PERCHE’ CHIAMARSI NONNI


E’ finalmente caduta la neve a Milano, siamo tornati a casa da poco con una scarsa visibilità, con l’auto coperta di un tappeto soffice e biancastro, fa molto freddo, nonno Talpone con un moto di stizza involontaria si chiede ancora una volta perché deve farsi sempre chiamare “ nonno “, già la sua salute in questo periodo è stata messa a dura prova, ci manca questa parola “ nonno ”, che gli pare pesare come un ulteriore macigno sulle sue spalle di preteso giovin signore con un’insopprimibile voglia di fare, conoscere, sperare, ricercare le cose curiose di questo stranissimo mondo.

Ecco, ho citato ben tre volte quella parola che non volevo nominare, quella che stasera mi opprime leggermente.

Mi telefona il figlio brillante avvocato, chiede notizie dei nipotini che abbiamo lasciato mezz’ora fa nelle mani affettuose della loro mamma, non appena ritornata dal lavoro.

Già, anche oggi ci siamo goduti i piccoli ammalati, questi si scambiano i vari ceppi di influenza come fossero figurine da collezione.

Ci lamentavamo di non vederli più spesso ed ecco, grazie alle varie forme influenzali, ora è la seconda settimana che tra tosse, febbriciattole, doloretti al pancino possiamo stare insieme e giocare tutto il giorno, a casa nostra o nel loro appartamento.

E’ incredibile quanti passatempi nuovi si possono inventare insieme, quante recite improvvisate abbiamo organizzato, una commedia dell’arte puerile e primitiva, forse come era stata creata alla sua nascita nei tempi lontani.

Poi, quando ci si deve purtroppo lasciare, sorge qualche lamento e lacrimuccia, il piccolo Polipo l’altro giorno ha cercato perfino di nascondersi dietro le tende, sperando di essere dimenticato nella stanza dei giochi dei nonni.

Ci si abbraccia, bacetti e saluti “ A domani nonno Talpone”.

Chissà perché, quando è pronunciato dai nipotini, quel nome così impegnativo mi fa ringiovanire di sessant’anni.

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UN ANGELO AL PUB ( terza e ultima parte )


“ Mio caro nonno Talpone – aveva proseguito l’angelo – puoi ben capire che a questo punto avevo deciso di non fare più passi falsi e di non creare ulteriore dolore, così quando ho intravisto un signore ben vestito che giocava alla slot-machine laggiù nel casinò sul molo, al Brighton Pier, ho provato a fargli vincere una bella cascata di monete; lui si è guardato intorno con soddisfazione, ha raccolto con calma la sua vincita e mentre si recava con calma alle casse, un gruppo di persone si litigava il suo posto davanti alla macchinetta mangiasoldi.

L’ho seguito e mi sono accorto che era uno dei soci proprietari, aveva fatto un giro dimostrativo, non mi ha nemmeno ringraziato, ma almeno non si è lamentato.

Sono stato di nuovo a girare per le strade e davanti ad una gioielleria ho visto una signora elegante e truccata come una diva che con aria altezzosa usciva dal negozio rimirandosi la mano che sfoggiava un vistoso anello con diamanti.

Ho provato a raddoppiare la grandezza delle sue gemme, lei vi ha dato un’occhiata stupita, ha sorriso intorno, anche a me, poi è andata via con passo tranquillo verso l’autista che l’aspettava vicino ad un’imponente auto parcheggiata lì vicino.

Ho capito finalmente che forse puoi far bene solo ad un ricco, a quello che ha già tanto, ai poveri potresti far solo del male.”

L’ angelo narrante aveva quindi  afferrato il suo bicchiere e con una gran sorsata ne aveva svuotato il contenuto.

Un attimo di tristezza, la sua pinta era finita, poi aveva guardato fissamente nonno Talpone e con voce roca gli aveva domandato

“ Vuoi che ti faccia ricco, giovane o bello ?     Non hai che chiedere amico mio “.

