IN METROPOLITANA


A Milano nella metropolitana capita a volte di incontrare tipi curiosi che animano la noia del nostro viaggio.
Non parlo tanto delle solite zingare lamentose che chiedono soldi mostrando bicchierini sporchi di Coca Cola o dei musicisti improvvisati che per lo stesso motivo salgono tra una fermata e l’altra per una veloce strimpellata con violino o fisarmonica.
Intendo il signore che improvvisamente si mette a parlare e a discutere ad alta voce, pensi che sia impazzito, salvo accorgerti poi di un sottile filo bianco che scende dal suo orecchio, ove è nascosto un minuscolo auricolare, per perdersi nei risvolti del suo giaccone fino al cellulare.
Inoltre c’è l’agitato che cammina avanti e indietro con rapidi passi, agitando le braccia e guardando fissamente le sue scarpe mentre mormora frasi sibilline.
Talvolta si può ancora ammirare una coppia di ragazzi, incollati insieme con l’UHU, che si guardano negli occhi, si sussurrano le solite dolci parole, le eterne promesse, dimentichi del mondo loro intorno.
Nonno Talpone si compiace sopratutto quando salgono le mamme con i bimbetti gioiosi, quelli che prendono l’asta di sostegno per una giostra o si issano sul sedile in ginocchio, per ammirare estasiati il veloce scorrere del treno tra buie gallerie e formicolanti banchine illuminate.
Una volta ha ammirato e invidiato un vecchio barbone con la chitarra, seduto tranquillo tra la gente, che suonava il suo strumento con grande concentrazione, senza chiedere niente ad alcuno, felicemente perso nei suoi gradevoli accordi, ignaro delle fermate e del salire e scendere dei passeggeri.
Da quando si reca quasi giornalmente in ospedale per la sua riabilitazione nonno Talpone ormai conosce gli habitué della linea verde, sa a quali sono le fermate affollate, dove si vedono gli zingari o i musicisti.
In genere è una rotazione ben regolamentata, solo poche volte si sbagliano e salgono sulla stessa vettura da due porte differenti i concorrenti dell’elemosina, non appena se ne accorgono smettono subito la loro recita, si salutano e scendono alla prossima fermata.
Nonno Talpone quando non c’è spettacolo ripassa i suoi esercizi con la mano, le sue terapiste sono molto esigenti, ad ogni visita lo controllano e gli domandano quante volte si è esercitato.
Così il nostro comincia diligentemente a muovere le due mani: 10 volte le dita unite piegate a 90 gradi come un tettuccio, 10 piegate ad artiglio, 10 a formare anelli tra il pollice e le dita, forzatura delle giunture, tensione ad artiglio dell’ultima falange, piegamenti all’insù, forzatura delle dita a preghiera.
Il tempo passa velocemente anche se i movimenti gli strappano smorfie di dolore, ma quando ha terminato un sorriso di beatitudine gli affiora sul volto e con uno sguardo mite e compiaciuto si guarda finalmente intorno.
Non so se ingenuamente si aspetta applausi o complimenti per la sua diligenza, stranamente gli altri gli rispondono con un’aria sospettosa di disapprovazione o evitano il suo sguardo, non si capisce per quale motivo.
Se è in piedi, c’è qualche giovane studente che si alza per cedergli il posto e gli chiede premurosamente se tutto va bene.
Certamente, tutto va per il meglio, il blocco delle dita ad artiglio forse si stempererà, forse tornerà normale, quasi umano.
Bisogna esercitarsi, ahimè, gli esami non finiscono mai.
Una buona notizia finale : nonno Talpone oggi compie gli anni ed ha scoperto stupito che ora ne ha solo sessantotto, lui credeva di avere da tempo superato i settanta, che bello, ora si sente più giovane. 

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4 pensieri riguardo “IN METROPOLITANA

  1. Auguri signor Talpone, se è vero che è un mite come si descrive le auguro di incontrare oggi tra la folla della vita uno sguardo che lo appaghi.
    Io ho un debole per chi non sgomita, ma questa è un'altra storia.
    Oggi per il suo compleanno le ho dato del lei, domani è probabile che ritorni al tu.
    Lori

  2. Voglio il tu !
    D'altra parte oggi è venuto a trovarmi l'amico psichiatra e mi ha detto che ora sono ridiventato un sessantottino.
    Auguri a tutti voi, sono agitato, dopodomani devo andare in aereo a Brighton dal figlio Martello deus, quello che mi telefona ogni giorno, ho la tremarella, 20 giorni con lui, cosa potrà mai capitarmi?

  3. Il Martello deus e’ caritatevole. Tu pensa che questa mattina il tasso irlandese e’ venuto in sala tutto contento: ho trovato una bellissima passeggiata sulle scogliere di 15 miglia ( sui 30 km) da fare quando arrivano talpone e istrice. Ma nn aver paura. C’è un pub ogni 4 miglia così ci possiamo rifocillare.
    Io pensavo più a un tour dei negozietti di libri usati.. Portatevi scarpe comode… Ahahahah!

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