IL GATTO MEHE’


Si era sdraiato sul letto completamente vestito, infreddolito e avvolto in un paio di coperte scozzesi.
Al suo fianco era accovacciato il suo gatto per fargli compagnia nella stanza solitaria dove stava leggendo alcuni libri, intervallati da pause sonnolente.
Ora fuori dai vetri scorgeva una pioggia sottile che sembrava voler sottolineare il grigiore del cielo.
Ad un tratto un rapido battito d’ali di un piccione ha creato un’ombra sulla finestra , mentre si portava sul cornicione di fronte.
Anche il gatto lo aveva scorto, ed era balzato in piedi sopra di lui, fissando ansioso, l’intruso e mugolando un sommesso ma implorante “ Mehè, mehè “
Come il vecchio signore dolorante anche lui vorrebbe uscire dal chiuso della stanza e innalzarsi in volo nella pioggerellina liberatoria.

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NON SI E’ MAI SOLI


E’ avvenuta una cosa incredibile, nonno Talpone per la prima volta non è entrato in ansia per la partenza verso una meta avventurosa e misteriosa, sì, avete capito, la destinazione era la sua casetta tra i boschi della Val Nerina, in Umbria.

Non bisogna per questo ritenere che lui sia finalmente diventato adulto, responsabile e con un corretto approccio alla realtà.

Semplicemente era troppo affannato e ansioso per la stesura del finale della sua fiaba, come se questa avesse una qualsiasi importanza, salvo che per qualche rara mamma o nonna che ancora amano raccontare le storie ai loro nipotini.

Già, e quelli di nonno Talpone, gli adorati Scoiattolino e Polipetto ?

Sono rimasti a Milano, come pure gli altri bambini a cui lui è fortemente affezionato e con cui si diverte sempre a giocare.

Ora si deve fermare in Umbria per una decina di giorni, momentaneamente solo nella sua campagna, l’Istrice Prussiana è partita per una lontana città quale commissaria d’esami, lui impegnato a potare gli ulivi e a bruciarne le gentili ramaglie.

Alla sera si ritrova stanco, solo e con il mal di schiena.

Ma ecco è arrivata la sua gattina nera, dalla macchia bianca sotto il collo, nonché la fulva Hilda, la soriana Musetta, la piccola Puffetta, la bianconera Merlina, gli sono attorno festanti e affettuose con miagolii amorosi, come se queste adorabili gattine volessero consolarlo e comunicargli che non si è mai soli.

Come è grande la generosità e la saggezza degli animali.

Ah, ora capisco, è l’ora della pappa.

