IL NOME DEI FIGLI


Un vecchio amico, conosciuto sin dalla nascita direi, mi ha chiesto di raccontare la vera storia di come fu scelto il nome del secondo e, purtroppo, ultimo mio figlio.
Poiché sembra che girino sulla rete delle dicerie e illazioni non rispondenti alla verità dei fatti avvenuti, nonno Talpone è ben lieto di fornire ai futuri storici e biografi di quel famoso personaggio del cinema, cioè mio figlio Martello di dio, la propria verace testimonianza.
Il primo figlio era nato tre anni prima, con qualche problema, poiché non voleva uscire dal grembo materno, divertendosi a fare piroette e a giocare a pallone in ambiente protetto, come continuerà a fare più tardi nelle partite a calcetto sotto i tendoni.
La scelta del suo nome toccava a papà Talpone, che ritenne doveroso utilizzare quello del suo stesso genitore.
D’altra parte lui portava quello del proprio nonno, defunto prima della sua nascita, come usava una volta.
L’ingenuo Talpone pensava invece di perpetuare un’alternanza di nomi, tipica della tradizione nobiliare, forse incongrua dato che il padre e il nonno erano stati operai.
Una susseguente scoperta tardiva che il bisnonno di Talpone si fosse chiamato Tommaso e che avesse esercitato la nobile professione di pollivendolo ambulante, l’aveva leggermente scosso, ma decise poi di procedere con determinazione nel suo intento araldico.
A dire il vero il padre di Talpone si domandò preoccupato se non fosse di cattivo augurio l’assegnare al nascituro il nome di un nonno ancora vivente, ma io affermai che quelle erano solo superstizioni ridicole, purtroppo mio padre morì un paio di mesi prima della nascita del nipote, dimostrando per l’ultima volta che lui aveva sempre ragione e che Talpone era proprio un talpone.
Ma io avevo deciso che si potevano aggiungere altri nomi appropriati per nobilitare il piccolo primogenito.
Usai infatti quelli altisonanti di Filippo Maria, un chiaro richiamo visconteo, in modo da cancellare definitivamente quello del povero aio pollivendolo.
Purtroppo mio figlio, il brillante avvocato, mi ha ultimamente confessato che per tale ragione da piccolo alla scuola elementare lo deridevano alquanto, chiamandolo “ La Maria “.
Battute del volgo ignorante, non dovrebbero nemmeno scalfire un animo nobile, secondo il parere di nonno Talpone.
A questo punto mi accorgo che forse non ho ancora parlato del povero Martello Dionisio, ma l’ora è tarda e prometto di proseguire domani sera, i ravioli ai carciofi e il dentice al forno con capperi e pomodorini non possono aspettare.

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