UN’ARCA COME TANTE


Lo so, mi chiamano Talpone, per via dei miei baffi bianchi a spazzola, il testone pelato, la vista scarsa nonostante i grossi occhiali bifocali, i movimenti tardi e impacciati, sempre con l’aria di una grassa talpa che sbuca a sorpresa da una buca del terreno, mostrando una curiosità stupita verso il mondo esterno, come se fosse stato creato dal nulla qualche momento prima.

Devo anche ammettere che mia moglie mi chiama spesso per afferrare oggetti e stoviglie posizionate sui piani alti, come se fossi una giraffa.

Quando andiamo insieme a fare la spesa al supermercato o nei negozi, come questa sera dopo aver accudito i piccoli, io sono l’addetto al trasporto delle pesanti borse degli acquisti, con le quali mi trascino fieramente per i tre piani a piedi, come un docile somarello.

Lei invece, la mia Istrice Fascinosa, se affaticata e nervosa sa trasformarsi in un piccolo drago sbuffante nuvoloni neri che promettono tempesta e lanciare getti di fuoco ustionanti.

Quando però incontra gli altri maschi di casa, i due figli e gli adorati nipotini, sembra sciogliersi in una marea di dolcissimo miele, con l’aspetto di una mansueta mamma cerbiatta.

Il nostro saltellante e squillante Scoiattolino e suo fratello, il carezzevole Polipetto, sono due amorevoli cuccioli che sanno donarci una continua allegria, quasi fossero novelli Dioscuri che guariscono da ogni melanconia o piccolo malanno, a cui non si può non perdonare anche le poche volte che per stanchezza ci fanno disperare.

La loro madre, quando a sera torna a casa dal lavoro, entra quasi in punta di piedi, con un tremulo sorriso timido e stupito, come un piccolo uccellino che si posa su un ramo con un breve frullo d’ali, quasi avesse timore di aver sbagliato nido.

Alla sera tardi arriva finalmente il papà Leone, il re della foresta legale della sua banca, però appena entrato lascia fuori dalla porta la sua grinta sbrigativa e irritata, forse anche la sua criniera, perché i suoi piccoli cuccioli gli si buttano addosso quasi fosse il loro pelato orso di peluche.

Sono purtroppo lontani gli zii inglesi, uno, nonostante la sinistra fama di Martellus Deus, viene sempre calorosamente accolto e da tempo benignamente chiamato “ Il Pollo Inglese”.

Il marito, ormai foltamente barbuto, forse per nascondere in qualche modo la placidità del suo viso, sta sempre più assomigliando ad un grande Tasso, ovviamente di razza irlandese.

Questa è la nostra piccola Arca di Noè, che galleggia fortunosamente sulle acque tumultuose della vita, insieme a tante altre piccole arche, di ogni taglia, colore e fede.

Tutte aspettano che le acque turbolenti si calmino, mandando fuori di tanto in tanto, come sbuffi di fumo, i nostri pensieri come fossero delle  colombe di pace e di serenità, perché non dobbiamo mai perdere la speranza di un mondo meno funesto.

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