UN FAVORE SOLO


“ Eh dai papà, ti chiedo un favore solo ! Dai, dai, dai !”
Quando è in compagnia del figlio inglese nonno Talpone realizza in pieno, semmai l’avesse scordato, il significato di quel nome minaccioso: il Martello di dio.
Era un freddo pomeriggio invernale, loro si trovavano insieme a gustare una tazza di tè alla liquirizia, stando semi sdraiati nelle poltrone del salotto della casa di Brighton.
L’atmosfera era stata fino a quel momento rilassata, oziosamente piacevole, che importava se fuori dalle finestre del bovindo una pioggerellina minuta insieme al cielo invernale metteva addosso una tristezza plumbea.
Certo all’interno di un pub, con in mano una mezza pinta di ottima Bitter locale, si sarebbe stati anche meglio, ma il figlio, per quanto ormai inglese, odia i pub quanto nonno Talpone li adora, così per stare in compagnia ci si accontenta del tè, seppure alla liquirizia.
Questa pausa di rilassamento beato fu dunque interrotta dalla fatidica domanda ripetuta in tono cantilenante dal martellante figliolo.
“ E va bene, qual è questo favore? – ingenuamente lui rispose.
“ Sono tre cose soltanto – partì subito con entusiasmo l’altro – portare nei cassoni dell’immondizia su all’incrocio delle strade i sacchi della spazzatura, già divisi per cartone, plastica, vetro e residui vari. Quello dell’umido va nel mastello in giardino come sai. Poi dovresti farmi a pezzi il bancale, il tavolino rotto e gli altri oggetti di legno che si trovano nel cortiletto per utilizzarli nel camino. Infine ti puoi divertire a riparare la lampada a muro di questa sala e dato che ci sei anche quelle a piano terra e nella camera da letto sopra di noi.”
La matematica non è mai stata la materia preferita dal mio figlio, che è nato artista geniale ed ammaliatore.
“ Ma come ! – aveva cercato di protestare nonno Talpone – sono quattro sacconi enormi da trascinare su all’incrocio, tutta quella legna da fare a pezzi con un piccolo seghetto, tre lampade, per un totale di almeno dieci favori !”
“ Veramente ti volevo chiedere di costruirmi anche la legnaia e un cassone per riporre gli attrezzi da giardino, per demolire poi la loro casetta là in fondo, che è molto rovinata, ma non volevo esagerare, comunque sono cose non da fare subito subito. – era stata l’amara constatazione del figliolo.
“ Che ci vuole ? Aiutalo povero ragazzo, tanto tu che hai da fare ? – aveva concluso la sua Istrice, che per i figli sa trasformarsi in mamma papera protettiva.
Così nonno Talpone è ritornato il papà tuttofare, sia pure con la consueta emissione di grugniti e brontolii di protesta.
E’ passato almeno un mese ormai e in questo momento, solo nel mio studiolo, ne provo un dolce ricordo di rimpianto.
Che importano le regole della matematica quando qualcuno ti fa retrocedere di quarant’anni e ritornare papà ?

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BUON FERRAGOSTO


A tutti buon Ferragosto, festa tutta italiana, quindi auguri a quelli che sono distesi al mare, a quelli che sono a passeggiare in collina e in montagna, a quelli accaldati che vagano nelle città d’arte, senza dimenticare quelli che soffrono e non hanno niente.
Invece in Umbria come al solito si pianificano minuziosamente strategie di pranzi, cene, colazioni e merende, insomma le classiche magnate fuori porta, laute e saporite, abbondanti e ipercaloriche, da leccarsi le dita grondanti di olio e grasso.
Questa è solo la vigilia, ma è già un intrecciarsi di telefonate, appuntamenti, minuiose valutazioni di menu e di prezzi.
Ma oggi è anche l’anniversario del mio piccolo primogenito, sì proprio lui, il Promettente Avvocato, ormai dirigente stimato e temuto, ma per me, vecchio nonno Talpone, solamente il mio bimbo, anche se festeggia i 42 anni ben portati e quindi lasciatemi commuovere al ricordo dei suoi primi anni, a quei magici momenti passati insieme.
Che volete, è un cuor di papà che emerge spontaneamente da questo vecchio brontolone lamentoso, che si deve accontentare ogni tanto di stringere forte i suoi nipotini per avere un ricordo tangibile di quegli anni lontani.
Diciamo poi che anche i suoi due piccoli gnometti, ormai di 7 e 9 anni, stanno crescendo con vigorosa vivacità, il loro nonno fatica a sollevarli da terra, a gareggiare nelle corse con loro e tra non molto entreranno nella tumultuosa età dell’adolescenza.
Ma prima di entrare nelle pagane orge culinarie di Ferragosto permettetemi ancora di cullarmi nei teneri ricordi di quando mi scoprii improvvisamente papà, che magnifico titolo accademico !

