GLI EVASI DI VENTOTENE


Ieri sera, terminata la cena a casa dei cognati, presso cui è momentaneamente ospitato, quale profugo famigliare, nonno Talpone è stato improvvisamente aggredito verbalmente dalla cognata Paperoga, che impugnava la bottiglia di vino che presa dalla tavola.

“ Quanto vino hai bevuto tu ?”

Distogliendo lo sguardo dalla sparatoria tra gang di rapinatori del vecchio film che stava mostrando la televisione, il nostro amico, sorpreso e con un vago senso di colpa che lo prende sempre quando è proditoriamente assalito, non ha saputo rispondere subito.

Era forse un atto di accusa per aver trascurato il problema dei propri diverticoli ?

Aveva magari macchiato la tovaglia pulita ?

Aveva inconsciamente bevuto troppo, abusando dell’ospitalità offerta ?

La cena era stata semplice ma gustosa, sulla tavola  era stata posta una bottiglia d’acqua minerale ed una bottiglia di vino, peraltro già iniziata, eravamo in tre, io, l’accusatrice e il cognato Lingua di Ferro.

Paperoga, accigliata e con lo sguardo duro da domenicano della santa inquisizione, ha agitato il fondo della bottiglia e ha ripetuto bruscamente.

“ Tu quanti bicchieri hai consumato ? Dimmelo subito senza barare !”

Barare ?

E perché mai ?

Muovendo lentamente la testa, ancora stupito, nonno Talpone ha scorto il cognato Lingua di Ferro, appollaiato nella poltrona preferita e alle spalle dell’accusatrice, che restava stranamente ammutolito, quasi paralizzato, aveva solo gli occhi spalancati che roteavano incessantemente con una strana espressività.

“ Allora rispondi, quanto ne hai bevuto tu di vino ? – ha ribattuto lei implacabile.

“Non so, qualche bicchiere, non ricordo – ho risposto esitante, rendendomi conto alla fine, con un certo sollievo, che non ero più l’accusato, ma solo il testimone a carico.

“ Ne ho bevuti parecchi, vero ? – ho chiesto gentilmente, con l’aria sottomessa di un cane che è stato sgridato per aver involontariamente  mangiato qualcosa di proibito.

“ Non è per te, che però devi aver cura dei tuoi diverticoli, ma a questo ci penserà poi mia sorella. E’ per quel disgraziato – ha precisato, puntando l’indice sul colpevole marito, che cercava disperatamente di farsi inghiottire dalla capace poltrona in cui era sempre più rannicchiato.

“ Non deve bere più vino, gli fa male, deve bere acqua, almeno tre litri al giorno, me l’aveva promesso.  Lui ! – ha precisato, girando il viso aggrottato verso il penitente.

“ Vi controllo ora, avete capito ? E non russate stanotte, altrimenti vi butto fuori casa e dormite in giardino ! – cosi Paperoga, nella sua veste di appuntato dei carabinieri,  ha chiuso la sua requisitoria, portandosi via la bottiglia incriminata, per segnarvi il livello rimasto o per vuotarla disgraziatamente nel lavello della cucina.

Mio cognato ed io ci siamo guardati con aria colpevole ed accorata, poi abbiamo mormorato :

“ Come era bello quando eravamo soli al mare.   I letti sfatti, i bagni e le nuotate che duravano delle ore, la pesca in barca fino alle tre del  mattino, le cene abbondanti e saporite di pesce quando si aveva fame. Oh le carbonare con otto uova, pancetta e pecorino a volontà, i cadaveri delle bottiglie ammonticchiate a terra senza contarle, una benefica strage, che dava allegria e ci faceva cantare e ballare in piazza le canzoni napoletane del tempo antico.  Ti ricordi ?”

L’anno prossimo nonno Talpone e Lingua di Ferro, cognati, amici e complici, cercheranno di fuggire ancora nell’isoletta di Ventotene, paradossalmente come evasi verso la libertà.

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