IL CONTA STORIE


Lunedì in servizio di reperibilità urgente.
Il piccolo nipote di sette anni, nome in codice Polipetto, ha il mal di pancia e la febbre, i nonni corrono subito come pronto soccorso.
Lo troviamo sdraiato sul divano, con un pigiamino azzurro, seppellito sotto una pesante coperta blu, gli occhioni più grandi che mai e un vocino sommesso e lamentoso.
La mamma esce al lavoro e in quello stato decido che non si può giocare come al solito.
Accendo la televisione, i cartoni animati lo annoiano ben presto, eppure al nonno sembrano così interessanti.
Lui afferra il telecomando e, dopo un giro veloce ed ossessivo sui vari canali, si ferma su un replay delle partite di calcio della serie A.
Ovviamente si vedono quasi solo quelle della Juventus, con gran fastidio del nonno.
I borbottii e i reclami gli fanno cambiare canale fino a trovare una partita di hockey sul ghiaccio in differita, tra i Rangers di New York e gli Edmont Oliers.
Giocatori palestrati velocissimi e violenti, i colpi di mazza e gli scontri anche fisici sono continui.
Il nonno vorrebbe ritornare su Paperino and company, ma Polipetto saltella sul divano, si agita, urla grida di incoraggiamento.
Sembra guarito, i maligni direbbero che il pericolo di andare a scuola è ormai lontano.
A fine partita lui afferra la canna di un fucile giocattolo e con un pallone da calcio scivola qua e là come un forsennato, urlando punteggi clamorosi: è diventato il capitano dei Rangers.
Il nonno si è prudentemente appollaiato sul divano, l’anca dolorante sconsiglia ogni scontro agonistico.
Dopo il pranzo il Polipetto si è calmato, ha messo a posto nell’astronave la principessa Leia che il nonno ha trovato dopo un giro di telefonate e trattative con altri nonni, ma ora si annoia.
Che fare?
Recuperiamo il mazzo di carte del Conta Storie, un regalo che avevamo fatto a Natale.
Vengono distribuite due carte a testa, con immagini varie : un bizzarro gnomo in cammino nella notte, una ammaliante principessa nel suo vestito ricamato, un fiume tumultuoso che scorre tra i dirupi, l’interno di una misera capanna con famigliola affamata, un cofano aperto ripieno di gioielli.
Ognuno deve guardare le sue carte e commentarle, il racconto prosegue con il vicino che osserva le proprie figure e inventa nuovi episodi.
E’ un’esperienza piacevolissima e stranamente facile quando si è con i bambini, si passa velocemente un’ora d’incanto.
Il Polipetto ne è entusiasta, appena finito il gioco cerca un quaderno e una penna, iniziando a scrivere su un paio di fogli una storia tutta sua.
Alla fine ce la legge con il suo vocino delicato e cantilenante, io osservo lo scritto: ha pochissime cancellature ed un solo piccolo errore d’ortografia.
“ E’ la terza fiaba che scrivo – afferma orgoglioso – la dedico a mia mamma e al mio papà “
I nonni naturalmente lo guardano commossi, scusateli, come tutti alla loro età hanno il cuore tenero, nonno Talpone addirittura è rincuorato, ha trovato un successore ed un erede.
Gli auguro lunga vita e un infinito giardino di meravigliosi racconti, per lui e per voi.

