PAMOCK E IL FANTASMA FORMAGGINO ( fine )


“Beati loro, hanno la fortuna di essere in tanti a giocare, lottare, rotolarsi per terra e ruzzolare giù dai pendii erbosi – pensava il fantasma Formaggino, invidioso di tanta compagnia e libertà – nessuno li sgrida, nessuno li lava, che meraviglia !”

Poi si accorse che, appartato da tutti gli altri, in un angolo era accucciato un bambino dal viso gonfio e dai grandi occhi tristi, il gruppo lo evitava con evidente fastidio, perché quando lui cercava di muoversi i suoi movimenti erano scomposti e puerili, le sue parole smozzicate e gutturali.

Il fantasma Formaggino lo studiò a lungo incuriosito, poi si mosse dall’altra parte del cespuglio per vedere dove fosse finita la palla che un bambino con un gran calcio aveva mandato lontano.

Ad un tratto si sentì toccare e una voce stridula gli chiese:

“ Bambino buffo, chi sei ?”

Formaggino fece uno scarto improvviso, spaventato a morte, poi si accorse che era solo il ragazzino dal viso gonfio, che lo scrutava interessato con i suoi grandi occhi opachi e tristi.

“ So … sono un fantasma bambino, ma tu, tu non hai paura di me ?”

“ Perché bambino buffo ? No, ma tu puzzi proprio, lo sai ?”

“ Uffa … certo che lo so, me lo dicono sempre e per prendermi in giro mi chiamano fantasma Formaggino “

“ Bambino buffo, io mi chiamo Sandro, vuoi giocare con me ?”

Il piccolo fantasma si riprese dalla vergogna di essere proprio lui quello che si era spaventato, smise di arrossire e fu ben felice di aver finalmente trovato compagnia.

Si misero subito a giocare a nascondino tra i cespugli, a lanciare sassolini nello stagno, a raccogliere le foglie cadute, ridendo e scherzando felici.

Si misero anche  a correre tra le pozzanghere, rifacendosi il verso, con gridolini scomposti e gutturali.

Dopo alcune ore piccolo Sandro venne chiamato dalla sua mamma e dovette ritornare a casa, ma prima si scambiarono la promessa di rivedersi l’indomani.

Il fantasma Formaggino fu di parola e, invece di riposare nelle segrete del castello, di primo mattino fuggì fuori per incontrare il suo nuovo amico.

Nuovi giochi e scherzi, gridolini e risate gioiose, il piccolo Sandro aveva anche lui trovato finalmente un amico comprensivo e tollerante.

Non solo, da quel giorno nessun altro bambino del paese osò più schernirlo per le sue debolezze, altrimenti lui avrebbe chiamato subito il suo piccolo amico fantasma che li avrebbe spaventati a dovere.

Fece di più il saggio Sandro, portò fuori da casa un grosso pezzo di sapone da bucato, spiegò all’amico che non era un dolce da mangiare, ma serviva a pulirsi per bene, in modo che la povera mamma fantasma poté lavarlo a fondo, sempre che le riuscisse di afferrarlo in tempo per il bucato domenicale.

Gli rimase il soprannome di fantasma Formaggino, anche se l’odore del suo lenzuolo bianco grigiastro era molto migliorato, diciamo da Gongorzola ammuffito a Pecorino saporito.

Ma che importava l’odore e il colore del lenzuolino del suo compagno Formaggino, un vero amico è un grande amico e basta.”

“ Caro Pamock, questo fantasma non mi ha fatto per niente paura – asserì convinto Hanid – anzi mi ha fatto venire l’acquolina in bocca, come vorrei avere tra le mani un pezzo di formaggio Ackawi o Naboulsi, ma come posso trovare coraggio se incontro uno spettro vero, grande e cattivo ?”

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Un pensiero riguardo “PAMOCK E IL FANTASMA FORMAGGINO ( fine )

  1. continua vero????anche se hai scritto “fine”nel titolo….ormai il tuo blog e quello di Elasti sono i miei preferiti!!!!

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