PAPAA, PAPAA … COME STA MARIA ANTONIETTA ?


Questo è il ripetuto beffardo richiamo del figlio promettente avvocato, da quando ha sorpreso nonno Talpone, che poi sarebbe il suo indegno padre, a leggera una interessante biografia della defunta regina e degli inizi della rivoluzione francese, invece di seguire le sue pressanti indicazioni di commissioni di svolgere seduta stante.

In questo afoso pomeriggio nonno Talpone è stato svegliato da una suoneria sconosciuta di un cellulare.

Ha ascoltato distrattamente, poi ha richiuso gli occhi,  ha deciso che il trillo sconosciuto non lo riguardava.

La sua Istrice l’ha risvegliato quasi subito, dicendo “ E’ per te, è tuo figlio !” – ponendogli in mano un tozzo cellulare viola, che ha dovuto riconoscere come uno dei tanti che la sorridente avvocato Tuttopiede gli aveva affidato mesi fa per un’ eventuale riparazione.

Lui l’aveva portato dal suo amico cinese Ping che l’aveva appena sistemato e pertanto vi aveva trasferito la sua SIM base ( quella immediatamente riconoscibile, tra le sue 14 collezionate ) per effettuare la prova di funzionalità.

“ Pronto – ha subito bofonchiato, perso nei suoi incubi abituali.

“ Come sta Maria Antonietta ?- ha chiesto ironico il leguleio di famiglia.

“ Bene, la stanno quasi per arrestare, in effetti le sue spese per l’acquisto del palazzo di Saint Cloud e le sue collane di diamanti stavano dando il colpo di grazia alle finanze francesi, però la colpa era anche del marito, Luigi XVI … – stava proseguendo imperterrito nonno Talpone, come se stesse ancora sostenendo  l’esame di storia con il suo professore della Bocconi, si quello famoso, di cui non ricorda il nome .

Da giorni lui cerca di portare avanti la lettura di questo affascinante libro, che ha momentaneamente sostituito quello sulle presunte origini del popolo ebraico, interrotto da ripetute beffarde domande del figlio maggiore.

“ Papaa, papaa …- come uno squillo di adunata del periodo militare risuona la chiamata della suddetta progenie – basta, ora vai dal tuo meccanico Feng, ritira il certificato di demolizione della mia auto, l’hai portata ieri, quando hai ritirato l’altra mia auto che doveva fare la revisione e mettere a punto la carburazione, ti ricordi vero ? Bene, lasciami a casa quel documento, consegnami anche il rotolo delle catenine d’oro che ti avevo richiesto per il regalo che devo fare sabato prossimo, sai quello del battesimo? Bene, fai questo e tutto è finito, semplice, vero ?”

“ Come finito – azzarda nonno Talpone, che poi sarebbe il padre di quei due figli maschi che lo trattano con tranquilla arroganza, diciamo anche amorevole, riservata di solito ad uno spelacchiato Teddy Bear da cuscino – non posso mica falsificare la tua firma, è un reato, mi pare,  non dovresti andarci tu all’officina che cura la vendita del tuo catorcio ?”

“ Papaa, papaa… io ho da fare, tu non fai mai niente. Il presunto reato si configura  solo se il soggetto che subisce la contraffazione della sua firma fa ricorso, quindi stai tranquillo ed esegui.”

“ E se ti viene l’idea di fare questo ricorso, così, tanto per farmi un dispetto, lo so , ne saresti anche capace! – mormora piagnucoloso nonno Talpone.

“ Papaa, papaa… smettila, con questo hai finito di fare tutte le commissioni di cui ti avevo incaricato, sei contento ? Le catenine, le due auto da riparare, il congegno della tapparella , la batteria dell’auto, l’accompagnamento dal concessionario dell’auto nuova da acquistare a Brescia, l’imbottigliatura della mia damigiana di bianco Oltrugo. Insomma, ho faticato più io a dirti le cose che te a  farle. A proposito, ho finito l’olio umbro, portami la solita damigianetta !”