LE POPPE DI MAMMA GATTA


E’ un vero peccato che oggi sia una giornata gelida e molto ventosa.
Anche la notte scorsa si sentivano sbattere i rami degli alberi vicino a casa.
Mi ero ripromesso di tagliare l’erba qua in campagna, avevo forse capito come far funzionare il decespugliatore.
Logicamente avevo guardato le istruzioni che erano allegate all’attrezzo, ma sembra riguardassero un altro modello, perché descrivevano dei pulsanti e manopole che non riescivo a vedere.
Forse la persona che aveva curato il libretto era in vena sadica, aveva litigato con il partner o i figli gli avevano ammaccato l’auto, non so cosa dire, la cosa che avevo in mano era differente.
Comunque smontando  un coperchio avevo visto dov’era il filo del carburatore, dio come sono intelligente, così inserendo un dito sul cavetto e tirando la corda mentre le altre dita della mano sinistra tenevano fermo a terra il decespugliatore, dopo vari tentativi e il dito medio lesionato e sanguinante ieri sera sono riuscito a far funzionare quel delinquente di attrezzo.
Per mezz’ora aveva rombato come non mai, l’avevo anche usato per provarlo, funzionava !
Ero così contento che l’ho messo via subito e sono andato a mangiare da mia cognata, l’artista ceramista, veramente brava nel disegno e nel modello di ceramiche, anche ottima cuoca, una persona squisita.
Stamattina avevo tratto fuori dal box gli attrezzi e gli indumenti adatti , ripassato il manuale utente, non si sa mai, poteva essere più chiaro, io sono una persona fiduciosa.
Il vento però era veramente gelido, i gatti dopo aver mangiato, con il pelo che si alzava per le folate improvvise, erano corsi via a cercare un caldo riparo.
Cosa fare ?
Ho deciso di seguire la natura, messo via tutto e mi sono rifugiato in casa, accendendo un gran fuoco nel camino.
Per tacitare la mia coscienza e le solite voci maligne che potrebbero insinuare che la situazione attuale è una scusa per non lavorare, i figli sono tremendamente pettegoli in proposito, preciso che ho continuato la lotta contro il nuovo net-book, cercando di installare o modificare i suoi programmi per renderlo più agile.
Ho mia moglie e qualche amico che mi chiamano quando sono in difficoltà con il computer, godo di buona fama quindi, di solito non vedono la spina o il cavetto che sono staccati, se i problemi sono più gravi chiedo alla ragazza del piano di sopra , è gentilissima, coreana, sorride sempre, il che mi autorizza a disturbarla, tanto più che è per fare un favore agli amici.
Però adesso sono a Terni, quindi penso  che alla peggio posso sempre andare al centro di post-vendita dell’ipermercato  dove conosco un ragazzo gentilissimo e competente in cose tecniche.
Dopo due ore mi rendo conto che il net-book è sempre lentissimo.
Il mio vecchio 486 che ho al piano di sopra andava meglio, purtroppo si deve essere ingelosito per il giovane concorrente, finge di non riconoscere più la chiavetta internet, eppure prima funzionava.
Gli altri esemplari che tengo negli armadi e sui tavolini del mio studio sono bellissimi, ma preistorici per usare internet.
In questa giornata fredda mi sento più isolato e depresso che mai.
Telefono a mia moglie, lei mi risponde rilassata e tranquilla, si, a Milano fa freddo, c’è vento, ha visto le amiche, prepara le sue lezioni sul computer (oh rabbia ), mi chiede notizie dei gattini appena nati.
Le dico che non li ho più visti, l’avevo chiesto anche alla madre, la Hilda rossiccia, niente, aveva finto di non capire.
L’avevo anche seguita quando si era allontanata tra le erbe del prato, giù verso il cancello, stando attento a non farmi notare, riparato a distanza dietro agli ulivi.
A un certo punto si era fermata su un piazzaletto che avevo zappato, io fermo e silenzioso che sbirciavo, lei si era guardata intorno, aveva annusato in giro, poi si era accucciata per i suoi bisogni.
Mia moglie, che è intelligente, mi  consiglia di guardare se Hilda aveva le poppe gonfie o no, nel primo caso vuol dire che non aveva allattato e che i gattini non c’erano più.
Preparo subito il cibo serale, le gatte sono corse fuori affamate, con il pelo rialzato dagli sbuffi di vento.
Posate le tre ciotole a terra  scruto Hilda.
Non si vede niente, non è come le femmine umane che il seno lo mettono ben in vista.
Mi inginocchio vicino ai piattini, tra lo sgranocchiare e biascicare rumoroso delle gatte affamate.
Hilda si gira più volte, sembra infastidita dal mio scrutare.
Vedo solo il lungo pelo del sottopancia, mi rendo conto che la gatta persiana rossa forse è un incrocio con un gatto persiano.
Allora mi sdraio a carponi vicino a lei, aggiustandomi gli occhiali.
A questo punto la gatta è veramente scocciata o spaventata, si gira di colpo e scappa via di corsa.
Non so perché ma, mentre cerco faticosamente di rialzarmi da terra, mi sento un po’ un guardone.
Ditemi, come si fa a vedere le poppe della mamma gatta ?