CUOR DI PAPA’


Siamo in marzo, il momento della potatura degli ulivi, delle viti, degli alberi da frutta, bisogna concimare, zappettare.
E’ un richiamo insistente della natura a cui obbedire.
Nonno Talpone si era preparato alla consueta migrazione in Umbria, magari con una tappa a Parma, dove da poco il figlio promettente avvocato ha trovato un nuovo lavoro e dove passa, solitario. una parte della settimana.
Il consueto zaino di libri, telefonini e computer deve essere sembrato troppo esiguo all’Istrice Prussiana.
Così gli ha stivato la vecchia Golf Famigliare con un pesante tavolo fratino di rovere ( è del nonno, gli farà piacere averlo nel locale in affitto).
Poi pentole, boccali, decanter di cristallo con pampini di vite in argento ( se invita gli amici farà una bella figura ).
Un piumone matrimoniale, cuscini, un forno a microonde, una bottiglia di Limocello preparato dalle mani di mamma.
Voleva infilare nell’auto una scarpiera alta due metri o almeno una vetrinetta antica ( era del nonno, che si chiamava come lui ), ma, non essendo un automobile gonfiabile, purtroppo non vi è riuscita.
Sotto la pioggia battente ieri nonno Talpone, incastrato nello stretto spazio di guida, pensava di essere uno di quei kamikaze inseriti a fatica nei loro velivoli carichi di tritolo, pronti alla missione suicida contro il nemico.
Ma la sua era una missione umanitaria, anche se, una volta imboccata l’autostrada, preso dalle sue fantasie, si è provato a superare i 100 km all’ora, tra un tintinnio vibrante di vetri e pentole.
Missione compiuta, a Parma nella pausa pranzo hanno scaricato le merci, il figlio è ritornato in ufficio, mentre nonno Talpone ha visitato osterie e chiese romaniche, attendendo poi a casa il ritorno del suo piccolo.
Alle nove di sera l’avvocato ha suonato alla porta, si è cambiato e poi l’ha portato a cena in un prestigioso ristorante.
Loro due soli, cosa che raramente accade e questo piacere è lievitato al ritorno a casa, seduti al tavolo, mentre gustavano dei bicchierini di Limoncello.
Sono partiti i ricordi, gli scambi di opinione, i pacati racconti delle proprie esperienze.
Prima di andare a coricarsi, in camere separate perché nonno Talpone russa assai, il suo piccolo, pur con i suoi 42 anni ben maturati, ha confessato che era stato bello dopo il lavoro essere accolto da una persona che lo attendeva .
“ Puoi rimanere un giorno ancora da me ? Così quando torno a casa non mi ritrovo solo !”
Cuor di papà, come partire e lasciarlo per delle piante di ulivo ?
Un giorno ancora, è deciso.
E poi “ io sono fubbo”, come diceva il nipotino anni fa, una serata insieme , padre e figlio, ti tolgono di dosso più di trent’anni.
Questa è la fonte della giovinezza.

PAPAAA … PAPAAA …


Qualche tempo fa a casa squillò il telefono e la voce del mio secondo figlio, quello che si considera profugo in Inghilterra anche se là ha passato la maggior parte della sua vita, si è fatta sentire, suadente, insistente, imperiosa e squillante come una tromba che aduni la truppa.

“ Papaaa … papaaa … dai venite su a trovarmi, vorrei vedervi, daiii !”

