TALPONI A LONDRA


“Siamo atterrati finalmente, con qualche scossa è vero, ma via, senza neanche sfracellarci al suolo, non ci sono stati dirottamenti aerei, è caduta una valigia ma non è esplosa nessuna bomba, fuori il tempo appare normalmente nuvoloso, non fa neanche tanto freddo qua fuori”

Cosa volete, nonno Talpone si felicita con sé stesso per queste piccole cose, ad altri parrebbero forse normali e quotidiane, ma per lui, catastrofista congenito, queste rappresentano una novità piacevole, quelle piccole cose che rendono la vita una gradevole parentesi tra la nascita e la morte.

Squilla subito il cellulare, è il Martello deus, vuole sapere come stanno i due vecchietti e se tutto va bene.

Certo che va bene, non si capisce perché questi giovani sono così apprensivi e preoccupati per un nonnulla.

Talpone chiede sbrigativo se c’è un treno per questo sobborgo di Brighton dove si sono trasferiti gli sposini, lasciando quel bellissimo appartamento sul Tamigi che avevano arredato con cura alla periferia di Londra.

Il figlio dà indicazioni vaghe, dice di aspettare a comperare i biglietti, ma fornisce l’orario dei due prossimi treni, tra dieci e tra venticinque minuti.

Sui nastri arrivano inspiegabilmente tutte e due le loro valige, si avviano all’uscita e poco prima avviene un piccolo litigio con la moglie Istrice, che, non contenta di aver acquistato liquori e scatole di cioccolatini al Duty Free Shop di Linate per il nuoro, insomma per il Tasso irlandese, vorrebbe accaparrare altre bottiglie di liquori per eventuali regali.

Già loro trascinano due valigioni trolley contenenti 30 pacchetti di pan pepati da lei cucinati e confezionati, torrroni vari, bottiglie di grappa per l’irlandese, dolcetti casalinghi alle mandorle, tartufi in vasetto del nipote cacciatore, pezzi di parmigiano, lunghi salami di Felino, oltre ad una latta di cinque litri di olio extravergine “ nostrale “ dell’alta Valnerina.

Casualmente questa volta hanno dimenticato il solito filone di pane sciapo da due chili di Collepizzuto o di Stroncone.

Escono finalmente dai portoni automatici e mentre sono in fila alla biglietteria li sorprende il gioioso Martello deus, che li abbraccia, li coccola e si accolla tutti i bagagli mentre li guida all’uscita verso la stazione.

Che gentile sorpresa, povero piccolo!

Tra la folla vedono due tizi travestiti da renne artiche che cercano gli amici.

Talpone ironizza, ma il Martello tiene a precisare che mentre lui aspettava, poteva riconoscere gli italiani in arrivo, prima ancora che si mettessero a gridare come il solito, perché erano vestiti con gran giubbotti imbottiti, scarponi, guanti e occhiali da sole, come sciatori che fossero venuti a cercare i loro attrezzi sportivi prima della discesa.

Che esagerato di figlio !

Casualmente nonno Talpone guarda prima la moglie, poi si vede in una vetrina.

Caspita, è vero, occhiali da sole a parte, sono italiani anche loro.

Fuori scoprono che la temperatura è di sei, otto gradi più alta di Milano, ma andando al nord tutti si aspettano prudentemente sempre il peggio.

Nonno Talpone non osa confessare che nella valigia, prima della partenza, ha furtivamente nascosto oltre ad una scorta di quattro cellulari, cinque penne, due computer, anche un paio di mutandoni lunghi da sci, guantoni imbottiti, un berretto di emergenza di lana pesante di colore rosso con pon-pon ed un paio di ghette da apporre agli scarponi in caso di grandi nevicate.

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BENVENUTO !


