HANID & PAMOCK


“ Questa sera mi sento molto stanco, raccontami qualcosa di nuovo nonno Talpone !”

“ Non ti stanchi mai, vero ? Va bene, le storie piacciono anche a me. Allora…

C’era una volta in una grande città un vetusto edificio alla periferia, era un casermone grande e severo, con un largo cortile spoglio, un istituto che avrebbe dovuto proteggere dalle insidie dell’ esterno una folla di bambini di ogni età, profughi provenienti da ogni parte del mondo, scappati dalla miseria e dalla fame, con l’illusoria speranza di trovare il paese dell’oro e dell’abbondanza.

Lì vivevano, tra le centinaia di piccoli ospiti, due ragazzini : Hanid e Pamock.

Non erano tra i più piccoli né tra i più grandi, avevano circa sei anni e non potevano essere più differenti tra loro, Hanid era piccolo, bruno e ricciuto, l’altro più alto ed esile aveva una cascata di capelli biondo paglia che strabordavano dalla sua grossa testa dondolante.

Se il primo era di natura agile, scattante, collerico e protervo, Pamock invece era timido, impacciato e dolce, fragile e facile al pianto.

Hanid era rispettato e temuto anche dai più grandi e massicci, aveva degli scatti improvvisi d’ira che spaventavano tutti e una naturale rabbia repressa che si manifestava con urla, scherni pungenti, bravate folli e spericolate.

Non poteva essere più differente dal biondo Pamock, troppo longilineo ed esile per destare qualsiasi paura, senz’altro avrebbe suscitato il riso, anzi lo scherno per la sua goffaggine e la sua ingenuità, se non fosse per il suo disarmante, naturale candore, che lo portava con facilità di passare dalla risata gorgogliante e liberatoria ad un pianto singhiozzante e sfrenato per la minima offesa e avversità.

Eppure questi due bambini di carattere così opposto erano diventati amici, anzi inseparabili compagni di gioco.

Hanid naturalmente era il difensore vigile e scattante del suo protetto, la propria naturale autorità aveva salvato l’altro in diverse occasioni, in caso di beffe e prepotenze di qualche ragazzo ottuso e violento.

Ma non era solo una forma di protezione di un forte nei riguardi di un debole indifeso, era anche un’amicizia complementare, in cui davano e ricevevano in ugual misura, con tenerezza e spontaneità.

Finite le attività di gruppo in cortile e le lezioni nelle aule, i due amici si mettevano a parte, giocavano e parlavano tra loro, spesso Pamock iniziava a raccontare, con voce piana e leggermente claudicante, delle lunghe storie di fatti remoti, accadute in paesi lontani, misteriosi e affascinanti, con personaggi apparentemente comuni, eppure così intriganti e fantasiosi che legavano l’attenzione dell’ascoltatore.

Quelle storie le aveva ascoltate lui stesso anni prima, in tempi felici ormai lontani, da suo nonno, un omone che aveva una voce tonante e autoritaria, che però a suo piacere sapeva modulare e ridurre ad un dolce sussurro.

Ora Pamock le recitava a sua volta, con piccole modifiche che risentivano del suo umore, ora ironiche e grottesche, ora commoventi e tristi.

Ben presto anche Hanid aveva iniziato a raccontarne delle sue, erano avventure e lotte immaginarie che coinvolgevano strani omuncoli collerici che vivevano sotto le piastrelle di certi pavimenti remoti e persino un gruppo di cammelli selvaggi che galoppavano dentro i muri di recinzione del cortile.

Alla fine ridevano insieme delle loro storie, che rendevano lieta la loro infanzia e li proteggeva come una magica bolla eterea da una realtà che avrebbe potuto essere troppo cruda e ostile.

