PROVE DI FUTURI SCENARI


Una settimana in solitudine e malattia, chiuso in casa con montagnole di fazzoletti di carta umidicci, piatti sporchi nel lavello, libri sparpagliati alla rinfusa in ogni stanza, aperti o piazzati in equilibrio instabile con pezzi di giornali tra le pagine, letto sfatto e plaid buttati sulle poltrone, insomma il prevedibile appartamento del maschio single.

Mi sono trovato più volte impegnato a ragionare con nonno Talpone sui possibili foschi scenari futuri.

Ad esempio cosa succederà tra cinque, dieci o vent’anni, nello sfortunato caso che dovessi sopravvivere alla mia dolce Istrice, sempre più decrepito e ammalato, in ristrettezze economiche, in solitudine sepolcrale ?

Mentre si ipotizzava e si pigliavano appunti su un mucchietto di fogli era improvvisamente arrivata la telefonata del figlio inglese.

“ Come va papà ? Tutto bene lì ?”

“ Si, non ti preoccupare, raffreddore, catarro e male alle ossa, ma passerà – ho risposto imbarazzato e leggermente indispettito.

Ci si era rovinato lo scenario, si era frantumata l’atmosfera drammatica che stavamo costruendo, così, dopo una decina di minuti di conversazione, ci eravamo lasciati, Talpone era sparito e personalmente non mi rimaneva altro che mettermi davanti alla televisione, per assistere sfortunatamente ad un bel film, coinvolgente e con un commovente lieto fine.

La giornata seguente, mentre mi stavo preparando un piatto di tortellini, preparati con un brodino di dado, mi ero ricordato di averli acquistati al supermercato vicino casa con il fatidico sconto del 50 %.

Facendo due conti, quei tortellini pregiati di marca Rana mi erano costati solo due euro, essendo due porzioni e tenendone una metà per l’indomani stavo per cenare con un solo euro.

Tra venti o trent’anni, con la mia pensione ormai ridotta al lumicino per l’inflazione, avrei potuto vivere con due- quattro euro al giorno, contando anche un bicchiere di vino a pasto e una patata lessa per secondo.

Potendo ipotizzare inoltre di subaffittare un paio di stanze ad estranei, avrei avuto anche i soldi per poter pagare le bollette di luce, gas e le spese condominiali verso il 2030 e i decenni successivi.

Afferrati dei foglietti pubblicitari e rovesciabili sul retro stavo preparando dei calcoli più precisi con la penna quando è arrivata la telefonata del figlio valente avvocato.

“ Papà come stai ? Senti, mi ha chiamato la mamma, adesso arrivo in auto e ti porto un vassoio di polenta, un barattolo di sugo e un grosso pezzo di bollito, va bene ?”

Come rispondere di no, assolutamente no accidenti, mi rovinava anche questi brillanti piani futuri di economie nei prossimi quarant’anni.

Ho dovuto nascondere i preziosi foglietti, ho ricevuto mio figlio accompagnato dal suo vecchio amico Carlone, ammucchiato sul tavolo della cucina la borsa delle provviste, ci siamo bevuti del Limoncello casalingo, riso e scherzato come fossimo in una piacevole stanza d’osteria.

Una volta usciti che fare ? Scenari spazzati via, ho ripreso in mano un libro, per fortuna era una raccolta di racconti di Solzenitsyn, tra cui il meraviglioso “ Una giornata di Ivan Denisovic”.

Le giornate della settimana sono passate in fretta, gli scenari per un motivo o un altro sono stati sempre rovinati, poi inaspettato è arrivata la telefonata che comunicava il ritorno anticipato della moglie dall’Umbria.

Di corsa pulizie generali, rifacimento del letto, lavatrice che svuota il cassonetto degli indumenti sporchi, lavastoviglie a manetta, libri frettolosamente rimessi a posto negli scaffali, spesa al supermercato, infine ho apparecchiata la tavola e preparato il sugo per gli spaghetti alla chitarra.

Come ritrovare la concentrazione per ipotizzare gli scenari futuri ?

Nel tardo pomeriggio siamo stati dai genitori dei nipotini per la cena di compleanno dell’Istrice Amorosa.

Ho trovato i piccoli sdraiati sul pavimento della sala, stavano guardando un vecchio cartone animato, il nonno si è steso vicino a loro, stuzzicandoli bonariamente, dondolandoli per aria e assoggettandosi a fare da morbida poltrona con il suo pancione.

Quando ci hanno chiamati a tavola per la cena nonno Talpone si è sentito chiedere:

“ Che faccia gioiosa che hai, cosa ti è successo ?  Ah capisco, si è illuminato con i bambini come al solito !”

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