Erano stati dal loro medico di base per farsi prescrivere le medicine e le impegnative per il ricovero in day hospital relativo alle operazioni alla cataratta.
Una coppia di anziani come tante quella di nonno Talpone e nonna Istrice, quarantacinque anni di vita in comune passati in un soffio, un patrimonio in comune di figli, nipoti e loro ancora quasi stupiti di essere sempre insieme, di condividere sempre le loro giornate, con qualche fuoco fatuo sporadico di parole accese, quasi a romper la monotonia di un volersi bene troppo annodato e intenso.
Uguali e dissimili al contempo: lei sempre allegra, ottimista, generosa, loquace ma precisa nei doveri, lui con ricadute di depressione e accidia, musone e irrequieto nei molti interessi e curiosità.
Anche nella malattia dell’occhio sembravano aver quasi scelto di differenziarsi: cataratta all’occhio destro lei, a quello sinistro lui.
Dallo studio medico erano scesi alla farmacia sottostante, lì avevano acquistato quasi tutti i medicinali, alcuni mancavano ma erano in arrivo con uno spedizioniere.
Si erano così accomodati compostamente su due sedie, osservando in silenzio altri clienti che entravano per i loro acquisti: la grassa signora con una voluminosa sporta colorata, la mamma con i pargoletti che tossivano, la ragazza che cercava delle creme per il suo viso smunto, una coppia di anziani, lui che trascinava a stento la gamba.
Il tempo trascorreva tranquillamente e loro, senza grandi impegni sedevano tranquilli come fossero in casa davanti al televisore.
Poi improvvisa come un colpo di vento era entrata una ragazza alta e magrissima, indossava una calzamaglia aderente appena coperta in alto da un corsetto colorato di maglia, un viso ovale con un nasino aguzzo, capelli biondo cenere stretti in codino di cavallo; ai piedi dei sandali con spessi zatteroni e tacchi di almeno venti centimetri.
Una modella, una velina, una ragazza di strada dell’est ?
I due anziani si sorpresero a darsi contemporaneamente delle piccole gomitate ai fianchi, si lanciarono uno sguardo ammiccando.
Lui mormorò soltanto “ Ormai dopo tanti anni non servono quasi le parole, sappiamo in anticipo le frasi dell’altro “.
Poco dopo giunse il pacco con le loro medicine, pagarono e uscirono.
Strategicamente appaiati per avere ciascuno un occhio valido in posizione ottimale, tornarono a casa passo, passo, tenendosi strettamente le mani, come due scolaretti usciti da scuola o meglio due fidanzatini, quelli di una volta, alla Peynet, innocentemente ancorati ai loro ricordi, a costumi lontani e datati, come estranei ad un mondo che è mutato e diverso, forse più violento, disperato e volgare.
Ma gli innamorati da sempre sono racchiusi in una bolla di schiuma, fragile ma iridata di un coloratissimo arcobaleno.
ciao Nonnotalpone!!è mattina e stò ri-leggendo i tuoi post passati …mi piacciono sempre molto…una buona giornata!
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Bello davvero! io e mio marito stiamo insieme tra fidanzamento e matrimonio da soli 25 anni…( abbiamo 41 anni) Al vostro confronto siamo dei giovinastri scapestrati e dilettanti ma ci riconosciamo negli sguardi di intesa, negli ammiccamenti, nei mezzi sorrisi che non rendono necessaria nessuna parola! Inoltre io sono loquace, ottimista e iper dinamica mentre lui e’ un po’timido, a tratti musone e spesso vittima del Talpone che e’ in lui:-)ma e’ sempre pronto a sostenermi quando serve! insomma la sua presenza per me e’ fondamentale: e’ il mio pilastro E’ bello essere cresciuti con una persona speciale di fianco. Grazie NonnoTalpone per i tuoi post e per la tua poesia nascosta a volte sotto la pelliccia del Talpone!!!!
un abbraccio
Roby (la solita bimamma che ti segue con affetto)
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