“ Per carità, no, no, per favore – aveva esclamato prudentemente  il nostro eroe – sto bene così, non si disturbi, grazie !“.

“ Allora ci facciamo un’altra birra ?” aveva azzardato senza troppa convinzione il mio angelo di strada.

Ma poiché la prima pinta gli era stata offerta e ora il turno sarebbe dovuto toccare a lui, dopo un breve attimo di riflessione il vecchietto barbuto aveva comunicato che era tardi, aveva troppo lavoro da svolgere ancora, quindi con un cortese saluto era uscito dal pub, portando con una certa dignità il suo impermeabile biancastro .

Nonno Talpone era rimasto ancora sconcertato con il suo bicchiere in mano, poi guardandosi intorno  nel locale affollato aveva scorto la gente che chiacchierava ad alta voce, beveva e rideva, nessuno si era accorto di quell’angelo incredibile che era stato così vicino a loro.

Finì anche lui a malincuore la sua birra e lasciò quel luogo magico, allontanandosi un poco, poi si girò indietro a osservare quello strano pub.

Sull’insegna di ferro che sporgeva fuori dal locale si poteva leggere  “ The Angel & the Beast “, l’angelo e la bestia .

Proprio appropriata non c’è che dire, era il luogo ideale perché nonno Talpone incontrasse un angelo, sia pure da strada.

Tornando a casa e ripensandoci gli sorse un dubbio, quel vecchietto bizzarro dalla bianca barba irsuta che aveva incontrato  sarà stato davvero un angelo in missione nella cittadina ?

“Non importa – si disse poi- siamo a Natale, diventiamo tutti un poco angelici, o almeno ci proviamo, quindi vogliamoci bene e beviamo allegri in compagnia “.

Alla tua salute, vecchio angelo sconosciuto!

PS

Il resoconto dei fatti accaduti si riferisce ai giorni seguenti lo scorso Natale, mi scuso per la lunghezza, per questo ho diviso, forse inopportunamente, la storia  in tre parti.

UN ANGELO AL PUB ( 2° parte )


“ Grazie amico mio – disse il barbuto vecchietto a nonno Talpone – ormai di questi tempi la gente è diventata egoista e insensibile, credono solo alle bugie della televisione e non si accorgono della realtà vicino a loro.

Non si fidano, sono egoisti, non si sa più come aiutarli, io certe volte ho voglia di smettere e non fare più niente.

So già che se ti chiedessi di aiutarti, tu diventeresti sospettoso, penseresti subito male, lo so.

Non ci crederai se ti dicessi che io sono … no, no, è inutile “

Nonno Talpone era rimasto male e aveva rassicurato il suo conoscente che si fidava e  credeva in lui, che raccontasse pure senza timore, così l’altro proseguì con voce roca .

“ Dicevo che non mi offendo se tu non mi credi, ma vedi, ti devo confessare che in realtà io sono un … sono un angelo, ecco te l’ho confessato.

Lo so, tu mi dirai che gli angeli sono grandi, splendenti con enormi ali e via dicendo, ci sono anche quelli per carità, ne ho visto qualcuno anch’io da lontano, ma quelli sono per le occasioni speciali, poi ci sono quelli umili, da strada diciamo.

Io conto poco, spesso sono in punizione, forse non sono molto bravo nel mio mestiere.

Al’inizio credevo di fare grandi cose, speravo anch’io diventare un angelo importante.

Così appena messo in strada avevo presto notato uno storpio disteso sul marciapiede, di quelli che implorano la carità.

Mi faceva pena, gli parlai dolcemente e subito lo guarii.

Si rialzò in piedi stupito e incredulo, poi iniziò ad insultarmi in malo modo, l’avevo rovinato, ora doveva cercarsi un lavoro per vivere.

Scappai via in fretta, avevo sbagliato tutto, mi allontanai il più lontano possibile e quello stesso  pomeriggio vidi una ragazza alta e carina che si guardava intorno con aria smarrita.

Subito pensai tra me che questa volta era facile, non potevo fallire, bisognava rimediare alla sua infelicità e così la resi subito inferma ad una gamba.

