UN ANGELO AL PUB ( 2° parte )


“ Grazie amico mio – disse il barbuto vecchietto a nonno Talpone – ormai di questi tempi la gente è diventata egoista e insensibile, credono solo alle bugie della televisione e non si accorgono della realtà vicino a loro.

Non si fidano, sono egoisti, non si sa più come aiutarli, io certe volte ho voglia di smettere e non fare più niente.

So già che se ti chiedessi di aiutarti, tu diventeresti sospettoso, penseresti subito male, lo so.

Non ci crederai se ti dicessi che io sono … no, no, è inutile “

Nonno Talpone era rimasto male e aveva rassicurato il suo conoscente che si fidava e  credeva in lui, che raccontasse pure senza timore, così l’altro proseguì con voce roca .

“ Dicevo che non mi offendo se tu non mi credi, ma vedi, ti devo confessare che in realtà io sono un … sono un angelo, ecco te l’ho confessato.

Lo so, tu mi dirai che gli angeli sono grandi, splendenti con enormi ali e via dicendo, ci sono anche quelli per carità, ne ho visto qualcuno anch’io da lontano, ma quelli sono per le occasioni speciali, poi ci sono quelli umili, da strada diciamo.

Io conto poco, spesso sono in punizione, forse non sono molto bravo nel mio mestiere.

Al’inizio credevo di fare grandi cose, speravo anch’io diventare un angelo importante.

Così appena messo in strada avevo presto notato uno storpio disteso sul marciapiede, di quelli che implorano la carità.

Mi faceva pena, gli parlai dolcemente e subito lo guarii.

Si rialzò in piedi stupito e incredulo, poi iniziò ad insultarmi in malo modo, l’avevo rovinato, ora doveva cercarsi un lavoro per vivere.

Scappai via in fretta, avevo sbagliato tutto, mi allontanai il più lontano possibile e quello stesso  pomeriggio vidi una ragazza alta e carina che si guardava intorno con aria smarrita.

Subito pensai tra me che questa volta era facile, non potevo fallire, bisognava rimediare alla sua infelicità e così la resi subito inferma ad una gamba.

Non ci crederai, si mise a piangere e maledire il cielo, non capivo, le chiesi il perché, mi spiegò che era una pattinatrice acrobatica , si era fermata in quell’angolo di strada perchè si era persa, doveva andare al palazzetto dello sport.

Lo ammetto, fui punito per i miei errori, dovetti frequentare un corso di aggiornamento didattico prima di essere riammesso sulla strada.

Cercavo di non sbagliare, così fui molto attento prima di compiere qualche buona azione, alla fine vidi una signora grassoccia e non più giovane che arrancava con pesanti borse della spesa.

Sicuro di non fare errori, tac, la ringiovanii di parecchi anni, cosi da renderla  più forte e resistente nel portare i suoi pacchi.

Anche questa dapprima si meravigliò, poi si arrabbiò moltissimo, iniziò a urlare che ora avrebbe perso la pensione e che sarebbe stata costretta a tornare a lavorare.

Cosa dire, ad ogni  piccolo miracolo io sbagliavo, come con quel poveraccio con moglie e sei figli, che, quando lo feci vincere al lotto, immediatamente acquistò una costosissima  macchina sportiva scappò via di casa lasciando tutti i suoi in lacrime.

In ogni episodio in cui cercavo di fare del bene tutto andava storto.”

Il barbuto compagno di bancone di nonno Talpone si era fermato per prendersi una lunga sorsata di birra, aveva sospirato di sollievo, poi, avendolo fissato con gli occhietti grigi che brillavano di allegria, aveva  proseguito il suo racconto come dirò più avanti.

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