UOMINI E OGGETTI


Arrivederci Inghilterra, sono dovuto ripartire, lasciare il placido conforto dei tuoi pub, la civiltà ordinata dove i giovani possono trovare lavoro, dove vi è un salario minimo di legge, dove le tasse si pagano e i mascalzoni devono dare le dimissioni al primo sospetto delle loro malefatte.
Basta, è come sparare alla Croce Rossa.
Ho avuto anche una piccola soddisfazione, non credo debba operarmi alla cataratta, a morire si è storici ma le operazioni suscitano un certo terrore.
La visita oculistica con il chirurgo ha evidenziato che oltre alla cataratta ho anche un vizio congenito alla cornea e l’operazione potrebbe portare a danni totali alla vista.
“ Lei è ancora giovane – mi ha detto giovialmente il dottore.
“ Ma se ho settant’anni – mi sono inalberato, in certo qual modo offeso.
“ Ne parliamo tra una decina d’anni – ha continuato lui.
“ Se ci arriverò. Vivo alla giornata caro lei – ho concluso ottimisticamente.
Mi complimento comunque di aver salvato tredici anni fa da un trasloco due bastoni bianchi da cieco, uno robusto di legno di rovere e uno pieghevole di metallo.
Tutto potrebbe servire, è il mio motto, parola di uno nato in periodo di guerra.
Niente operazione, con gran sollievo, quindi partenza per l’Umbria per cambiare auto e assicurazione.
Lascerò la Giorgia, la Uno Fiat di 20 anni, per il nuovo acquisto giapponese che ne ha solo 9.
Come la chiamerò?
La proprietaria precedente non ha voluto dirmelo, pensavo a Ciccina o Cicci.
Quando avrò l’assicurazione e potrò guidarla la chiamerò più volte con il nuovo nome, vedremo se lo accetterà.
Per me non sono bizzarrie, ma solo cercare un approccio spirituale con gli oggetti che noi usiamo, umanizzarli.
Certe volte ho il sospetto che gli stupidi automi invece siamo noi .

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PICCOLI FIGLI CRESCONO


Quando era ospite della sorella maggiore nonno Talpone aveva sperimentato una serie di incubi notturni, nell’ultimo dei quali si trovava costretto a lavorare, per quanto pensionato, nella sua Ditta, quella che aveva assorbito più di 30 anni di vita, senza paga e forzato a muoversi su una stretta passerella tesa tra le volte della Stazione Centrale di Milano, tra mascheroni di pietra che lo sbeffeggiavano.
La causa forse poteva essere dovuta al bagno di servizio, quello accanto alla camera degli ospiti in cui dormiva, quello che lui usava sette o otto volte durante la notte, privilegio dell’età della sua vescica.
Era un bagno nuovissimo, appena rifatto secondo l’estro arredatore della sorella maior, con un pavimento di larghe piastrelle rosso sangue con pigmenti rifrangenti e con una serie di faretti sul soffitto di colore appropriato.
Si aveva così una luce diffusa, un sanguigno alone che si faceva man mano più intenso.
L’ambiente era ricercato, l’effetto mattatoio assicurato.
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Ma via quello era il passato e dopo una tempesta notturna che aveva sradicato alberi, allagato le pianure a sud di Londra e fatto fermare il treno su cui viaggiavano, nonno Talpone e l’Istrice Prussiana erano finalmente arrivati a Brighton e alla stazione li aspettava trepidante il loro figlioletto, con abbracci, baci e stritolamenti di costole ripetuti.
Anche se ora ha 37 anni per loro lui resta sempre il piccolino andato via, lontano da casa, il figlio minore, quello sperduto e indifeso.
Tempo mezz’ora questa illusoria credenza si era rapidamente dileguata, abbracciato il barbuto Tasso irlandese, messe a posto le valige, consegnati i regali mangerecci, era iniziato il fuoco di fila delle novità, dei consigli, dei suggerimenti pressanti, degli ordini categorici.
“Abbiamo comperato una nuova casa, dobbiamo andarla a vedere.”
“Stiamo valutando di comperarne un’altra, andrebbe proprio bene per voi se vi trasferite qui.”
“Se non vi piace ci sono degli appartamenti veramente funzionali ed economici, sono per gente sopra i 60 anni, vi è indipendenza, servizi e assistenza 24 ore su 24.”
“ Cosa avete deciso per il viaggio in Cina o al Kruger Park che piacerebbe tanto alla mamma ?”
“ Dovete fare almeno un viaggio impegnativo all’anno fin che siete in tempo. Avete due figli che vi possono aiutare.”
“ Anzi entro stasera bisogna prenotare il viaggio. Vi consiglio quello di tre settimane in Cina con il tour del Tibet.”
“ Ma veramente siamo appena arrivati per una breve visita – ha cercato di interloquire nonno Talpone – poi devo fare l’operazione alla cataratta e chi sa come andrà a finire, inoltre vorrei ancora rivedere Vicenza, non vi sono più stato da quando ero a militare, che bei ricordi … il Clinton, poenta e baccalà …”
“ Papaà, papaà ! Parlo di viaggi seri, la mamma è senz’altro d’accordo, non è vero?”
L’Istrice sorrideva beata e adorante al suo piccolo, dondolava la testa affermativamente, avrebbe acconsentito anche ad una spedizione tra i ghiacci del Polo Nord.
Il Martello di dio aveva colpito ancora.

