HALLOWEEN E SPIRITI DEI MORTI


E’ impazzata nelle case e in alcune strade la moda consumistica di Halloween, la festa americana dei bambini che coinvolge anche gli adulti.
Quasi un carnevale mascherato con spaccio di milioni di oggettini, made in China, che mette in disparte la vicina festa dei defunti, complice un ponte festivo che invoglia alla vacanza e al divertimento.
Nei cimiteri solo persone anziane, con vasi di fiori e mazzi di crisantemi, o famiglie colpite da lutti recenti.
Nel freddo e nella nebbia si muovono tra le tombe e gli ossari per rivivere i loro ricordi, le immagini di persone ormai scomparse, magari dimenticate dai più, ma per loro, tenaci custodi di vite ancora vivaci e colorate, dolci e amarissimi rimpianti.
Nonno Talpone invece ricorda in questi giorni quando si portavano a casa i dolci, il pane dei morti nella tradizione, che venivano gustati commossi con le prime castagne arrosto o bollite, accompagnate da un bicchiere di vino giovane.
Si ascoltavano, insieme alle brevi preghiere votive, le storie antiche di famiglia recitate dalle nonne.
Niente false paure, niente inutili orpelli e sciocchezze da zucche vuote.
Raccolti nella cucina, nel crepuscolo invernale, allora commossi rivivevamo in quelle parole narrate e ripetute pazientemente, anche se ormai conosciute, gli spiriti di coloro che ci avevano preceduto, che ci hanno o avrebbero amato, perché in questo modo la vita può sconfiggere la morte e l’oblio.

Annunci

ISPIRAZIONI GIAPPONESI


DA UNA FOTOGRAFIA DELLA PICCOLA SACHIKO

La tazza di tè profumato
Riflette il verde del giardino segreto
L’aroma si espande da lontani ricordi.

AUTUNNO IN CITTA’

Poche foglie ingiallite sui rami
E’ la sera di un tardo autunno
Rifulgono ancora i volti amati.

ALLA DONNA AMATA

Mio bianco ciclamino
Graziosa orchidea di campo
Puoi essere un cardo spinoso
L’amore maturo può pungere.

FANTASMI ALLEGRI


Devo ammettere che è difficile scrivere quando per il mal di schiena si è sdraiati a letto o in piedi in posizione precaria.
Sedersi ad una scrivania o in poltrona per più di dieci minuti, come uso fare abitualmente, diventa un tormento quando mi devo rialzare.
Così, steso a letto, spesso guardo il vuoto per lungo tempo, quasi in stato catatonico.
Che sia un inizio di demenza senile ?
A che cosa penso ?
Di solito agli amici, alle persone care che non ci sono più, quelle perse per il mondo della vita reale, ma più vive che mai nella mia testa.
Nei ricordi li rivedo con espressioni allegre, riascolto le loro battute scherzose, si alternano rapidamente come una sfilata su di un palcoscenico e mi lasciano con una sensazione di piacevole serenità e rimpianto.
Ho il privilegio di una compagnia di allegri fantasmi.

NELLE NERE ACQUE DELLA FORESTA


NELLE NERE ACQUE DELLA FORESTA
( IN BLACK WATERS WOOD by Mary Oliver )

Osserva: gli alberi
stanno trasformando
i loro corpi
in colonne

di luce,
emanando una ricca
fragranza di cinammonio
e di appagamento,

i lunghi filamenti
dei giunchi
si agitano e fluttuano sopra
le sponde azzurre

degli stagni,
e ogni stagno,
non importa quale sia
il suo nome, è

senza nome ora.
Ogni anno
ogni cosa
che abbia mai imparato

nella mia vita
mi riporta a questo: i fuochi
e il nero fiume delle perdite
nella cui opposta sponda

vi è la Salute Eterna
il cui significato
nessuno di noi conoscerà mai
Per vivere in questo mondo

devi essere capace
di fare tre cose:
amare tutto ciò che è mortale;
stringerlo

contro le tue ossa sapendo
che la tua stessa vita dipende da questo;
e, quando giunge l’ora di lasciarlo andare,
lascialo andare.

(Traduzione di P.A.Viganò )

Ieri sera in quei momenti di improvvisa melanconia che ti assaltano e ti lasciano attonito e inerte nei tuoi tristi ricordi di qualcosa che è definitivamente passato, una poesia ti può forse salvare e trascinare lontano verso un rifugio provvisorio.
Questa è una delle poesie di Mary Oliver che nonno Talpone aveva tradotto con sincera passione e trasporto nei giorni passati nel freddo inverno di Brighton.
Lo riporta inoltre a quelle altrettanto entusiasmanti recitate anni fa al matrimonio di suo figlio, il sempre argentino Martello di dio.