Non ci crederai, si mise a piangere e maledire il cielo, non capivo, le chiesi il perché, mi spiegò che era una pattinatrice acrobatica , si era fermata in quell’angolo di strada perchè si era persa, doveva andare al palazzetto dello sport.

Lo ammetto, fui punito per i miei errori, dovetti frequentare un corso di aggiornamento didattico prima di essere riammesso sulla strada.

Cercavo di non sbagliare, così fui molto attento prima di compiere qualche buona azione, alla fine vidi una signora grassoccia e non più giovane che arrancava con pesanti borse della spesa.

Sicuro di non fare errori, tac, la ringiovanii di parecchi anni, cosi da renderla  più forte e resistente nel portare i suoi pacchi.

Anche questa dapprima si meravigliò, poi si arrabbiò moltissimo, iniziò a urlare che ora avrebbe perso la pensione e che sarebbe stata costretta a tornare a lavorare.

Cosa dire, ad ogni  piccolo miracolo io sbagliavo, come con quel poveraccio con moglie e sei figli, che, quando lo feci vincere al lotto, immediatamente acquistò una costosissima  macchina sportiva scappò via di casa lasciando tutti i suoi in lacrime.

In ogni episodio in cui cercavo di fare del bene tutto andava storto.”

Il barbuto compagno di bancone di nonno Talpone si era fermato per prendersi una lunga sorsata di birra, aveva sospirato di sollievo, poi, avendolo fissato con gli occhietti grigi che brillavano di allegria, aveva  proseguito il suo racconto come dirò più avanti.

UN ANGELO AL PUB (1° parte)


Le vacanze natalizie di nonno Talpone nella tranquilla cittadina di Hove, sobborgo di Brighton, stavano passando senza particolari avvenimenti, se non dovessimo citare la folle corsa  del tasso irlandese e dello sfortunato marito nelle acque gelide del mare nel primo mattino di Natale, forse in ricordo di qualche lontana cerimonia druidica.

Le giornate erano scandite da abbondanti colazioni all’inglese a base di uova, pancetta, fagioli cotti in brodo di pomodoro e patatine fritte, insomma il solito breakfast britannico che ti permette di sopravvivere per una giornata con colesterolo a mille.

Si susseguivano acquisti cospicui di generi alimentari per placare gli ardori culinari di mamma Istrice, qualche rapido buffet nei bar e doviziosa cena serale con whisky finale e lunghe partite a carte in cui gli ospitanti sbaragliavano vergognosamente i poveri vecchietti con una fortuna veramente vergognosa e disdicevole per degli ospiti.

Un tardo pomeriggio però nonno Talpone era riuscito a sgaiattolare fuori da solo per una passeggiata solitaria, curiosa ed oziosa, senza meta precisa.

Le giornate erano fredde e ventose, anche se meno gelide di Milano, la gente nelle strade, superata la frenesia prenatalizia girava per le strade con maggiore tranquillità, osservando attentamente i saldi che si mostravano nelle vetrine.

Ma queste cose non interessavano molto il nostro amico che amava soprattutto le viuzze e le stradine meno affollate.

Ad un incrocio pedonale del vecchio centro, davanti ad un piccolo pub, aveva scorto, immobile davanti ai vetri gelati e imperlati di vapore, una persona anziana dai folti e irsuti capelli bianchi, con una rigogliosa barba bianco gialliccia, ricoperto da uno sdrucito soprabito di un indefinibile colore chiaro, maculato da macchie grigiastre.

Lo strano personaggio sembrava fissare intensamente l’interno del locale e nonno Talpone non aveva saputo resistere alla tentazione di fermarsi anche lui a guardare che cosa ci fosse di così interessante.

Ma l’interno era affollato e rumoroso come tutti i locali, forse lo sconosciuto cercava qualche conoscente, così, mentre si girava per proseguire altrove, si era sentito chiedere da una voce gracchiante ma gentile se voleva bere un goccio.

