DIARIO DI BORDO


Dal diario di nonno Talpone:

“ Non si beccheggia più di tanto, il bagno turco dentro la testa ha chiuso per ferie, oggi revisione generale della struttura.

Mattina verso l’ospedale con pacchetto di cioccolatini Lindor per le mie torturatrici, seduto in un vagone della metropolitana ripasso gli esercizi della mano, apri e chiudi più volte, sembra un ciao ciao, peccato che non ci siano bambini piccoli in giro.

Di fronte a me siede imponente e a gambe larghe un tizio con giaccone di cuoio e casco di pelle nera da aviatore, ha l’aria furente con il mondo esterno, cerco di nascondere la mano che si muove ritmicamente.

Le altre persone sembrano perse nei loro pensieri, non vedono nemmeno i soliti questuanti che salgono e scendono con precisa programmazione alle varie stazioni, Centrale, Garibaldi, Ferrovie Nord.

Uscito dal mezzanino incontro i soliti mendicanti distanziati ogni venti metri,  mi sembra strano dopo essere stato venti giorni in Inghilterra, vuol dire che solo noi abbiamo i mendicanti? Non ne avevo visti nemmeno a Istanbul.

Le ragazze della terapia sorridono gentilmente a nonno Talpone, accolgono festose i dolcetti, ma lo massacrano come al solito, per il suo bene s’intende.

Forse per ringraziamento, a ciclo concluso mi agganciano ad uno strumento elettrico di stimolazione, fissandolo al braccio, la scossa all’inizio mi fa saltare sulla sedia, poi mi ci abituo.

Ritorno a casa, veloce pasto e poi mi metto sulla strada per andare dal nuovo podologo per la tallonite, non si può camminare sempre come sulle uova.

Mi apre la porta un vecchietto piccolo e bianco, molto vigoroso dalla stretta di mano, mi mostra le varie coppe vinte alle gare di ballo liscio, mi parla del suo passato di alpino paracadutista, classe di ferro 1935, caserme di Treviso e Tarvisio. Nonno Talpone non osa dire che anche lui è stato là, con l’unico vanto di aver vinto gli alpini alle gare di bevute nelle varie osterie.

Il podologo sembra un tipo preciso e teutonico, misura accuratamente il mio piede, poi la scarpa con attrezzi metallici di precisione e comunica che il problema è dato dalla lunghezza del mio piede, tipo 47, mentre la scarpa nera che indosso è del 45, ecco la causa principale della mia tallonite.

Sono sorpreso, dall’età di diciassette anni calzo scarpe di quelle misure, lui controlla anche l’altro piede e conferma i dati.

Ma come, sono in fase di crescita ?

Pare che sia così, in altezza sono sceso da 1,86 a 1,83 metri, ho acquisito gradualmente 20 kg di peso, accresciuto il girovita e la grandezza dei piedi.

Se vivo a lungo mi trasformerò in una figura da pagliaccio naturale, misteri dell’età.

Il vecchietto mi passa una tornitura alle solette interne delle scarpe, poi ai talloni, mi spalma una crema, aggiusta dei cerotti (“ sa  così sua moglie non si arrabbia che sporchiamo i calzini “) poi chiede il conto : 60 euro.

Rimango male, protesto, mi promette una ricevuta futura e mi fissa una visita per la prossima settimana.

Mi riprometto di presentarmi con le altre scarpe marroni, almeno mi faccio tornire anche quelle.

Leggermente stordito mi muovo pian piano verso l’ultimo appuntamento della giornata, lo studio dentistico.

Il medico veneto, il dottor Laghetti mi sorride giulivo dal suo barbone scuro alla Cecco Beppe, mi fa accomodare sulla oblunga poltroncina da visita e mi chiede come sto.

Inizio il racconto dei vari malanni, compreso il conto del podologo, lui fa spallucce e afferma convinto “ Caro Talpone, cosa vuol che siano 60 euro ( ci credo, me li chiedesse lui la stessa cifra !), va tutto bene, fin che c’è vita c’è speranza, un goccetto o due ?”

Con il martelletto fa saltare il ponte provvisorio, inietta una decina di siringhe di anestetico fin che non sento più la mascella e poi trapana, smeriglia, lima, raccontando i litigi con la madre pestifera e fischiettando allegro.

Alla sera esco sempre più stordito dall’ambulatorio, passo davanti alla bancarella dell’amico libraio, “ Come va nonno Talpone, è stato a lavorare in Umbria?”

Purtroppo solo da medici, dentisti e ospedali, balbetto, lui comprensivo, per cambiare discorso, mi parla di scalate alpinistiche e di rocciatori caduti nei burroni.

Sono finalmente a casa, la mia Istrice mi consola e mi offre un bicchiere di vino.

Mi scende un gusto amaro di medicazione, basta, voglio solo un buon libro giallo per andare a dormire.

Nonno Talpone sostiene sempre che non c’è come la buona descrizione di ammazzamenti per avere un sonno tranquillo.

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3 pensieri riguardo “DIARIO DI BORDO

  1. quale libro stai leggendo? anch’io cerco consolazione nei libri gialli (caviglia rotta, in fase di riabilitazione, che male)

    1. Cara Michela, prima di tutto auguri per la tua caviglia, devi armarti di molta pazienza, ti sono vicino.
      Personalmente trovo molta consolazione nei libri, mi fanno compagnia come persone vere, di solito ne leggo diversi nello stesso tempo, sarà sbagliato, però ci sono abituato e non ne posso fare a meno.
      A parte quelli di storia e di religione, che ti possono annoiare se hai dolori, ti consiglio il primo giallo di Carlo Lucarelli, “Indagine non autorizzata”, con il quale ha vinto come opera prima il premio Tedeschi.
      Alterno il libro di viaggi ” I segreti di Parigi ” di Corrado Augias,” Peter Pan” di James M. Barrie e ” Manol e i suoi cento fratelli” saga dell’invasione dei turchi nelle montagne della Bulgaria.
      Per tornare ai gialli, l’autore che mi dà sempre soddisfazione e che leggo e rileggo con gusto è Donald Westlake,sono risate liberatorie immancabili, parlo dei suoi primi libri, ” Gli ineffabili cinque”,” Un bidone di guai”, ” Nessuno è perfetto”. Sempre riposanti sono quelli su Miss Marple.
      Auguri!
      Nonno Talpone

  2. grazie per i consigli! D. Westlake non lo conoscevo. Le mie ultime passioni sono Fred Vargas, Henning Mankell.
    Amo gli autori americani , e ho molto amato “Il senso di Smilla per la neve” , bellissimo e tristissimo. Ma non riesco a trovare un giallo attuale che mi prenda veramente.

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