DEPRESSI NATIVI


Non ricordo da quanto tempo non riesco a parlare con il mio vecchio amico nonno Talpone.

Forse da prima delle vacanze natalizie.

Ho l’impressione che sia passato un periodo avvolgente e tumultuoso, iniziato quasi subito il ritorno dall’Umbria con la vecchia auto famigliare, che poteva ben assimilarsi ad un ‘autobotte per il trasporto dell’olio pregiato, quello appena spremuto dal raccolto invernale in Valnerina.

A Milano l’incontro con la grande famiglia allargata, due figli con rispettivi coniugi e nipotini, la grand-mère affannata e gioiosa a trafficare in cucina, i fratelli quarantenni che scherzavano tra loro con battutine e dispetti da bambini, i nipotini di quattro e sei anni scatenati nel loro magico mondo d’infanzia, con il rapito entusiasmo per la moltitudine di regali ricevuti.

Bellissimo, coinvolgente, faticoso.

Incontro e convivenza famigliare intrigata anche da un morbo influenzale di provenienza inglese, con effetti di rigetto e dissenteria che hanno messo a dura prova la disponibilità dell’unico bagno per otto persone, colpendo fortunatamente un membro alla volta.

Forse nonno Talpone richiedeva una convivenza più calma e raccolta, forse sta invecchiando male.

Recentemente si sorprende spesso a fissare il vuoto per un lungo periodo di minuti, senza alcun pensiero logico, solo sospeso in brandelli di immagini scomposte e parole appena formulate.

Per ricrearsi giorni fa l’anziana coppia Talpone e Istrice si è recata al cinema di zona per assistere alla proiezione di un film francese sconosciuto, Amour.

Bellissimo, recitato magistralmente da Trintignant e dalla moglie Riva, sequenze e pause registiche da maestro.

All’uscita, nel buio gelido della sera, mano nella mano, lui ha chiesto ansiosamente “ Cosa faremo noi ?”

Lei sicura e sbarazzina “ Non fare l’idiota, vedremo. Ora godiamoci la vita.”

Appunto.

Questo è il problema dei depressi nativi.

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One thought on “DEPRESSI NATIVI

  1. Il film è molto bello e fa stare male perché è troppo realistico. Ma è giusto pensarci quando sarà il nostro turno. Mi piacerebbe vivere il presente ma troppo spesso desidero che passi veloce e diventi passato.

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