Cuore di nonno


” Che giorno è?”

Questa è l’esclamazione tipica di nonno Talpone quando lascia per un attimo il suo mondo libresco che lo trasporta dall’Inghilterra settecentesca di Tom Jones alla Sicilia degli anni 70 di Sciascia o alla New York truffaldina di Westlake.

Più che un lungo sonno è un ininterrotto viaggio nel tempo e nello spazio, che solo i libri ed il loro ascolto possono permettere ad un entusiasta lettore.

Si vive così, abbastanza serenamente e tranquilli in questa quarantena dal finale incerto.

La moglie cucina in continuazione pranzi elaborati, stende la pasta, prepara crostate e forme di pane casareccio con miscele di farine sempre diverse.

Lui collabora mangiando ubbidiente.

Come qualcuno ha già scritto ” in questi tempi non si può uscire di casa, ma in futuro non riusciremo a passare dalla porta”

Sabato scorso per la prima volta il figlio milanese, il promettente avvocato, è venuto dai genitori con il nipote a portare due grossi cartoni colmi di provviste.

Quattro chili di farina, altrettanti di frutta, verdura, formaggi, latte, carta scottex e così via.

Sempre a distanza di sicurezza di due metri, con guanti e mascherina.

Il nipote in un mese di lontananza si è alzato di dieci centimetri, secondo la dubbia opinione del nonno dagli occhi velati da talpa.

Prima di lasciarli quest’ultimo ha offerto loro una tanica da cinque litri di olio umbro, un boccione di aceto maturato da un decennio, carciofini sott’olio, un barattolo di visciolata per i bimbi (?) , una lasagna appena sfornata.

Nonno Talpone era così felice che alla fine ha anche aggiunto, con il pianto nel cuore, un cartone delle sue preziose bottiglie di vino.

Cuore di nonno.

Ecco la maglia gialla!


Quinto sabato, 29″ di chiusura.

Questa non è una mattinata qualsiasi nel vuoto squallido della strada vuota e delle finestre chiuse.

Ebbene sì, anche questo sabato alle ore 8.30, al balcone di fronte si è affacciato un signore di mezz’età, ha portato fuori la bici da corsa, l’ha fissata ai blocchi ed è rientrato.

Dieci minuti dopo è riuscito con pantaloncini neri da corsa, casco da ciclista, occhiali, mezzi guanti  e ovviamente la sua maglia gialla aderente.

Montato con scioltezza in sella è partito per il Tour de France, nona tappa.

C’è stato lo scatto iniziale per posizionarsi in testa, poi la pedalata si è fatta più rilassata.

Ecco, è arrivato all’inizio della salita, perché lo vedo abbassarsi sul manubrio, le mani spasmodicamente strette alle manopole, il suo dorso di abbassa e si rialza in modo frenetico.

Ora ha superato il valico perché scende in velocità più rilassato

Ogni sabato e domenica mattina abbiamo notato l’atleta del palazzo di fronte al nostro, lo seguiamo anche col binocolo, prendiamo  delle fotografie da inviare agli amici.

Quando sarà finita l’epidemia andremo a trovarlo per ottenere l’autografo.

È così interessante partecipare ai suoi allenamenti sportivi che quando rientriamo ci sentiamo anche noi più sciolti ed atletici.

Dimenticavo: quando sta terminando  l’ora ciclistica lui alza in alto le braccia, sorridente al suo pubblico virtuale che lo applaude.

A questo punto esce anche la moglie con una bottiglietta e lo bacia.

Anche questa mattina lui si è guadagnato la maglia gialla, il Tour de France sarà certamente suo.

 

 

 

S’i fosse sindaco


” S’i fosse sindaco di Milano…”

Scusate, ma il sonetto di Cecco Angiolieri  mi frulla insistente nella testa.

No, non voglio allagare o bruciare la mia amata città, però che noia stare chiuso in casa a scrutare dal balcone le strade vuote.

Nei giorni scorsi ci sono state purtroppo due ambulanze ai portoni delle case di fronte a noi, prima per una ragazza, poi per una coppia di anziani, dove dopo qualche giorno hanno messo un drappo nero.

Non parlo di questi episodi per carità, ma ieri è arrivata un’autopompa dei vigili del fuoco.

Tutti trepidanti  alla finestra, però non si è visto fumo né cornicioni pericolanti o gatti miagolanti e disperati sulle grondaie.

Dopo dieci minuti sono andati via in silenzio e tutto è finito lì.

