se è stato fuori con quella maglietta grigia.
“ Certamente, è una delle poche di nostro figlio Martello che sia abbastanza larga da poterla indossare, molto casual, perché ?”
Sembra che vi campeggi una scritta “ Ho sempre con me dei preservativi. Ogni tanto li spolvero “
“ Beh tanto è scritto in inglese !” Commenta fiducioso Talpone.
“ No caro, la scritta è in italiano e accanto è disegnata una grossa formica dai grandi baffi bianchi, con due zampe che stringono dei piumini rossi e altre due zampe appoggiate sui fianchi ancheggianti “.

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IL NOME DEI FIGLI 2


LA MOGLIE ?
Già, c’era anche la madre del piccolo Martello Dionisio, ma nel trambusto del momento fu dimenticato di avvertirla, in fondo si trattava di un secondo nome.
Giorni dopo, guardando per caso una copia del certificato di nascita, mamma Istrice si accorse dell’aggiunta, credo che fece qualche tardiva rimostranza, del tutto senza ragione, ne converrete.
Talpone in qualche modo fu perdonato, lui addirittura promise umilmente che i nomi del terzo, del quarto e del quinto figlio sarebbero stati di esclusiva scelta della sua Istriciotta.
Lei affermò decisa che se lui voleva fare altri figli se li poteva fare e partorire da solo, personalmente lei sarebbe andata a brindare con le sue amiche.
Così la questione fu chiusa definitivamente in casa Istrice Talponi.
Con il passare degli anni papà Talpone accompagnava sovente il giovane Martello Dionisio a visitare i musei di statuaria greca, mostrandogli quali fossero le fattezze del dio di cui si onorava di portare il nome.
Ragionando con il senno di poi Talpone ritiene di aver forse esagerato nel decantare continuamente le sinuose bellezze di quei corpi ignudi e provocanti dei bellissimi efebi divini.
Infatti Martello Dionisio andò in seguito a ricercare nel mondo gli esemplari di quel tipo di bellezza, riuscendo incredibilmente alla fine a conoscere e ad impalmare una rara copia vivente del suo dio greco, anche se di origine irlandese.
Ma non si può avere tutto nella vita.

IL NOME DEI FIGLI 1


Il nome di Martello Dionisio
Venendo al caso presente, si grazie, ieri sera ho digerito tutto perfettamente, il caso del mio secondo figlio, il Martello di dio in questione, premetto che lui si dimostrò molto determinato già dal periodo prenatale.
Anche lui come tutti i ragazzi di questo mondo non voleva andar via da casa, Martello quindi precocemente, anche se la pancia materna si ingrossava sempre più, sembrava non avere alcuna fretta di uscire fuori per godere le fatiche del mondo esterno, riposando tranquillo nel grembo  di mamma Istrice.
Fu necessario richiedere un intervento cesareo, che non lo scosse più di tanto.
Infatti quando papà Talpone, accompagnato dal suo amico valente psichiatra, andò all’astanteria della Maternità per cercare il proprio pargolo al di là del vetro di protezione, lo scoprì, unico nella massa di neonati paonazzi urlanti, contorti e furibondi di essere stati buttati in questo sporco mondo, lo notò dicevo, perché giaceva nella sua culla beato, grasso e sorridente per non si sa quale ragione.
Incredibile, come faceva a dormire placidamente con un sorriso etilico sulle labbra, in quella bufera di strilli, che si sentiva persino oltre il vetro ?
Il fatto era veramente originale.
Si tenne un breve consulto medico, Talpone e il suo emerito amico medico conclusero che il suddetto giovane Martello si doveva essere procurato in qualche modo una corroborante bevanda alcolica.
Dunque, il nome del piccolo budda questa volta era di pertinenza di mamma Istrice, che con una certa originalità aveva deciso di utilizzare quello di suo cugino, nonché quello di mia sorella e di mio nipote.
I due amici decisero però che lo straordinario evento della beatitudine del piccolo budda andava tramandato ai posteri.
Si recarono pertanto dalla funzionaria dello Stato Civile per far inserire, quale secondo nome del piccolo, quello magico, divino ( in nomen di-vino ) e onorifico di Bacco.
Quella zitella acida si rifiutò inspiegabilmente di accettare la nostra ragionevole richiesta.
Fu inutile discutere con quella donna testarda.
Talpone ebbe allora uno dei suoi occasionali lampi di genio, il piccolo si poteva chiamare “ Dionysos “ in ricordo di un ipotetico nonno di origine greca ?
L’arpia precisò che lei poteva scrivere “ Dionigi “
Dionigi ? mai e poi mai, che schifezza.
La discussione proseguì animata e si concluse per sfinimento con un ragionevole compromesso “ Dionisio “
 Che nome stupendo ! Come direbbe la Sofia del locale villaggio.
Il dio della luce, della procreazione, il divino fanciullo dell’ebrezza e della felicità.
Per festeggiare l’avvenimento i due amiconi si recarono subito alla Crota Piemunteisa di piazza Beccaria, stappando due bottiglie di Dolcetto d’Alba e sorbire qualche grappino per sistemare lo stomaco.

