SCINTILLE NATALIZIE


Buone notizie : nonostante la crisi dei posti di lavoro, nessuna aspirante dattilografa ( figuriamoci poi con miti pretese di pagamento ) si è presentata da nonno Talpone.
Ragion per cui il sottoscritto operatore ( scioperato ? perché mai ?) manterrà il suo posto al foglio scritto con penna stilografica e alla tastiera del computer.
A spiegazione della mia pretesa neghittosità devo peraltro precisare che sono stato in Umbria al mio campicello a raccogliere le poche olive del campo ( ma il giovane olivo Antonio ne portava parecchie ) , nonché a compiere le varie manutenzioni, a subire stoicamente un incredibile numero di inviti a pranzi e cene di pantagruelica quantità, a spaccare infine rami e ceppi per un camino quanto mai famelico.
Ma non ci si ferma mai, tra pochi giorni partiremo ospiti dalla coppia Martello di dio e Tasso irlandese per un periodo probabilmente fin troppo lungo.
Sarà senz’altro un piacere garantito se la coabitazione non scatenerà scintille.
Per ora mi auguro siano pacifici fuochi natalizi, ma conoscendo i caratteri spigolosi di nonno Talpone e del suo dolce Martellino non mancheranno sorprese.
Ma in ogni famiglia, come in ogni coppia, ci vuole anche movimento, altrimenti sai che noia !

PS
Sono riuscito a censurare nonno Talpone quando aveva precedentemente scritto :
“Dattilografa volonterosa, miti pretese, bella presenza, illibata cercasi “
Sai l’Istrice allora come si sarebbe scatenata !

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ATTESA SOTTO LA PIOGGIA


Continua a piovere da giorni, con improvvisi scrosci, che si verificano spesso quando stai lavorando lontano da casa e verso la quale ti rifugi correndo e portando in pericoloso equilibrio il trapano e alcuni attrezzi.
Di notte diluvia e ti svegli per il gorgoglio galoppante dell’acqua nelle grondaie e nei calatoi.
Accendi le luci esterne, apri la finestra e scorgi sotto la tettoia d’ingresso l’ammucchiata dei gatti stretti tra loro sullo zerbino.
Gli avevo costruito tre casette, riparate nelle legnaie e sotto il largo tavolo da giardino accostato alla parete, ma loro sembrano preferire lo zerbino fuori dalla porta.
La soluzione logica sarebbe di farli entrare, purtroppo loro si ritengono liberi e selvatici, per cui aspettano il cibo almeno tre volte al giorno, ma non accettano di farsi toccare né vogliono entrare in una stanza che abbia porte e presenza umana.
Forse dovrei lasciare tutto aperto e stare fuori io, magari in tenda, chissà, forse accetterebbero l’ingresso in casa, con condiscendenza regale.
Veramente dovrei essere di ritorno a Milano, comodamente seduto in Freccia Rossa, con il prezzo scontato del 50% nell’orario 11 -14, a portata di mano il fedele zainetto ripieno di telefonini, il mini-portatile, l’e-book rosso ciliegia e un paio di libri cartacei.
Ma la dolce Istrice, visto che mi trovo al sud, ha richiesto con l’usuale tono gentile che non ammette repliche, un trasporto di provviste per il pranzo di Natale, per il quale arriveranno il Martello di dio con il Tasso Irlandese, il Promettente Avvocato con la timida Tuttopiede e i due frugoletti.
Pertanto devo recuperare la vecchia Ghertrud, affettuoso nome per la nostra Golf famigliare che ora vivacchia in campagna, stiparvi dentro taniche di olio faticosamente recuperate del passato raccolto, forme di pane cotto a legna di Monte Bibbico, un prosciutto stagionato, chili di salsicce fresche, filetti di carne di vitella montana, alcune grandi zucche del cognato Eterno Sindacalista e almeno due grossi polli ruspanti.
Questi ultimi, secondo l’opinione della proprietaria, sembra non abbiano ancora raggiunto la loro ultima ora.
Per cui loro ingrassano e io attendo, solo soletto nella casetta tra il bosco e gli ulivi, fuori gocciola in modo monotono e insistente, i gatti acciambellati sullo zerbino mi guardano con occhi imperscrutabili dalla porta a vetri.
Vorranno mangiare ancora degli spaghetti con carne o mi stanno chiedendo di uscire fuori nella tenda canadese ?