Ieri sera tardi, davanti al suo foglietto bianco, nonno Talpone improvvisamente mi ha chiesto “ Ma  io chi sono ?”
Certe volte lui mi sorprende, nonostante l’abitudine alle sue eccentricità, che ho acquisito in seguito ad una lunga convivenza.
Che domanda, sarà l’effetto degli smilzi volumetti di filosofia raccontata dai filosofi, quelli da un euro che l’edicolante gli consegna insieme al suo giornale quotidiano ?
Sarà forse la recente ricorrenza annuale del conto dei suoi anni, cifra notevole, ma non eccessiva ?
Certo non è più il ragazzo che si pone domande esistenziali sul significato della vita, quel periodo giovanile tormentato e magico in cui si scopre e si cerca di decifrare il mondo esterno.
Forse il fatto di non essere più impegnato in una occupazione con orari , tempi e compiti vincolanti, l’avere i figli ormai cresciuti e fuori di casa, un’insieme di fattori gli lasciano ora ampi spazi disponibili di tempo libero.
No, secondo me questa creatura di incerta natura, animale ed umana, questo essere che non sa scegliere a quale generazione appartenere, che si immedesima gioioso con i bambini, ma si unisce con aria sbarazzina e incosciente con i giovani e si intende con le persone più mature e talvolta interloquisce anche con gli anziani, questa maschera nata per caso e per gioco otto mesi fa dall’idea di un figlio martellante e fantasioso, nonno Talpone insomma, sta forse muovendosi ed emergendo dalle righe scritte.
Che stia cercando una vita propria, come quei mostri, quelle creature fantastiche che escono dalla digitalizzazione computerizzata del figlio lontano ?
Benvenuto allora, caro nonno Talpone, hai però scelto un periodo molto difficile, amaro e competitivo per nascere.
Volgarità, miseria, ingiustizia sociale, fantasmi di odio e di razzismo che pensavamo scomparsi, intolleranza acuta verso i diversi.
Cosa rispondergli ?
 “ Sei quello che sei, accontentati e sii felice se puoi, non farti troppe domande, guardati dentro se vuoi, compatisci e ama gli altri, accettati, è la cosa più difficile, sii sereno “
“ Ma io vorrei solo ascoltare te e gli altri, cercare di capire, provare a sorridere, mi accontento di vivere momentaneamente e di lasciare, se posso, una piccola luce di comprensione” mi ha risposto con aria mite.
“ Allora sii benvenuto tra noi nonno Talpone, sii lieve e lasciaci una speranza, per ora un buon Natale a te e a tutti i tuoi lettori, è il solstizio d’inverno, poi ritornerà la luce, domani è la partenza per le lontane spiagge di Brighton, non farti venire la solita  tremarella da viaggio “
“ Ma non si poteva andare in mari più caldi, come Goa, Hurgada o Pucket ?”
“ Ma vuoi sfidare le ire del tuo amato e terribile Martello di dio ? Poi dimentichi che la tredicesima è stata gentilmente versata come anticipo al dentista veneto, con ricevuta beninteso, non brontolare, vola e siate felici se potete”.