IL NOME DEI FIGLI


Un vecchio amico, conosciuto sin dalla nascita direi, mi ha chiesto di raccontare la vera storia di come fu scelto il nome del secondo e, purtroppo, ultimo mio figlio.
Poiché sembra che girino sulla rete delle dicerie e illazioni non rispondenti alla verità dei fatti avvenuti, nonno Talpone è ben lieto di fornire ai futuri storici e biografi di quel famoso personaggio del cinema, cioè mio figlio Martello di dio, la propria verace testimonianza.
Il primo figlio era nato tre anni prima, con qualche problema, poiché non voleva uscire dal grembo materno, divertendosi a fare piroette e a giocare a pallone in ambiente protetto, come continuerà a fare più tardi nelle partite a calcetto sotto i tendoni.
La scelta del suo nome toccava a papà Talpone, che ritenne doveroso utilizzare quello del suo stesso genitore.
D’altra parte lui portava quello del proprio nonno, defunto prima della sua nascita, come usava una volta.
L’ingenuo Talpone pensava invece di perpetuare un’alternanza di nomi, tipica della tradizione nobiliare, forse incongrua dato che il padre e il nonno erano stati operai.
Una susseguente scoperta tardiva che il bisnonno di Talpone si fosse chiamato Tommaso e che avesse esercitato la nobile professione di pollivendolo ambulante, l’aveva leggermente scosso, ma decise poi di procedere con determinazione nel suo intento araldico.
A dire il vero il padre di Talpone si domandò preoccupato se non fosse di cattivo augurio l’assegnare al nascituro il nome di un nonno ancora vivente, ma io affermai che quelle erano solo superstizioni ridicole, purtroppo mio padre morì un paio di mesi prima della nascita del nipote, dimostrando per l’ultima volta che lui aveva sempre ragione e che Talpone era proprio un talpone.
Ma io avevo deciso che si potevano aggiungere altri nomi appropriati per nobilitare il piccolo primogenito.
Usai infatti quelli altisonanti di Filippo Maria, un chiaro richiamo visconteo, in modo da cancellare definitivamente quello del povero aio pollivendolo.
Purtroppo mio figlio, il brillante avvocato, mi ha ultimamente confessato che per tale ragione da piccolo alla scuola elementare lo deridevano alquanto, chiamandolo “ La Maria “.
Battute del volgo ignorante, non dovrebbero nemmeno scalfire un animo nobile, secondo il parere di nonno Talpone.
A questo punto mi accorgo che forse non ho ancora parlato del povero Martello Dionisio, ma l’ora è tarda e prometto di proseguire domani sera, i ravioli ai carciofi e il dentice al forno con capperi e pomodorini non possono aspettare.

