Scusi, me lo può prestare?


Con questo bel sole pomeridiano mi sono azzardato ad affacciarmi al balcone per respirare l’aria finalmente balsamica della città e scrutare i rari passanti.

Mi incuriosiscono i padroni con il cane al guinzaglio, quelli che  con aria susseguiosa possono passeggiare impunemente sui marciapiedi deserti.

Durante l’ora indolente al balcone ho però notato che certe volte i cani sono gli stessi, ma cambiano gli accompagnatori.

Sarà forse una famiglia che si alterna ad uscire fuori con quella scusa.

Ma quando per la terza volta vedo lo stesso cane con una diversa signora anziana, mi domando  se ci siano tre nonne in quella famiglia.

La risposta che mi ha dato un’amica è semplice.

Nel condominio di un palazzo ci si conosce abbastanza, anche se siamo a Milano, così può capitare che, quando si sente suonare alla porta, non si presenti la coppia di Testimoni di Geova, ma la vicina del primo piano che supplichevole domanda:

” Scusi, mi può prestare il suo cane che lo porto a passeggiare un poco, povera bestiolina?”

Sembra maleducazione rispondere che il cane è già sceso con te e  poi con tua moglie.

Così affidi animale e guinzaglio alla vicina febbrile, che ti ringrazierà con mille ossequi.

” Se vuole le compro pure il giornale – fa lei con un sorriso accattivante.

” No grazie, l’ho già acquistato stamattina.”

Ci mancherebbe altro che quella ti voglia togliere quella scusa per uscire una quarta volta da casa, dopo il cane, il supermercato, la farmacia, il tabaccaio anche se non fumi più fa dieci anni.

Purtroppo io come gli altri inquilini della scala sono solo proprietario di un gatto.

Proprio lui, Coccolone,  che dopo una breve lotta e qualche unghiata mi ha convinto che non vuole guinzagli e che resta irremovibilmente un felino.

 

Solidarietà musicale


22″ giorno di chiusura per tutti gli esercizi commerciali a Milano.

Per legge si deve stare in casa, si può uscire solo per estrema necessità.

Per il vecchio nonno Talpone niente più bancarelle di libri da esplorare, niente caffè bar, musei, cinema, biblioteca.

Niente incontri con gli amici, figli e nipotini.

Le cautele erano iniziate ben prima, a metà febbraio.

Passerà presto, pensava, basta avere pazienza.

Cosa che in Italia è molto difficile.

Tutti fremono, cercano di svicolare dalle leggi, trovare inghippi e scorciatoie scaltre per eluderle.

Ricorda con affettuosa ammirazione i norvegesi che ha conosciuto, educati, con enorme senso civico e solidarietà..

Con calma e pazienza.

” L’onda lunga ” la chiamano.

Da noi invece è sempre mareggiata.

Certo noi abbiamo il vino, i cibi gustosi, l’esuberanza e spesso una stupida furbizia da Arlecchino.

A nonno Talpone è molto piaciuta l’idea di una cara amica che ogni sera alle 18 in punto, quando vengono lette le statistiche dei contagiati e dei morti in Italia, apre la finestra a fa ascoltare brani musicali a tutto il quartiere, con partecipe entusiasmo dei vicini.

Che idea brillante !

Così il nostro Talpone ha voluto imitarla, qua in piazza Loreto a Milano.

Ha spalancato anche lui i doppi vetri del balcone su strada, preparato gli altoparlanti, alzato al massimo il volume, inserita una cassetta di De Andrè e posizionandosi tronfio al balcone,come il passato ducetto di un secolo fa, ha dato il via.

Ecco un rullo di tamburi e poi la voce martellante di Fabrizio :

” S’ i fosse foco arderei lo monno.

S’ i fosse vento lo tempesterei …”

” Ah! Il buon Cecco Angiolieri, lo ricordo bene ai tempi di scuola- si è detto nonno Talpone.