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DOMANI


Domani, quando usciranno dalla scuola elementare, rivedrò finalmente i miei piccoli nipotini, lo Scoiattolino e il Polipetto, , tenendo in mano i sacchetti di ciambelle alla crema e i cornetti al cioccolato, sempre preoccupato che siano troppo affamati e denutriti.
Cercherò di non dimenticare le loro piccole borracce di acqua gassata, né i sacchetti di caramelle Coca Fritz e i confetti, infilandoli nelle tasche della giubba.
Li aspetterò impaziente fuori dalle porte, schiacciato nella ressa delle madri cicalanti e ansiose e di altri nonni come me, dondolandomi sulle gambe nervosamente, come quando si aspetta un amichetto di gioco.
Poi li abbraccerò al volo, sollevandoli in aria come se fossero degli uccellini da liberare dalle gabbie.
Li guarderò con occhi golosi e ammiranti, come se li vedessi per la prima volta.
In quel momento vorrei accompagnarli subito in qualche avventura gioiosa e mirabile, qualcosa di incredibile e sognante, a cui sarei il primo a prestar fede ingenuamente.
Perché allora fuori dalle cancellate della scuola, accostata al marciapiede, invece della mia vecchia auto, ci sarebbe un veliero dorato che beccheggiasse impaziente sull’asfalto, su cui salire a bordo tutti quanti come avventurosi bucanieri.
Ma so che mi accontenterò di portare in spalla i loro zainetti colorati, guardandoli divorare golosamente le loro merendine, accompagnandoli al vicino campetto di gioco, dove scherzeranno con gli amici della loro età.
Ormai sono cresciuti, sono dei piccoli adulti.
Purtroppo sono rimasto un bambino intrappolato in un corpo troppo grande e ormai avvizzito, ma li aspetterò comunque con paziente rassegnazione, perché quando mi vorranno chiamare o avranno bisogno di me sarò sempre a loro vicino.
In beatitudine.

PS
Nonno Talpone, con cui ancora non ci parliamo, mi sta guardando sopra le spalle e ha borbottato diversi grugniti di approvazione.

ESERCIZI DI SCRITTURA


La malattia e poi il decorso post operatorio dell’Istrice Prussiana avevano tenuto lontano i nipotini di nonno Talpone, ma finalmente ieri erano arrivati a casa dei nonni, eccitati, curiosi e con travolgente allegria.

Purtroppo la nonna non aveva più la fasciatura piratesca alla nuca, né la benda sull’occhio destro, solo un paio di occhiali scuri graduati.

“ Vi piace la nonna ? A me sembra un’attrice americana di Hollywood, tipo Rita Hayworth, la fascinosa Gilda – aveva domandato il Talpone.

“ Gli occhiali nuovi sono belli, ma la nonna ha il viso vecchio – era stata la candida risposta dello Scoiattolino.

Pazienza, i bambini dicono sempre quello che pensano con tutta sincerità, poi per loro anche uno di vent’anni pare vecchio, ma nonno Talpone resta fermo nella sua impressione, non toccategli la sua diva casalinga.

I piccoli erano andati presto in esplorazione nelle stanze di quella che chiamano la loro casa dei giochi, tornando con scatole di automobiline, contenitori di Lego, libri illustrati con cavalieri medioevali.

I genitori parlavano della scuola elementare dello Sciattolino, i voti erano buoni, ma lamentavano la sua vivacità.

“ Poverino, come lo capisco – l’aveva difeso il nonno – ricordo bene, in classe ci facevano portare il grembiule nero con il colletto inamidato e un fiocco azzurro che si sfilacciava sempre. Poi la noia di stare seduti al banco con le mani dietro la schiena e guai muoversi o girare la testa !”

“ Come nonno, stare fermi con le mani dietro la schiena, ma vi torturavano ?”

“ Beh, bacchettate a parte, bisognava stare come delle mummie, ma nell’intervallo ci scatenavamo, si masticava la carta assorbente, la si infilava sul pennino, i più scatenati la intingevano nel calamaio e ce le tiravamo addosso per fare i dispetti.”

“ Pennini, calamai … ma cosa sono nonno?”

“ Eh già, ora usate le biro, ma tu Tuttopiede ti ricordi il nettapenne, le gomme dure da inchiostro ?”

“ Veramente anche quando ero bambina usavo la penna a sfera – si è giustificata con un sorriso colpevole la dolce figliola.

“ Ah che mondo, aspettatemi ! – aveva esclamato nonno Talpone, fiondandosi alla ribaltina della sua scrivania, rovistando in quel marasma di oggetti conservati da sempre e tornando indietro brandendo trionfante tre cannucce, un porta pennini, la boccetta dell’inchiostro e un pacco di fogli.

