SONO RASSEGNATO


Qualcuno magari penserà che nonno Talpone sia entrato in letargo prematuramente, visto che sono parecchi giorni che non aggiorna il suo blog, frutto di considerazioni e stupori sulle stranezze esistenziali che ci tocca vivere giornalmente.
La possibilità di una fase anticipata di letargo non sarebbe poi del tutto impossibile, vista la sua proverbiale distrazione e la giovanile confusione che lui esercita spontaneamente in fatto di date e impegni.
Vero anche che il figlio Martello di dio è da svariati giorni impegnato in faticose escursioni tra vette e rifugi delle Dolomiti, trascinato dall’infaticabile Tasso irlandese, cosa non si fa mai per amore, con la benefica conseguenza che in tal modo non può comunicare e impartire ordini telefonici.
Ma non è neanche questa la ragione del silenzio talponesco.
Dunque giovedì scorso la sua auto viene dichiarata inabile al viaggio per motivi pseudo tecnici, cioè il rifacimento della frizione.
Il venerdì si rompe un meccanismo interno della serratura della porta di entrata di casa, lasciando la possibilità di sperimentare vie alternative notturne alle finestre del primo piano, grazie ad una scala a pioli saldamente tenuta da nonno talpone.
Sabato arrivano gli operai che smontano in maniera geniale il portoncino d’ingresso, cambiano la serratura, se ne vanno a tarda mattinata con un lauto compenso, ma nel tardo pomeriggio viene tranciata la tubazione dell’acquedotto comunale e per 16 ore si rimane senz’acqua, sopravvivendo grazie a taniche che vengono riempite e trasportate da una fontanella pubblica di un paese vicino.
Domenica una delle nostre cinque gatte semi selvatiche, la mia nera Stellina, bussa alla porta, pardon miagola disperatamente alla porta di casa, decidendo di portare al riparo di un tetto due gattini grigi soriani, nati una quindicina di giorni prima e tenacemente nascosti sino a quel momento, poi una decina di minuti dopo, appena prima di un furioso temporale decide di uscire di nuovo, per rientrare con un altro cucciolo.
La moglie prussiana si commuove e freneticamente prepara cucce per la notte incombente, predispone cortine di stoffa a tutela della privacy gattesca, piattini di latte e di carne in vari punti strategici attorno ad esse.
Lunedì mattina alle cinque si sente all’esterno un flebile miagolio, mamma gatta diventa isterica, bisogna farla uscire, ritorna poco dopo con un quarto e ultimo cucciolo, il più tonto, che si era perso nella serata precedente.
Il meccanico ha riparato profumatamente la nostra vecchia auto, ma l’Istrice prussiana e la sorella Paperoga impongono a Talpone di costruire una nuova cuccia di legno, appositamente coibentata visto il prossimo inverno, impermeabilizzata e sollevata tipo palafitta per evitare eventuali umidità dal terreno.
Abbiamo da anni un’altra cuccia, però è attualmente abitata da un’altra gatta, nonna Perla, che ha appena partorito tre gattini, quindi con diritto di precedenza.
Per sua fortuna a Talpone non viene chiesto di predisporre nel nuovo ricovero dei lettini a castello, finestre con tendine e frigo bar, ma nelle fasi di costruzione trova il tempo di tagliarsi un dito della mano destra con una lama arrugginita che spunta da una vecchia tavola di legno, senza troppi problemi visto che aveva fatto l’antitetanica lo scorso anno quando con la motosega si era scortecciato due dita della mano sinistra mentre tagliava la legna per l’inverno.
I gattini apprezzano fin troppo la nostra casa e la nuova cuccia, lasciandovi intorno dei piccoli laghetti e snobbando la cassetta di sabbia predisposta in precedenza; a questo punto la moglie prussiana decide che la nuova cuccia con relativi gattini deve essere portata all’esterno, in posizione vicina, ma ombrosa e riparata dalle intemperie con apposita tettoia metallica.
I cuccioli non si lamentano, ma la gatta Stellina si sente molto offesa dall’affronto dello sgombero forzato, Talpone rimane male, se fosse per lui le avrebbe lasciato le chiavi di casa, se fosse stato possibile.
Martedì si inizia finalmente il viaggio di ritorno Terni-Milano, non senza aver prima stivato l’auto tipo TIR : valige, 18 borsoni di contenuto vario, una cassa di patate (?), due casse di pomodori veraci (?), due casse di barattoli di conserva di pomodoro preparati da mamma Istrice, due casse di orci di olio extravergine umbro delle colline vicine ( è nostrale ! ), passeggino, seggiolino e giochi residui dei nipotini, cassa di piante di gerani ( quelli umbri sono evidentemente speciali ), una cassa di piante aromatiche ( idem ), vasi di marmellate, di visciole zuccherate, uno zaino con apparecchiature elettroniche di nonno Talpone.
 Lui riafferma convinto la necessità vitale di cambiare auto e di acquistare una Smart di seconda mano, più che sufficiente per sé e il suo zainetto.
Chi volesse fargli un regalo sa quali sono attualmente i suoi più ardenti desideri.
Comunque alla sera sono arrivati a Milano, hanno scaricato le casse, le borse, le valige, i vasi di fiori, tanto loro  sono al terzo piano senza ascensore.
Nonno Talpone talvolta si sente uno sherpa, di quelli scemi che amano farsi del male.
Casa, dolce casa dicono, ma quando sono entrati nel loro nido hanno scoperto che il telefono non funzionava, così pure internet, la caldaia per farsi una doccia nonchè il decoder satellitare per soddisfare le manie omicide di nonna Istrice.
Mercoledì pagamento di tutte le varie bollette nel frattempo arrivate per posta e poi la temuta visita dentistica.

