SE MI TORNA IN MENTE


Poco fa avevo qualcosa da dire, mi sembrava una cosa urgente, direi anche importante, forse … di sicuro quando ero là nell’altra stanza in fondo al corridoio l’avevo ben chiara e presente.
Ero in quella posizione di seduta, chiamata fisiologica, quando le idee certe volte ti frullano nella testa come farfalle colorate, qualcuna era curiosa e interessante, si potrebbe dire talponesca.
Niente da fare, uno si riassetta, si lava le mani, si accorcia un unghia ribelle con le forbicine, torna alla scrivania, prende il suo ritrovato block notes rosso che lo aspetta sul ripiano, cerca la penna e non la trova.
Devo ammettere che sarei stupito di avere tutto l’occorrente a portata di mano, orologio a cipolla del nonno, la musica che si dilata nell’aria dalla filodiffusione, i due cellulari, il computer portatile già acceso per l’occorrenza.
La penna però non si trova, apro i cassetti, vi rovisto dentro con un’ansia sempre più frenetica, anche perché quando trovo una stilografica questa è scarica, un’altra ha il pennino secco, alla fine anche la biro lascia solo una bava saltuaria ed evanescente.
Mi spiace ma ognuno ha i suoi riti, così vado nella camera da letto apre l’altra scrivania, vi è un cassetto intero colmo di matite, biro, pennarelli colorati, gomme, temperamatite, cartine da gioco giapponesi, ciondoli, gemelli spaiati, insomma una collezione di cancelleria varia accumulata gelosamente nei decenni, perché si sa, tutto può servire.
Finalmente riesco a tenere in mano un aggeggio che funziona per lasciare una traccia visibile sulla carta.
Forse dovrei accontentarmi di una semplice matita, anche quei mozziconi che provengono dall’ikea e che regolarmente dimentico nelle mie tasche.
Una soluzione sarebbe quella graziosa penna, torcia, fischietto, dotata di un cordino azzurro da tenere comodamente al collo, acquistata a poundland lo scorso anno a Londra.
Oggetto comodissimo, già, basta solo ritrovarla.
Ora però che ho carta e penna non mi ricordo più cosa dovevo scrivere.
Era poi così importante ?
Chissà !
Però tra il fascio di cancelleria varia e carte ho trovato un foglietto, un appunto tracciato sotto uno schizzo di scaffalatura tracciato frettolosamente a matita.
Riconosco la mia scrittura, deve risalire a un paio di anni fa.
Non ricordo se ne avevo già parlato, nel caso scusatemi.
“ … la famiglia allargata di nonno Talpone era ieri riunita a tavola.
– Nonna ho dei problemi – aveva esclamato lo Scoiattolino.
– Oddio piccolo caro, cosa ti succede, stai poco bene ? – si era preoccupata nonna Istrice.
– No nonna B, credo di avere il problema della memoria, mi sono dimenticato di dirti che nonna A mi aveva detto di salutarti e me ne ero dimenticato.
Tutti i presenti ne avevano riso con sollievo e nonno Talpone aveva voluto fare il solito pettegolo.
– Questo è niente, pensa che l’altro giorno nonna mi aveva chiesto se potevo portarle il … coso, sì quella cosa, ti ricordi quella che era là, come si chiama, coso … lo sai bene, dai non ridere … accidenti … il coso … l’ho qua sulla punta della lingua …coso…
Lo Scoiattolino si era lanciato nella sua squillante risata gorgogliante, a cascatella, fresca e argentina come un ruscelletto impetuoso di montagna.
Quando si era calmato dopo qualche minuto mi aveva chiesto
– Dai nonno, raccontamela ancora.”
Mi sembra che l’avessi subito accontentato, concedendo anche il bis.
Bei tempi !
Non so se sarò in grado di raccontarla ancora in futuro.
Per tornare al presente quello che dovevo scrivere mezz’ora fa, quella storia così bella, non me la ricordo proprio, prima o poi mi torna in mente, ne sono sicuro.
Basta avere pazienza, datemi qualche minuto, forse un’ora, forse domani.
Semmai scrivetemene voi un’altra, sempre che ve ne ricordiate.

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