VIVA LA VITA ( 1 )


Uno strano, piacevole senso di pace si è ormai insinuato gradevolmente nella contorta mente di nonno talpone.
La cerimonia del matrimonio del figlio Martello di dio si è svolta quasi una settimana fa, eppure la sua descrizione, per quanto presentatasi almeno in venti versioni diverse nel suo testone, non aveva trovato sinora una trascrizione cartacea e poi informatica.
I motivi possono essere stati diversi, ma due sono i principali : il liberarsi di una tensione emotiva e nervosa troppo all’apice e soprattutto il fatto che il martello è da allora a pagaiare in qualche fiume della Provenza con il suo adorato tasso irlandese, quindi ha chiuso il telefonino e internet per godersi e far apprezzare agli altri la bellezza del silenzio.
Nella nostra civiltà questo sembra un assioma blasfemo, provocatorio e assurdo.
Basta provarlo ( il silenzio intendo ) per poterlo apprezzare e goderne i benefici.
Con moderazione, beninteso.
Nonno talpone, per fare un esempio, se non parlasse con tutti quelli che incontra, dall’addetto alle pulizie egiziano al suo giornalaio, dalla commessa dove ieri è andato a far cambiare il cinturino dell’orologio ai suoi tanti amici, persino quelli pericolosamente logorroici, beh credo che impazzirebbe.
Come pure se non potesse più scrivere frettolosamente queste note sulla sua moleskine o altri appunti e note varie su blocnotes o pezzi di giornale che trova a portata di mano.
Senza lingua e senza penna biro dovrebbe saltellare e fare boccacce come un babbuino impazzito.
Terminato questo inutile preambolo autobiografico, torno alla descrizione della cerimonia.
Primo dato di fatto : mi sono divertito.
Anzi, è stato il primo matrimonio a cui abbia partecipato in cui me la sono goduta veramente.
Nel mio di 39 anni fa ero troppo emozionato, non ricordo quasi nulla, se non che alla sera io e l’istriciotta avevamo una fame tremenda perché, nonostante l’abbondante menù toscano servito al ristorante, non avevamo toccato nulla.
Come si dice, allora vivevamo solo d’amore.
Invece al municipio di Islington, sede staccata di quello di Londra, l’elegante salone vittoriano, quasi parlamentare, in cui si è tenuta la lunga cerimonia, questa ha impressionato tutti i presenti, la poesia di Mary Oliver recitata dalla sorella del tasso irlandese e, caso strano, il mio discorso li hanno commossi, il pranzo umbro – indiano con self service nel teatro sottostante li ha conquistati, grazie anche all’aiuto del buon vino italico proveniente da vari scatoloni colà trasportati, infine quando ci hanno buttati fuori alle cinque del pomeriggio il pub dall’altra parte della strada ci ha benevolmente accolti con buone birre e caraffe di vino speziato sino a notte.
Devo aggiungere anche che è stata una rara, bella, calda giornata di sole. All’italiana.

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