“ Sempre io a fare le cose – mugugna come d’abitudine nonno Talpone in tono sommesso.

“ Beh certo, a chi altri devo chiederlo, alla mamma ? Lei è la mia mammina e mi fa già tante cose !”

“ Già, e io chi sono ? – interroga irritato il cosiddetto maschio di casa.

“ Tu sei il padre del pollo inglese, insomma di mio fratello, il Martello di dio –chiude beffardo il promettente avvocato di casa Talponi.

Sdraiata sul divano, avvolta teneramente da una copertina di lanetta bianca ridacchia sommessa mamma Istrice, che ha udito con evidente compiacimento l’intera conversazione nel viva voce.

Accantonato il voluminoso libro sulla Rivoluzione Francese e le disavventure  della regina Maria Antonietta, l’Austri’chienne, il vecchio papà rinvia riposo e lettura per i suoi impegni quotidiani.

Undici anni fa, quando l’avevano dismesso dal lavoro, avevano proditariamente asserito “ Riposati, ora goditi la pensione di vecchiaia !”

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HANID E LA CORSA SFRENATA DEI CAMMELLI ( fine )


Ad un tratto gli si presentò uno spiritello del deserto, un Ginn, una delle misteriose ed etere creature che molto possono fare per uomini ed animali.

Aveva ascoltato i lamenti dell’animale e lo consolò con queste parole :

“Al Marid, a tua ora non è ancora venuta, sii forte e paziente, nessuno può sapere cosa gli riserva il futuro, siamo nelle mani del Potente, del Misericordioso, di cui non mi è lecito fare il nome, aspetta e abbi fede, ritorna al tuo lavoro, verrà il giorno della ricompensa e della gloria “

Il cammello ringraziò il Ginn e più confortato riprese la via del ritorno al suo caravanserraglio.

Trascorsero veloci i giorni, i mesi, gli anni e la fama e le prodezze del giovane guerriero suscitarono entusiasmo nelle folle, numerosi furono i suoi seguaci, più ampie le sue conquiste.

Il cavallo Al Sarì ebbe preziose bardature d’oro e di seta, anche se qualche ferita segnava ormai il suo lucido manto.

Un giorno il giovane condottiero sbaragliò il nemico in un’importante battaglia e lo inseguì implacabile per pianure e il deserto, ma le fatiche e la sete decimarono la sua cavalleria e persino il veloce Al Sarì cadde stremato a terra.

Il condottiero era furente, vedeva allontanarsi verso la salvezza il residuo manipolo di nemici, con quel re arrogante che prima l’aveva minacciato.

Poi notò il gruppo di cammelli che lo seguivano a breve distanza, deciso e rapido fermò il primo animale, tagliò le corde che legavano i bagagli, vi montò sopra, ordinò ai suoi fedeli di fare altrettanto, si chinò all’orecchio di Al Marid e gli sussurrò :

“ Ora a te cammello tocca mostrare il tuo valore, se mai lo possiedi !”

Il giovane animale si erse in tutta la sua possanza e si lanciò furiosamente all’inseguimento del nemico, veloce e instancabile, per giorni condusse il suo padrone in ogni luogo, per quanto lontano e inaccessibile fosse, fino a quando tutta la regione fu vinta e pacificata.

Ora nelle parate d’onore si poteva vedere il giovane califfo che montava uno splendido cavallo bianco, dal nome Al Abyad, maestoso e borioso più che mai, seguito subito dopo dal cammello Al Marid, che portava una sella di prezioso cuoio intarsiata, in cui era inciso il suo nome a caratteri d’argento massiccio, con appese lo scudo, la scimitarra e la lancia usati nella famosa vittoria.

Si muoveva con andatura sicura ma modesta Al Marid, lui e il suo padrone conoscevano l’ardimento e il valore tenace, agli altri il merito o la paura di scoprirlo”.

“E che fine fece il cavallo Al Sarì ?- domandò incuriosito il giovane Pamock.