“ Vi mostro come si fa, bisogna infilare i pennini, ecco prendi questo con il ditino indice sporgente, inumidirlo con la saliva, intingere nella boccetta, non troppo, inclinare la mano così, non in verticale come con la biro, con grazia, calma, calma … non trovo più il tampone della carta assorbente, usiamo lo scottex… Aspettate, vi porto i libri sui manoscritti medioevali, così potete vedere la minuscola carolingia, vedrete che bella!”

Ma i piccoli erano già entusiasti e persi nei loro esperimenti con l’inchiostro che macchiava mani, fogli, tavolo; qualche tentativo di lettere, poi ghirigori, uno stemma della Juventus, una larga macchia d’inchiostro, un buco nella carta.

“ Ci si vede dentro, guarda nonno !”

Gli esercizi di calligrafia, se lo vorranno saranno per un’altra volta, ora avevano scoperto altri giochi con le macchinine che si combattevano a colpi di karate.

Quando sono usciti nonno Talpone ha pensato di costruire dei fogli di papiro, forse anche delle tavolette di cera per far provar loro ebrezze antiche, ormai superate.

Beh, ragionandoci sopra, si rende conto di essere ormai una specie di animale preistorico, superato dai tempi, troppo legato ai suoi ricordi.

Si tratta di un attimo, poi ci ride sopra, perché lui deve render conto solo ai bambini, quelli che considerano la sua casa come un posto magico dove si può trovare di tutto, una vera casa dei giochi.calligrafia per Scoiattolinopennini e cannucce

scrittura Scoiattolino

DONNE E CHAMPAGNE


Dalla mia finestra noto con sorpresa che il traffico di auto sembra diminuito, c’è meno rumore, poche grida e mi rendo conto di non vedere le solite frotte di ragazzi che con gli zaini in spalla si urtano, scherzano, si raggruppano e si dividono come sciami di pesciolini nelle acque basse del mare.

La scuola è finita, eh già!

Anche i nipotini, almeno quello che ha appena terminato la prima elementare è rimasto a casa.

No, ora ricordo che dovrebbe essere con il suo amico del cuore al campo estivo al parco.

Mi viene in mente che venerdì scorso avevo sentito un gran vociare proveniente dalle scuole dietro casa, si erano persino sentite delle esplosioni di mortaretti tra le risate irrefrenabili.

Anche il mio Scoiattolino si sarà scatenato all’uscita di classe, chissà se avrà urlato    “ E ora donne e champagne !” in un impertinente moto di allegria.

Due o tre settimane fa, mentre nonno Talpone era a Brighton, in visita assistenziale dal figlio inglese e dall’amabile marito irlandese, i nipotini, in compagnia dei genitori e della nonna, erano stati in Umbria nella nostra casetta di collina, che a loro appare sempre come un Eden avventuroso da esplorare.

Avevano incontrato più volte mio cognato, il barbuto sindacalista radicale, scatenato affabulatore e pervicace maschilista, che sembra continuasse a ripeter loro :

“ Ragazzi ! Adesso donne e champagne!”

Queste esclamazioni esaltate e trionfanti, come se fossero pirati all’assalto di una goletta mercantile dovevano evidentemente averli colpiti, perché al mio ritorno, durante una cena, l’avevano ripetuta in continuazione come un gioioso ritornello.

“Spero che tu non la urli anche a scuola, vero? – ho chiesto tra il divertito e il perplesso.

“ Ma no nonno, altrimenti la maestra avrebbe chiamato la mamma per metterla in punizione – ha precisato giudiziosamente lo Scoiattolino.

Mentre il fratellino Polipetto, indomabile protagonista di ogni situazione, continuava a pigolare “ Donne ! Champagne !”, nonno Talpone, pur compiaciuto per le scelte enologiche del nipote ( Dio ci guardi dagli astemi !) , ha voluto indagare più a fondo.

“ Ma come fai con lo champagne, lo bevi nei calici ?”

“ Ma no nonno, metto nella cintura tante bottiglie di champagne e poi le tiro in testa a tutte le donne!”

L’espressione estatica del padre promettente avvocato, già orgogliosamente compiaciuta per il figlio promettente donnaiolo, si era subito allarmata, per poi sciogliersi in una comune risata liberatoria.