IN METROPOLITANA


A Milano nella metropolitana capita a volte di incontrare tipi curiosi che animano la noia del nostro viaggio.
Non parlo tanto delle solite zingare lamentose che chiedono soldi mostrando bicchierini sporchi di Coca Cola o dei musicisti improvvisati che per lo stesso motivo salgono tra una fermata e l’altra per una veloce strimpellata con violino o fisarmonica.
Intendo il signore che improvvisamente si mette a parlare e a discutere ad alta voce, pensi che sia impazzito, salvo accorgerti poi di un sottile filo bianco che scende dal suo orecchio, ove è nascosto un minuscolo auricolare, per perdersi nei risvolti del suo giaccone fino al cellulare.
Inoltre c’è l’agitato che cammina avanti e indietro con rapidi passi, agitando le braccia e guardando fissamente le sue scarpe mentre mormora frasi sibilline.
Talvolta si può ancora ammirare una coppia di ragazzi, incollati insieme con l’UHU, che si guardano negli occhi, si sussurrano le solite dolci parole, le eterne promesse, dimentichi del mondo loro intorno.
Nonno Talpone si compiace sopratutto quando salgono le mamme con i bimbetti gioiosi, quelli che prendono l’asta di sostegno per una giostra o si issano sul sedile in ginocchio, per ammirare estasiati il veloce scorrere del treno tra buie gallerie e formicolanti banchine illuminate.
Una volta ha ammirato e invidiato un vecchio barbone con la chitarra, seduto tranquillo tra la gente, che suonava il suo strumento con grande concentrazione, senza chiedere niente ad alcuno, felicemente perso nei suoi gradevoli accordi, ignaro delle fermate e del salire e scendere dei passeggeri.
Da quando si reca quasi giornalmente in ospedale per la sua riabilitazione nonno Talpone ormai conosce gli habitué della linea verde, sa a quali sono le fermate affollate, dove si vedono gli zingari o i musicisti.
In genere è una rotazione ben regolamentata, solo poche volte si sbagliano e salgono sulla stessa vettura da due porte differenti i concorrenti dell’elemosina, non appena se ne accorgono smettono subito la loro recita, si salutano e scendono alla prossima fermata.
Nonno Talpone quando non c’è spettacolo ripassa i suoi esercizi con la mano, le sue terapiste sono molto esigenti, ad ogni visita lo controllano e gli domandano quante volte si è esercitato.
Così il nostro comincia diligentemente a muovere le due mani: 10 volte le dita unite piegate a 90 gradi come un tettuccio, 10 piegate ad artiglio, 10 a formare anelli tra il pollice e le dita, forzatura delle giunture, tensione ad artiglio dell’ultima falange, piegamenti all’insù, forzatura delle dita a preghiera.
Il tempo passa velocemente anche se i movimenti gli strappano smorfie di dolore, ma quando ha terminato un sorriso di beatitudine gli affiora sul volto e con uno sguardo mite e compiaciuto si guarda finalmente intorno.
Non so se ingenuamente si aspetta applausi o complimenti per la sua diligenza, stranamente gli altri gli rispondono con un’aria sospettosa di disapprovazione o evitano il suo sguardo, non si capisce per quale motivo.
Se è in piedi, c’è qualche giovane studente che si alza per cedergli il posto e gli chiede premurosamente se tutto va bene.
Certamente, tutto va per il meglio, il blocco delle dita ad artiglio forse si stempererà, forse tornerà normale, quasi umano.
Bisogna esercitarsi, ahimè, gli esami non finiscono mai.
Una buona notizia finale : nonno Talpone oggi compie gli anni ed ha scoperto stupito che ora ne ha solo sessantotto, lui credeva di avere da tempo superato i settanta, che bello, ora si sente più giovane. 

IN METRO’


A Milano nella metropolitana capita a volte di incontrare tipi curiosi che animano la noia del nostro viaggio.

Non parlo tanto delle solite zingare lamentose che chiedono soldi mostrando bicchierini sporchi di Coca Cola o dei musicisti improvvisati che per lo stesso motivo salgono tra una fermata e l’altra per una veloce strimpellata con violino o fisarmonica.

Intendo il signore che improvvisamente si mette a parlare e a discutere ad alta voce, pensi che sia impazzito, salvo accorgerti poi di un sottile filo bianco che scende dal suo orecchio, ove è nascosto un minuscolo auricolare, per perdersi nei risvolti del suo giaccone fino al cellulare.

Inoltre c’è l’agitato che cammina avanti e indietro con rapidi passi, agitando le braccia e guardando fissamente le sue scarpe mentre mormora frasi sibilline.

Talvolta si può ancora ammirare una coppia di ragazzi, incollati insieme con l’UHU, che si guardano negli occhi, si sussurrano le solite dolci parole, le eterne promesse, dimentichi del mondo loro intorno.

Nonno Talpone si compiace sopratutto quando salgono le mamme con i bimbetti gioiosi, quelli che prendono l’asta di sostegno per una giostra o si issano sul sedile in ginocchio, per ammirare estasiati il veloce scorrere del treno tra buie gallerie e formicolanti banchine illuminate.

Una volta ha ammirato e invidiato un vecchio barbone con la chitarra, seduto tranquillo tra la gente, che suonava il suo strumento con grande concentrazione, senza chiedere niente ad alcuno, felicemente perso nei suoi gradevoli accordi, ignaro delle fermate e del salire e scendere dei passeggeri.

Da quando si reca quasi giornalmente in ospedale per la sua riabilitazione nonno Talpone ormai conosce gli habitué della linea verde, sa a quali sono le fermate affollate, dove si vedono gli zingari o i musicisti.

In genere è una rotazione ben regolamentata, solo poche volte si sbagliano e salgono sulla stessa vettura da due porte differenti i concorrenti dell’elemosina, non appena se ne accorgono smettono subito la loro recita, si salutano e scendono alla prossima fermata.

Nonno Talpone quando non c’è spettacolo ripassa i suoi esercizi con la mano, le sue terapiste sono molto esigenti, ad ogni visita lo controllano e gli domandano quante volte si è esercitato.

