MICA SONO SCHIAVO IO


La giornata soleggiata, sia pure una parentesi tra una pioggia primaverile e un’altra probabilmente prevedibile, non ha fatto bene a nonno Talpone, procurandogli un’eccitazione irritabile e pungente.

“Non sono mica schiavo io ! Tutta la gente che conosco sta incollata alla televisione come fosse drogata.

La accendono alla mattina appena alzati e continuano così fino a notte inoltrata, pranzo e cena compresi.

Non importa quali siano i programmi, lo schermo deve sempre restare acceso, con voci e musica a tutto volume, al massimo fanno ginnastica con il telecomando, litigando con il coniuge per il canale da scegliere.

Dalla mezz’età sino al ricovero per anziani, eccoli lì i drogati !

Io?

Mai se sono solo, mai accesa quella scatola malefica.

Io sono per le passeggiate, i lavoretti sporadici, i buoni libri, la musica.

Beh, naturalmente devo essere informato, tengo sempre a portata di mano il portatile, il tablet, lo smartphone.

Leggo le notizie su quattro o cinque giornali in rete, mi aggiornò su Facebook, twitter, Watsappp, qualche ricerca su Google, un filmetto su YouTube, insomma quanto basta, non più di cinque o sei ore al giorno, mica sono schiavo io.

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NON CAPISCO


Siamo tornati da Atene da quasi tre giorni,finalmente ci siamo potuti collegare ad internet, leggere notizie, vedere le mail, comunicare, scrivere.

Sulle colline umbre la faccenda è stata come al solito molto più complicata e problematica, nell’Isola di Scarpantos in Grecia, abitando in abitazioni private, la cosa era stata impossibile, vi erano miriadi di negozietti di souvenir, minimarket, taverne, noleggi di auto e di mostruosi moto a quattro ruote, ma niente internet cafè.

Poco male direte voi, ma la rete dà dipendenza, non è un segreto.

Senza arrivare ad eccessi pericolosi devo ammettere che non riesco a fare a meno dell’utilità di avere notizie e filmati da tutto il mondo, diventato villaggio globale.

Forse non capiterà solo ad un anziano come me di trovare, dopo una breve assenza da casa, la propria cassetta della posta stracolma di lettere e pieghevoli vari, scoprendo poi, anzi avendo sempre la stessa triste conferma, che vi erano cinque comunicazioni bancarie, alcune burocraticamente inutili, oltre a una massa di bollettini e fatture, richieste di oboli per beneficienza, offerte di finanziamento e prestiti, volantini di ristoranti cinesi, pizzerie a domicilio, agenzie immobiliari che vogliono vendere la tua casa, offerte di muratori, imbianchini, ditte di traslochi.

Sul mio computer ho trovato invece quarantadue mail e ottantasette spam.

In tutto solo tre comunicazioni di un certo interesse.

Quando ho consultato la mia agenda ho realizzato che potevo fare solo una telefonata, quella al mio vecchio amico psichiatra in pensione, peraltro assente, gli altri erano via o deceduti.

Ho letto anche i vari blog che seguo e scorrendo nel sito di nonno Talpone, settore statistiche, mi ha stupito che in un mese di improvvisa e scortese latitanza non preannunciata, vi erano state costantemente una ventina di visite giornaliere, ieri addirittura con una punta di cinquanta .

Devo ammettere che mi sento confuso e compiaciuto, forse sono considerato più come nonno virtuale che come anziano fisicamente presente nella realtà quotidiana. Non capisco.

Sono forse solo un nome, una serie di piccole annotazioni di un piccolo blog della terza età e non un solitario vecchietto, magari leggermente originale e bipolare, che a corrente alternata passa dai lamentosi mugugni all’ironica visione capovolta della realtà?

Ma contemporaneamente ora mi viene in mente che lunedì, dopodomani, ritorneremo in servizio permanente effettivo con i due nipotini per tutta la giornata, da martedì per due settimane in Umbria con loro, poi altre due settimane accompagnandoli in Inghilterra.

Ci aspettano giorni di giochi, attenzioni, cure, una partecipazione logorante ma fantasiosamente coinvolgente e piacevole.

Un bel tuffo nella nostra vita da nonni.

Diciamolo, mi mancava proprio.

