BASTONATE AMOROSE


“ Sai, ieri sera è morta la D. Era stata ricoverata in ospedale perché il suo tumore era così diffuso che non riusciva a respirare, ma non ce l’ha fatta, si è spenta subito. “
La notizia mi colpisce e mi fa male, da poche settimane eravamo stati messi a conoscenza del suo stato critico, un male insorto qualche anno fa, trascurato e nascosto, per vergogna, come se il tumore, “ Il brutto male “ fosse una colpa, un’azione malvagia che si compie, mentre invece la si subisce.
Male trascurato, perché la D. era una donna dolce, che aveva rifiutato di diventare parte di una coppia, per gioire e affrontare la vita con una persona amata.
La sua l’ha dedicata alla famiglia della sorella e dei suoi figli, come zia e come seconda mamma.
Una figura originale ai nostri giorni, tanto da voler continuare ad insegnare a scuola fino al limite d’età, mentre quelli vicino a lei avevano scelto la scorciatoia delle pensioni baby, trentenni ma con un vitalizio non esagerato ma facile.
Lei aveva pensato che le cure per la sua malattia potevano aspettare qualche mese, anche un anno, vi era la scuola e gli esami delle nipoti da seguire.
Addio esile e serena fanciulla, perché tale ti ricordo con tristezza.
Sono sempre i migliori che muoiono prima.
Questo detto comune mi appare ancora una volta sconvolgente.
Ma le tante carogne che conosco non muoiono mai ?
E’ stato il pensiero di un attimo mentre sono ancora al telefono e in tono affannato mi rivolgo alla mia Istrice Amorosa.
“ Ma tu come stai ? Tutto bene lì a Milano ?”
“ Benissimo perché ?”
“ Sono preoccupato, tu sei troppo buona e generosa, dovresti cambiare, che so, diventare acida e cattiva, sai camperesti di più, non voglio perderti. “
“ Se vuoi quando ritorni a Milano ti prendo a bastonate ! – è stata la sua serafica risposta.
“ Va bene amore mio, ma vorrei solo che fossero bastonate amorose. “

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DIARIO DI BORDO


Dal diario di nonno Talpone:

“ Non si beccheggia più di tanto, il bagno turco dentro la testa ha chiuso per ferie, oggi revisione generale della struttura.

Mattina verso l’ospedale con pacchetto di cioccolatini Lindor per le mie torturatrici, seduto in un vagone della metropolitana ripasso gli esercizi della mano, apri e chiudi più volte, sembra un ciao ciao, peccato che non ci siano bambini piccoli in giro.

Di fronte a me siede imponente e a gambe larghe un tizio con giaccone di cuoio e casco di pelle nera da aviatore, ha l’aria furente con il mondo esterno, cerco di nascondere la mano che si muove ritmicamente.

Le altre persone sembrano perse nei loro pensieri, non vedono nemmeno i soliti questuanti che salgono e scendono con precisa programmazione alle varie stazioni, Centrale, Garibaldi, Ferrovie Nord.

Uscito dal mezzanino incontro i soliti mendicanti distanziati ogni venti metri,  mi sembra strano dopo essere stato venti giorni in Inghilterra, vuol dire che solo noi abbiamo i mendicanti? Non ne avevo visti nemmeno a Istanbul.

Le ragazze della terapia sorridono gentilmente a nonno Talpone, accolgono festose i dolcetti, ma lo massacrano come al solito, per il suo bene s’intende.

Forse per ringraziamento, a ciclo concluso mi agganciano ad uno strumento elettrico di stimolazione, fissandolo al braccio, la scossa all’inizio mi fa saltare sulla sedia, poi mi ci abituo.

Ritorno a casa, veloce pasto e poi mi metto sulla strada per andare dal nuovo podologo per la tallonite, non si può camminare sempre come sulle uova.

Mi apre la porta un vecchietto piccolo e bianco, molto vigoroso dalla stretta di mano, mi mostra le varie coppe vinte alle gare di ballo liscio, mi parla del suo passato di alpino paracadutista, classe di ferro 1935, caserme di Treviso e Tarvisio. Nonno Talpone non osa dire che anche lui è stato là, con l’unico vanto di aver vinto gli alpini alle gare di bevute nelle varie osterie.

Il podologo sembra un tipo preciso e teutonico, misura accuratamente il mio piede, poi la scarpa con attrezzi metallici di precisione e comunica che il problema è dato dalla lunghezza del mio piede, tipo 47, mentre la scarpa nera che indosso è del 45, ecco la causa principale della mia tallonite.

Sono sorpreso, dall’età di diciassette anni calzo scarpe di quelle misure, lui controlla anche l’altro piede e conferma i dati.

Ma come, sono in fase di crescita ?

Pare che sia così, in altezza sono sceso da 1,86 a 1,83 metri, ho acquisito gradualmente 20 kg di peso, accresciuto il girovita e la grandezza dei piedi.

Se vivo a lungo mi trasformerò in una figura da pagliaccio naturale, misteri dell’età.

Il vecchietto mi passa una tornitura alle solette interne delle scarpe, poi ai talloni, mi spalma una crema, aggiusta dei cerotti (“ sa  così sua moglie non si arrabbia che sporchiamo i calzini “) poi chiede il conto : 60 euro.

Rimango male, protesto, mi promette una ricevuta futura e mi fissa una visita per la prossima settimana.

Mi riprometto di presentarmi con le altre scarpe marroni, almeno mi faccio tornire anche quelle.

Leggermente stordito mi muovo pian piano verso l’ultimo appuntamento della giornata, lo studio dentistico.

Il medico veneto, il dottor Laghetti mi sorride giulivo dal suo barbone scuro alla Cecco Beppe, mi fa accomodare sulla oblunga poltroncina da visita e mi chiede come sto.

Inizio il racconto dei vari malanni, compreso il conto del podologo, lui fa spallucce e afferma convinto “ Caro Talpone, cosa vuol che siano 60 euro ( ci credo, me li chiedesse lui la stessa cifra !), va tutto bene, fin che c’è vita c’è speranza, un goccetto o due ?”

Con il martelletto fa saltare il ponte provvisorio, inietta una decina di siringhe di anestetico fin che non sento più la mascella e poi trapana, smeriglia, lima, raccontando i litigi con la madre pestifera e fischiettando allegro.

Alla sera esco sempre più stordito dall’ambulatorio, passo davanti alla bancarella dell’amico libraio, “ Come va nonno Talpone, è stato a lavorare in Umbria?”

Purtroppo solo da medici, dentisti e ospedali, balbetto, lui comprensivo, per cambiare discorso, mi parla di scalate alpinistiche e di rocciatori caduti nei burroni.

Sono finalmente a casa, la mia Istrice mi consola e mi offre un bicchiere di vino.

Mi scende un gusto amaro di medicazione, basta, voglio solo un buon libro giallo per andare a dormire.

Nonno Talpone sostiene sempre che non c’è come la buona descrizione di ammazzamenti per avere un sonno tranquillo.