Così il nostro comincia diligentemente a muovere le due mani: 10 volte le dita unite piegate a 90 gradi come un tettuccio, 10 piegate ad artiglio, 10 a formare anelli tra il pollice e le dita, forzatura delle giunture, tensione ad artiglio dell’ultima falange, piegamenti all’insù, forzatura delle dita a preghiera.

Il tempo passa velocemente anche se i movimenti gli strappano smorfie di dolore, ma quando ha terminato un sorriso di beatitudine gli affiora sul volto e con uno sguardo mite e compiaciuto si guarda finalmente intorno.

Non so se ingenuamente si aspetta applausi o complimenti per la sua diligenza, stranamente gli altri gli rispondono con un’aria sospettosa di disapprovazione o evitano il suo sguardo, non si capisce per quale motivo.

Se è in piedi, c’è qualche giovane studente che si alza per cedergli il posto e gli chiede premurosamente se tutto va bene.

Certamente, tutto va per il meglio, il blocco delle dita ad artiglio forse si stempererà, forse tornerà normale, quasi umano.

Bisogna esercitarsi, ahimè, gli esami non finiscono mai.

Una buona notizia finale : nonno Talpone oggi compie gli anni ed ha scoperto stupito che ora ne ha solo sessantotto, lui credeva di avere da tempo superato i settanta, che bello, ora si sente più giovane.

BIANCANEVE VA ALL’€™ASILO


I nonni, si sa, sono come i Pompieri o il Pronto Intervento.
Per le mamme e i papà che lavorano, in caso di necessità, i genitori o i suoceri, i nonni insomma, quando fortunatamente ci sono e sono disponibili, diventano il riferimento obbligato, facile e gratuito.
Inoltre i nonni attuali, quelli giunti fortunosamente in pensione, una razza in via di estinzione come i panda e le tigri siberiane, sono ben felici di correre in aiuto ed assistere gli amati nipotini.
Per esempio nonna Istrice si scioglie subito, con voce dolce panna, per correre a giocare il più a lungo possibile con i pargoletti, quelli che gli ricordano i suoi figli quando avevano la loro età, ringiovanendo subito di trent’anni, senza lifting, massaggi o percorsi benessere.
Nonno Talpone invece ha una dignità da mantenere, per cui quando ne è richiesto, lui brontola, puntualizza, solleva cavilli e condizioni.
Nel frattempo si affanna ad allacciarsi le scarpe con le stringhe che si arrotolano come vipere, cerca gli occhiali, controlla il livello della scatoletta magica delle caramelle e coca coline, per precipitarsi fuori ansimando, come appunto i pompieri chiamati in azione.
Se potesse lui disporrebbe una pertica per scivolare a terra più in fretta, azione sconsiderata, calcolando sia la sua dubbia preparazione atletica, sia il fatto incontrovertibile di abitare al terzo piano del suo vecchio fabbricato.
Ieri mattina vi era stata una chiamata in servizio urgente.
La dolce avvocato Tuttopiede usciva alle 7 per correre in stazione verso una  riunione urgente in una lontana città, il figlio promettente avvocato doveva essere fuori casa mezz’ora dopo per una riunione urgente.
Situazione ideale per nonno Talpone, lui era finalmente necessario, utile, quasi indispensabile.
Ha imposto alla moglie di rimanere a letto a dormire, si è alzato di corsa alle 6, unoyogurt veloce al caffè per darsi energia e poi fuori di corsa a piedi verso il villaggio residence di Wisteria Lane.
“ Ma quale macchina, quali mezzi pubblici, si va a piedi !”Si è detto con piglio mascolino da capitano coraggioso.