” S’i fosse acqua lo annegherei…”

Però, però forse non era proprio la canzone adatta in tempi di pestilenza.

Così ha portato dentro casa con precipitazione le casse acustiche, chiudendo in fretta gli infissi mentre quello sciagurato continuava ad urlare:” S’i fosse Dio lo manderei in profondo…”

L’intenzione era buona, ma a Talpone le cose vanno sempre storte, non so perché.

Ora non osa più affacciarsi alla finestra e la musica, magari più allegra, l’ascolterà chiuso in camera con il gatto.

 

Pensieri sparsi


Non mi annoio, no davvero.

Alla mia età non mi pesa stare in casa con i miei libri, la musica, la moglie e il gatto.

Questa mattina presto mi sono messo in fila al supermercato vicino a casa per la spesa settimanale.

Solo otto persone davanti a me, in un’ora e mezzo ho sbrigato tutto e sono tornato a casa con il mio carrello e due borse.

Più tardi dalla finestra non vedo nessuno, una pace irreale, di tanto in tanto un raro passante che si affretta carico di borsoni ricolmi.

Come al solito ho telefonato ai figli, nipoti, la sorella inglese e ai pochi amici.

Vita dura per i giovani che devono stare rinchiusi, penso alla trepidazione degli innamorati divisi, agli anziani soli, alla rabbia di quelli che hanno perso il lavoro e a quelli che hanno dovuto cessarlo in questo periodo morto.

Mi rattrista immaginare la situazione di quelli che sono ammalati e vivono nella paura, al dolore di chi non può assistere una persona cara o che l’ha persa in questi tempi angosciosi.

Come in una guerra, dicono.

La differenza è che ora non sparisce una generazione di giovani, ma di vecchi.

Il che, dovendo scegliere, trovo che sia una soluzione più ragionevole..

Data l’età posso scriverlo in tutta sincerità o forse nella mia senilità svanita mi ritengo troppo giovane per preoccuparmi.

In strada ho intravisto un signore incapottato con sciarpa che passeggia con un cane al guinzaglio.

Devo proprio convincere il mio gatto bianconero a sottomettersi ad un laccio, fingendo di essere un canino spurio per farmi legalmente fare una passeggiata solitaria.

A letto con la renna


Sbang!

Una craniata contro il muro a fianco del lettino monacale che occupo da un mese nella camera russatori.

Alle 4 del mattino un incidente del genere mi permette giustamente una serie di imprecazioni ad alta voce.

Tutto perché, mentre sognavo di dormire placidamente nella mia cuccia, una grossa renna pelosa ha voluto infilarsi nel letto, spingendomi con la sua schiena fino a spiaccicarmi contro la parete.

Al buio e con gli occhi spalancati e il cranio indolenzito mi sono presto accorto che la renna era svanita, ma non il mio mal di testa.

Sono rimasto disteso a cercare di capire cosa fosse accaduto e perché.

Ho realizzato poi che la sera precedente avevo riguardato le foto del viaggio in Norvegia di un mese fa.

Più di duecento immagini di fiordi ghiacciati, selvaggi e pittoreschi, nessuna Aurora Boreale perché  di notte, con 19 gradi sotto zero, o dormivo o avevo una tremenda colite.

Alcune foto di reticolati del Polar Park, su al confine con la Svezia.

Erano le recinzioni di lupi, ghiottoni e linci che la mia vista scarsa non ha percepito; dove gli altri mi consigliavano di puntare l’obiettivo  in seguito risultarono essere dei tondini metallici posti in mezzo alla rete.

Solo una renna, che stava placidamente brucando dietro la palizzata di legno, si è fatta gentilmente fotografare, senza muggire e dare furiose cornate come l’adiacente esemplare di bue muschiato.

Ecco, quella renna mi è piaciuta molto, un tipico carattere nordico calmo, ragionevole e metodico.

Ora ricordo che da bambino avevo un orsacchiotto di pezza riempito di trucioli che tenevo stretto a me nel letto.