VENERDI’ 13


Ieri sera, verso l’ora di cena, mentre nonno Talpone era steso nella sua poltrona davanti al camino acceso, indossando due felpe e una coperta di lana, percorso da un tremito interno irrefrenabile e battendo i denti, la moglie Istrice prussiana aveva osservato sorpresa “ Toh, oggi è venerdì 13 settembre !”

Sua sorella, la Paperoga, ceramista genialoide ma svagata, aveva aggiunto “ Ma come, non siamo in agosto ?”

Nonno Talpone era troppo coinvolto dai suoi spasimi di gelo interno, come se stesse appollaiato in mutande sopra una banchina di ghiaccio al Polo Nord, per poter formulare una qualsiasi previsione di calendario, salvo la certezza che era per quella concomitanza di date e giorni infausti che si trovava in quello stato.

Il giorno prima era stato sorpreso da gemiti e miagolii atterriti delle sue gatte, precipitatosi fuori avevo scoperto che tre grossi cani erano scesi dal monte come una masnada di mongoli per creare scompiglio e terrore nel piazzale davanti casa.

Li aveva cacciati indietro, urlando grida e insulti, preso da una rabbia irrefrenabile, colto dal pensiero che forse erano stati loro gli assassini della sua gatta e dei micini.

Li aveva inseguiti fino al muro che delimita il terrapieno a monte, che i cani avevano scavalcato frettolosamente.

Quel muro aveva ancora i tubi di ferro a cui fissare la recinzione dell’uliveto del vicino, ormai da tempo defunto prima di poter completare l’opera.

Ieri mattina nonno Talpone aveva quindi acquistato 60 metri di rete e, con l’aiuto del suo amico rumeno Giorgiu, aveva iniziato a fissarla.

Al terzo palo, mentre era intento a tendere la maglia metallica, aveva sentito delle improvvise scosse elettriche, mentre alcune vespe lo circondavano pungendolo e altre ancora  uscivano dal nido interno al palo.

Era subito fuggito via, ritornando con un apposito spray per liquidarle e completare cautamente tutta la recinzione.

Dopo quattro ore era stato colto da un tremito continuo e una sensazione di freddo che gli faceva battere i denti.

Ecco il suo venerdì 13, ma era anche il settimo compleanno  del nipotino, lo squillante Scoiattolino, se ne stavano scordando.

A

Gli avevano subito telefonato e intonato in coro il canto di auguri, poi il nonno gli aveva chiesto:

“ Cosa hai avuto di regalo ?”

“ Il libro dei Guiness dei primati , lo desideravo tanto – aveva cinguettato lui felice.

“ E noi cosa possiamo portarti in regalo quando torniamo ?”

“ Non so, mm … mm…

“ Senti, magari pensavo ad un libro dei maghi, ti interessa ?”

“ No nonno, ce l’ho già, forse delle ricette sulle pozioni magiche, ti ricordi quando da voi in Umbria versavo nei bidoni pieni d’acqua i sassi, le foglie, i fiori e tutte le verdure che trovavo per fare la pozione magica, quella per diventare  grande?   Ecco, vorrei avere gli ingredienti precisi, ci pensi tu nonno ?”

“ Va bene, te lo prometto, consulterò i miei libri e scriverò un libro di ricette. “

Così, mentre si metteva subito a letto, con due coperte, il piumone invernale e la bolla dell’acqua calda, aveva qualcosa a cui aggrapparsi intensamente, battendo i denti e scosso da brividi inconsulti.

“ Forse l’Artemisia, l’ Achillea, la Celidonia, brr…  brr …

Anche la Valeriana, il Finocchio Pazzo, del Timo, brr … brr …

Poi le bacche di Ginepro, la Lingua di vipera, la Verbena, brr .. brr…”

EPIFANIE


Oggi abbiamo iniziato a staccare gli allegri addobbi natalizi dalla porta di ingresso, dagli specchi e dalle varie pareti di casa.