“ Ah lui riposava ormai nelle scuderie del califfo, smagrito e stretto da fasciature che curavano le sue ferite, ma non era affatto triste, impegnato com’era a raccontare ai giovani puledri che gli erano vicini le sue eroiche battaglie, con sempre nuovi e roboanti particolari.

Era un uditorio giovane e ancora attento, a breve sarebbero stati sostituiti da nuove leve, Al Sarì non avrebbe fatto in tempo ad annoiarli.”

Hanid finì la sua storia e confessò : “ Sai Pamock, quando mi sento molto solo e depresso mi metto là, in quell’angolo di muro, appoggio l’orecchio ai mattoni scrostati e ascolto il rombo degli zoccoli dei cammelli in corsa sfrenata, loro verranno un giorno a liberarmi da questo recinto, per portarmi via da qui, lontano, nel deserto infinito.”

HANID E LA CORSA SFRENATA DEI CAMMELLI ( 1°)


Nell’afoso pomeriggio di quel triste cortile, con un cielo plumbeo e opprimente, si percepiva un senso soffocante di attesa, ognuno agognava l’arrivo di un temporale liberatorio, che avrebbe portato una sferzata di frescura.

I due bambini, poveri uccellini migranti in un precario rifugio, si accucciarono nel loro angolo preferito, vicino al vecchio cancello dalle sbarre arrugginite, dove si poteva godere un lieve refolo d’aria.

Hanid, che aveva apprezzato con poche cortesi parole il racconto del maialino Ciuffetto che aveva narrato il suo amico Pamock, era imbarazzato dal fatto di non poter far notare che quell’animale impuro lo disgustava, quindi si lanciò subito in una avventurosa storia che ricordava di aver udito nel suo povero villaggio al di là del mare.

“ Devi sapere, caro amico,  che in tempi lontani noi avevamo condottieri e califfi coraggiosi e temerari, combattenti eroici che misero in fuga eserciti ben più grandi di loro, armati solo della loro fede e del loro valore.

Uno di questi, uno dei  più grandi, aveva all’inizio solo un piccolo gruppo di fedeli seguaci, pochi cavalli e cammelli, ma con questi fondò un impero così grande da far tremare re e imperatori.

Nelle battaglie cavalcava il suo cavallo preferito, un animale agile e scattante chiamato Al Sarì.

Il miglior foraggio e un secchio di fresca acqua di rose era preparato solo per lui, alla notte nel caravanserraglio veniva premurosamente coperto da un mantello prezioso.

Poco discosto da lui di solito riposava un giovane cammello, adibito al trasporto di pesanti carichi di armi e vettovaglie, chiamato Al Marid.

Stando spesso vicini, nelle lunghe notti stellate il cavallo amava raccontare senza tregua all’animale che gli era accanto le prodezze del suo padrone, di come questi lo accarezzasse e lo premiasse con verdure dolci e gustose, di come talvolta gli confidasse i piani futuri di gloriose imprese che si proponeva di iniziare.

Spesso Al Sarì si infervorava nel suo raccontare e diventava sempre più arrogante e sentenzioso, affermava di essere ormai sicuro della grande fama che avrebbe acquisito con le prodezze del suo padrone.

Anzi, le prossime conquiste avrebbero dovuto essere attribuite in gran parte alla sua forza e alla sua velocità, pertanto riteneva che per riconoscenza in futuro il condottiero avrebbe dovuto nominarlo Cadì in qualche ricca regione, con l’omaggio di un nutrito harem di giovani puledre.

Le notti stellate erano ormai diventate lunghe e noiose per il povero cammello Al Marid, che si sentiva altrettanto forte ed intrepido del borioso vicino, ma doveva continuare ogni giorno a portare solo pesanti carichi ed essere pungolato da un rude cammelliere.

Una notte non riuscì più a sopportare lo strazio di quei vaneggiamenti vanitosi, diede uno strappo al paletto che lo legava e fuggì via dal caravanserraglio, verso il deserto, girando senza meta, fino a fermarsi vicino ad una pozza d’acqua, dove si abbeverò e piangendo si lamentò, rivolto alla luna e alle stelle, della sua triste esistenza.