Avrebbe portato anche il campanellino con il manico di legno, comperato in una fiera 20 anni fa, tanto per segnalare in strada l’urgenza dell’intervento richiesto.
Le strade erano però quasi vuote e con un improvviso guizzo di lucidità aveva realizzato che qualche autoambulanza di passaggio avrebbe potuto fraintendere le sue intenzioni e portarlo in un’altra destinazione non voluta.
Arrivato trafelato nell’appartamento dei piccoli, li ha trovati tutti beatamente a fare colazione con latte e biscotti.
Nonno Talpone ha imposto al figlio di uscire subito per andare al lavoro e lasciargli libero il campo.
Nonno e nipotini tutti soli, che bellezza!
“ Piovretta mangia il tuo dolcetto, le camilline sono così buone ( falso, ma pazienza, non tutti amano i taralli al finocchietto)”
“No, non voio più, voio cartoni ‘nimati, quello coi gatti”
“Piccolo mio, vuoi diventare grande come il nonno ?”
“Si, voio grande, ma camillina no !”
“Piovretta, se vuoi diventare grande devi mangiare la Camillina. Altrimenti la Camillina mangia te ed è lei che diventa grande. Ti faccio il disegno con il biscotto che ti mangia e diventa grande lui?”
“ No, mangio io, ma poi cartoni !”
“ Vedremo, tu Scoiattolino vuoi ancora della Nutella sul pane? No, con la fetta di pane, non in bocca a cucchiaiate !”
Incitamenti e storie, pulire, spalmare, far indossare sciarpe, cappotti, cappelli.
Al momento di uscire la Piovretta si butta in terra e strilla con le lacrime agli occhi “ No, non vado alla casa dei giochi, voio a casa con nonno!”
Crisi diplomatica, per fortuna vi è solo un ribelle da convincere.
Brillante idea talponiana “ Piovretta, hai presente Biancaneve e i sette nani ? Bene usciamo fuori, voi fate i nanetti e si canta in coro.  Andiam, andiam , andiamo a lavorar, ta , ta, ta…”
Lo strattagemma funzione alla perfezione: in fila indiana nonno Talpone ( o Biancaneve ?), seguito dai due nanetti intabarrati, marcia con passo cadenzato verso l’asilo comunale cantando la strofetta magica.
All’arrivo madri assonnate e affannate, che poi devono correre al lavoro.
 Ragazze, lasciate fare a noi nonni !

UN’INSENSATA ALLEGRIA


“ Ma che bella giornata !”

Questo si dice compiaciuto nonno Talpone mentre ritorna verso casa, la sua piccola vecchia tana, abbarbicata sopra i fumi e i rumori di piazzale Loreto, allietato dalla prospettiva di un buon tè verde e miele.

Ad essere sinceri lì fuori cade una pioggerella acida che cerca di combattere smog e polveri sottili della strade e lui sta tornando dopo un “intrattenimento veloce “ del suo loquace dentista veneto.

Stamattina il commercialista gli ha consegnato i moduli dell’ ICI da pagare, sono un acconto delle future tasse che, essendo lui magari onorato ma non onorevole, dovrà pagare con la sua tredicesima, lasciandogli magari i soli spiccioli.

Per posta gli è pervenuta la radiografia e il costoso preventivo per i lavori urgenti alla splendida dentatura della sua amata istriciotta.

Un rapido pranzo è stato in ospedale per farsi strizzare ossa e legamenti della mano sinistrata, anche se all’arrivo lui è stato accolto dalle giovani terapiste che si sussurravano “ Sai chi è il signore ?”  ( cioè Talpone)

“ E’ il marito della mitica professoressa !”

E mentre lui arrossiva e voleva scappar via, loro si mettevano con gran impegno a torturarlo, con implacabile forza e certo per il suo bene, forse ripensando alla severa competenza della loro insegnante.

Prima di sera non si sa cos’altro potrà accadere.

Ma intanto nonno Talpone si sente stupidamente felice, non sa di cosa, però si trova in uno stato speciale di grazia, senza aver bevuto bevande alcoliche o aver fumato sigarette “ aromatizzate”.

Nella vettura della metropolitana si era trovato a sorridere ingenuamente a tutti, ricevendo sguardi corrucciati e infastiditi, ha anche subito stoicamente la vicinanza di un professore di economia, taglia extra large, che spiegava il Sole 24 ore ficcandogli i gomiti grassocci nelle sue costole, forse per sottolineare la gravità della situazione economica mondiale.

Cosa sta  accadendo a nonno Talpone ?

Qualche fatina deve avergli spruzzato una polvere magica sul testone pelato, chi mai lo può sapere ?

Ormai nonno Talpone sopporta tutto, anche l’improvvisa, insensata, sciocca allegria di questa piovigginosa giornata invernale milanese.

DI’ SEMPER DE NO !