Abbiamo riposto negli scatoloni le palline colorate di vetro soffiato, i nastri argentati, le stelle e stelline di carta, ritagliate e colorate insieme ai nipotini.

Anche l’albero di Natale, rimasto spoglio e ormai simile ad un ombrello scarnificato da una sferza di vento invernale, sarà ripiegato ed ecologicamente riposto in solaio per il prossimo lontano Natale.

L’Epifania è veramente il suggello di chiusura di tutte le feste, non la sopportavo anche da bambino, chiudeva una illusione di paese dei balocchi, i miei dicevano “ L’Epifania ogni festa porta via”

Basta quindi con i regali e i dolciumi, allora veramente sobri e quasi avari, basta con quelle cene in cui apparivano a tavola gli affettati con i sottaceti, i ravioli galleggianti nel brodo fumante ( servono a mettere a posto lo stomaco!), l’arrotolato d’arrosto e il bollito, un grande panettone e i torroni.

Allora non si ingrassava granché.

Si tornava subito al risotto, la trippa, i polpettoni, l’aringa affumicata e le frittatine.

La domenica era festa, si mangiava il pollo con le patate arrosto.

Innumerevoli le polente con ogni tipo di condimento, la grossa michetta da finire ad ogni pasto ( non devi lasciare nemmeno una briciola, pensa ai bambini poveri! ).

Ah già, al primo dell’anno sempre uno zampone bollito emergeva dall’apposita pentola oblunga, avvolto in un sudario untuoso di stoffa cucito con perizia dalla mamma sarta, si serviva nei piatti a grosse fette con contorno di lenticchie, quelle grosse, marroni e indigeste.

Ma portavano fortuna, mi dicevano, ogni chicco era una moneta che si sarebbe senz’altro guadagnata, ogni anno io bambino ingenuo trangugiavo grosse mestolate di quei legumi, fiducioso che quell’anno saremmo diventati finalmente ricchi.

Invece, in quei avventurosi anni del primo dopoguerra, indossavo sempre gli abiti smessi e riadattati di mio padre e di mio fratello maggiore, i regali li ricevevo solo a Natale, sfortunatamente troppo vicino al mio compleanno, il gelato alla domenica era un sogno spesso inutilmente perseguito.

Le nostre vacanze estive, con la chiusura della scuola, iniziavano con il trenino delle Varesine e con il tram a scartamento ridotto che ci portavano al bilocale-cantina in affitto, con servizi all’esterno, nel mio paesino natio, lungo la strada che serpeggia verso il Campo dei Fiori.

Vicino al nostro casermone vi erano, a parte le alte recinzioni che chiudevano dei misteriosi vasti parchi signorili, alcune cascine e poco più in alto un piccolo cimitero tra i pini, luogo ameno e meta di coraggiose escursioni serali, con la piccola banda di amici, per mostrare prove di coraggio.

Il traguardo massimo, difficilmente raggiungibile, era quello di entrarvi dentro di notte, saltando il muretto per assistere impavidi al manifestarsi di un guizzante fuoco fatuo tra le tombe.

Personalmente devo confessare di non esservi mai riuscito.

Mio fratello maggiore d’età si vantava di averli visti più volte, io gli domandavo ansioso se erano veramente spettri o anime dei morti, come noi piccoli fantasticavamo.

Lui ci dava degli ignoranti, spiegando inutilmente che si trattava solo di gas di decomposizione che risaliva tra le pietre e s’infiammava.

Ma per noi già l’avvicinarsi al pesante cancello arrugginito del piccolo cimitero era un’impresa, di giorno ci intimoriva anche l’entrarvi  di soppiatto, sulla destra dell’entrata s’incontrava una cappella con sbiaditi affreschi del giudizio universale, quasi per dare un macabro benvenuto.

Ora, come ogni persona anziana, mentre ripongo gli ornamenti natalizi, ripenso a quei giorni lontani con stupita commozione.