SPIEGAZIONI IN VIAGGIO


Per quanto continui la stanchezza e il torpore, nonno Talpone deve sempre muoversi, nonna Istrice si sta riprendendo dal suo blocco reumatico, i nipotini sono sempre felici di vederlo e giocare a nuove avventure, il figlio promettente avvocato essendo troppo impegnato dal lavoro richiede la sua assistenza per tanti piccoli impegni, come giorni fa quando il motore di una sua auto ha si è arreso alla vecchiaia e all’incuria, l’altra è stata portata dal meccanico per una manutenzione urgente, così i giovani hanno deciso per un’auto più recente e imponente.

Questa mattina nonno Talpone è stato coinvolto nella gita collettiva sino al concessionario auto di uno sperduto paesino del bresciano per ritirare il grosso SUV d’occasione che avevano acquistato.

Il nonno alla guida di una piccola auto aziendale mugugna, perché odia quel tipo di auto mastodontiche, gipponi americani compresi, anche se capisce che i giovani, ma in genere molti uomini e donne sono sempre più fragili e hanno bisogno di simboli esteriori di sicurezza e di status sociale.

Eccoli quindi insieme, nonno e papà avanti, mamma e nipotini dietro con un Ipad che trasmette a tutto volume un cartone di supereroi americani.

” Bum!  Sbang! Crash! Schiaccialo! Ammazzalo! “

Casualmente il nonno chiede se sanno che è morto, dopo lunga permanenza in ospedale, il nonno dell’amichetto dell’asilo dello Scoiattolino, il piccolo Adriano.

“ Ma come fai a saperlo ? – chiede stupita la giovane mamma.

“ Semplice, con internet, sui blog, su Facebook – risponde il nonno, meravigliato che quei giovani tecnologici siano all’oscuro di questi mezzi di comunicazione, proprio loro, dotati di personali smartphone, computerini aziendali e Ipad.

“ Bisogna scrivere, cosa facciamo, un SMS, un telegramma ?”

Mentre insieme discutono sulla forma e tipologia del testo di condoglianze, si sente la voce del nipote più grandicello, lo Scoiattolino.

“ Nonno, cosa vuol dire che è morta una persona ?”

“ Beh, mio caro – avventa il Talpone – quella persona è andata via, un lungo viaggio, ma in realtà è come se fosse ancora qui, presente con i suoi cari, con quelli che lo ricordano, il nonno ne conosce tanti e stanno benissimo con lui”

“ Ah bene – mormora lo Scoiattolino, ritornando al suo film di sterminatori di delinquenti dal ghigno bestiale e di mostri orrendi.

“ A proposito, lo sapevi caro che è morta anche la madre di quella signora bionda, quella che ha una bambina bionda che viene all’asilo con i nostri figli ?- informa la mamma mentre armeggia con il suo smartphone per le condoglianze.

“ Eh no, basta con i morti !- afferma deciso lo Scoiattolino, disturbato dalla visione delle sua stragi personali sull’Ipad.

“ Hai ragione piccolo – suggerisce conciliante nonno Talpone – pescate delle caramelle dal sacchetto, è un discorso difficile, ci vuole qualcosa di dolce”.

Più avanti, usciti dall’autostrada, ci si muove tra stradine secondarie, che contornano con brusche curve le cascine isolate, i campi di giovane  mais, di grano e rossi papaveri,  mentre qua e là si incontrano grandi trattori impegnati in lavori di aratura.

I bambini guardano incuriositi quel paesaggio a loro inconsueto, che a nonno Talpone ricorda tanti amici cari, partiti per i loro viaggi senza ritorno, il signor Luigi, che con fatica immane da mezzadro aveva creato una grande cascina modello, il contadino Oreste che alla trebbiatura del grano raccontava antiche storie, l’amico Renato che parlava della fatica tra i vigneti piemontesi.

