BASTIANO, CONCETTA E SAN TORTORO


La rossa fanciulla Aurora, iscritta all’Anagrafe come Aurora del Sol dell’Avvenire, si mise comoda a gambe incrociate, al di là della cancellata dell’Istituto e iniziò a raccontare.

“ Al mio paese giù al sud avevamo molti tornitori di ceramica e terraglie, abili a modellare dalla creta ogni tipo di piatti, bicchieri, caraffe e orci, che rivendevano poi a poco prezzo ai commercianti che ogni tanto arrivavano con carretti e furgoni per farne incetta e rivenderli ai mercati di città.

Bastiano era un bravo giovane, abbastanza abile nel suo lavoro, però come tanti altri nei giorni festivi si recava all’osteria a giocare a carte e a ubriacarsi di vino.

Quando si sposò con la bruna Concetta, una bella ragazza vivace e allegra, sembrò dimenticarsi delle sue cattive abitudini, almeno durante i primi mesi di matrimonio.

Ma una sera, dopo aver ricevuto i soldi delle vendite, si unì agli amici a far bisboccia in una taverna, bevendo il forte vino locale, giocando e perdendo tutto il suo denaro.

Quando a notte inoltrata tornò a casa, ubriaco e rabbioso, di fronte ai rimproveri della moglie lui si mise a urlare ancora più forte e cominciò a picchiare Cettina.

Ma quella, agile come una gatta selvatica, dopo il primo schiaffone corse in cucina, soffiò sulla candela e afferrato il mattarello di legno per la pasta, gli rispose con una serie di bastonate precise e ritmate, iniziando nel contempo e gemere e a urlare come se fosse lei la mazziata.

Ora erano in due a gemere e a strillare di dolore, nel buio assoluto ben presto Bastiano finì a terra e prese a russare sonoramente.

Cettina allora si fermò, si assicurò che lui dormisse veramente e riaccese la candela, guardandosi allo specchio.

A parte un certo rossore per l’agitazione e un livido sullo zigomo sinistro per il primo colpo, non aveva subito molti danni.

Si sorrise compiaciuta, ne aveva date molte di più di quante ne aveva ricevute.

Si sciacquò con l’acqua fredda e andò a dormire tranquillamente nel suo letto.

L’indomani mattina presto, una volta controllato il marito che giaceva ancora a terra tramortito, russando come un vecchio mantice sconquassato, andò in cucina, si fece un buon caffè e valutò le varie possibilità di azione.

Poi con un pezzo di carbone e del rossetto si colorò il viso, le braccia e le gambe, come se fosse stata travolta da una mandria di bufali e aspettò tranquillamente il risveglio di Bastiano.

Quando lui più tardi si mosse, gemendo per i postumi della sbornia e per il dolore dei colpi ricevuti, anche Cettina iniziò a piangere e a lamentarsi, mormorando che, poverini loro, avevano la casa infestata dagli spiriti.

“ Ma quali spiriti – stentò a pronunciare Bastiano – io non ricordo bene, so solo che era buio e che ricevevo bastonate a grandinate !”

“ Proprio così, marito caro – affermò contrita Cettina, abbracciandolo stretto e facendolo gemere forte – tutto ad un tratto è venuto buio, ho sentito urla e colpi di bastone, sono tutta un livido come te”

“ Cosa possiamo fare allora ? – gorgogliò lui.

“Marito mio, l’unico rimedio è far togliere il malefizio e procurarci un talismano che li tenga lontani dalla nostra casa, tu riposati, dammi dei soldi, mi sacrificherò ad andare in città da una zingara chiromante, esperta in magie e sortilegi e troverò un rimedio sicuro.”

Bastiano si mise a letto dolorante, Cettina con il denaro andò in città, si fece un giro nei negozi, andò a sedersi al tavolino di una famosa gelateria e si gustò una squisita coppa  al limone, fragola e cioccolato, con tanta panna montata a mo’ di pennacchio.

Prima del ritorno comperò da un rigattiere una statuetta di un vecchio con il bastone da viaggio .

Quando entrò trionfante a casa, lei annunziò al marito che la maledizione  era stata tolta alla loro abitazione, bisognava solo continuare ad accendere un cero davanti alla statuina del loro santo protettore.

“ Ma sei sicura che non torneranno più i fantasmi a bastonarci ? – chiese ancora incredulo Bastiano.

“ Me lo hanno garantito  marito mio, in ogni caso c’è sempre san Tortoro a proteggerci – esclamo Cettina, ammiccando segretamente verso la sua figura riflessa sul vetro della finestra.

 

P.S.  In Umbria e specialmente a Terni viene chiamato tortoro un bastone nodoso e intorcigliato, sinonimo di mazziate.

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