Comunicare, facile a dirsi


Si inizia da bambini con le prime parole, cercate, provate, storpiate, ripetute, la gioia dell’esprimersi.
Si diventa ragazzi, si abusa di questa libertà in modo impreciso, furibondo, eccessivo.
E’ la conquista dell’espressione.
Poi iniziano le prime fumosità, i cliché, i luoghi comuni, il gergo alla moda.
Tutto viene semplificato e normalizzato nel periodo di lavoro, nella maturità.
Quando questo finisce si è allo sbando, anche perché i contatti umani ormai si riducono.
Si fanno spazio le espressioni di rimpianto, nuovi luoghi comuni, ripetizioni involontarie di cose già dette.
Ti ritrovi con gente semisorda, che non ricorda, che odia il presente e non lo vuole capire, lo rifiuta.
Sono stanco di sentirmi ripetere le stesse frasi, come un disco rotto, sai già di che cosa parlerà la gente che conosci, sembra di vivere tra gli alieni.
Ci si ritrova a tavola e non sai che dire, queste persone continuano a parlare di piccole sciocchezze quotidiane, si ripetono sino allo sfinimento, non ascoltano gli altri, solo sé stessi.
Solo quando parli con gente più giovane ti trovi davanti a concezioni e parole diverse.
E’ faticoso certe volte, ma molto interessante.
Non ci si capisce subito ?
Beh, con calma, seduti ad un tavolo, con del buon vino, una grappa, un po’ d’erba, si può ancora parlare per comunicare, per  ascoltare, per conoscersi, anche per stare vicino in silenzio, in armonia con il mondo.
Certamente con un bambino che cresce, che sta iniziando a conoscere la vita, si può ragionare, ascoltare le sue prime scoperte, con gioia e semplicità.
Come ricominciare per noi a cercare di capire la vita.

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