“ Ma caro, veramente a luglio ci vedremo lassù per più di un mese, ora siamo impegnati – ha cercato di tergiversare nonno Talpone, usando il plurale maiestatis “

Lo si potrebbe considerare un padre amorevole, ma inspiegabilmente ad ogni viaggio, ad onta delle sue pretese di avventuroso esploratore, entra in uno stato di angoscia inconsulta e immotivata.

“ Papaaa … papaaa … daiii!  Ho bisogno di consigli per il giardino di casa, vorrei creare un orto per far crescere delle verdure fresche, daiii !”

“ Ma sì, vai che ti diverti – interloquì subito mamma Istrice – verrei anch’io, ma ho delle lezioni, delle conferenze, dei convegni, ho troppi impegni che non posso disdire”.

Così nonno Talpone accettò incautamente quell’invito pressante; come dire di no ad un figlio?

“ Verrei anch’io – disse poi anche il figlio promettente avvocato – ma devo sempre lavorare, beato te papà che non fai mai niente!”

Ma la trombetta inglese non aveva finito di suonare.

Dopo qualche giorno e via via a giorni alterni il famigerato Martello di dio, quello che pensavo si fosse da tempo acquietato negli ozi matrimoniali, ha continuato a telefonare e domandare.

“ Papaaa … papaaa … si sono rotte le lampade, tu sai aggiustarle, vero ?”

“ Papaaa … papaaa … lo sciacquone del bagno perde acqua, tu dovresti metterlo a posto, quali attrezzi ti occorrono ?”

“Papaaa … papaaa … dobbiamo metter su le tendine in sala, ma con il trapano abbiamo scoperto che il muro esterno è pieno di sassi, tu useresti il martello demolitore, quando vieni lo affitti tu ?”

“ La balaustra di legno si è rotta, vorrei anche mettere un altro corrimano sulle scale “

“ Il camino di pietra nera della sala ci è caduto a terra ed è tutto smontato, tu sai cementarlo di nuovo al muro, vero ?”

“ Pensavo di togliere la pavimentazione di blocchi di pietra nel patio e fare un bel prato all’inglese, sarebbe fico, si tratta solo di un pezzetto, 50 o 60 metri quadri, tu sai come farlo, ne sono sicuro.”

Queste ed altre supplicanti richieste d’aiuto sono arrivate a nonno Talpone, precedute e seguite dal solito ritornello “Papaaa … papaaa … “.

E lui non solo è partito, rassegnato al suo destino di padre, che impone doveri sino alla tomba, ma nel vento gelido e con una sferzante pioggia intermittente ha iniziato da due giorni il suo lavoro di rammendatore casalingo, quello che di solito riesce a procrastinare ed eludere persino a Milano.

Oggi, dopo aver segato e montato in mattinata una doppia scaffalatura per le scarpe, è uscito fuori, ansante e con il mal di reni, ma era spuntato il sole e dopo aver vagato a caso per le vie come un sonnambulo, è entrato in un pub e si è concesso un tardivo breakfast  a base di salsiccia, uova, bacon, fagioli al pomodoro e funghi fritti, accompagnato da una grossa pinta di birra scura e amara, la Bitter .

Quando è ritornato al suo cantiere ha sorbito un solitario tè, ha sgranchito le dita trascrivendo queste poche righe e serenamente ammette di essere inspiegabilmente felice.

LA FESTA DEL PAPA’


Quando si sono alzati per fare colazione, un poco goffi e semiaddormentati, nonna Istrice gli ha detto “ Oggi dovrebbe essere la festa del papà “

Subito nonno Talpone ha afferrato il telefono ed ha chiamato il figlio maggiore, il promettente avvocato, che stava andando al lavoro incolonnato in auto come tutti a quell’ora, gli ha ricordato la festività del giorno, gli ha fatto gli auguri per conto dei piccoli nipotini e ha ricevuto la graditissima notizia che questa settimana dovrà fare da baby sitter per due giorni supplementari.

Yahooo ! Questa è una dolce medicina !

Più tardi, quando i nonni si sono recati nella vicina piscina comunale per il corso bisettimanale di affondamento rapido ( l’Istrice ) e di boa galleggiante ( nonno Talpone ), quest’ultimo ha portato in regalo all’Alessandra, la loro giovane e paziente istruttrice, un pacco di tarallucci alle olive e rosmarino di Cerignola, riducendola alla commozione.