NONNI IN MISSIONE DI PACIFICAZIONE


L’Italia è in pace da 65 anni circa, poco meno dell’età di nonno Talpone, eppure ogni anno si sente parlare di guerre e di conflitti, ma noi siamo in pace.
Al massimo mandiamo i nostri ragazzi in missione di pace o di pacificazione e li salutiamo e onoriamo quando qualcuno, troppi purtroppo, ritorna chiuso in una bara da benedire e da seppellire in un cimitero.
Dobbiamo risparmiare sulle spese dello stato, tagliamo stipendi e posti di lavoro, ma la nostra pacificazione di guerra non si può tagliare, come se fosse una questione di onore nazionale.
La Chiesa tace prudentemente, esprime solo preoccupati voti di pace, forse ha ancora qualche fiduciario nei consigli di amministrazione delle fabbriche di armi.
Da molti mesi nonno Talpone ci ragiona sopra, non ne ha scritto ancora perché o era appena morto un nostro ragazzo o sembrava di cattivo augurio il parlarne.
Ma la soluzione lui ce l’ha da tempo e ragionevole : mandiamo in missione i nostri nonni pensionati e lasciamo a casa a lavorare e a curare figli e famiglia i nostri giovani.
Talpone si offre volontario per primo naturalmente.
Almeno cinque sono le buone ragioni :
– Se muore un uomo di 65 anni fa meno danno alla società del decesso di uno di 20-30 anni, noi la nostra vita l’abbiamo vissuta, loro no
– La pensione è sempre più misera, come camperemo tra 10-15 anni ? Facciamola finita subito in bellezza
– Perché parlare poi di morte ? I nonni hanno più esperienza e saggezza per parlare con i decani di quei posti lontani.        Dal novero degli anziani dobbiamo escludere dalla missione gli uomini politici, quelli non so se ci si può fidare a metterli fuori degli asili per regolare il traffico.
– Dato che saremo in missione di pacificazione riterrei inutile andare sul posto con le armi ( anche se Talpone sa sparare bene e senza problemi ).      Direi di portarsi dietro una copia del Corano, anche in lingua originale, una scacchiera, del buon caffè di torrefazione italiana, soprattutto tanta pazienza e comprensione.
– Per iniziare si potrebbe prestar servizio presso gli ospedali di Emergency, con umiltà e discrezione.
Ritengo che oltre ad un enorme risparmio di denaro pubblico, daremmo un’immagine migliore della nostra Italia, come novelli francescani laici, senza altro messaggio che la comprensione da uomo a uomo.
Personalmente ho sempre parlato con musulmani, anche quelli radicali, con curiosità e rispetto della loro religione e non ho trovato ostilità.
“ L’unico vero problema è che non potrei godere dei benefici del generoso succo della vite “ questo è il lamento di nonno Talpone, la sua unica preoccupazione di avventuroso missionario da comoda poltrona.

VINCIAMO 3 A 1 !


