Il blocco


Non vorrei dirlo, anzi scriverlo.

Ho paura che mi stia tornando il blocco.

Due settimane fa siamo tornati dall’Umbria dopo un periodo forzato di quasi tre mesi.

Sono stato rinserrato nel grande spazio verde di casa, lassù sulle colline della Valnerina, ho sopportato malanni e incidenti, protetto dai boschi e dagli ulivi, tra silenzio e aria pulita e balsamica.

Tornato a Milano mi accorgevo con sorpresa che in strada metà della gente girava con una mascherina.

Che strano, pazienza per i negozi e la metro, ma perché nelle strade vuote della periferia?

Poi come in un incubo le notizie hanno cominciato a peggiorare, ora tutti siamo coperti e timorosi.

Non ho il coraggio di incontrare i nipotini e gli amici.

Forse all’aperto e a distanza.

Quale? Da un marciapiede all’altro?

Il crescendo dei numeri del contagio, salito a 10.000, mi fa venire i brividi.

Come si fa a sorridere ancora e a scherzare?

Oggi ho acquistato tre libri di storia per occuparmi del passato e ho riaperto l’armadio delle riviste di enigmistica per non pensare al presente.

L’intima tana di nonno Talpone sembra attirarlo sempre più nel suo solitario rifugio.

Con annessa cantina.

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