“ Dai Pamock, raccontami la storia dell’uomo verde del bosco, o del bambino che non aveva paura del buio e degli spettri, della scatola magica che creava caramelle dolci e frizzanti o del piccolo fantasma che amava sporcarsi e correre nelle pozzanghere… Forza avanti con una storia”

E il biondo Pamock, con un sorriso compiaciuto, iniziò “ C’era una volta…”

FAVOLETTA ECOLOGICA


Poteva ben dirsi benestante e senz’altro fortunato il ragionier Bertuccioni, partendo quasi dal nulla aveva accumulato un patrimonio di appartamenti, negozi, qualche villa, terreni e lucrose attività, per non parlare di un paio di auto di lusso, un discreto cabinato al mare e ampie disponibilità di denaro.

Nel suo paese poi, dove un titolo di dottore non te lo nega nessuno, perfino quando parcheggi l’auto, un cavalierato del lavoro non si poteva certo negare ad uno che si dava tanto da fare, bisogna senz’altro ammettere che se lui era bassotto, calvo e atticciatello,  passava anche per un rubacuori nel suo ambiente.

A dire il vero non era uomo da accontentarsi facilmente, sapeva destreggiarsi abilmente negli affari, magari imbrogliando gli incauti soci temporanei e stroncando senza pietà gli eventuali concorrenti, ma si riteneva uomo del popolo, democratico e aperto a tutti.

Infatti se qualcuno aveva bisogno urgentemente di denaro, la sua porta era sempre aperta, certo con qualcosa di sostanzioso in cambio, di solito con le dovute ampie garanzie e ad un tasso di interesse, diciamo “personalizzato”.

Consegnava anche degli oboli alla Chiesa, con più frequenza se non erano soldi suoi e magari con una certa enfasi pubblicitaria, forse anche alla vigilia di certi lucrosi affari, ma in fondo lui si autoassolveva sempre, come tante persone che lo accompagnavano, perché gli adulatori non mancano mai ai potenti.

Da sincero ecologo amava la natura incontaminata, spesso trovava il tempo di girare per le campagne e le colline dei dintorni, al fine di valutare buoni affari e possibili speculazioni.

Si considerava un filosofo ottimista, che sa cogliere quanto c’è di buono nella vita, infatti in queste sue puntate naturalistiche non disdegnava mai, da uomo della strada, di raccogliere frutta, ortaggi, oggetti temporaneamente abbandonati che gli si offrivano invitanti.

Non solo saltuarie attrezzature come gruppi elettrogeni, trapani, vanghe, scalette e vasi di fiori, ma anche mele, pesche, cavoli, pomodori, insomma quello che madre Natura offre generosamente a noi mortali.

Quel tardo pomeriggio d’inverno, solare e tiepido, sulla collina dei noceti il possibile raccolto, oltre ad una piccola recinzione, era veramente invitante, così, avendo tratto dal baule del suo Suv due grossi sacchi di canapa, che da uomo previdente portava sempre con sé, si addentrò tra gli alberi per prendere quante più noci gli fosse possibile.

Che umiltà, pensate che si chinava verso terra e metteva nel sacco i gherigli marroncini, con o senza mallo e avanzava alacre e raccoglieva, quasi senza riposo.

Non si poteva negare che fosse democratico se, oltre alle speculazioni di centinaia di migliaia di euro, da uomo alla buona sapeva apprezzare anche qualche pacchetto di noci, se erano gratuite.

Ormai il grosso sacco era colmo, lo legò con cura, si guardò intorno con cautela e continuò beato la sua raccolta.

Pensava modestamente che “ ogni noce è un soldino “, così continuava la sua fatica con l’alacrità che avrebbe voluto avessero i suoi dipendenti, “ il lavoro è una gioia “ si diceva con animo evangelico e il gusto di afferrare come sempre si stava tramutando in frenesia.

Si era ormai sull’imbrunire, talvolta gli capitava di raccogliere sassolini tondi e opachi, anziché noci, ma come smettere, almeno completare il secondo sacco, che sciocco poi a non averne portati un altro paio, mormorò tra sé, al prezzo attuale delle noci era un bell’affare.

Che fruttuosa combinazione ecologica: aria pura, esercizio fisico e guadagno, cosa chiedere di più ?

Se lo ripeteva beato, trascinando il suo pesante sacco per la piccola radura, poi oltre quel piccolo cespuglio, quando il terreno gli mancò sotto i piedi e precipitò giù dal dirupo coperto di rovi, tenendo stretto il suo tesoro, per non perdere nemmeno una noce, ma solo la sua vita.

