REGALI TARDIVI


Quasi senza accorgersene, con ansie minime, forse perché troppo impegnato nella sua veste di badante, nonno Talpone e la sua Istrice ieri pomeriggio sono volati in Inghilterra per rivedere la sorella maggiore, quella che ama definirsi Fettuccina, in onore alla sua matronale opulenza,e abbracciare in seguito anche il figlio Martellus deus e il suo bel tenebroso, il Tasso irlandese.
Una vacanza di circa una settimana, che lui riduce ad una dovuta e piacevole visita parenti.
Arrivati a Cambridge la sua Fettuccina gli ha fatto trovare una sontuosa cena, adornata da una sfilata di bottiglie della sua birra preferita, l’aromatica Old Speckled Hen.
A fine pasto ha dovuto sottostare alla cerimonia, seppur tardiva, dello strappo collettivo dei Christmas Crackers, così cari ad ogni inglese nel periodo natalizio, scoprendovi come regalo un set di cacciavitini da bambola.
Vi è stato lo scambio di regali, per lui ben tre pacchi, per il compleanno, i 70 anni, il Natale : una raccolta di DVD dei “ Railway Journeys in Great Britain, perché nonno Talpone adora ancora i trenini storici, un graditissimo osservatore stellare Stellarscope, per rinverdire i suoi studi di astronomia, nonché una visiera da tennista di color rosso sangue, anche se in quello sport è sempre rimasto una schiappa.
Però quest’ultimo regalo è stato molto gradito e, non so perché, nonno Talpone l’ha trovato, come dire, giovanile.
Non ha saputo rinunciare ad una foto ricordo e ora, seduto per la degustazione delle birre con la moglie e la sorella si è pavoneggiato da vanesio.
Ha persino redarguito il cognato oxfordiano “ Non so come fai a stare a stare a tavola con i tuoi capelli grigi insieme a noi tre bionde “.
Perché solo le donne si possono tingere i capelli e portare il toupet, sia pure per un momento di illusione ?
visiera bionda (1)visiera bionda (3)

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DONNE E CHAMPAGNE


Dalla mia finestra noto con sorpresa che il traffico di auto sembra diminuito, c’è meno rumore, poche grida e mi rendo conto di non vedere le solite frotte di ragazzi che con gli zaini in spalla si urtano, scherzano, si raggruppano e si dividono come sciami di pesciolini nelle acque basse del mare.

La scuola è finita, eh già!

Anche i nipotini, almeno quello che ha appena terminato la prima elementare è rimasto a casa.

No, ora ricordo che dovrebbe essere con il suo amico del cuore al campo estivo al parco.

Mi viene in mente che venerdì scorso avevo sentito un gran vociare proveniente dalle scuole dietro casa, si erano persino sentite delle esplosioni di mortaretti tra le risate irrefrenabili.

Anche il mio Scoiattolino si sarà scatenato all’uscita di classe, chissà se avrà urlato    “ E ora donne e champagne !” in un impertinente moto di allegria.

Due o tre settimane fa, mentre nonno Talpone era a Brighton, in visita assistenziale dal figlio inglese e dall’amabile marito irlandese, i nipotini, in compagnia dei genitori e della nonna, erano stati in Umbria nella nostra casetta di collina, che a loro appare sempre come un Eden avventuroso da esplorare.

Avevano incontrato più volte mio cognato, il barbuto sindacalista radicale, scatenato affabulatore e pervicace maschilista, che sembra continuasse a ripeter loro :

“ Ragazzi ! Adesso donne e champagne!”

Queste esclamazioni esaltate e trionfanti, come se fossero pirati all’assalto di una goletta mercantile dovevano evidentemente averli colpiti, perché al mio ritorno, durante una cena, l’avevano ripetuta in continuazione come un gioioso ritornello.

“Spero che tu non la urli anche a scuola, vero? – ho chiesto tra il divertito e il perplesso.

“ Ma no nonno, altrimenti la maestra avrebbe chiamato la mamma per metterla in punizione – ha precisato giudiziosamente lo Scoiattolino.

Mentre il fratellino Polipetto, indomabile protagonista di ogni situazione, continuava a pigolare “ Donne ! Champagne !”, nonno Talpone, pur compiaciuto per le scelte enologiche del nipote ( Dio ci guardi dagli astemi !) , ha voluto indagare più a fondo.

“ Ma come fai con lo champagne, lo bevi nei calici ?”

“ Ma no nonno, metto nella cintura tante bottiglie di champagne e poi le tiro in testa a tutte le donne!”

L’espressione estatica del padre promettente avvocato, già orgogliosamente compiaciuta per il figlio promettente donnaiolo, si era subito allarmata, per poi sciogliersi in una comune risata liberatoria.

E’ TEMPO DI BOTTIGLIA !


