PAREVA IERI


Finalmente dopo il periodo rosso siamo entrati nella fase arancione, intendo la definizione della mia Regione per la pandemia Covid.

Così ho potuto incontrare il mio vecchio amico psichiatria lungo un marciapiede di viale Monza.

Dico vecchio perché ci frequentiamo dalla seconda media, non per l’età.

Come età dovremmo definirci decrepiti, come suggerisce amabilmente mio figlio, il Martello di dio inglese.

Già, lui dice di sentirsi vecchio perché quarantenne.

Ne consegue che noi allora, di una generazione precedente, cosa possiamo essere?

Solo decrepiti.

Invece no!

Quando il mio amico ed io ci siamo incontrati lungo il marciapiede, uno venendo dal centro, l’altro dalla periferia, non avevamo sbagliato strada, come talvolta succede a tutti, o senso di marcia, ma ci siamo riconosciuti a cinque metri di distanza.

Ci siamo detti:” Ma sembra ieri che ci siamo visti l’ultima volta!”

Invece forse erano passati un paio di mesi.

Adesso i giorni paiono tutti uguali.

Ma noi due siamo sempre allegri e saltellanti quando ci incontriamo, come teenagers.

Abbiamo moltissime cose da raccontarci mentre camminiamo fianco a fianco, a distanza di sicurezza e con le mascherine.

Mentre cerchiamo un bar per sorbirci un caffè riusciamo in qualche modo a comunicare, nonostante il traffico e qualche piccola pecca auditiva.

I nostri argomenti sono vari e molteplici, gli esami ospedalieri e i ricoveri, le medicine prescritte, la salute delle mogli, i vari doloretti, i figli, il malgoverno, i libri che stiamo leggendo.

Quando ci siamo lasciati mi rendo conto di aver camminato per 12000 passi, non ce ne eravamo accorti.

Ci rivedremo presto, anche domani, cioè tra un mese o due.

Un incontro


Mi pareva lui, ma non ne ero sicuro.

Un viso scavato, gli occhi socchiusi infossati, ma il testone rotondo e calvo però era sempre quello, anche se non si vedeva più la sporgenza del suo pancione , non potevo sbagliarmi.

” Ciao nonno Talpone, da tanto tempo non ti vedevo, sei quasi irriconoscibile.”

” Sapessi! – mi ha risposto con voce tremula – Che brutto periodo ho passato ! Schiena, gambe, stomaco, dolori … Ma ora tutto è in sospensione. Però sono in cura dietetica strettissima, sono dimagrito ben 10 chili !”

” Come, in due mesi solamente?”

” Certo ! Ho trovato tra le vecchie carte, sai che io tengo tutto, non si sa mai, ho scoperto, dicevo, delle tabelle dietetiche che aveva compilato una dottoressa per un menù da 2000 kcalorie. Il consulto mi era costato ben 250 euro, allora quelle tabelle mi avevano fatto ridere, ci avevo bevuto sopra una bella bottiglia di Bonarda.

Però leggendole ai primi dell’anno mi sono detto ” perché no?” con tutti i soldi che avevo speso, così adesso le seguo fedelmente, anzi le ho calibrate su 1500 kcalorie.”

Ho mugolato un grugnito di assenso generico, come si usa in questi casi, ma lui ha proseguito con foga.

” Le prime settimane erano una meraviglia, i chili scendevano che era un piacere, ora tutto è difficile, per un etto ci vogliono giorni, anche una settimana. Ma sai un piatto di spaghetti cosa valgono ?”

” Non lo so, ricordo che ti facevi versare delle fondine straripanti, certe volte ti concedevi anche un bis.”

“Ah, altri tempi! Ora solo 70 grammi e, pensa, conditi con un filo d’olio pesano ben 360 calorie! Con un sugo di ragù e parmigiano salgono a 500! E il pane? Una fetta sola ben 365 calorie. La polenta al sugo che preparavo secondo la ricetta della mia povera mamma, sai la cifra? Prova a indovinare .”

” Non so, forse 500?”

” Noo ! 1000 kcalorie! E io raddoppiavo sempre le porzioni! Che bei tempi!”

” E il gorgonzola? E un bicchiere di vino rosso?”

L’immagine sfocata dello specchio si agitava sempre più, così mi sono allontanato lentamente borbottando un ” arrivederci”.

Questa pandemia sta provocando degli inquietanti effetti collaterali in tutti noi.

LA GIOIA PIÙ GRANDE


“Oggi è un giornata solare, fredda ma stupenda.

È ancora inverno, d’accordo siamo nel nuovo anno, lo riconosco, che cosa è avvenuto, quale sono le strabilianti novità?”

Nonno Talpone sorride soddisfatto, in pace con sé stesso e con il mondo.

Il segreto, la grande scoperta per lui, che annuncerebbe gridando per le strade o scrivendo ai direttori dei giornali, se non fosse una dimenticata verità, anche se descrivibile come ” scoperta dell’acqua calda”, è che da ieri sono finiti i suoi dolori.