La vita in campagna non è così noiosa e rilassante come si legge sui libri, almeno quelli di nonno Talpone, che è rimasto alle descrizioni anteguerra della campagna inglese, in cui il piccolo Squire passa negligentemente dalla sala da tè alla biblioteca, per poi uscire a passeggio nelle vallate e nei boschi con i suoi setter.
No, qui al paese o corri o devi fare mille lavoretti, seguire la moglie a fare la spesa o visitare i numerosi parenti, che naturalmente ti tengono anche a pranzo e a cena.
Come può nonno Talpone avere quella pace, quell’ozio creativo, da lui sempre invocato, quella pace della mente che ti permette di osservare, meditare, ipotizzare, magari anche in un lieve assopirsi momentaneo, tanto per raccogliere meglio le idee ?
Per non perdere i giornali che legge quotidianamente Talpone oggi telefona all’amico Nando di mettere da parte “ Il fatto quotidiano “ e “La Repubblica “, oltre ad una buona porzione di morbida focaccia salata, passerà più tardi a ritirarli in auto.
Ora è impegnato in ancora ignote attività che la dolce metà gli spiegherà con la dovuta autorità e precisione.
 Alla fine, a mezzogiorno, finalmente può avviare la vecchia fedele Uno verso il paese munito di apposito foglietto di acquisti da completare.
Appena entrato nel locale vede sul bancone il suo quotidiano con la focaccia già incartata e pronta al consumo.
Soddisfatto, fa per addentarla, incredibile la gentilezza e la prontezza di servizio dell’umbria gente, da far impallidire i “ Lumbard ”, quando Nando lo avverte che il giovane dietro di lui è il legittimo proprietario dei pacchetti.
Talpone si scusa subito, ma come, si è addirittura in due nel paese a leggere “ Il fatto quotidiano “ ?
“ No siete in tre ! “ Gli precisa l’amico.
Cosa ?
Tre lettori de “ Il fatto “ a fronte alla solitaria copia de “ Il giornale “ del Pirlone ?
Magnifico, in paese abbiamo la maggioranza relativa, Bibi e Semper Ciucc ( sempre sbronzo, per i non lombardi)  tremate, avete finito di fare da padroni ladroni ! 

PROFUMO DI TARTUFO


Dopo il riposino pomeridiano per ripararsi dall’afa estiva, nonno Talpone e la sua istriciotta si recano a Sangemini con l’auto per raccogliere l’acqua minerale che sgorga fresca e saporita dalla fonte omonima.
Riempiti i canestri di bottiglie come altri alacri abitanti del luogo, passano poi a trovare i parenti che hanno un casolare con un ben curato orto nelle vicinanze.
Grande festa di accoglienza, ci sono fratelli, nipoti, nipotini, allegri e giocosi nell’aia.
Però cominciano a fiorire le battute :
 “ Nonno Talpone perché parli male degli umbri ? “
“ Ce l’hai su con i cacciatori, si vede che il cinghiale in umido e i tordi allo spiedo non li mangerai più “
“ Chi ti darà ora i pomodori innaffiati con l’acqua minerale ?”
Talpone cerca di giustificarsi e di minimizzare, atterrito dalla prospettiva di vedersi decurtato di tante prelibatezze culinarie e degli inviti a cena di alcune delle migliori cuoche del ternano.
Ma è solo uno scherzo bonario, vogliono solo stuzzicarlo e divertirsi con qualche battuta, presto lo rassicurano sua cognata e la rossa  nipote spoletina .
Si passa presto a raccontarsi le varie novità, le vacanze passate, le prodezze dei bambini, poi tutti a tavola per un’improvvisata cenetta . pizze e birra, ma anche carne alla griglia, fettone di melone e prosciutto ( un coscio intero, vinto dal cognato nel torneo locale di briscola ), cetrioli e delicatissimi pomodori dell’orto.
Dopo un fantastico tramonto ramato tra le basse colline, a sera inoltrata si raccontano storie di fantasmi che deliziano i bambini, Talpone raccoglie numerosi bis, ma viene l’ora di tornare a casa.
Nell’auto del nonno milanese hanno caricato una grossa cassa di rotondi, saporitissimi pomodori, i capolavori del cognato Ercole, il nipote Maciste gli ha inoltre generosamente lasciato un bel sacchetto di tartufi appena raccolti nei boschi vicini.
Inebriato dal profumo  di quest’ultimo pregevole regalo che invade l’abitacolo anche con i finestrini aperti, nonno talpone non si contiene più e poeticamente declama “Quanto so’ boni e generosi ‘sti umbri, io me li sposerebbe tutti quanti ! “
La sua dolce compagna di vita osserva bonaria “ Caro, guarda che un’umbra l’hai già sposata quarant’anni fa “
E’ proprio vero.
Ma capitelo, è il conturbante profumo di tartufi che lo fa delirare.