E’ inutile scusarsi, scrivere che nonno Talpone è dispiaciuto, che è stato assente per  forza maggiore, che era impegnato, sofferente per dolori alla sua mano o che era influenzato.
Non è vero, ammettiamolo sinceramente.
Come si fa a sorridere di sé e degli altri quando ti viene da digrignare i denti per una rabbia sorda, rancorosa, furente, alternata ad una forma di stanchezza rassegnata e dolorosa.
Certo la campagna umbra, quando non pioveva, era uno sfolgorio di colori tardo autunnali quasi miracolosa.
Vero anche che al suo ritorno i nipotini sono stati di una gioia reciproca deliziosa.
Ma poi, di fronte al foglio bianco come essere lievi, lieti, ironici ?
Ci mancava anche il blog di Splinder in fase di chiusura per mettere Talpone in imbarazzo.
Problemi tecnici che lui, nel suo stato mentale attuale, non riesce a discernere con necessaria lucidità e che gli lasciano l’amaro in bocca.
Però stasera gli è tornata in mente una scena di circa sei anni fa, quando, al pranzo di matrimonio della figlia di un suo amico, aveva incontrato un tipo veramente singolare.
Il grande tavolo rotondo a cui era seduto insieme alla moglie con una decina di invitati subiva il consueto servizio indolente dei camerieri con vassoi di antipasti.
Sembrava che si dovesse ripetere il solito refrain di quel tipo di avvenimenti, quando nonno Talpone si accorse che le pietanze erano accaparrate in gran parte da una coppia anziana, più che ottantenne, becera e voracissima.
Lei matronale e grassoccia si accompagnava ad un tipetto vispo e mingherlino, dalla voce potente, con uno spiccato accento milanese da osteria, il quale, non contento di aver svuotato i vassoi e le quattro bottiglie di vino disponibili nel suo raggio di azione, aveva osato chiedere che gli fosse passata anche quella posta davanti al nostro eroe.
Ora nonno Talpone è notoriamente un tipo timido, remissivo e paziente, ma tutto ha un limite e per una bottiglia di troppo è capace di entrare in guerra con una furia da cavaliere mongolo dei tempi andati.
“ Eh no ! caro mio, lei svuota i vassoi e adesso mi vuole togliere anche la bottiglia di Grignolino ? Adesso basta, portate alla pari per tutti e il vino lo chieda al cameriere !”
Il tipetto anzianotto si scusò, chiese ai camerieri con voce tonante un cospicuo rifornimento enologico, poi si brindò insieme con calici pieni, si rise, si raccontarono un paio di storielle e , complici le libagioni e una fraterna divisione delle pietanze, si arrivò ad un ilare e gioioso cameratismo festaiolo.
Ad un certo punto il tipetto si fece sotto e gli sussurrò con voce chioccia in dialetto milanese:
 “Ma te, se ti chiedono se saresti contento di arrivare a settant’anni suonati, cosa risponderesti ?”
“ Direi di sì, sarei contento “
“ Sbagliato, tu devi dire di no.    Se poi ti chiedono ancora, per te vanno bene gli ottant’anni ?”
“ Certo che sarei ben felice, sì senz’altro “
“ Sbagliatissimo, non capisci niente.    Devi dire sempre di no, altrimenti sei fregato, lo capisci ?    Se dicono, vuoi arrivare a novant’anni ?”
“ Accidenti, è tantissimo, cavolo, farei subito la firma. “
“ Allora sei proprio un ciula.   Devi dire di no, sempre di no, noo !    Così freghi la Morte, rinvia, rinvia, rinvia sempre, mangia, bevi, fai i comodi tuoi e mi raccomando, di semper de no !”
Nonno Talpone non capiva molto, forse le bottiglie di vino erano state tante, ma finì che prima lui, poi tutti gli altri commensali  con ritmo cadenzato si alzassero in piedi e brindando con il calice pieno gridassero in coro “ NO, di semper de no !”
Gli altri li guardavano stupiti, si avvicinavano al tavolo e si informavano, poi si univano al coro e ai brindisi, tanto gli sposi avevano già detto il loro si in chiesa e non c’era pericolo che si sbagliassero alla cerimonia.
Adesso, ripensando alla scena lontana, nonno Talpone finalmente sorride.
Ma si, stappiamo una bottiglia di Pinot Nero e beviamoci sopra, brindiamo gridando : “ NO, dico di no, sempre no !”
No a tutti quelli che ci fanno soffrire e immalinconire.
Al Diavolo!
Salute a noi.