IL BUONGIORNO ORMAI DIMENTICATO


Stamattina, scendendo le scale, nonno Talpone ha incontrato all’ingresso Mahmud, l’uomo della cooperativa egiziana che cura le pulizie del vecchio condominio ove lui abita.

Questa volta il giovane era accompagnato da una vispa brunetta di cinque anni, riccioluta e dai grandi occhi curiosi e intelligenti.

“ Buongiorno zio – ha subito detto Mahmud.

“ Buongiorno a te, nipote – ha risposto nonno Talpone, che pur non essendo imparentato con lui e con tante altre persone egiziane, indiane, turche che incontra ai mercati o per la strada, ama replicare al loro deferente saluto con un’amichevole risposta, accompagnata da una stretta di mano o da una leggera pacca sulla spalla.

“ Vedo che hai una graziosa aiutante questa mattina, come ti chiami signorina ?”

“… Ama …- ha pronunciato vergognosa la bimbetta, mettendosi subito nascosta dietro le gambe di suo padre.

“ Anna ? – ha chiesto ancora nonno Talpone, che in attesa della visita dell’Otorino, prenotata tre mesi fa alla Mutua, ha qualche difficoltà di udito.

“ Noo, Sama – ha risposto la piccola con un leggero aggrottamento delle ciglia.

“ Ah bellissimo nome Sama, chissà se ha un significato particolare, mi suona molto dolce, esotico, si può tradurre in italiano ?”

La bimbetta, sempre tenacemente aggrappata dietro il papà lo guarda sorridente, ma non riesce a rispondere, è troppo timida.

Interviene alla fine Mahmud, spiega che Sama vuol dire cielo, scherzosamente dice che un gatto deve averle appena mangiato la lingua.

Mentre nonno Talpone si sta complimentando per la scelta così poetica di quel nome, entra dal portone una coppia di giovani trentenni ben vestiti che passano lentamente davanti a loro con una certa alterigia, senza degnarsi minimamente di rispondere al saluto di “ Buongiorno !” che Mahmud e Talpone hanno loro rivolto.

Devono essere dei nuovi inquilini del palazzo, forse hanno ritenuto di non dare una pericolosa confidenza a dei lavoratori extracomunitari.

Nonno Talpone ha subito esclamato ad alta voce dietro a loro “ A quelli la lingua deve averla mangiata il leone !”

Si è scusato con i suoi compagni, li ha pregati di credere che a Milano non è sempre stato così, poi, come amano spesso fare le persone anziane, ha voluto ricordare i tempi lontani quando la casa e il quartiere Loreto erano come un piccolo paese, ci si conosceva e salutava tutti quanti, allora esisteva il droghiere, il calzolaio, il salumiere, il sarto, l’arrotino, i bar con i tavolini per leggere il giornale, per giocare a tressette, qualcuno aveva anche la televisione, posta su un alto trespolo che il giovedì sera attirava una fiumana di gente per assistere a “ Lascia e raddoppia “.

C’erano allora molti cinema popolari che alla domenica davano due film, uno rigorosamente western, con il biglietto che costava cento lire.

Ora intorno si trovano solo paninoteche, Money Transfert, centri telefonici per parlare con paesi lontani, bar cinesi, piccoli empori di chincaglieria cinese, ristoranti economici cinesi, centri massaggi cinesi.

A Milano è esploso il benessere, ve lo posso assicurare, ogni cinquanta metri vi è un centro massaggi e cura del corpo con vetrine chiuse dai vivaci colori rosso rosa.

Comunque alla fine nonno Talpone ha raccontato una buffa storiella egiziana che ha fatto sorridere i suoi interlocutori, ha riferito inoltre che lui stava scrivendo delle fiabe per bambini e ha chiesto un nome da dare ad un cammello per una storia che aveva appena completato.

“ Mahmud, come potresti chiamare un cammello ?”

“ Camel come in italiano “

“ Va bene, ci credo, ma dammi un nome”

“ Gamel “

“ Noo, tu vedi il tuo cammello, quello a cui sei tanto affezionato, quello che hai in cortile, come lo chiami ?”

“ Noi stiamo ad Alessandria in un palazzo grande, non ci sono cammelli”

“ Se tu lo avessi come lo chiameresti- chiede sfinito il povero Talpone.

“ Grr, grr, ahz, ahz !”

Nonno Talpone ha sorriso disperato, li ha ringraziati e in un prossimo futuro farà accurate ricerche per sapere come poter chiamare il cammello della sua storia, se lo sapete scrivetemelo, ma non mi dite “ Gamal” o “Gamel” per favore.

Giovedì mattina partirà in treno per Terni, con la speranza di poter tagliare l’erba del suo campo, che, secondo la cognata Paperoga, arriva ormai fino alle orecchie.

Sarà una lotta senza esclusione di colpi con il suo decespugliatore, ma avrà un nutrito numero di mamme gatte che lo consoleranno e che forse gli porteranno in visita la loro recente prole.

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