HAPPY ST. VALENTINE


Le vacanze con la sorella maggiore, anche se hai 70 anni, sei sposato e plurinonno, comportano uno stato di sottile sudditanza, gentile ed amorevole, ma con un continuo e sottinteso richiamo all’ordine.
Nonno Talpone invece, proprio perché rimane sempre il baby brother, si sente come il ragazzino in gita scolastica, pronto agli estri improvvisi e alle fughe continue verso una chimerica libertà.
Vi è comunque l’Istrice Prussiana, sempre pronta a tirare il freno, così ad esempio è stato cortesemente dissuaso dall’usare la bionda visiera da tennista fuori dalle mura di casa.
Ma almeno è riuscito a perlustrare tutte le charity e i librai antiquari di Cambridge, con la scusa di ricercare qualche libro di botanica amazzonica per la nipote spoletina e scoprire eventuali antichi giocattoli per i suoi nipotini.
Ieri sera la sorella maggiore, alla vigilia del commiato, l’ha portato, insieme ai rispettivi coniugi, ad una festa di san Valentino, tenuta al college dei futuri cuochi e camerieri.
All’ingresso era stato distribuito il raffinato menù, con rossi cuoricini sparsi,loro sono stati fatti accomodare in un salone con palloncini rossi e una dozzina di tavoli addobbati festosamente con stoviglie e fine cristalleria, sulle candide tovaglie erano sparsi dei minuscoli cuoricini.
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I camerieri erano un gruppo di giovani e goffi ragazzotti, piuttosto intimiditi e cortesi, con delle mani tremolanti quando dovevano servire il vino nei calici o mescere il caffè nelle tazzine, ma bisognava riconoscere loro una indiscussa dose di buona volontà.
La serata all’esterno era orribile, con pioggia e vento di burrasca, ma all’interno di quel salone, con le candele accese, anzi veramente con i piccoli lumini bianchi, aleggiava un’atmosfera di estrema pace.
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Era la prima volta che loro quattro festeggiavano san Valentino ad un ristorante.
A dir la verità vi si erano recati alle 18.30 come da prenotazione, un po’ presto magari, ma gli inglesi sono sempre originali, erano stati i primi ad entrare e man mano giunsero altre coppie, stranamente con i capelli bianchi, visi lievemente rugosi, andature affaticate.
Vi si sentiva un leggero brusio, il fruscio dei passi esitanti dei giovani camerieri, i movimenti felpati di nuove coppie che entravano, ora il salone era ormai colmo di una ventina di settantenni, i lumini crepitavano leggermente sui tavoli ingombri di rossi cuoricini.
Nonno Talpone era compiaciuto ma perplesso, più che un veglione di san Valentino quella pareva una veglia.
Alle 21 sono usciti tutti, pronti a far nuovamente baldoria.
A casa ovviamente, per addormentarsi davanti al televisore.