I ricordi si affollano, sua mamma, la dolce nonna, il burbero papà e tanti altri, numerosi e ciarlieri, che rivivono con lui mille episodi passati, con una freschezza e una precisione di colori, odori, sensazioni che nessun effetto speciale da film potrà mai dare.

Quando scendono nel vasto cortile della Concessionaria nonno Talpone ha gli occhi umidi, questo maledetto vento di primavera gli crea sempre delle fastidiose irritazioni alle sacche lacrimali.

Si pulisce in fretta con un fazzoletto di carta, poi grida con forza “ Bambini scegliete la macchina che volete, il venditore sarà contento, ad ogni auto acquistata vi darà una caramella, chiedete al papà !”

MEGLIO DEL SILENZIO


All’inizio era la stanchezza fisica, quella che ti intorpidisce anche la mente, si desidera solo di riposare, senza le forze per muovere neanche un braccio, figuriamoci lo scrivere su una tastiera.

Poi era arrivata finalmente la pioggia con la forzata pausa dei lavori, ma anche la notizia della bomba scoppiata davanti ad una scuola di ragazzine sedicenni.

Sono cose che capitano in ogni parte del mondo, c’è dolore, si capisce, ma in Italia queste stragi hanno sempre risvolti oscuri, la polizia ed i magistrati individuano prima o poi gli indiziati, si riesce persino ad ipotizzare i collegamenti oscuri con i poteri forti, quelli che intrecciano servizi segreti, malavita, appoggi politici ed economici.

Ma poi avvengono solo le assoluzioni, i dubbi, le ipotesi, i depistaggi.

A noi gente comune resta solo la rabbia, l’angoscia, l’amarezza.

Quando poi questi fatti toccano i nostri giovani la disperazione aumenta.

Cosa può scrivere un nonno Talpone?

Questa è la ragione del silenzio di dieci giorni.

Poi lui si è accorto che stranamente, aprendo l’opzione statistiche del suo blog, nel suo perdurante silenzio di vecchio stanco e amareggiato, vi erano state persone che lo avevano cercato ripetutamente.

Si, proprio lui, l’anziano sciocco, forse cercavano un motivo di sorridere ancora, perché la vita è dura per tutti e una piccola pausa dallo sforzo quotidiano serve sempre.

A questo punto nonno Talpone ha deciso che è ora di svegliarsi dal suo torpore, purtroppo sono scomparse persone molto più importanti e degne di lui, come dice il proverbio “ sono i migliori che se ne vanno “ ma forse il poter dare generosamente sé stessi, per quanto poco valga, è sempre meglio del silenzio.

IL BUONGIORNO ORMAI DIMENTICATO


Stamattina, scendendo le scale, nonno Talpone ha incontrato all’ingresso Mahmud, l’uomo della cooperativa egiziana che cura le pulizie del vecchio condominio ove lui abita.

Questa volta il giovane era accompagnato da una vispa brunetta di cinque anni, riccioluta e dai grandi occhi curiosi e intelligenti.

“ Buongiorno zio – ha subito detto Mahmud.

“ Buongiorno a te, nipote – ha risposto nonno Talpone, che pur non essendo imparentato con lui e con tante altre persone egiziane, indiane, turche che incontra ai mercati o per la strada, ama replicare al loro deferente saluto con un’amichevole risposta, accompagnata da una stretta di mano o da una leggera pacca sulla spalla.

“ Vedo che hai una graziosa aiutante questa mattina, come ti chiami signorina ?”

“… Ama …- ha pronunciato vergognosa la bimbetta, mettendosi subito nascosta dietro le gambe di suo padre.

“ Anna ? – ha chiesto ancora nonno Talpone, che in attesa della visita dell’Otorino, prenotata tre mesi fa alla Mutua, ha qualche difficoltà di udito.

“ Noo, Sama – ha risposto la piccola con un leggero aggrottamento delle ciglia.

“ Ah bellissimo nome Sama, chissà se ha un significato particolare, mi suona molto dolce, esotico, si può tradurre in italiano ?”