IL VINAVIL


“ Certo che è proprio bella quella grossa valigia che ho portato da Brighton, ma guardala, fa davvero un figurone!  Proprio grande a confronto della solita valigia che si usa !”

Nonno Talpone non si stanca mai di ammirare estasiato il suo baule Pierre Cardin che riposa contro una parete di casa, dove fino a poco tempo fa c’era il vecchio pianoforte, ormai trasportato in casa del Promettente Avvocato.

Personalmente non so cosa ne possa fare, lui sostiene che forse lo porterà in Grecia, nell’isoletta di Karpathos, dove passerà una vacanza di una settimana con vecchi amici.

Il problema è con cosa riempirla, a parte un paio di costumi, la cuffietta, gli occhialini, due pantaloncini e un asciugamano da spiaggia.

Basterebbe il suo solito zainetto da anziano globetrotter.

Di certo se non ci fosse il limite di peso di 20 kg per il bagaglio trasportato sull’aereo lui avrebbe pensato di infilarci la sua canoa gonfiabile, remi compresi.

Ma la moglie Prussiana vigila sempre.

Quindi lui passa spesso le serate ad accarezzare con gli occhi il suo baule firmato, ascoltando musica classica in filodiffusione e smanettando il suo ultimo giocattolo, un Tablet WiFi N10, di cui non ha ancora capito le immense funzionalità nascoste.

Quando era a Brighton l’aveva visto in mano al figlio Martellus deus e , come un bambino capriccioso, l’aveva voluto subito anche lui.

Anche se per questo potrebbe passare per un patito di tecnologia, non so perché si lamenta spesso di una certa bottiglia di Vinavil da un litro che, afferma lui, gli sarebbe stata trafugata.

Ascoltiamo dunque nonno Talpone, i nonni, si sa, tocca sopportarli con pazienza, dopo tutto ci curano i bambini, ci pagano i bollettini e le multe alla posta, riescono a fare cento piccoli lavoretti e poi in fondo durano poco.

“Dunque, come forse saprete, in Inghilterra ci sono dei luoghi magici.  No, non gli studios di Harry Potter, la Torre di Londra, il British Museum, gli hangar degli aerei da guerra di Duxford, parlo di “ Poundland” e di “ 99p”.

Pensate, in ogni città ci sono degli enormi supermercati con migliaia di articoli al prezzo di 1 sterlina o di 99 pennies.

Ad esempio l’ultima volta non ho potuto fare a meno di acquistare: una spazzola da bagno di legno con rullini da massaggio, un set di riparazione per bici ( non importa se non ci salgo sopra da anni, possono sempre servire ), due pile con lucina-bussola-fischietto, un set di cacciaviti e avvita dadi, un berretto pieghevole e impermeabile con bandiera inglese, una confezione da 30 pile da orologio, due bastoncini di luce fosforescente da campeggio, un set di fanalini a luce intermittente da bicicletta, un album da 500 fogli di carta a righe, una confezione con ben 10 penne ad inchiostro liquido, una tavoletta di gomma per appiccicare al muro i poster o i disegni dei piccoli, una favolosa colla bi-componente da saldatura con annesso spatolino, un flacone di Vinavil da 1 litro.

Ci pensate, in Italia un barattolino da 100 gr. di questa colla costa almeno due euro.

Come saprete il Vinavil è assolutamente necessario per restaurare le copertine dei libri, i fogli stracciati inconsapevolmente dalle manine dei bimbi, per incollare i disegni da loro ritagliati, per fare costumini di carta.

Insomma per un nonno carta, pennarelli, una forbice, pennellino e barattolo di Vinavil sono una necessità giornaliera indispensabile.

Ci crederete ? Al check-in dell’aeroporto una ragazza ha avuto il coraggio di sostenere che il mio bauletto Pierre Cardin era troppo pesante e quindi dovevo pagare un sovrapprezzo di 22 sterline per i chili di troppo.

No, non si riferiva al mio peso sforma, indicava la mia prestigiosa valigia firmata.

Così ho aperto il bauletto, travasando tutto il possibile nel mio zainetto e nelle varie tasche della giacca a vento.

