QUANDO LA SVEGLIA CI CHIAMA


“ E’ l’ora di svegliarsi, sono le .. otto! ….E’ l’ora di svegliarsi , sono … click!”

Ogni giorno, da sette giorni, cinque volte al giorno, con cadenze ritmate alle 8 , 12, 14,16, 20 l’allarme del telefonino di nonno Talpone rumoreggia, inizia a vibrare, poi lancia il suo messaggio, ripetuto ossessivamente da una voce femminile metallica e autoritaria.

Ogni volta è il richiamo al momento di immettere due gocce da quattro diversi colliri nell’occhio operato dell’Istrice Prussiana, ad intervallo di cinque minuti tra un medicinale e un altro.

Ogni volta nonno Talpone ordina simmetricamente le boccette sul tavolo di cucina, prepara le garze disinfettate per la pulizia del contorno dell’occhio, mette in posizione la sedia con il cuscino su cui deve sedere inclinata la sua paziente, poi si avvia in bagno dove lava accuratamente due volte con il sapone le sue mani  e ritorna in cucina con le braccia sollevate, come ha visto fare ai chirurghi nei serial televisivi.

Delicatamente pizzica la bassa palpebra, lascia cadere le due gocce, aspetta a mani alzate che passino i minuti per il secondo medicinale.

Piccoli gesti che ritmano gli impegni della giornata.

Ogni volta la sua Istrice lo ringrazia gentilmente, ogni volta lui sente un lieve sommovimento d’animo, turbato per questi piccoli gesti di assistenza domiciliare.

Sciocchezze potrete definirle.

Come l’immedesimarsi per gioco nel famoso chirurgo che attende l’infermiera che gli calzi i guanti sterili prima della difficile operazione.

Come il cambiare spesso la lingua del telefono sveglia, per essere chiamati di volta in volta in inglese, in francese, in tedesco.

Però lui avverte come sia capitato qualcosa di minimo, di lieve, di imminente sinistro.

In questo assistere la persona cara vi è come il timore di quello che potrebbe avvenire in un futuro prossimo, delle prove che ci aspettano.

Siamo nonni sapete, ci avviamo verso la sera e certe volte abbiamo paura.

ASSISTENZA DOMICILIARE


Affannoso risveglio alle 6, l’uscita rapida e convulsa dai soliti incubi, un aereo da prendere domattina prestissimo in una città sconosciuta, ma con due trasbordi prioritari su un fiume e la quasi certezza di non riuscire mai ad arrivarci in tempo.

Poco prima nella notte un altro sogno: dei feroci assassini cercano di aprire la porta d’ingresso che gli ho appena chiuso addosso, nello stipite si vedono frammenti di dita che ostacolano la mia disperata difesa.

Vado in bagno, mi lavo le mani, strofino due dita bagnate sugli occhi, come quel lavaggio primordiale che rampognavo tanto ai miei figli, prima della loro affannosa uscita in ritardo per la scuola.

La casa è ancora addormentata, vado nella camera vuota dei miei bambini quasi quarantenni, ora adibita a studio, in coabitazione con i resti della loro presenza e i nuovi giocattoli dei nipotini.

Accendo il computer, su internet cerco inutilmente notizie sul blog di un’amica cara, scorro le novità dei giornali online.

Scossa di terremoto anche a Pordenone e a Belluno, un deputato neonazista in diretta TV scaglia un bicchiere d’acqua in faccia ad una collega dell’opposizione e picchia ripetutamente un’altra, il portavoce del Vaticano che richiede il rispetto delle loro prerogative sovrane in relazione alla denuncia di raccolta di fondi da parte del boss mafioso Mattia Denaro ( nomen omen ), Perugia ovvero il paradiso perduto in mano alle gang del narcotraffico.

Queste e altre notizie non sono una serie di incubi, ma il buongiorno del mattino.

Sento movimenti nell’altra stanza, una tapparella che viene alzata, lo scroscio dell’acqua.

Poco dopo si affaccia la mia Istrice Amorosa, annuncia che è bollita l’acqua del tè.

Spengo il computer, mi siedo a tavola per la colazione, inserisco meccanicamente una bustina nella teiera, i tarallucci sono terminati, devo accontentarmi di insapori fette biscottate.

Telefonata d’auguri al piccolo nipote, il Polipetto, oggi compie quattro anni, gli canto “ Tanti auguri a te !” lui ricambia il motivetto con la sua vocetta deliziosa e inizia un concitato discorso con parole smozzicate e accavallate, assolutamente incomprensibili.

Manca il fratellino maggiore che solitamente fa da interprete, così mi riduco a pronunciare a caso “ Bene, bravo, proprio così” per non deluderlo.

Appare alla porta la mia Istrice, ben vestita, truccata, con borsetta e portacarte in pelle ripieno di appunti.

“ Ma dove vai, cara ? – domando incuriosito.

“ Mannaggia, te l’ho detto cento volte, devo tenere una relazione a  questo convegno europeo, lo sanno tutti, è anche scritto sul calendario appeso alla porta della cucina, non ti ricordi mai niente, sei una disperazione !”

“ Ma non torni a pranzo ?”

“ Non credo proprio, sono cose lunghe, ci sono i dibattiti, le richieste di chiarimenti, beh, adesso ho fretta, ciao !”

“ Ma di cosa parlate al convegno, demenza senile, Alzheimer, assistenza ai disabili, rieducazione motoria ?”

“ Home care – precisa veloce e se ne va, decisa, battagliera e sicura di sé, la mia piccola prussiana.

“ Home care ? – ragiono perplesso – assistenza nella casa ?”

Vorrei tanto essere assistito in questo grigio mattino milanese, anche da un bambino.