“ Grazie, come vorrei avere un nonno come lei, signor Talpone !”

“ Ma figuriamoci, fare il nonno non mi dispiace affatto, la prossima volta ti porterò una scatola di bomboloni al cioccolato, sei troppo magra cara ragazza, ma ti nutri abbastanza, il tuo moroso ti tratta bene ?”

Per lui è come un’altra figlia, sempre gentile, disponibile a suggerire consigli inascoltati, con la sua assurda speranza di riuscire  a far imparare gli stili di nuoto ad un gruppo di nove ottuagenari di varia rotondità.

Nel corso della giornata la felicità aumenta quando Talpone si rende conto che ben due signore gli hanno scritto una mail approvando il suo recente resoconto cimiteriale.

Incaute, il nostro nonno, acceso di insano entusiasmo, sta ora pensando di abbozzare la storia dei cimiteri e delle catacombe di Milano, dall’epoca celtica a quella berlusconiana.

I suoi post potrebbero trovare ampio rilievo nei bollettini delle imprese di Pompe Funebri della città, finalmente si delinea per lui una brillante carriera di scrittore necroforo, la fama e forse una bara ad onorem.

A tarda sera telefona al suo piccolo, quello perso lassù tra le gelide spiagge di Brighton, il Martello di dio è appena tornato a casa dopo dodici ore di lavoro e di viaggio in treno, stravolto dalla stanchezza, la sua company l’ha coinvolto anche nel fine settimana per un grande capo venuto dagli USA.

Un boccone, due sferruzzate di maglia e poi a letto a dormire con i suoi due gatti.

Suo marito, il fascinoso e selvaggio Tasso irlandese, è invece impegnato con un punto e croce per rilassarsi.

Sono come una coppia di pacifiche vecchiette, aspettano e sperano di poter adottare un maschietto e una femminuccia per arrotondare e completare la famiglia, sarà un percorso lungo, difficile e costoso.

Abbiate pazienza, in un vicino futuro nonno Talpone chiamerà anche voi per telefonarvi in questa festosa ricorrenza e dirà:

“ Auguri figli cari, anzi cari papà, oggi è la vostra festa, vi auguro tanta felicità, anche da parte dei vostri piccoli !”.

IL MESTIERE DI PAPA’


Ci sono momenti di riflessione, di melanconia, di svuotamento, di pausa.
Giorni in cui agisci come un automa, svolgi i tuoi compiti quotidiani, parli e ascolti, ma come dietro una lastra di vetro.
Niente di grave se queste sensazioni sono passeggere.
Fortunatamente io ho nonno talpone che mi tiene compagnia.
Lo tengo, se posso, un po’ al guinzaglio, perché di tendenza è esagerato in ogni cosa.
Difficile adesso, dato che barcollo già del mio.
Talpone però mi ha fatto ricordare un fatto lontano, sia per farmi tornare il sorriso, sia per dimostrare che non è solo ora con il blog che ci conosciamo.
E’ ora che ci accettiamo per quello che siamo, dobbiamo convivere e sopportarci.
Molti anni fa, da trentenne, indossavo sempre giacca e cravatta, giravo con una valigetta ventiquattrore di pelle verde oliva, ero considerato una persona seria e regolarmente inserita nella società.
Portavo un borsalino blu scuro, un gran paio di baffi castani e fumavo pipe di radica inglese.
Mi consideravo un tipico borghese, dignitoso come sognava mio padre, morto pochi anni prima, felice che avessi finalmente un lavoro fisso e ben pagato, con i contributi per la pensione, come diceva lui.
Il primo figlio, il futuro avvocato, andava all’asilo comunale di via Feltre, il secondo non ancora, non ricordo cosa facesse, forse era dalla nonna a Terni.
Come dice sempre il martello di dio, quando si parla di qualcosa da piccolo, lui o era dalla nonna o non era ancora nato.
All’asilo, dicevo, siamo stati dei genitori normali, con una discreta partecipazione alle sue attività, come altre coppie.
Per questo mia moglie fu sorpresa quando venne chiamata dalla direttrice che chiedeva urgentemente di parlarle.
Il bambino era vivace, anzi vivacissimo, ma in genere amichevole e gentile.
Quando mia moglie entrò nell’ufficio e si fu accomodata, si sentì fare dalla responsabile dell’istituto questa strana richiesta :  
“ La disturbiamo per chiederle un grande favore.
Quest'anno abbiamo intenzione di migliorare particolarmente l'usuale spettacolino scolastico.
Le saremmo veramente grate se potessimo godere dell'intervento professionale di suo marito, se possibile.
Suo figlio ci ha detto che il padre di mestiere fa il clown ". 