La bimbetta, sempre tenacemente aggrappata dietro il papà lo guarda sorridente, ma non riesce a rispondere, è troppo timida.

Interviene alla fine Mahmud, spiega che Sama vuol dire cielo, scherzosamente dice che un gatto deve averle appena mangiato la lingua.

Mentre nonno Talpone si sta complimentando per la scelta così poetica di quel nome, entra dal portone una coppia di giovani trentenni ben vestiti che passano lentamente davanti a loro con una certa alterigia, senza degnarsi minimamente di rispondere al saluto di “ Buongiorno !” che Mahmud e Talpone hanno loro rivolto.

Devono essere dei nuovi inquilini del palazzo, forse hanno ritenuto di non dare una pericolosa confidenza a dei lavoratori extracomunitari.

Nonno Talpone ha subito esclamato ad alta voce dietro a loro “ A quelli la lingua deve averla mangiata il leone !”

Si è scusato con i suoi compagni, li ha pregati di credere che a Milano non è sempre stato così, poi, come amano spesso fare le persone anziane, ha voluto ricordare i tempi lontani quando la casa e il quartiere Loreto erano come un piccolo paese, ci si conosceva e salutava tutti quanti, allora esisteva il droghiere, il calzolaio, il salumiere, il sarto, l’arrotino, i bar con i tavolini per leggere il giornale, per giocare a tressette, qualcuno aveva anche la televisione, posta su un alto trespolo che il giovedì sera attirava una fiumana di gente per assistere a “ Lascia e raddoppia “.

C’erano allora molti cinema popolari che alla domenica davano due film, uno rigorosamente western, con il biglietto che costava cento lire.

Ora intorno si trovano solo paninoteche, Money Transfert, centri telefonici per parlare con paesi lontani, bar cinesi, piccoli empori di chincaglieria cinese, ristoranti economici cinesi, centri massaggi cinesi.

A Milano è esploso il benessere, ve lo posso assicurare, ogni cinquanta metri vi è un centro massaggi e cura del corpo con vetrine chiuse dai vivaci colori rosso rosa.

Comunque alla fine nonno Talpone ha raccontato una buffa storiella egiziana che ha fatto sorridere i suoi interlocutori, ha riferito inoltre che lui stava scrivendo delle fiabe per bambini e ha chiesto un nome da dare ad un cammello per una storia che aveva appena completato.

“ Mahmud, come potresti chiamare un cammello ?”

“ Camel come in italiano “

“ Va bene, ci credo, ma dammi un nome”

“ Gamel “

“ Noo, tu vedi il tuo cammello, quello a cui sei tanto affezionato, quello che hai in cortile, come lo chiami ?”

“ Noi stiamo ad Alessandria in un palazzo grande, non ci sono cammelli”

“ Se tu lo avessi come lo chiameresti- chiede sfinito il povero Talpone.

“ Grr, grr, ahz, ahz !”

Nonno Talpone ha sorriso disperato, li ha ringraziati e in un prossimo futuro farà accurate ricerche per sapere come poter chiamare il cammello della sua storia, se lo sapete scrivetemelo, ma non mi dite “ Gamal” o “Gamel” per favore.

Giovedì mattina partirà in treno per Terni, con la speranza di poter tagliare l’erba del suo campo, che, secondo la cognata Paperoga, arriva ormai fino alle orecchie.

Sarà una lotta senza esclusione di colpi con il suo decespugliatore, ma avrà un nutrito numero di mamme gatte che lo consoleranno e che forse gli porteranno in visita la loro recente prole.

CIAO AMORE … NON RICORDO …


Mi sembrava che fosse partita bene la giornata della festa della mamma.

Nonno Talpone l’aveva iniziata pubblicando su Facebook una foto di un gran mazzo di fiori, rose e ciuffi di mimose comprese, dedicandola a “ tutte le mamme in lettura “.

Quando era sceso al supermercato aveva operato coraggiosamente due varianti sulla lista della spesa che la moglie gli aveva consegnato, acquistando un vaso di rose gialle ed una composizione di rose rosse, tra le battute dei commessi che ridacchiavano “ Nonno e che li porti alla mamma o all’amante ?”