Il suo medico di fiducia, dottor Laghetti gli dice subito appena entrato “ Oggi non mi sento troppo bene, forse ho mangiato qualcosa che non andava “
Talpone sorride comprensivo e cerca di rialzarsi dal lettino su cui è sdraiato, ma l’altro lo blocca con mano ferma, si mette la mascherina, gli apre la bocca e rovista all’interno con specchietto e un ferretto ad artiglio di acciaio.
Il dentista inizia a parlare a raffica come al solito, gli elenca tutti i mali che lo affliggono, gli racconta del pronto soccorso in cui lo hanno ricoverato mentre era in vacanza nel suo paesetto del trentino e delle cure sbagliate che gli hanno prescritte rischiando di fargli perdere un occhio, dei casi più disperati che gli sono capitati nella sua carriera dentistica, delle truffe abitualmente utilizzate da dentisti disonesti e così via, senza mai fermarsi.
Alla fine gli domanda con aria funerea “ Ho due notizie da darle signor Talpone, una buona e una cattiva, fra l’altro, lei è credente ? “
Lacrimando , con uno sguardo smarrito nonno Talpone farfuglia che poche sere prima aveva visto in televisione un vecchio film per ragazzi prodotto da Walt Disney, “ Il segreto di Polyanna “, aveva vagamente capito cosa volesse significare, ma lui era sempre fermamente convinto che nella vita ci sono sempre bicchieri mezzi vuoti, comunque lui aveva passato una settimana abbastanza disumana, che parlasse pure, tanto era rassegnato.
“ Bene caro signor Talpone, la notizia buona è che posso ricementare subito la sua vecchia protesi che le era caduta, quella cattiva è che io non ci guadagno niente “.
Se non fosse stato per la folta barba  nonno Talpone l’avrebbe baciato, si fa per dire, finalmente la serie negativa era finita per lui, e il buon dottor Laghetti sarebbe senz’altro in seguito onorato con fiaschi d’olio e capocolli umbri.                                                                                                                                  

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