Scusate, ma noi che eravamo affacciati alle finestre a curiosare, ligi alle norme, rinchiusi in casa da settimane, possibile che non hanno pensato di alzare almeno una scala, aprire una pompa per innaffiare i giardini della piazza, non dico tanto, ma così, per darci un contentino?

S’i fosse sindaco di Milano manderei in giro per le strade qualche ruspetta, un buchetto qua, un buchetto là, transennato naturalmente.

Con qualche raro operaio in tuta arancione e mascherina per cazzeggiare vicino alla buca.

Come succedeva sempre quando in passato c’era traffico e queste eterne buche bloccavano la circolazione.

Noi anziani amiamo vedere lavorare gli altri, seguire con il binocolo cosa fanno, commentando e criticando quello che stanno facendo.

E adesso?

Dobbiamo proprio ridurci solo alla televisione?

Scusi, me lo può prestare?


Con questo bel sole pomeridiano mi sono azzardato ad affacciarmi al balcone per respirare l’aria finalmente balsamica della città e scrutare i rari passanti.

Mi incuriosiscono i padroni con il cane al guinzaglio, quelli che  con aria susseguiosa possono passeggiare impunemente sui marciapiedi deserti.

Durante l’ora indolente al balcone ho però notato che certe volte i cani sono gli stessi, ma cambiano gli accompagnatori.

Sarà forse una famiglia che si alterna ad uscire fuori con quella scusa.

Ma quando per la terza volta vedo lo stesso cane con una diversa signora anziana, mi domando  se ci siano tre nonne in quella famiglia.

La risposta che mi ha dato un’amica è semplice.

Nel condominio di un palazzo ci si conosce abbastanza, anche se siamo a Milano, così può capitare che, quando si sente suonare alla porta, non si presenti la coppia di Testimoni di Geova, ma la vicina del primo piano che supplichevole domanda:

” Scusi, mi può prestare il suo cane che lo porto a passeggiare un poco, povera bestiolina?”

Sembra maleducazione rispondere che il cane è già sceso con te e  poi con tua moglie.

Così affidi animale e guinzaglio alla vicina febbrile, che ti ringrazierà con mille ossequi.

” Se vuole le compro pure il giornale – fa lei con un sorriso accattivante.

” No grazie, l’ho già acquistato stamattina.”

Ci mancherebbe altro che quella ti voglia togliere quella scusa per uscire una quarta volta da casa, dopo il cane, il supermercato, la farmacia, il tabaccaio anche se non fumi più fa dieci anni.

Purtroppo io come gli altri inquilini della scala sono solo proprietario di un gatto.

Proprio lui, Coccolone,  che dopo una breve lotta e qualche unghiata mi ha convinto che non vuole guinzagli e che resta irremovibilmente un felino.

 

Solidarietà musicale


22″ giorno di chiusura per tutti gli esercizi commerciali a Milano.

Per legge si deve stare in casa, si può uscire solo per estrema necessità.

Per il vecchio nonno Talpone niente più bancarelle di libri da esplorare, niente caffè bar, musei, cinema, biblioteca.

Niente incontri con gli amici, figli e nipotini.

Le cautele erano iniziate ben prima, a metà febbraio.

Passerà presto, pensava, basta avere pazienza.

Cosa che in Italia è molto difficile.

Tutti fremono, cercano di svicolare dalle leggi, trovare inghippi e scorciatoie scaltre per eluderle.

Ricorda con affettuosa ammirazione i norvegesi che ha conosciuto, educati, con enorme senso civico e solidarietà..

Con calma e pazienza.

” L’onda lunga ” la chiamano.

Da noi invece è sempre mareggiata.

Certo noi abbiamo il vino, i cibi gustosi, l’esuberanza e spesso una stupida furbizia da Arlecchino.

A nonno Talpone è molto piaciuta l’idea di una cara amica che ogni sera alle 18 in punto, quando vengono lette le statistiche dei contagiati e dei morti in Italia, apre la finestra a fa ascoltare brani musicali a tutto il quartiere, con partecipe entusiasmo dei vicini.

Che idea brillante !

Così il nostro Talpone ha voluto imitarla, qua in piazza Loreto a Milano.

Ha spalancato anche lui i doppi vetri del balcone su strada, preparato gli altoparlanti, alzato al massimo il volume, inserita una cassetta di De Andrè e posizionandosi tronfio al balcone,come il passato ducetto di un secolo fa, ha dato il via.