RITORNO CON PAPA’


Sono in viaggio in auto verso la Liguria, solo, salvo nonno talpone, che sta in un angolo, mesto e pensieroso.
Gli avevo detto che non doveva nemmeno fiatare o gli avrei torto il collo.
Mi sono alzato presto, alle sei, sono partito sotto un cielo nuvoloso, in una città ancora quasi deserta.
Stiamo andando a trovare papà e a riportarlo a Milano.
Questo viaggio era previsto da quasi sei mesi e sempre rinviato.
Da ieri sera ci penso continuamente, non ho quasi dormito.
Stamane, quando ho cercato di alzarmi dal letto, ho avuto un giramento di testa, barcollavo, era la mia solita labirintite che dopo tre anni di pausa si è fatta risentire pesantemente.
Inoltre mi bruciano gli occhi, una forma di congiuntivite, anche questa si fa viva ogni tre o quattro anni.
Ma il viaggio non volevo rinviarlo, quindi un po’ ballonzolante e piangendo sono salito in auto, era una cosa mia, lo dovevo a mio padre.
Lui ha avuto un’infanzia molto dura, la madre morta giovanissima, il padre operaio e socialista, ma gretto e ubriacone, almeno alla domenica, da tutti chiamato  “ Noé “, come se avesse scoperto lui la vite e i suoi  generosi frutti spremuti.
Papà è andato a lavorare presto, dopo la quinta elementare, ho scoperto i foglietti della sua paga alla Pirelli di quando aveva dodici anni.
Ha studiato alla sera alla Società d’Arti e Mestieri, era molto bravo, ho trovato sue medaglie, encomi, libri premio.
Ha lavorato con intelligenza e senza risparmio per varie società, tutta la vita, fino ai ripetuti infarti che l’hanno portato al pensionamento anticipato.
Forse, anzi senz’altro, non sono stato il figlio che avrebbe sognato, quello più serio e allineato che faceva carriera da ingegnere.
Il suo sogno mai realizzato.
Forse se fosse vissuta mia madre, carattere romantico e sognatore, vi sarebbero state meno incomprensioni.
L’ho fatto contento solo quando ho trovato l’amore della mia vita, lui ha voluto conoscere lei e la sua famiglia di provenienza giù in Umbria.
Le ha voluto subito bene e l’ha apprezzata in modo completo e incondizionato.
Si è stupito solo che, matto com’ero, avessi fatto una cosa buona nella vita.
Quando poco dopo sposati la mia timida istriciotta è rimasta incinta, lui era al massimo della felicità, purtroppo non ha potuto vedere il nipote, il futuro avvocato e nemmeno il martello di dio.
Ho avuto due figli come lui e forse, nella mia pochezza, li ho sempre ascoltati e accettati per quelli che erano, facendo il padre burbero ma anche talpone.
Forse c’è maggiore comunicazione con i miei figli, con i nipoti si sa, talpone si scioglie come il burro in padella.
Perdonami papà, mentre ti accompagno per l’ultima volta nella tua Milano, passando davanti alle ex officine OM del nonno Noé, davanti alla tua casa popolare di ringhiera, davanti al vecchio circolo socialista di via Bellezza dove da ragazzino tenevi i conti della cooperativa operaia.
Lascia l’ultimo saluto ai tuoi posti d’infanzia e lasciami il tuo perdono se ti ho fatto soffrire, è servito a capire meglio da padre e da nonno, talpone s’intende.
Addio papà.