PAPA’ E’ AL LAVORO MA TORNA


Da qualche tempo il posto di lavoro è un problema preoccupante per tutti, non solo per i giovani al primo impiego o per i cinquantenni che perdono improvvisamente il loro posto creduto sicuro, ma anche per quella classe di mezzo di specializzati tra i 30 e i 40 anni che devono adattarsi alle esigenze di chi vuole la loro esperienza e la loro duttilità, ma chiede anche di muoverli in posti più o meno lontani secondo la necessità.
Spesso le esigenze sono temporanee e il loro coniuge e i figli non possono seguirlo, per motivi vari : il posto di lavoro di chi rimane, la casa di proprietà, le scuole, o il supporto famigliare necessario.
Conosco molti figli di amici che per motivi di lavoro devono spostarsi e soggiornare all’estero o in città più o meno lontane, ritornando a casa solo il fine settimana.
Qualcuno sostiene che questo mette in crisi la famiglia e ne provoca la rottura insanabile.
Personalmente vi ho pensato molto, ma non penso che sia così; se il rapporto a due è basato su amore, rispetto e fiducia non basta la lontananza a dividere la coppia.
Se adesso sembra che l’impiego vada inseguito dove c’è e alle sue condizioni, non posso scordare che anche negli opulenti anni ’70 molti colleghi venivano al lavoro a Milano pur provenendo da lontane città, condividendo tra loro un piccolo alloggio, per ritornare a casa solo il venerdì sera.
Per non parlare di quelli che da giovane vedevo partire per la Francia, il Belgio, la Germania come emigranti e ritornare ai loro paesi solo per Natale, Pasqua e Ferragosto.
Quando ero ancora bambino ricordo che mio padre, tecnico di auto di formula 1, era spesso assente per una o due settimane, ma non per questo veniva a mancare a me o a mio fratello il senso della famiglia, che è stata sempre unita e affettuosamente partecipe fino alla morte precoce di mia madre.
E’ ben vero che un vecchio proverbio, troppo spesso citato, afferma che “ l’occasione fa l’uomo ladro “.
Ma bisogna essere ladri nell’animo o non sapere che cosa sia l’amore.
Purtroppo forse quest’ultima è l’amara verità.

L’ULTIMO CUCCIOLO


Il mercoledì pomeriggio si era come al solito fuori dalla scuola elementare, aspettando l’uscita dei nipotini.
Fuori dai cancelli, nell’auto parcheggiata li attendeva la borsa dei nonni con le provviste per la loro merenda : le bottigliette dell’acqua minerale a succhiotto, una gassata e l’altra no, due ciambelle zuccherate con la crema per uno, due cornetti al cioccolato per l’altro, due tavolette al cioccolato, una fondente e l’altro gianduia, i gusti dei fratelli come al solito sono differenti, quasi opposti.
Ancora una volta nonno Talpone aveva nascosto nelle tasche del giaccone due scatolette di latta rossa a forma di cuore, una vuota e un’altra colma di caramelle gommose di vari gusti, alla frutta, al cioccolato, alla liquirizia, alla cocafritz.
Già, lui è ancorato agli anni passati, quando si esibiva come prestigiatore davanti ai nipotini e i loro piccoli amici : mostrava loro una rossa scatoletta, la apriva pian piano e, sconcerto generale ! Si mostrava completamente vuota ! Era il momento della magia : pronunciava due parole oscure, rimetteva in tasca la scatoletta, contava fino a tre , poi questa riemergeva ricolma di caramelle colorate !
Purtroppo questo avveniva tre o quattro anni fa all’asilo, ora i nipotini sono alla scuola elementare, meno incantati dal loro nonno, i dolcini li apprezzano ancora , ma in modo sbrigativo e quasi scontato.
Anche i loro amici sono cresciuti, Talpone non è più il nonno degli incantesimi, quello nella cui casa persino sognare di essere adottati, ora è solo un vecchietto gentile che tiene in tasca delle caramelle.
Però resta sempre il più piccolo di loro, un fratellino dagli occhi grandi e indagatori, scarso di parole, ma dalle idee molto chiare.
Quando mercoledì si sono incontrati lui, ben stretto alla sua tata, ha lanciato uno sguardo rapido ma esplicito a nonno Talpone, che si traduceva così :
“ Hai ancora le caramelle, quelle della scatoletta piena ?”
Quando gli è stata mostrata e aperta il suo sguardo è guizzato dai dolci al volto del vecchio mago:
“ Io scelgo, ma con calma, senza troppa fretta “
Così la sua manina si è mossa con cautela tra i vari dolcini, senza sfiorarli e dopo una quindicina di secondi si è finalmente posata su quello più grosso e colorato.
La sua tata gli ha suggerito di ringraziare, ma non si era accorta di un ultimo sguardo del cucciolo rivolto al suo benefattore:
“ Grazie, è molto buona, ne basta una per ora, ma spero di vederti presto “
Un dialogo vivace ma muto, alla sicula, un incontro sempre gradito e tenero.
Nonno Talpone li ha visti allontanarsi e si è chiesto per quanto tempo ancora potrà ripetersi la cerimonia dei dolci, del muto colloquio, gli anni passano in fretta e lui resta l’ultimo cucciolo.
“ Nonno non stare lì incantato ! Sbrighiamoci, tra poco abbiamo la partita all’oratorio.”
Il nipotino vicino a lui gli fa fretta, la scatolina magica è un relitto del passato.