I nipotini ieri sera erano ripartiti con i loro genitori, portandosi via il contenuto delle grandi calze della befana: libri, feroci guerrieri con durlindane e alabarde, flaconi di sapone all’arancia e ai frutti di bosco ( introvabili per ora quelli alla cioccolata ), rossi nanetti che emanano bagliori, caramelle, cioccolatini.

Si sono stupiti di trovare in fondo alle calze delle lucide mele verdi e dei profumati mandarini, ancora abbarbicati ai rametti con le foglioline.

Da bambino questi ultimi erano i veri regali che chiudevano le feste, lasciandomi un profumato saluto di addio.

Sono ricordi da vecchio, me ne rendo conto e mi scuso, ma nonno Talpone non lo posso scacciare quando ancora mi si avvicina, con l’aria svagata e timida di un gatto randagio, che ti annusa e ti guarda, incuriosito e perplesso, in un mondo ancora spesso incognito e crudele.

IL PIONIERE


Quando si sposa una donna attiva, intelligente, irrequieta, agitatissima per mille impegni che lei si assume, anche se nessuno glielo chiede in modo esplicito, si viene di conseguenza travolti da certe frenesie che sono estranee alla nostra intrinseca costituzione.

Anche se la cosa può riservare sorprese inaspettate, che sono il condimento della vita.

Nonno Talpone, ormai guarito dai suoi piccoli malanni, si stava crogiolando a Milano in compagnia dei suoi nipotini, incontrando i vecchi amici, leggendo ed eseguendo con timido fervore gli esercizi sportivi imposti ( quelli stile soft per la quarta età, gli over 65 ), quando è stato trascinato in Umbria dalla sua Istrice Amorosa.

“ Ma le previsioni del tempo segnalano pioggia, maltempo e temperature a zero gradi – si è lamentato lui pretestuosamente, dopo aver consultato il suo amichetto bianco, l’Android  multifunzione, che tra l’altro ha spesso avuto il suo punto debole nelle previsioni meteo.

“ No zucca mia – ha precisato lei in tono che non ammetteva repliche – bisogna scendere in Valnerina a raccogliere le olive, farle macinare e acquistare l’olio che serve per i tuoi figli, l’amico commercialista, il dentista, la vicina che ci offre la damigiana di Barbera, il medico della mutua e anche coso, come si chiama … insomma bisogna andar giù in auto, niente storie.        E poi voglio rivedere le mie gattine, così carucce, tesorini miei … se avessi un giardino o un terrazzo le porterei tutte a Milano “.

In questo senso lui pensa che è fortunato ad abitare da più generazioni in un appartamento al terzo piano senza ascensore e con balconi che non arrivano a due metri quadri.

A Talpone piacciono i gatti, ma è anche geloso dello sviscerato amore per i felini di sua moglie, vorrebbe essere il solo amato bene, come in una foto che lei gli scattò più di quarant’anni fa, sornionamente sdraiato in poltrona con una lavagnetta in mano in cui era scritto con un gessetto “ Gattus Poeticus “

Bei tempi di amore travolgente, di liriche poetiche languidamente scritte, di esposizioni di neoavanguardia pittorica in giro per l’Italia.

Ora si è solo nonni, ma questo tuttavia non si può negare che lo riempie di soddisfazione e di felicità matura.

Bene, ora sono arrivati nella loro casetta tra i boschi, le montagne intorno a loro sono coperte di neve, le piante hanno lasciato a terra cumuli di foglie marce, c’è un freddo umido che intirizzisce ed entrati in casa scoprono che il riscaldamento non funziona.

Per colpa di un manometro guasto Talpone nell’ultima visita locale  non si era accorto che il bombolone esterno di GPL era ormai completamente vuoto.

Niente gas per la caldaia dell’acqua calda e del riscaldamento, niente gas per scaldare un tè, per poter cucinare, visto che anche il microonde si è improvvisamente guastato.

Hanno acceso il camino, caricandolo di pezzi di legna che per fortuna il nonno aveva prudentemente accumulato, hanno scovato una vecchia stufa catalitica che funziona con una piccolo bombola autonoma e hanno tratto fuori dall’armadio uno scalda materasso elettrico per poter dormire al gelo.