Ecco un rullo di tamburi e poi la voce martellante di Fabrizio :

” S’ i fosse foco arderei lo monno.

S’ i fosse vento lo tempesterei …”

” Ah! Il buon Cecco Angiolieri, lo ricordo bene ai tempi di scuola- si è detto nonno Talpone.

” S’i fosse acqua lo annegherei…”

Però, però forse non era proprio la canzone adatta in tempi di pestilenza.

Così ha portato dentro casa con precipitazione le casse acustiche, chiudendo in fretta gli infissi mentre quello sciagurato continuava ad urlare:” S’i fosse Dio lo manderei in profondo…”

L’intenzione era buona, ma a Talpone le cose vanno sempre storte, non so perché.

Ora non osa più affacciarsi alla finestra e la musica, magari più allegra, l’ascolterà chiuso in camera con il gatto.

 

Pensieri sparsi


Non mi annoio, no davvero.

Alla mia età non mi pesa stare in casa con i miei libri, la musica, la moglie e il gatto.

Questa mattina presto mi sono messo in fila al supermercato vicino a casa per la spesa settimanale.

Solo otto persone davanti a me, in un’ora e mezzo ho sbrigato tutto e sono tornato a casa con il mio carrello e due borse.

Più tardi dalla finestra non vedo nessuno, una pace irreale, di tanto in tanto un raro passante che si affretta carico di borsoni ricolmi.

Come al solito ho telefonato ai figli, nipoti, la sorella inglese e ai pochi amici.

Vita dura per i giovani che devono stare rinchiusi, penso alla trepidazione degli innamorati divisi, agli anziani soli, alla rabbia di quelli che hanno perso il lavoro e a quelli che hanno dovuto cessarlo in questo periodo morto.

Mi rattrista immaginare la situazione di quelli che sono ammalati e vivono nella paura, al dolore di chi non può assistere una persona cara o che l’ha persa in questi tempi angosciosi.

Come in una guerra, dicono.

La differenza è che ora non sparisce una generazione di giovani, ma di vecchi.

Il che, dovendo scegliere, trovo che sia una soluzione più ragionevole..

Data l’età posso scriverlo in tutta sincerità o forse nella mia senilità svanita mi ritengo troppo giovane per preoccuparmi.

In strada ho intravisto un signore incapottato con sciarpa che passeggia con un cane al guinzaglio.

Devo proprio convincere il mio gatto bianconero a sottomettersi ad un laccio, fingendo di essere un canino spurio per farmi legalmente fare una passeggiata solitaria.

A letto con la renna


Sbang!

Una craniata contro il muro a fianco del lettino monacale che occupo da un mese nella camera russatori.

Alle 4 del mattino un incidente del genere mi permette giustamente una serie di imprecazioni ad alta voce.

Tutto perché, mentre sognavo di dormire placidamente nella mia cuccia, una grossa renna pelosa ha voluto infilarsi nel letto, spingendomi con la sua schiena fino a spiaccicarmi contro la parete.

Al buio e con gli occhi spalancati e il cranio indolenzito mi sono presto accorto che la renna era svanita, ma non il mio mal di testa.

Sono rimasto disteso a cercare di capire cosa fosse accaduto e perché.

Ho realizzato poi che la sera precedente avevo riguardato le foto del viaggio in Norvegia di un mese fa.

Più di duecento immagini di fiordi ghiacciati, selvaggi e pittoreschi, nessuna Aurora Boreale perché  di notte, con 19 gradi sotto zero, o dormivo o avevo una tremenda colite.

Alcune foto di reticolati del Polar Park, su al confine con la Svezia.

Erano le recinzioni di lupi, ghiottoni e linci che la mia vista scarsa non ha percepito; dove gli altri mi consigliavano di puntare l’obiettivo  in seguito risultarono essere dei tondini metallici posti in mezzo alla rete.

Solo una renna, che stava placidamente brucando dietro la palizzata di legno, si è fatta gentilmente fotografare, senza muggire e dare furiose cornate come l’adiacente esemplare di bue muschiato.

Ecco, quella renna mi è piaciuta molto, un tipico carattere nordico calmo, ragionevole e metodico.

Ora ricordo che da bambino avevo un orsacchiotto di pezza riempito di trucioli che tenevo stretto a me nel letto.

Quindi mi sembra accettabile che in tempo di coronavirus una bruna renna lanosa venga a tenermi compagnia.

Nei sogni tutto è possibile.

Ma con meno irruenza, mi raccomando.