Quelle fitte acute e lancinanti che lo tormentavano alla base della colonna vertebrale, nonostante calmanti, punture e codeina, quelle che gli impedivano di sedersi, di sdraiarsi, di camminare, bene proprio quelle maledette sono improvvisamente quasi scomparse.

Vivere nel dolore acuto non è esistere, è un inferno sulla Terra.

Ma come si fa a lamentarsi per piccole cose, per una discussione, uno sgarbo, una melanconia?

Ci dimentichiamo dei momenti passati soffrendo dolori acuti, ripetuti e tormentosi.

Ricordiamocelo, è una scoperta che talvolta ci capita, magari anche sovente e che poi dimentichiamo.

O meglio è il nostro organismo che per fortuna ci salva coprendo di una nebbia benefica le sensazioni più terribili provate nel passato.

Altrimenti non sarebbe più vita.

LA BEFANA DEI NONNI


Dopo questi lunghi giorni abbastanza solitari oggi gli anziani nonni hanno ricevuto una lunga videochiamata dal Martello inglese e goduto un pranzo con la famiglia del Grande Avvocato al completo.

Sorrisi, dolci parole, piccole tenerezze a contorno di cibo saporito e vini robusti.

Poiché i nonni sono di altri tempi hanno voluto portare dei regalini ai due nipoti, libri d’arte e di storia, ma anche delle calze ripiene di caramelle e cioccolatini.

Non c’era il camino o la cappa per appendere quelle gonfie calze dorate, ma i ragazzi, sì ormai non sono più bambini, hanno apprezzato ancora questa antica cerimonia dei tempi andati con una certa gioiosa allegria.

Anche i nonni erano emozionati, rivivendo le personali esperienze di tanti anni fa, ripetute con i loro figli.

Ecco, gli anziani servono ancora poco, ma almeno mantengono, fin che possono, queste piccoli rituali di serenità e di ricordi in un mondo nebbioso e insicuro.

35 DICEMBRE 2020


Non vi è un errore nelle date, solo che lui, nonno Talpone, insiste per mantenere un suo calendario personale, io devo obbedire agli ordini.

Pensate che all’inizio della pandemia a marzo, quando hanno posto dei limiti alla circolazione, lui, arrabbiatissimo, ha cominciato ad annotare su un grande foglio a quadretti il numero dei contagiati, dei ricoverati e dei defunti.

Sulle varie colonnine verticali precisava anche la nazione di appartenenza.

Giorno dopo giorno le colonnine si riempivano di numeri progressivi, in testa allora vi era la Cina, seguita dalla Corea.

Poi nelle classifiche sono comparse le nazioni europee, Italia in testa, seguite dalle Americhe, alternando i vari Paesi nel punteggio più alto nella macabra gara dei contagi.

Una sensazione crescente di depressione e angoscia.

Le notizie di parenti e conoscenti colpiti dal virus e scomparsi lo hanno depresso, come tutti ovviamente.

Restavano solo alcune annotazioni curiose.

Per esempio, uscendo per andare alla vicina farmacia, circa 600 passi secondo il suo orologio da runner , quelli erano tempi lontani ed eroici, ha potuto contare le persone camminavano impudenti senza mascherina protettiva.

Tra 12 e 15 individui, tra donne e uomini.

Poteva così calcolare una media nelle sue rare uscite, circa un idiota ogni 40 passi.

Ha potuto ascoltare di persona da alcuni delle affermazioni come ” In giro per le strade tutti quelli con la mascherina sono comunisti !”

Nonno Talpone viveva in una repubblica staliniana e non lo sapeva!

Un sociologo dovrebbe analizzare i motivi che spingono le persone di destra e i fascisti a negare il rispetto per la salute degli altri uomini, con la scusa di una pretesa libertà personale di fare tutto ciò che vogliono.

Ma queste sono tristezze, bisognerebbe essere vaccinati anche contro la stupidità e il menefreghismo.

Allora lasciamo che qualche anziano si rifugi in conteggi inutili, nelle scelte di un calendario personale, persi nei loro giorni sempre uguali, in attesa dell’incontro con i nipoti, i figli, gli amici per fare tornare un sorriso sui loro visi corrugati.

L’UOMO CHE RIFIUTÒ L’ANNO NUOVO


Non c’è niente da fare, per quanto io insista, nonno Talpone dice che lui vuole continuare a vivere nell’anno 2020.

È risaputo che gli anziani sono testardi e un poco svaniti, che alcuni non vogliono festeggiare i loro compleanni dopo una certa cifra maturata, ma questa sua petulante affermazione mi preoccupa.

Non è per l’età, ormai a dicembre lui ha festeggiato i suoi anni con la moglie e una spumeggiante bottiglia di Prosecco.

” Scusate ma che cosa è cambiato? – insiste battagliero nonno Talpone – I dolori alla schiena continuano, si gira ancora con la mascherina per il virus, non posso abbracciare i figli e i nipotini, non vedo gli amici, non posso girare per le città, i musei, le biblioteche, i cinema, i concerti.