REGALI TARDIVI


Quasi senza accorgersene, con ansie minime, forse perché troppo impegnato nella sua veste di badante, nonno Talpone e la sua Istrice ieri pomeriggio sono volati in Inghilterra per rivedere la sorella maggiore, quella che ama definirsi Fettuccina, in onore alla sua matronale opulenza,e abbracciare in seguito anche il figlio Martellus deus e il suo bel tenebroso, il Tasso irlandese.
Una vacanza di circa una settimana, che lui riduce ad una dovuta e piacevole visita parenti.
Arrivati a Cambridge la sua Fettuccina gli ha fatto trovare una sontuosa cena, adornata da una sfilata di bottiglie della sua birra preferita, l’aromatica Old Speckled Hen.
A fine pasto ha dovuto sottostare alla cerimonia, seppur tardiva, dello strappo collettivo dei Christmas Crackers, così cari ad ogni inglese nel periodo natalizio, scoprendovi come regalo un set di cacciavitini da bambola.
Vi è stato lo scambio di regali, per lui ben tre pacchi, per il compleanno, i 70 anni, il Natale : una raccolta di DVD dei “ Railway Journeys in Great Britain, perché nonno Talpone adora ancora i trenini storici, un graditissimo osservatore stellare Stellarscope, per rinverdire i suoi studi di astronomia, nonché una visiera da tennista di color rosso sangue, anche se in quello sport è sempre rimasto una schiappa.
Però quest’ultimo regalo è stato molto gradito e, non so perché, nonno Talpone l’ha trovato, come dire, giovanile.
Non ha saputo rinunciare ad una foto ricordo e ora, seduto per la degustazione delle birre con la moglie e la sorella si è pavoneggiato da vanesio.
Ha persino redarguito il cognato oxfordiano “ Non so come fai a stare a stare a tavola con i tuoi capelli grigi insieme a noi tre bionde “.
Perché solo le donne si possono tingere i capelli e portare il toupet, sia pure per un momento di illusione ?
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DINOSAURI


Una chiamata al telefono dal vecchio amico psichiatra in pensione.

– C’è una mostra fotografica a Crescenzago sul Canale della Martesana, ci andiamo? –

– Non so, sono in pausa infermieristica, mi sento pigro.-

– Peccato, è organizzata da un vicino di casa, credo che si tenga in un’enoteca, ci sono  anche assaggi di formaggi, salumi e vino.-

– D’accordo, mi hai convinto, mi cambio e in dieci minuti ci vediamo sotto casa.-

Certe volte gli argomenti sono talmente convincenti che non si può rifiutarli, inoltre come afferma soavemente nonno Talpone – gli aggiornamenti culturali sono indispensabili -.

Così dopo una camminata di quasi un’ora, perché i pensionati hanno tanto tempo libero, gambe semiresistenti e  quattro chilometri sono poca cosa quando si parla con gli amici, erano arrivati alla meta e introdotti in un largo magazzino, arredato con botti, casse di bottiglie e alcune tavolate colme di vassoi con cibarie e sfilate di bicchieri colmi di vini bianchi, rossi e rosé.

L’ambiente era già affollato e nonno Talpone voleva subito eseguire, parole sue, un –controllo di qualità – ma era stato fermato da un signore gentile e premuroso, l’ideatore della mostra fotografica, che aveva cominciato a illustrare le opere esposte.

Gli edifici storici della Martesana erano stati minuziosamente fotografati o riprodotti da stampe e quadri d’epoca, in alcuni casi risalenti al diciassettesimo secolo, quando erano oasi di villeggiatura per i nobili milanesi.

Con una certa impazienza nonno Talpone aveva cercato di passare celermente da un’immagine a quella successiva, quando si è trovato di fronte alla foto della gloriosa Canottieri Magneti Marelli, che aveva un ormeggio e un rimessaggio barche vicino al ponte di pietra che unisce Gorla a Turro.

Si distinguevano gli atleti tesi nello sforzo della regata, dietro loro la banchina affollata di bambini e adulti, esultanti e incuriositi.

Nonno Talpone vi si era riconosciuto, suo papà allora era il presidente, a titolo gratuito, della Canottieri, lui era invece ancora un bimbo di circa sette anni, e un fiotto di ricordi nascosti erano improvvisamente emersi dalla palude del tempo, sempre meno sfocati, anzi man mano collegati persino ad odori, suoni, sensazioni provate allora.

Per qualche minuto il tempo si era fermato, anzi tornato indietro ad un periodo mirabilmente lontano e felice.

Poi si era riscosso, l’ aveva commentato con l’amico, mentre assaggiavano focaccette con salumi e formaggi, brindato con calici di Prosecco, Cabernet e Tokaj, gironzolando tra esposizioni di bottiglie pregiate dai nomi invitanti.

Quando nonno Talpone ha voluto tornare ad esaminare quelle fotografie che avevano il potere di riportarlo magicamente ai suoi ricordi, si è accorto che vi erano anche delle didascalie, su quella della sua immagine preferita vi era scritto – Imbarcadero Canottieri, Gorla, metà del secolo scorso-

-Ciumbia ! Come secolo scorso, brutt malnatt, e che siamo quasi dei dinosauri ! – si è indignato nonno Talpone – era solo qualche anno fa, come si permettono ?-

L’amico a lui vicino gli ha dato ragione e si sono precipitosamente recati al banco degli organizzatori per protestare.