E’ tempo di imbottigliare il vino nuovo, anche se nonno Talpone come al solito ha perso la luna giusta, quella crescente, che permette al vino di riuscire frizzante e leggero, ora si dovrà accontentare della luna calante, come la sua vita, quella (  il nostro pianeta intendo ) che comporta un sapore più fermo e robusto.

Anche in questo piccolo impegno si vedono i ricorsi storici o, per dirlo alla buona, i contrasti tra padri e figli.

Suo padre da bambino era stato costretto dal proprio genitore, quello che porta il nome di Talpone e che dagli amici all’osteria era soprannominato “ il Noè “, a raccogliere l’uva, pigiarla, svinare e imbottigliare centinaia di bottiglie di vino.

Ne fu tanto disgustato, che in tutta la sua non lunga vita non volle più farlo, accontentandosi di rifornire la cantina esclusivamente con il prodotto già confezionato.

Nonno Talpone, oltre ad una certa propensione diciamo “viticola”, ha sempre cercato, assaporato e acquistato il suo vino direttamente dalle cantine dei produttori di ogni parte d’Italia, comprando tappi, gabbiette, bottiglie di vetro e curando le etichette dei vari nettari personali.

I suoi figli, per quanto educati fin dalla giovane età a scendere in cantina per assisterlo in questa sacra cerimonia dionisiaca, sono ormai passati alla facile via dell’enoteca e del supermercato.

Hanno delle belle case, ma pessime cantine, al contrario del loro padre, che da uomo con i piedi per terra ( così afferma lui ), le case le sceglie dal basso, ovvero da capaci e fresche cantine.

Naturalmente loro, in caso di necessità, non mancano di chiamare il papà per farsi rifornire dei suoi prodotti vinicoli, ma sono sicuro che lo fanno solo per accontentare un povero pensionato che, come tutti sanno, di solito non sa come arrivare a fine giornata senza annoiarsi miserevolmente.

Per il prossimo fine settimana purtroppo niente nipotini, scusate volevo dire niente partite di calcetto con il figlio promettente avvocato e niente gite a Londra dal fratello Martello, la gentile Istrice e consorte saranno costretti ad avventurarsi tra i colli tortonesi, muniti di damigiane, per assaggiare giudiziosamente il succo offerto da madre Natura, non dimenticando i salumi e gli altri prodotti che le trattorie locali sanno ancora abilmente offrire.

Ma a nonno Talpone rimane una segreta speranza: quella di riuscire ad arrivare a giorni futuri, quando potrebbe accompagnare i suoi giovani nipoti a queste avventurose scoperte naturali, trasmettendo loro tutta l’esperienza vinicola accumulata.

E’ un roseo pensiero, una visione che lo fa ritornare poeta ( sia pure da osteria ) e lo fa canticchiare tra sé, con un felice sorriso:

“Nel vin troviamo gloria e onore

E se di vermiglio sarem macchiati

Non sia di sangue e di battaglia

Ma sol dal vin della bottiglia.”

DENTISTI E TOKAI


“ Meglio scrivere due righe finché dura l’effetto dell’anestetico “ gorgoglia nonno Talpone appena tornato a casa dopo tre ore sotto il trapano del suo dentista veneto.
Stamattina quattro ore di file burocratiche in ospedale con visita del chirurgo della mano, “ tutto benino “ gli assicura il giovane dottore che sbenda , taglia, tocca, disinfetta e ribenda, mentre parla dei suoi sogni di batterista mancato, avendo la sfortuna di provenire da una famiglia da tre generazioni nella professione medica.
Ma non si vuol parlare del dolore della fasciatura, sono sciocchezze, soprattutto dopo che il buon dottor Laghetti ha elencato vari casi di cecità, tumori, necrosi mascellari, insomma l’usuale suo repertorio di conversazione per tenere allegri i suoi pazienti.
Il fatto è che questi trapani moderni,ultraveloci ( non ho capito, forse 3000 giri al secondo ) spruzzano una quantità incredibile di acqua gelida per raffreddare le punte.
Il povero nonno Talpone, nonostante la presenza di ben due tubetti di aspirazione, ne ha degluttita una quantità pari a quella che normalmente gli spetta quando nuota in piscina.
Giustamente si è lamentato con il suo dentista, che si è giustificato affermando che l’acqua di Milano è buona e salutare, secondo il nostro sindaco.
Ma una ventina di punture di anestetico non hanno tarpato il cervellino del buon Talpone che ha proposto “ Perché non spruzzare per raffreddamento dell’ottimo vino bianco fresco ?”
Si è discusso sulle varietà dei vini utilizzabili, trovando un compromesso sul Tokai, quello veneto naturalmente, come quello della cantina di Talpone.
In sintesi: dopo l’intervento ( se ci sarà ) alla prossima visita si brinda, non pensate quindi a farvi visitare quella sera dal dottor Laghetti, ma unitevi a noi, per una volta si va dal dentista per stare allegri e bere in compagnia.