FIGLI, NIPOTI E FAVOLE


Dalle alte vette dolomitiche sono finalmente scesi a trovarci il temibile Martello di dio e il sorridente Tasso irlandese, dopo nove giorni di arduo trekking.
Mamma Istrice da due giorni aveva pulito e rassettato casa, imbandito una quantità pantagruelica di specialità, con opportune varianti: vegetariane ( per uno ), celiache ( per l’altro ), ordini e ingiunzioni ( per Talpone ).
Una volta lavati e sfamati, mentre la lavatrice cominciava il suo tour de force di lavaggio intensivo di una serie impressionante di indumenti luridi ma altamente tecnologici ( persino le mutande erano di fibra speciale ), il caro figliolo ha cominciato subito a pianificare programmi, visite e gite per i genitori da qua al settembre del prossimo anno, in accordo con la Grande Madre.
Si è poi accorto del genitore maschio e l’ha gentilmente blandito con amorosi vezzeggiativi, quali “ Ciccione “, “ Sei grasso, grasso, grasso !”, “ Ma quanto pesi ?”, “ Ti sei finalmente iscritto in palestra e in piscina ?”, “ Ma quanto mangi, tira indietro la pancia “, “ Allora sei proprio senza denti ?”.
Il grande martellatore ha poi espresso la più vivida disapprovazione per la favola di Alice raccontata alla nipotina “ Ma insomma dovevi proprio spaventarla in quel modo ? Sei un incosciente, stai attento quando parli !”.
Non so come a 2500 metri si fosse collegato a internet e avesse letto i vari post, non si era fatto sentire credo solo per costi telefonici, ma ha recuperato in fretta, Talpone, come tutti i padri messi in minoranza nelle discussioni famigliari, ha abbozzato.
Il buon Tasso irlandese prudentemente in questo caso ha preferito astenersi e fare “ l’inglese”.
Quando il pater familias ha cercato di fare qualche battuta di diversione dal tema “ pesi & misure “ si è sentito dire, amorevolmente s’intende, scherzosamente senz’altro, “Ma perché non lo ricoveri in qualche istituto, come la Baggina ?”( Lui)
“ Perché mi costerebbe troppo “ ( Lei )
A questo punto era l’ora di andare a ritirare i nipotini all’asilo e Talpone vi si è incamminato di buon passo, lasciando il caldo nido famigliare, per prendere aria e fare della salutare ginnastica tra le verdi strade milanesi, ombrose di tunnel sotto le ferrovie, giungendo dai suoi adorati con la sua scatoletta magica di metallo piena di caramelle, comprese le famose coca coline, dette tecnicamente “ Cola Fritz”.
Rifocillati i nipotini con pane e marmellata di limone, due bicchieri di succo di arancia, in attesa dei genitori, nonno Talpone timorosamente ha provato a raccontare loro la storia del fantasma Alice.
Secondo il convinto parere del nonno, i bambini amano ancora le favole raccontate con amore e partecipazione da anziani come lui, senz’altro con migliori risultati che l’utilizzo intensivo di televisione, giochetti elettronici e ( orribile !) i libri sonori, dato che niente supera la parola, questa magia che è il tratto distintivo dell’uomo.
Il risultato della narrazione è stato una serie di domande tecniche.
“ Ma perché quel signore non aveva la televisione e il frigorifero ?”
“ Ma i fantasmi non sono tutti grandi e grossi ?”
“ Perché la bambina non ha chiesto da bere una Coca Cola o una Fanta, che sono più buone ?”
“ C’era un’altalena nel giardino della casetta ?”
Per finire con un’affermazione definitiva dello Scoiattolo “ Spiderman avrebbe ammazzato tutti i fantasmi senza problemi ”
La piccola Piovra “ Anca Supemmen !”
Si sono quindi rimessi a giocare tra loro, indossando i loro costumi di Darth Fenner e di Iron Man, prendendosi allegramente a cuscinate.