Però lì hanno trovato due signore con i capelli bianchi, che hanno sorriso comprensive e hanno mostrato loro un’esposizione di bottiglie pregiate che avevano come etichette le fotografie dell’esposizione.

Nonno Talpone ne ha scelto due di pregiato Malbeck Historico di Valdobbiene e le ha trasportate trionfalmente a casa sua.

Le donerà ai suoi figli, ormai adulti ahimè, per ricordare insieme la figura del loro nonno, per farne riemergere la figura, aiutato dagli aromi del vino, per ritrovarsi tutti ancora uniti, almeno nello spirito.

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ADEMPIMENTI CONIUGALI


L’aveva ritrovato a tarda serata, quando era ormai l’ora della breve lettura prima che cali il sonno.

Gli era apparso stanco, anzi stravolto e nonno Talpone gli aveva elencato con tono strascicato e meticoloso gli avvenimenti della sua giornata.

“ Alle otto stamattina ha trillato la sveglia vocale del telefonino, con quella voce crudele da sergente maggiore che chiedeva ai presenti di alzarsi subito.

Toeletta veloce e meticolosa, poi le quattro medicazioni prescritte alla povera Istrice.

La colazione da preparare, lo svuotamento della lavastoviglie, la messa in ordine di casa.

In seguito con cadenzate ravvicinate le altre incombenze: spesa al supermercato, preparazione del pranzo, le quattro medicazioni, tavola da apparecchiare, servire, sparecchiare, passare la spazzola antipolvere sui ripiani, quadri, scaffali, libri, altre quattro medicazioni, passare l’aspirapolvere nelle stanze, strofinare con lo straccio bagnato i pavimenti con piastrelle; ben due volte, ci pensi ?

Altre somministrazioni di colliri, preparazione della cena, apparecchiare, sparecchiare, mettere a posto.

Per la verità non ho dovuto stirare le camice per ora, non abbiamo avuto i bambini, non ho lavato i vetri.

Ora sono finalmente steso a letto sotto le coperte e non ho più forze.

Però mi ritengo ancora fortunato.”

“ Ma scusa perché dici fortunato ? – non aveva potuto fare a meno di chiedergli.

“ Semplice – ha sussurrato nonno Talpone – mia moglie per ora non ha preteso gli adempimenti coniugali.”

QUANDO LA SVEGLIA CI CHIAMA


“ E’ l’ora di svegliarsi, sono le .. otto! ….E’ l’ora di svegliarsi , sono … click!”

Ogni giorno, da sette giorni, cinque volte al giorno, con cadenze ritmate alle 8 , 12, 14,16, 20 l’allarme del telefonino di nonno Talpone rumoreggia, inizia a vibrare, poi lancia il suo messaggio, ripetuto ossessivamente da una voce femminile metallica e autoritaria.

Ogni volta è il richiamo al momento di immettere due gocce da quattro diversi colliri nell’occhio operato dell’Istrice Prussiana, ad intervallo di cinque minuti tra un medicinale e un altro.

Ogni volta nonno Talpone ordina simmetricamente le boccette sul tavolo di cucina, prepara le garze disinfettate per la pulizia del contorno dell’occhio, mette in posizione la sedia con il cuscino su cui deve sedere inclinata la sua paziente, poi si avvia in bagno dove lava accuratamente due volte con il sapone le sue mani  e ritorna in cucina con le braccia sollevate, come ha visto fare ai chirurghi nei serial televisivi.

Delicatamente pizzica la bassa palpebra, lascia cadere le due gocce, aspetta a mani alzate che passino i minuti per il secondo medicinale.

Piccoli gesti che ritmano gli impegni della giornata.

Ogni volta la sua Istrice lo ringrazia gentilmente, ogni volta lui sente un lieve sommovimento d’animo, turbato per questi piccoli gesti di assistenza domiciliare.

Sciocchezze potrete definirle.

Come l’immedesimarsi per gioco nel famoso chirurgo che attende l’infermiera che gli calzi i guanti sterili prima della difficile operazione.

Come il cambiare spesso la lingua del telefono sveglia, per essere chiamati di volta in volta in inglese, in francese, in tedesco.

Però lui avverte come sia capitato qualcosa di minimo, di lieve, di imminente sinistro.

In questo assistere la persona cara vi è come il timore di quello che potrebbe avvenire in un futuro prossimo, delle prove che ci aspettano.

Siamo nonni sapete, ci avviamo verso la sera e certe volte abbiamo paura.