LA CANTINA DELL’AMICIZIA


Si erano cercati per telefono, come accade spesso ogni mese, con voci allegre, frenetiche e trepidanti.

Oggi si sono finalmente incontrati, come per suggellare ancora la loro amicizia che risale ad un tempo lontano, quando a scuola iniziavano a declinare i verbi latini.

Sognavano incredibili avventure, vite senza freni, poesie e donne fatali, uno durante la sua vita si è messo a curare amorevolmente gli ansiosi agitati e persi, l’altro si è solamente affannato per evitare questi mali oscuri.

L’amico al solito risale le scale della vecchia casa di nonno Talpone con impeto garibaldino, affrontando i gradini due alla volta, per arrivare al terzo piano ansimante e ridente, come avesse superato un avversario al gioco.

Ci si abbraccia e poi si sprofonda nei divani del salotto, dove si raccontano l’un l’altro con ritmo incalzante le poche novità delle loro vite da pensionati : i figli, le mogli, i nipotini, i vari malanni.

Ma il loro tono è sempre gioioso, come solo i vecchi amici possono avere, uguale a quello che avevano quando parlavano dei professori severi, di ragazze ammirate da lontano o di libri appena letti con passione.

Quasi non finirebbero mai di domandare e di sapere, poi, dopo un caffè, concordano di uscire per fare una passeggiata per le strade.

Per abitudine camminano insieme nelle vie con passo impetuoso e saltellante, per finire con l’accompagnare uno fino alla sua casa lontana, ritornando poi indietro dall’altro e poi ancora avanti, come una spola frenetica, per paura che tutto finisca.

Questa volta però in cantina ci sono tre damigiane di vino da imbottigliare, occorre vuotarne almeno due per far fronte ai prossimi acquisti.

Si decide di scendere prima in cantina per un assaggio, i bicchieri di vetro potrebbero rompersi, la moglie avrebbe da dire, così di soppiatto si afferrano due caraffette di plastica dei nipotini, stabilendo che si possono usare ugualmente, anche con le loro buffe immagini di animaletti.

Aprono la prima porta, poi i catenacci di una seconda, entrano nel buio locale, tolgono i coperchi delle damigiane e con una cannuccia di plastica succhiano per far scendere i vini nei bicchieri.

“ Ottimo questo Prosecco, fresco, secco e frizzante !”

“ Prova ora questo rosso corposo, è un Pinot Nero del Peppino di Cordignano, veramente profumato, non credi ?”

I due nonni degustano, commentano con una felicità puerile, ma la gastrite di uno, le vertigini dell’altro impongono una rapida tregua, i tempi delle numerose bottiglie svuotate sono ormai distanti.

E’ tempo di riuscire e si lasciano allegri e giocosi, quasi come quei due ragazzini che 55 anni fa scendevano di nascosto nello stesso stanzone di cantina, per prelevare furtivamente e subito gustare una bottiglia di Recioto o di Lugana, quelle della preziosa riserva paterna, come per vincere una sfida e sentirsi finalmente adulti.

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