Il tempo è freddo e piovoso, siamo sempre in inverno.

Chi ha deciso per me che c’è un nuovo anno?”

Queste sue categoriche affermazioni mi ricordano quel libro di uno psichiatra che avevo letto recentemente, ” l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”.

Forse bisognerebbe aggiungere un altro capitolo, ” l’uomo che rifiutò l’anno nuovo”.

ARRIMASTO


Era ora!

Dopo tanta impaziente aspettativa è finito l’anno 2020.

Ricordavo sempre al mio amico psichiatra , citando il grande Eduardo: “Adda passa a nuttata !” alludendo a questo anno nefasto come una notte da incubo.

Alla cena del 31 , tenera coppietta, abbiamo mangiato uno zampone di Modena con le lenticchie di Castelluccio.

È noto che le lenticchie portano tanti soldini , me lo diceva mio papà da quando avevo 5 anni.

Il denaro copioso non l’ho mai visto, ma sono goloso, quindi mi contento.

Ieri mattina, radiosa giornata del nuovo felice anno 2021, è iniziata con la pioggia battente, almeno qua a Milano.

Ma alzandomi dal letto ho percepito una fitta dolorosa alla schiena, che testardamente si è mantenuta insieme agli altri acciacchi del 2020.

Anzi i dolori si erano raddoppiati.

Ma come?

” Anno nuovo, vita nuova “

Lo dice il proverbio e io ci credevo.

Quindi, cari amici, questo vuol dire che io sono “arrimasto”.

Sono ancora nel 2020, sempre settantottenne, ad aspettare il radioso anno nuovo.

Il blocco


Non vorrei dirlo, anzi scriverlo.

Ho paura che mi stia tornando il blocco.

Due settimane fa siamo tornati dall’Umbria dopo un periodo forzato di quasi tre mesi.

Sono stato rinserrato nel grande spazio verde di casa, lassù sulle colline della Valnerina, ho sopportato malanni e incidenti, protetto dai boschi e dagli ulivi, tra silenzio e aria pulita e balsamica.

Tornato a Milano mi accorgevo con sorpresa che in strada metà della gente girava con una mascherina.

Che strano, pazienza per i negozi e la metro, ma perché nelle strade vuote della periferia?

Poi come in un incubo le notizie hanno cominciato a peggiorare, ora tutti siamo coperti e timorosi.

Non ho il coraggio di incontrare i nipotini e gli amici.

Forse all’aperto e a distanza.

Quale? Da un marciapiede all’altro?

Il crescendo dei numeri del contagio, salito a 10.000, mi fa venire i brividi.

Come si fa a sorridere ancora e a scherzare?

Oggi ho acquistato tre libri di storia per occuparmi del passato e ho riaperto l’armadio delle riviste di enigmistica per non pensare al presente.

L’intima tana di nonno Talpone sembra attirarlo sempre più nel suo solitario rifugio.

Con annessa cantina.

48 e non c’è male


Dovevamo essere a Venezia a festeggiare i nostri 48 anni di matrimonío in una tre giorni frenetica vacanza.

Il gambone malefico, il mal di schiena e le notizie del frenetico aumento dei contagiati ci ha relegsti a casa noi due soli.

Per farci compagnia ho portato su un vassoio di paste prelibate, una bottiglia di Berlucchi, un Barolo del 2013 e un Passito di Sagrantino del 2008.

Insieme abbiamo festeggiato ilari e amorosi, eravamo in 5 come da DPR e maturi sposini ci siamo giurati eterno amore.

Padri e figli


Avevo telefonato a un figlio per avere notizie della famiglia e i suoi programmi per il weekend.

“Sabato a mezzogiorno abbiamo a pranzo degli amici e alla sera un’altra coppia – ha placidamente precisato il Grande Avvocato – domenica a pranzo e a cena altri ancora. Sai, con il virus che avanza è meglio incontrarsi subito, prima di un’eventuale chiusura.”

Ci sono rimasto male.

” E noi? – ho pensato perplesso.

La mia Istrice ha invece commentato tranquillamente che i figli, si sa, antepongono gli amici ai vecchi genitori, spesso petulanti e ripetitivi.

Ieri sera stavo continuando a leggere il mio amato Giuseppe Berto che ad un certo punto scriveva :” Se ne andrà un giorno il figlio per conto suo completamente staccato dal padre com’è giusto senza preoccuparsi di amarlo o non amarlo mentre il padre avrà sempre il bisogno di amarlo…”

Ero amareggiato da questa verità, avevo posato il libro per raccoglierne un altro sulla scrivania, il piacevole “Joseph Andrews ” di Herny Fielding e ho trovato per caso questo brano consolatorio :

” … La prudente… Slipslop…si ritirò…e con grande tranquillità fece visita alla bottiglia ( di vino delle Canarie ) , che è un rimedio sovrano per i temperamenti filosofici.”