IL ROGO


Ieri sera, dopo un viaggio di sette ore in auto sotto una pioggia battente, è ritornato a Milano nonno Talpone, stanco, corrucciato e più bisbetico che mai.

Il fatto è che cinque viaggi su e giù per i tre piani della sua casa, trasportando pacchi e sacchi di cibarie che la sua Istrice Prussiana si ostina a voler trasferire dall’Umbria ad ogni vacanza, possono ragionevolmente indurre un onest’uomo a divorziare o a fuggire precipitosamente lassù tra gli eschimesi e le balene.

Pericoloso e inutile cercare una conversazione con lui, solo dopo essere sedato da una bottiglia di Barbera di Monleale e una del santo Tokaj ha rilasciato questa intervista.

“ L’Umbria mi ucciderà, lo so, non solo per la quantità di lavoro campestre che mi invoglia, anzi mi obbliga a svolgere, ma, come già detto in passato, per le pantagrueliche cene e pranzi conviviali a cui sono sempre obbligato a partecipare.

Mi scuso con i miei lettori per la lunga pausa di silenzio sul blog, ero in coma digestivo.

Qualche lavoretto e diverse cantatine però me le sono fatte.

Un giorno avevo dovuto raccogliere con forcone e rastrello tutte le spezzettature di rami che mio cognato aveva buttato intorno agli ulivi dopo la potatura.

Ero sudato e ansimante dopo il continuo saliscendi per la collina ripida e sassosa.

Avevo prudentemente portato nella buca in fondo al campo due innaffiatoi pieni d’acqua, un grosso estintore, pale, zappe e forconi.

Conoscendomi, non volevo imitare quell’anziano che due giorni prima nel bruciare le ramaglie aveva incendiato un bosco intero.

Quindi avevo ammonticchiato un piccolo monticello di rametti, vi avevo dato fuoco con vecchi giornali e con occhio vigile ne seguivo la combustione, aggiungendo altre spezzettature secondo il bisogno.

Ogni refolo di vento può essere pericoloso, occorre smorzare le fiamme più alte con la pala o rintuzzare le braci quando stanno per spegnersi.

Il fumo ti va sempre negli occhi, con gran fastidio e lacrimazioni, te li gonfia, anche se qualche animo salace afferma che faccia gli occhi più belli.

Però che noia, bruciare, scottarsi, piangere, cercavo di pensare a qualcosa di piacevole che mi distraesse, come al rogo medioevale di un eretico.

Ecco, mi figuravo già sul rogo in Campo dei Fiori, figura eroica e spavalda, che gridavo tra le fiamme “ Il mondo è rotondo e gira intorno al Sole !” oppure “ Tu madre chiesa torna evangelica e pura, lascia i predoni, le cavallette e i formigoni che ci depredano !”

“ Aho, ma che, parli da solu? Eh che, si mattu ?”

Mi sono girato stupito e lacrimante, con il forcone in mano e ho riconosciuto Quintilio, una conoscenza del villaggio, uno che da pensionato comunale si diverte a girare per le strade e i sentieri dei dintorni, raccogliendo per passatempo quello che trova: asparagi selvatici, fichi, funghi, noci, mele, vasi da fiori, così, secondo natura.

L’ho trovato molto invecchiato ultimamente, meno baldanzoso e ardito, il camminare molto deve far male, nonostante quello che scrivono i giornali, o forse sarà, a quello che dicono in paese, che qualcuno gli abbia bussato involontariamente, cose che capitano.

Con tutti i furti nelle case da parte di albanesi, rumeni e ragazzi con la dose da pagare, la gente in Umbria si è ormai fatta meno tollerante.

L’ho salutato piangendo e quello, prima di proseguire la sua passeggiata salutare, mi ha detto “ Ah Talpò, certu che alla nosstra età nun ce ressta che annà a piedi o ffa li lavuretti tui !”

Ma come, a me, affaticato e piangente, ma giovanile ed eroico assertore di verità e giustizia, messo alla pari del vecchiaccio ?

Sono ritornato al mio falò, ho buttato gran forconate di ramaglie e girando intorno ho cominciato a canticchiare “ Il mondo è rotondo e gira tutto a tondo, e mo’ brucio Primo e Secondo, poi brucio Tersiglio e Quartilio, ma non mi scappa di certo Quintilio. Brucia, brucia, perché il modo è tondo e tu brucia giù nel fondo !”

Devo confessare che non mi ero mai divertito tanto.

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