Talpone ha provato a suggerire di poter usare il riscaldamento corporeo come si usava in gioventù, ma subito zittito si è adeguato ai ritrovati moderni, accontentandosi di condividere un robusto bicchiere di grappa.

Ieri il generale prussiano, quello che ha felicemente sposato tanti anni fa, ha imposto la raccolta delle olive quindi, armati di scale, rete e pettini giallo canarino, hanno iniziato il loro lavoro tra il vento gelido che smuoveva i rametti delle piante.

La numerosa gatteria ha partecipato alla festa, ammirando l’operosità dei lavoratori e giocando a palline con le olive che rotolavano nella rete.

Nonno Talpone, dopo alcune smorfie ed imprecazioni, ha apprezzato questa esperienza da rude pioniere, cominciando a fantasticare una vita trascorsa in una capanna tra i boschi, con le candele, il braciere acceso e le patate cotte sotto la cenere.

Ieri sera è giunto improvvisamente un forte temporale, con tuoni e abbaglianti fulmini, la luce è stata tolta, come sempre avviene nelle frazioni sparse, così è stato accontentato nei suoi sogni avventurosi.

Il computer portatile aveva la batteria carica, così vi saluta da pioniere, per poco si spera.

IL COMPAGNUCCIO DI GIOCO


Che noia questo vecchio nonno Talpone !

Ascolto e trascrivo i suoi soliloqui e i suoi racconti da anziano, secondo me lui inizia abbastanza spiritoso, ma poi ricade nei commenti acidi e nei lagnosi rimpianti del tempo che fu !

Ma a me, a noi, cosa interessano ?

Personalmente mi trovo a mio agio con i miei nipotini di quattro e sei anni, anzi con tutti i bambini, che hanno la fortuna di avere una grande curiosità della vita e poca memoria.

Anche le nipoti e le ragazze di vent’anni sono fantastiche, sbagliano, ma vogliono correggersi, conoscere, cambiare il mondo, hanno grandi speranze, forse illusioni, chi lo sa ?

Già i quarantenni parlano di lavoro, di carriera, di quello che vorrebbero fare, ma sono più rigidi e più affaticati.

Non parliamo poi dei maschi cinquantenni in crisi di giovinezza perduta, inseguono il sogno delle ninfette e di solito compiono l’errore più grande della loro vita.

Dopo vi sono i conoscenti che parlano sognanti di andare in pensione, quella specie di Eldorado che sfugge loro, si sposta di scaglione di due, cinque anni, ma non hanno ancora deciso cosa fare in seguito.

Quelli che invece l’hanno raggiunta, invece di scoprire nuove possibilità di gestire la loro vita, ben presto  non sanno che parlare dei loro mali, discettano di medicine e cure alternative, fanghi miracolosi, terme rigeneratrici.

Insomma oggi non li sopporto più, soprattutto gli uomini lagnosi.

Sarà una forma iniziale di demenza senile ?

Spero che in caso di peggioramento mi ricoverino in un asilo infantile per fare l’animatore o il compagnuccio di gioco.

 

I lavori in campagna sono quasi terminati, avrei ancora moltissimo da fare, bisognerebbe vivere sempre sul posto, magari con le forze di vent’anni prima.

La settimana imprevista nell’isoletta fascinosa con il cognato Lingua di Ferro e un gruppo interessante e piacevolissimo di amici è ormai solo un gradevole ricordo.

Domani ritornerò a Milano con il treno, l’Istrice  amorosa mi aspetta sorniona, in fondo due settimane di vacanza maritale in completa libertà se li è fatte anche lei.

Ma in fondo al cuore ribolle sempre più il ricordo dei miei nipotini, questa mattina alle otto è arrivata inaspettata la telefonata del piccolo Scoiattolino, aveva un dubbio assillante “ Nonno, i pirati avevano a bordo delle navi gli stregoni quando andavano in guerra contro i cattivi spagnoli?”