1° MAGGIO E DIPENDENZE


Oggi pioggia a dirotto, è la festa dei lavoratori, questo diluvio di pianto dal cielo sembra confermare che di lavoro ce n’è sempre di meno, sempre meno pagato, sempre più tassato.

Forse bisognerebbe indire una festa per poter lavorare, magari fare in modo di impegnare la gente almeno due volte alla settimana, dare il cambio al sabato e alla domenica, per offrire un lavoro pagato a chi non ce l’ha.

Ma queste sono riflessioni talponesche, le prime che emergono futilmente dopo il ritorno del nonno dalla sua breve vacanza parigina.

Stranamente quando era lassù al nord, munito di tre penne a sfera, una matita e due taccuini, nei brevi momenti di riposo in un bistrò, gentilmente concessi dalla moglie Istrice maratoneta, lui sospirava di sollievo, chiedeva une petite bière, apriva il suo calepino e annotava idee, appunti, canovacci di storie, nomi curiosi, caratteristiche di volti incontrati nel metrò.

Appena tornato a Milano si sarebbe aspettato di scrivere decine di post.

Invece niente, silenzio e umorale accidia.

Non tanto per dover rivivere  una situazione di evidente inciviltà sociale momentaneamente dimenticata, ma per una serie impressionante  di malignità, di cattiverie gratuite e ossessive lette sul suo blog preferito, quello della sua mamma virtuale.

Si potrebbe ragionevolmente osservare che :

1)    Per un settantenne è matematicamente impossibile avere un madre appena quarantenne.

2)    I maligni, gli invidiosi, i mentalmente disturbati sono una realtà spiacevole, ma ricorrente nella vita di ogni giorno e nonno Talpone dovrebbe averlo capito da almeno mezzo secolo.

3)    Con tutti i piccoli o grandi problemi reali che una persona deve affrontare quotidianamente, uno scritto su un blog di internet dovrebbe avere un minor impatto rispetto ad una descrizione di un misfatto in un libro, penso a “ I Demoni “ di Dostoevskij, o alla visione di un film come “ Il colore viola” o “ Schindler list”.

4)    Forse un blog o Facebook consultati più volte al giorno ci coinvolgono emozionalmente più del dovuto e ci appaiono più reali di quanto abbiamo intorno a noi.

Certo uno non dovrebbe avere questi blocchi, si possono scrivere le proprie emozioni, parteciparle ad altri, ma questo non è un diario, non nel senso che normalmente gli viene dato.

No, non deve essere una serie di annotazioni intime, magari lagnose e piagnucolanti, emozionali e confessorie.

Il blog di nonno Talpone vorrebbe essere una serie di osservazioni curiose e una riscoperta di quanto ci accade, con un ironico distacco.

Quindi se lui non riesce ad entrare in questo stato di estraneazione creativa è inutile cercare di scrivere.

Forse anche queste poche righe sono inutili.

Però quando una lettrice mi scrive della scoperta della gioia di vivere di nonno Talpone, devo perlomeno confessare che questo stato di grazia è assai difficile da raggiungere, perlomeno per lui e bastano piccole cose per distruggerlo.

Lui è fermamente convinto che:

A)  Quelli sempre felici e ottimisti sono forse degli indifferenti o degli scocchi.

B)   I coraggiosi quando sono temerari sono degli incoscienti rovinosi.

C)   I pietisti buon samaritani saranno forse dei santi, ma molto più probabilmente hanno dei grandi sensi di colpa da assopire.

D)  I malvagi hanno nel loro passato delle esperienze tragiche e cattivi maestri che li hanno corrotti.

E)   Resta la grande maggioranza di brava gente comune, come lui, che ondeggia, va avanti, tra scatti di gioia, tante giornate uguali e frustate di dolore.    Riuscire a sorridere ed essere sereni per qualche attimo è quanto di meglio si possa chiedere.

 

Devo chiosare queste discordanti osservazioni di nonno Talpone, precisando che ieri mattina gli sono stati consegnati in amorosa custodia i suoi nipotini, appena arrivati dalle vacanze inglesi, che hanno giocato insieme fino allo sfinimento, che alla fine non hanno avuto il permesso di dormire con i nonni, ma oggi saranno a pranzo da lui.

Più che assuefazione da internet, oserei affermare che i nonni sono bambini-dipendenti.