Quindi mi sembra accettabile che in tempo di coronavirus una bruna renna lanosa venga a tenermi compagnia.

Nei sogni tutto è possibile.

Ma con meno irruenza, mi raccomando.

 

Scelti dagli scaffali


Ieri sera ho terminato di rileggere ” La cripta dei cappuccini ” un libro che ben si adatta a descrivere la fine di un periodo storico e la sensazione di smarrimento che provoca al protagonista.

Verso la fine del testo ho trovato una citazione tragica e purtroppo vera.

” Com’è caritatevole la natura!

I malanni che essa regala alla vecchiaia sono una grazia.

Oblio ci regala, sordità e occhi deboli quando si diventa vecchi,  un poco di confusione  anche, poco prima della morte.

Le ombre da cui questa si fa precedere sono fresche e caritatevoli.”

Sordità, occhi deboli, confusione mentale ci sono, manca l’anca cedevole, il ginocchio artrosico, il mal di schiena, il gonfiore alle gambe, l’ernia ombelicale, i diverticoli etc, etc.

Nonno Talpone ha preso questo capolavoro di libro e l’ha rimesso nello scaffale insieme agli altri dello stesso autore, prediletto ai tempi della sua gioventù.

Da un’altra parte della libreria ha tratto la serie completa di Donald Westlake, il maestro del giallo umoristico.

Morire si dovrà, ma sorridendo.

Sofferta lontananza


Nono giorno ormai.

Non me ne rendo conto, ormai è un’abitudine  lo state isolati  dentro l’appartamento.

Che situazione strana, stiamo nascosti ma non abbiamo nemici corporei, ladri, assassini, gendarmi che vogliono coglierci di sorpresa per farci danno.

Alla mattina ci si alza, si spalancano le finestre e tutto procede come al solito, colazione, doccia, cambio vestiti e poi il giornale radio, le notizie su internet fino alla sazietà.

Ci si alza, si passa da una stanza all’altra con una concentrata attenzione come si dovesse partire.

Invece rimaniamo volontariamente rinchiusi dentro casa.

Certe volte si fanno delle pulizie, anche se le stanze, abitate da due anziani, sono sempre metodicamente in ordine.

Si fa una decina di minuti di ginnastica, si legge prendendo dagli scaffali qualche libro, altri si rimettono a posto.

Il solito pisolino pomeridiano, le telefonate quotidiane, ma i figli e i nipotini sembrano sempre più distanti.

Sofferta lontananza, perché stare insieme non è solo scambiarsi delle parole, ma vivere insieme, con piccoli gesti, accenni di frasi, silenzi complici.

Questo il cellulare e le video conferenze non possono farlo.

Per fortuna.

L’esca invitante


Il morbo infuria

Il pan ci manca

Sul balcone sventola la bandiera

Mi sono venuti in mente questi versi imparati in gioventù.

Dai balconi sventolano molte bandiere italiane, confesso che non ne possiedo nemmeno una, però ho esposto quella multicolore della pace.

Chissà se il morbo guerriero capisce.

Vedo in strada parecchia gente, sulle panchine ci sono coppie di anziani e di extracomunitari, allungati al sole.

Delle persone con zaino camminano tranquillamente come fossero in un’escursione.

Che la gente si sia stancata di stare in casa?

Ora ne vedo arrivare una decina in ordine sparso, tranquilli e rilassati mentre passa veloce un’autoambulanza .

Questo sole estivo, caldo e traditore ci sta adescando tutti come se fossimo un branco di pesciolini affamati.

Non so cosa pensare, scenderò anch’io per la seconda volta.

Quattro piani a piedi fino alla cantina, un giretto d’ispezione e poi altri quattro di risalita.

Oggi a pranzo un ottimo baccalà alla vicentina con polenta e una bottiglia di vecchio Cabernet.

La dieta è rimandata a reclusione finita.