Sembra che alla fine ci abbiano ripensato, accettando il bagaglio semi svuotato, pur di allontanarmi dalla fila.

Al controllo, le scarpe nella tasca destra sono passate, il litro di inoffensivo Vinavil in quella sinistra invece è stato sequestrato come arma letale, pensavano forse che volessi incollare i seggiolini dell’aereo ?

Ora ho la mia bella valigia, potrei mettermi dentro e farmi scarrozzare per la stanza dai bimbi, tanto ha quattro capaci rotelle gommate, ma il Vinavil non ce l’ho più, come faccio a riparare i loro giocattoli?

valigione pierre cardin

T’ARRICORDI ?


Oggi finirà la nostra piccola quaresima, dopo una settimana di assenza andremo all’asilo e alla scuola dei nipotini per stare insieme con loro, giocando e scherzando per tre sole ore.

Sentirò ancora il Polipetto chiedere “ T’arricordi nonno quando facevi il cavallo e io l’imperatore ?”

Poi messo a carponi lo farò salire in groppa al vecchio ronzino, con una tovaglietta legata al collo come un mantello, mentre lui brandendo uno stecco o un ombrello come una spada, mi spronerà verso la conquista dell’altra stanza.

I “ T’arricordi ?” arriveranno a fiotti, per disegnare insieme castelli e animaletti, per costruire il palazzo di Lego del sindaco Pisapia e dei suoi vigili, per iniziare gare di formula uno con macchinine malconce.

I piccoli non sanno ancora che i nonni vivono di ricordi, anzi questi sono ogni giorno più preponderanti dei fatti reali, verso la fine saranno quasi assoluti, rendendoli più facilmente assimilabili alla loro essenza finale : un ricordo, si spera piacevole.

Forse per questa magia del ricordo nonno Talpone cerca di frequentare le persone che gli fanno rivivere gli amici più cari, quelli di cui non è rimasto che un nome, delle immagini care.

Ieri ha finalmente incontrato in una pasticceria ( luogo perfetto di incontri, vero mammina?) un vispo ragazzino di due anni, che porta il nome di un suo caro amico, che lo ha lasciato tre anni fa.

Un’assurda e puerile speranza di trasmigrazione delle anime, legata alla fatalità di un nome.

Il piccolo biondo e vivacissimo, doverosamente accompagnato dalla sua dolce mamma, ha giocato, scherzato, strillato di gioia in compagnia di un vecchio signore, alto, pelato, dal naso buffo, specialmente quando vi ha appiccicato una rossa pallina da clown.

Talpone cercava di impersonare anche il nonno che il piccolo non ha mai potuto conoscere e in realtà si è divertito immensamente, come fosse un nuovo compagno di giochi.

Spera di rivederlo ancora, mamma permettendo, per poter scherzare come un nonno virtuale, in forza di un ricordo di un nome.

Chissà, in futuro, una volta cresciuto, il ragazzo chiederà “ Mamma, ti ricordi quel signore che veniva a giocare con me ogni tanto, ma chi era ?”

Un nonno, un uomo buffo, un guizzo di ricordi,  come lo stridio gioioso di un gabbiano.

L’ANZIANO MARINAIO


Domenica mattina al mercatino dei libri di piazza Diaz a Milano ho scoperto, tra un cumulo di libri accatastati su un instabile tavolino, una copia dei “ Giornali di bordo “ del capitano James Cook, dedicati al primo viaggio in cui circumnavigò la Terra da est a ovest.

Mi aspettano tranquille serate di avventurose letture, controllando i dati con gli altri quattro libri che possiedo sull’argomento.

Sono sereno, non avrò i soliti terrori e ansie che mi colgono ad ogni partenza, sia pure di poche centinaia di chilometri in treno o in aereo.

Forse sto cominciando ad assomigliare a quel Tartarino di Tarascona che leggevo da bambino.

I libri fanno piacevolmente sognare, quindi leviamo le ancore, ma Talpone più che capitano in poltrona vorrebbe tornare mozzo sui fantasiosi  vascelli dei suoi nipotini.