Risalite faticosamente le scale con i borsoni pieni, aveva trepidamente consegnato alla sua Istrice amorosa le due composizioni floreali, ricevendo come ringraziamento un dolce sorriso ed un bacino sul naso.

Sembra che più tardi sia arrivata, invitata a pranzo, la sorella inglese con relativo addetto, il silenzioso cognato oxfordiano.

Nonno Talpone li aveva fatti accomodare in cucina per bere un Prosecco come aperitivo, mentre la moglie finiva un suo lavoro sul computer.

Incautamente aveva spento l’apparecchio televisivo presente vicino al frigorifero, dove il solito serial televisivo Foxcrime propinava ad alto volume le sue quotidiane storie di omicidi, squartamenti, inseguimenti d’auto e poliziotte anodine superintelligenti.

Al ritorno nella stanza dell’Istrice si era svolta una scenata piuttosto accesa, lui non si avrebbe dovuto permettere di mettere scompiglio nella sue stanze operative, cucina o studio che fossero.

Lui si giustificava dicendo che il rumore impediva la conversazione, lei furibonda asseriva che doveva sempre essere la vittima delle sue manie autoritarie.

Lui esasperato gridava che la televisione ai pasti era una cosa insopportabile, che la subiva da troppo tempo, lei urlava che i programmi, anche quelli stupidi, sono riposanti, che era stanca di stare a tavola con un compagno silenzioso e musone, che oltretutto divorava il cibo invece di mangiare composto e compito.

Lui insisteva sui suoi diritti costituzionali di silenzio a pranzo, come avveniva nelle case dei suoi figli, lei ribatteva che i suoi figli, loro sì che erano adorabili e piacevoli, se lui voleva stare tranquillo poteva mangiare da solo in un’altra stanza.

Lui strepitava che allora lei poteva andarsene da casa, anzi era lui che se ne sarebbe uscito per andare a stare in campagna a Terni, anche subito.

No, solo dopo il mercoledì, giorno di assistenza dei nipotini.

Bene, così lei avrebbe potuto continuare le sue ricerche e scrivere in pace il suo ennesimo libro sulle demenze senili.

Pertanto si sono avuti musi lunghi, fredde occhiate, mentre Talpone meditava propositi di separazioni furibonde e piani dettagliati di divorzio.

Nel tardo pomeriggio è arrivata la telefonata di auguri del figlio Martello deus dalla New Forest, in gita sportiva con il fascinoso marito irlandese.

Forse per la lontananza, non ha capito molto la drammaticità della situazione, quando il padre gliel’ha illustrata con voce accorata si è messo addirittura a ridacchiare in modo sconveniente.

Da allora sono passate lentamente giornate di gelida sopportazione in casa Talponi, a scuola di nuoto hanno scelto corsie separate, in casa lui in cantina a imbottigliare altre damigiane di Barbera piemontese e a seghettare con il traforo due piccole scimitarre di compensato per i suoi piccoli pirati.

Lei di sopra, presa dalle faccende domestiche e dai lavori sul computer.

Quando stasera nonno Talpone è risalito dal suo laboratorio sotterraneo, impugnando due armi bianche da colorare e due bottiglie di vino, ha trovato la casa vuota e un bigliettino giallo sul tavolo da cucina.

Cos’era mai avvenuto, una disgrazia, un abbandono ?

Lui ha subito cercato affannosamente e inforcato gli occhiali buoni e ha letto “ Sono dalla vicina dell’altra scala, ciao amore, a presto “

Sembra che nonno Talpone l’abbia riletto due o te volte quel benedetto enigmatico biglietto, prima irosamente, poi sempre più perplesso.

Era ancora arrabbiato, accidioso e scontroso, ma al momento non riusciva  a ricordare per quale motivo.

Ruminava dentro di sé un certo rancore e rileggeva “ Ciao amore, a presto “

“Ciao amore ? … Non ricordo …”