Nonno Talpone ha subito fornito la sua versione su druidi celtici,  sui cosiddetti stregoni del medioevo, quelli dell’Africa tribale, ma ne parlerà a lungo al ritorno a casa.

Il piccolo era felice, aveva ragione lui, il fratellino non poteva mettere gli stregoni sul galeone del Playmobil.

Ha chiesto ancora “ Nonno vieni a mangiare a pranzo da noi ?”

Questo ha commosso totalmente quel vecchio brontolone e gli ha creato un profondo senso di colpa.

Basta, si è ripromesso di tornare e rimanere sempre a loro disposizione, altrimenti che nonno sarebbe ?

GUARDA CHI SI RIVEDE !


Ammettiamolo subito: io quasi non ci speravo più, in queste ultime settimane avevo temuto che il mio amico nonno Talpone fosse evaporato nell’aria come uno sbuffo di vapore dal tegamino della mia consueta vita quotidiana, da spiritello bizzarro e monello quale si è sempre mostrato.

Invece ora, dopo una settimana passata all’isola di Ventotene in compagnia del cognato Lingua di Ferro, instancabile e logorroico sindacalista, eccolo che appare tra le piante di noci al cancello della mia casetta umbra, ove mi sono fermato per una breve tappa intermedia prima del rientro a Milano.

Non c’è più il profumo acuto di salsedine, quel mare ammaliatore, dal blu intenso e cangiante, ma questa vaga atmosfera da sogno, tra il verde sfiorito autunnale e il fruscio delle foglie ingiallite, l’ha fatto materializzare improvvisamente, come un solerte custode di una vecchia villa accorso a salutare il padrone appena arrivato dopo un lungo viaggio.

Senza darmi tempo di potergli chiedere dove si fosse nascosto, assentato come per un’improvvisa vacanza, irrispettosa e poco professionale nei riguardi dei suoi lettori, ha iniziato subito a inondarmi di racconti affabulatori, progetti, rivelazioni, associazioni di idee, osservazioni originali e folgorazioni subitanee su fatti recenti e persone appena conosciute.

Poi, mentre il cancello di ferro si apriva cigolante, come richiamati dal suo stridore  si sono precipitate dai cespugli e dagli alberi lontani le varie gatte di casa: Stellina, Hilda, Musetta, Baffetta, Merlina e Trovatella, con un coro di miagolii festosi, ma imperativi di richiesta di cibo.

Scarico i bagagli, preparo il pranzo felino, tolgo le barre di ferro dalle finestre e mentre cerco di chiamare la mia dolce metà, squilla il cellulare, è Lei, il mio amore quarantennale.

Scambi vicendevoli di notizie, la informo che, a parte un leggero ronzio, le mie orecchie sono ancora intatte dopo la dura prova subita nella settimana passata insieme al mio caro cognato sindacalista, proprio lui, Lingua di Ferro, mai ammutolito di giorno, russante la notte per le grandi bevute.

In verità vi erano state delle ore di pausa quando si nuotava insieme al mare, con maschera e boccaglio, quest’ultimo sfortunatamente da lui smarrito dopo un paio di giorni.

Sua moglie quando l’ha rivisto e abbracciato ha detto “Sei già tornato ? Sono stata  così bene quando ero sola. La casa era sempre lustra e pulita, ho cenato spesso con le amiche. Mi sono proprio riposata !”

“ Buffo vero ? – ho ridacchiato io – Comunque sono sempre una bella coppia affiatata.  Adesso sistemo un paio di cose, ma pensavo di tornare in treno domattina, ti sono mancato, vero ?”

“ Ma caro – è stata l’affettuosa risposta – ci sono tanti lavoretti da fare in campagna, sarebbe un peccato trascurarli ora che sei già lì. Chiama il tuo amico rumeno e fai preparare le buche per gli ulivi, le viti e i peschi. Tu potresti potare le piante, zappettare, verniciare gli sportelloni di legno.

Scusa adesso ti debbo lasciare, ho l’appuntamento con la parrucchiera e poi sono fuori con la mia amica Eva, è tanto in ansia per il marito.

Ciao amore, torna presto !”