Questa è una proposta alla quale nonno Talpone non aveva mai saputo dire di no, quindi aveva accettato l’invito, entrando insieme nel locale e cercando un posto comodo in fondo al bancone.

Si erano ordinate due pinte di birra bitter, gustose ed aromatiche, prodotte da una ditta del posto,ed era sembrato corretto offrire il primo giro di bevande al signore in bianco, che aveva bevuto con evidente piacere un paio di lunghe sorsate, fermandosi poi a raccontare una curiosa storia che voglio ora riferire.

PRIMI IN CLASSIFICA


L’intervento dei nonni per curare e seguire i nipotini ammalati si è prolungato tre giorni, poi gli altri nonni hanno richiesto con decisione di effettuare un ricambio, perché si sa, un nonno ha sempre paura di essere dimenticato.

L’anziano si chiede “ Oggi non mi hanno chiamato, si saranno dimenticati di me ?

I nipotini se non mi vedono almeno due volte alla settimana potrebbero pensare di poter vivere senza noi nonni.

Se chiamano gli altri e non noi, significa che non ci vogliono più bene?

Siamo forse retrocessi in categoria B, come nei gironi dei campionati?”

L’angoscia di molti nonni è proprio quella del declassamento e la perdita della categoria A, i primi in classifica, quella che garantisce lo scudetto.

Parlo evidentemente dei casi in cui ci sono due coppie di nonni disponibili, il che non sempre accade, è senz’altro un’eventualità fortunata per le coppie di giovani sposi, ma richiede loro una notevole dose di pazienza e di diplomazia.

Nonno Talpone ritiene di essere immune da questo morbo, lui afferma che accetta senza discutere anche la categoria B, garantisce che la cosa importante è divertirsi con i nipotini quando può e ogni volta che è richiesto.

Ma forse non è credibile nemmeno questa sua affermazione, come molte altre di quello che lui pensa e afferma, chi può indagare nelle profondità dei sentimenti del cervello umano, che quando invecchia certe volte fa emergere sorprese impreviste e incredibili.

Comunque lunedì scorso era lo Scoiattolino ad esse colpito da tosse e febbre, il giorno seguente si era ammalato anche il secondo, il capelluto Polipetto ( vulgo la Piovretta ) con un febbrone da cavallo e vomito.

Quindi terzo giorno di intervento nonnesco, la serie B, con il difficile e faticoso compito di interessare e far giocare i piccoli affetti da attacchi di febbre e malessere generale.

Loro poverini richiedevano continue coccole, attenzioni, pazienza e spirito d’inventiva.

Alla fine, la sera prima di uscire per ritornare a casa nostra il Polipetto ha voluto stringere al collo nonno Talpone e baciandolo ha balbettato “ Nonno, tu .. tu .. sei il primo !”

Incredulo, quasi sveniva dall’emozione quel vecchio pirata dell’isola che non c’è, l’ha stretto ancor più forte a sé.

Il piccolo, respirando dopo il quasi soffocamento ha proseguito “ Ma … ma… la pr…prima è nonna Istrice !”

Abbozzo di sorriso, pazienza.

Ma il Polipetto non aveva ancora finito “ Pe…però … la …prima è mamma !”

Va bene, è anche giusto così.

Un grosso respiro e il bimbo conclude in fretta “ Sa… sai … il pri… primo è papà !”

Siamo felici di annunciare che è emerso un nuovo esperto diplomatico, l’ultimo erede della famiglia dei primi di Milano, quello che gestirà le future eventuali contese.

SONO SEMPRE INVITATI


“ Pronto papà, come stai?”

Giorni fa ha chiamato il figlio promettente avvocato, nonno Talpone è sempre felice di sentirlo e per un attimo ha sperato che gli avesse telefonato per essere invitato a pranzo con moglie e nipotini.

Invece no, era una chiacchierata generica di saluto e il nonno alla fine osa chiedere se per caso ci si può incontrare.

“ No – ha risposto lui – siamo impegnati con gli amici per il fine settimana, stamattina c’era lo Scoiattolino che voleva venire da voi, ma gli ho spiegato che non poteva perché non era stato invitato, non si può andare dai nonni se non sei stato chiamato appositamente, così si è convinto e, tutto abbacchiato, è andato all’asilo”.

“ Cosa hai fatto ! – ha tuonato nonno Talpone – io li voglio sempre i miei nipotini, la mia casa è aperta a loro e a tutti i bambini, ci mancherebbe altro. Ma come si fa a fare certe  affermazioni ? Fai perdere la fiducia nei nonni ! Che mondo !”

Era proprio furente, dopo la telefonata a cominciato a bofonchiare “ Lo diseredo, gli sbarro la porta di casa !”, nonna Istrice ha cercato di calmarlo, ci si spiegherà in seguito, non bisogna drammatizzare, i figli sono fatti così, bisogna sopportare.

Ma ieri mattina alle sette uno squillo ha svegliato dal sonno i nonni, il figlio milanese, si proprio lui, il promettente avvocato avvisa che lo Scoiattolino ha la febbre, loro devono andare al lavoro, se noi potessimo …

Come se suonasse l’allarme, ci si alza di corsa, ci si veste in fretta e si corre fuori, come pompieri chiamati ad un incendio.

Evviva, siamo stati chiamati, siamo necessari, forse essenziali.

Mentre si affanna verso l’automobile, con i borsoni delle provviste, nonno Talpone brontola “ Ah ma mi sentiranno, cosa credono, glielo devo dire, sono uomo di principi io, i permessi, gli inviti, basta, poveri piccoli.     Cara, abbiamo portato il brodino, le arance per la spremuta le compro dopo, chissà cosa manca per il pranzo, in ogni caso ho portato la mia scorta di taralli, quelli fanno sempre bene “.

LA MISURA 47


Bellissima giornata oggi, nonno Talpone saltella felice, è quasi esaltato, beve le sue tazze di tè, ingoia la doppia fetta di panettone ed esce di casa di buon passo.

Non sente alcun malanno, piedini e testa in stato di grazia, forse per questo si inoltra nella puzza invernale di Milano come se passeggiasse in un prato fiorito di primavera, guarda con affetto la lunga fila di taxi fermi lungo il marciapiede come fossero una siepe di rose bianche in boccio.

Qualche occhiataccia forse la riceve, ma non se ne rende conto, la vita gli sorride dai semafori ammiccanti.

Acquista i suoi giornali all’edicola preferita, vi sono persone gentili sempre educate e premurose, una vera rarità.

Dove andare ?

Nelle viuzze periferiche di Città Studi, o una camminata fino ai Giardini, o forse una passeggiata nel corso a vedere le vetrine ?

A dir la verità gli unici negozi che lo interessano sono le librerie e i ferramenta, però oggi farà uno strappo, andrà a scrutare i saldi.

Si incammina per il corso, è qualcosa di insolito, che cosa cercare ?

Vestiti e camice no, profumi no, mobili no, forse le scarpe ?

Vuol provare l’ebrezza delle calzature, vede cartelli enormi con sconti del 50  o del 70%, nonno Talpone, si ferma davanti alle vetrine, quale modello cercare, forse quelli normali, per intenderci quelli adatti secondo il suo orologio del gusto che si è fermato agli anni ’60.

Alla fine scorge in fondo, in un angolo, un paio di scarponi neri, il prezzo potrebbe essere interessante, sta per entrare, ma improvvisamente lo assale un dubbio angoscioso, avranno la misura 47 ?

Non vuole confessarlo a sé stesso, ma si vergogna ad entrare a chiedere la fatale misura, arrossirebbe e comincerebbe a balbettare, già faticava a pronunciare l’enorme numero limite, il 45, ma ora ?

Si allontana, guarda altre vetrine, sono indicati i prezzi, ma non le misure, è un abuso, girellando guarda tutte le persone anziane che incontra, scruta con attenzione i loro piedi, di che misura saranno ?

Gli mancava anche il complesso dei piedi che si allungano a dismisura e pensa che non c’è mai pace per i nonni.